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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 27 gennaio 2008
La
luce di Cristo disperde le tenebre della menzogna: così,
Benedetto XVI all’Angelus incentrato sull’inizio della
missione pubblica di Gesù. Il Papa e i bambini
dell’Azione Cattolica lanciano in cielo due colombe
simbolo di pace
La
novità del messaggio di Gesù é che Dio “si è fatto
vicino e regna ormai in mezzo a noi”: è la riflessione
offerta da Benedetto XVI ai fedeli riuniti in Piazza San
Pietro per l’Angelus domenicale. Tra i tanti pellegrini,
anche migliaia di bambini dell’Azione cattolica di Roma,
convenuti al termine dell’iniziativa “Mese della
pace”. Due di loro, saliti all’appartamento papale,
assieme al Santo Padre hanno fatto volare in cielo le
colombe della pace. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Con “l’inizio della missione pubblica di
Cristo” il Regno di Dio “si è fatto vicino, anzi, è
ormai venuto in mezzo a noi”: è quanto sottolineato da
Benedetto XVI che si è soffermato sulla liturgia della
Terza domenica del tempo ordinario incentrata
sull’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. Una
terra periferica, ha rilevato il Papa, ma che il profeta
Isaia aveva già preannunciato avrebbe avuto un futuro
glorioso, “avrebbe visto una grande luce”, quella di
Cristo e del suo Vangelo. Proprio il termine
“vangelo”, ha proseguito, era usato ai tempi di Gesù
dagli imperatori romani per i loro proclami. Ma ora, ha
avvertito il Papa, la “Buona Novella” assume un
significato radicalmente diverso:
“Applicare questa parola alla predicazione di Gesù
ebbe dunque un senso fortemente critico, come dire: Dio,
non l’imperatore, è il Signore del mondo, e il vero
Vangelo è quello di Gesù Cristo”.
Dunque, la buona notizia proclamata da Gesù si
riassume in questo: che è Dio a regnare, “è Dio il
Signore e la sua signoria è presente, attuale, si sta
realizzando”:
“La novità del messaggio di Cristo è dunque che
Dio in Lui si è fatto vicino, regna ormai in mezzo a noi,
come dimostrano i miracoli e le guarigioni che compie. Dio
regna nel mondo mediante il suo Figlio fatto uomo e con la
forza dello Spirito Santo, che viene chiamato “dito di
Dio”.
Dove arriva Gesù, ha detto ancora, “lo Spirito
creatore reca vita e gli uomini sono sanati dalle malattie
del corpo e dello spirito. La signoria di Dio si manifesta
allora nella guarigione integrale dell’uomo”:
“Con ciò Gesù vuole rivelare il volto del vero
Dio, il Dio vicino, pieno di misericordia per ogni essere
umano; il Dio che ci fa dono della vita in abbondanza,
della sua stessa vita. Il regno di Dio è pertanto la vita
che si afferma sulla morte, la luce della verità che
disperde le tenebre dell’ignoranza e della menzogna”.
Dopo l’Angelus, si è vissuto un momento
particolarmente gioioso con il lancio in volo di due
colombe, simbolo di pace, da parte del Santo Padre e due
bambini dell’Azione Cattolica di Roma, saliti
all’appartamento papale. Ecco le parole della bambina,
che ha parlato a nome dei tanti giovani presenti in Piazza
San Pietro:
“Caro Papa, impariamo da te cosa vuol dire essere
veramente operatori, nel quotidiano, di quella Pace che
gridiamo e invochiamo in questa giornata! Come tu ci hai
detto nel Messaggio per la Giornata della Pace, ci sono
tante “ombre cupe” sul futuro di tanta gente e noi
vogliamo dire basta a questa situazione. Ti ringraziamo
perché tu pensi sempre a noi bambini e ti promettiamo di
non scordare mai che sulla strada della vita, qualunque
cosa succeda, Gesù cammina con noi. Caro Papa, l’ACR di
Roma ti vuole tanto tanto bene!
L’evento ha suggellato il “Mese della Pace”. Ai
bambini, impegnati in questa iniziativa, il Papa ha
rivolto un pensiero affettuoso:
“Cari piccoli amici, so che vi impegnate in favore
dei vostri coetanei che soffrono per la guerra e la povertà.
Continuate sulla strada che Gesù ci ha indicato per
costruire la vera pace!”
Poi, l’atteso lancio delle colombe, che senza
incertezze si sono librate nel cielo. Non sempre era stato
così negli anni passati. Il Papa ha commentato divertito,
rivolgendosi ai due bambini:
“Questa volta é andata bene, qualche volta
ritornano!”
Sempre dopo l’Angelus, Benedetto XVI ha ricordato le
sofferenze dei lebbrosi, nella Giornata della Lebbra,
istituita 55 anni fa da Raoul Follereau:
“A tutte le persone che soffrono per questa
malattia rivolgo il mio affettuoso saluto assicurando una
speciale preghiera, che estendo a quanti, in vari modi, si
impegnano al loro fianco, in particolare ai volontari
dell’Associazione Amici di Raoul Follereau”.
Benedetto XVI è anche tornato a parlare del compito
urgente dell’educazione delle giovani generazioni, tema
a lui particolarmente caro. Il Papa ha così menzionato la
sua Lettera inviata lunedì scorso alla diocesi e alla
città di Roma:
“Ho voluto così offrire un mio particolare
contributo alla formazione delle nuove generazioni,
impegno difficile e cruciale per il futuro della nostra
città. Sabato 23 febbraio incontrerò in una speciale
Udienza in Vaticano tutti coloro che, come educatori o
come fanciulli, adolescenti e giovani in formazione, sono
più direttamente partecipi della grande sfida educativa,
e consegnerò loro simbolicamente questa mia Lettera”.
Salutando
i pellegrini in lingua polacca, il Papa ha rivolto un
pensiero speciale ai famigliari delle vittime di un
incidente aereo, avvenuto giovedì scorso in Polonia, nel
quale hanno perso la vita 20 persone. Quindi, ha salutato
i vescovi sloveni in visita ad Limina, esortandoli a
progredire uniti nelle Chiesa e nell’amore verso Dio e
verso il prossimo.
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA
DELL’ANGELUS
Cari
fratelli e sorelle!
Nella
liturgia odierna l’evangelista Matteo, che ci
accompagnerà lungo tutto questo anno liturgico, presenta
l’inizio della missione pubblica di Cristo. Essa
consiste essenzialmente nella predicazione del Regno di
Dio e nella guarigione dei malati, a dimostrare che questo
Regno si è fatto vicino, anzi, è ormai venuto in mezzo a
noi. Gesù comincia a predicare in Galilea, la regione in
cui è cresciuto, territorio di "periferia"
rispetto al centro della nazione ebraica, che è la
Giudea, e in essa Gerusalemme. Ma il profeta Isaia aveva
preannunciato che quella terra, assegnata alle tribù di
Zabulon e di Neftali, avrebbe conosciuto un futuro
glorioso: il popolo immerso nelle tenebre avrebbe visto
una grande luce (cfr Is 8,23-9,1), la luce di
Cristo e del suo Vangelo (cfr Mt 4,12-16). Il
termine "vangelo", ai tempi di Gesù, era usato
dagli imperatori romani per i loro proclami.
Indipendentemente dal contenuto, essi erano definiti
"buone novelle", cioè annunci di salvezza,
perché l’imperatore era considerato come il signore del
mondo ed ogni suo editto come foriero di bene. Applicare
questa parola alla predicazione di Gesù ebbe dunque un
senso fortemente critico, come dire: Dio, non
l’imperatore, è il Signore del mondo, e il vero Vangelo
è quello di Gesù Cristo.
La
"buona notizia" che Gesù proclama si riassume
in queste parole: "Il regno di Dio – o regno dei
cieli – è vicino" (Mt 4,17; Mc
1,15). Che significa questa espressione? Non indica certo
un regno terreno delimitato nello spazio e nel tempo, ma
annuncia che è Dio a regnare, che è Dio il Signore e la
sua signoria è presente, attuale, si sta realizzando. La
novità del messaggio di Cristo è dunque che Dio in
Lui si è fatto vicino, regna ormai in mezzo a noi,
come dimostrano i miracoli e le guarigioni che compie. Dio
regna nel mondo mediante il suo Figlio fatto uomo e con la
forza dello Spirito Santo, che viene chiamato "dito
di Dio" (cfr Lc 11,20). Dove arriva Gesù, lo
Spirito creatore reca vita e gli uomini sono sanati dalle
malattie del corpo e dello spirito. La signoria di Dio si
manifesta allora nella guarigione integrale dell’uomo.
Con ciò Gesù vuole rivelare il volto del vero Dio, il
Dio vicino, pieno di misericordia per ogni essere umano;
il Dio che ci fa dono della vita in abbondanza, della sua
stessa vita. Il regno di Dio è pertanto la vita che si
afferma sulla morte, la luce della verità che disperde le
tenebre dell’ignoranza e della menzogna.
Preghiamo
Maria Santissima, affinché ottenga sempre alla Chiesa la
stessa passione per il Regno di Dio che animò la missione
di Gesù Cristo: passione per Dio, per la sua signoria
d’amore e di vita; passione per l’uomo, incontrato in
verità col desiderio di donargli il tesoro più prezioso:
l’amore di Dio, suo Creatore e Padre.
DOPO
L’ANGELUS
Saluto
con grande affetto i bambini e i ragazzi dell’Azione
Cattolica di Roma, che sono venuti come ogni anno a
conclusione del "Mese della Pace", accompagnati
dal Cardinale Vicario, dai genitori e dagli educatori. Due
di loro sono qui vicino a me, mi hanno presentato un
messaggio e tra poco mi aiuteranno a lanciare in volo due
colombe, simbolo di pace. Cari piccoli amici, so che vi
impegnate in favore dei vostri coetanei che soffrono per
la guerra e la povertà. Continuate sulla strada che Gesù
ci ha indicato per costruire la vera pace!
Oggi si
celebra la Giornata mondiale dei malati di lebbra,
iniziata 55 anni fa da Raoul Follereau. A tutte le persone
che soffrono per questa malattia rivolgo il mio affettuoso
saluto assicurando una speciale preghiera, che estendo a
quanti, in vari modi, si impegnano al loro fianco, in
particolare ai volontari dell’Associazione Amici di
Raoul Follereau.
Lunedì
scorso, 21 gennaio, ho indirizzato alla Diocesi e alla
città di Roma una Lettera sul compito urgente
dell’educazione. Ho voluto così offrire un mio
particolare contributo alla formazione delle nuove
generazioni, impegno difficile e cruciale per il futuro
della nostra città. Sabato 23 febbraio incontrerò in una
speciale Udienza in Vaticano tutti coloro che, come
educatori o come fanciulli, adolescenti e giovani in
formazione, sono più direttamente partecipi della grande
sfida educativa, e consegnerò loro simbolicamente questa
mia Lettera.
Je vous
salue, chers pèlerins de langue français, venus pour la
prière de l’Angélus. En ce dimanche où nous célébrons
la cinquante cinquième Journée mondiale des Lépreux,
j’invite les responsables politiques et sanitaires à
s’engager toujours davantage pour les soins aux malades.
Puissent tous nos contemporains se faire proches de leurs
frères et sœurs en humanité. Chacun de vous est appelé
par le Christ et doit être un missionnaire de la Bonne
Nouvelle, par la parole et par sa charité active. Avec ma
Bénédiction apostolique.
I greet
all the English-speaking visitors present at today’s Angelus.
In this Sunday’s Gospel, we hear how Jesus called his
first apostles. At once they left everything and followed
him. We too are called to be disciples of Jesus. Let us be
ready to offer ourselves generously and whole-heartedly in
his service. Upon all of you here today, and upon your
families and loved ones at home, I invoke God’s abundant
blessings.
Einen
frohen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher
deutscher Sprache. Die Liturgie dieses Sonntags kündet
uns vom Licht Christi, das in die Dunkelheit der Welt
eingetreten ist. Dieses Licht leuchtet auch in unserer
Zeit und zeigt uns den Weg zum wahren Leben. Bitten wir
den Herrn, daß der Glanz seiner Wahrheit uns und unsere
menschliche Gesellschaft immer mehr erfülle. Gottes Gnade
stärke euch und eure Familien an diesem Sonntag und
begleite euch durch die neue Woche!
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española. Os invito
a que, teniendo presente la llamada a la conversión que
Jesús nos dirige hoy en el Evangelio, pidamos a la Virgen
María que interceda por nosotros ante su Hijo para que,
siguiendo el ejemplo de los Apóstoles, podamos responder
también nosotros con generosidad a nuestra vocación
cristiana y dar frutos abundantes de santidad. ¡Feliz
domingo!
Pozdravljam
vernike iz Slovenije! Skupaj s svojimi škofi ste poromali
ad limina apostolorum, na grobove apostolov Petra in Pavla.
Naj ta dva velika svetnika s svojo mogočno priprošnjo
dosežeta, da boste v edinosti Cerkve napredovali v
ljubezni do Boga in do ljudi. Vas in vse, ki so vam dragi,
naj spremlja moj blagoslov!
[Saluto
i fedeli dalla Slovenia! Insieme ai vostri Vescovi siete
venuti in pellegrinaggio ad limina apostolorum, alle tombe
degli Apostoli Pietro e Paolo. Questi due grandi Santi vi
ottengano, con la loro intercessione, di progredire, uniti
nella Chiesa, nell’amore verso Dio e verso il prossimo.
Voi e tutti quelli che vi sono cari accompagni la mia
Benedizione!]
Serdecznie
pozdrawiam Polaków. Dziś w sposób szczególny
jednoczę się w modlitwie z opłakującymi
śmierć lotników, którzy zginęli w
katastrofie samolotowej. Niech Pan przyjmie ich do swojej
chwały. Wam tu obecnym i wszystkim Polakom z serca błogosławię.
[Saluto
cordialmente i polacchi. Oggi in modo speciale mi unisco a
coloro che piangono la morte degli aviatori periti nella
catastrofe aerea. Il Signore li accolga nella sua gloria.
A voi qui presenti e a tutti i polacchi imparto la mia
Benedizione.]
Saluto i
pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli
provenienti da San Prospero, diocesi di Pisa, e i ragazzi
dell’Azione Cattolica di Ragusa. A tutti auguro una
buona domenica. Ed ora liberiamo le colombe della pace
portate dai ragazzi di Roma.