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ANGELUS
(28 GENNAIO 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
28 gennaio 2007
LA CONDANNA
DEL
PAPA ALL’ANGELUS PER LE NUOVE VIOLENZE IN
LIBANO E A GAZA. NELLA FESTA DI SAN TOMMASO D’AQUINO
BENEDETTO XVI AFFRONTA IL TEMA DEL RAPPORTO TRA FEDE E
RAGIONE: “UNA
SERIA SFIDA PER IL MONDO OCCIDENTALE”
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Il
Papa all’Angelus è tornato ad invocare la pace
per il mondo intero,
condannando le nuove violenze in Libano e
nella striscia di Gaza, inaccettabili – ha detto -
chiedendo a tutti di lavorare per il bene comune.
Nella festa di San Tommaso d’Aquino, Benedetto XVI
ha affrontato il tema del rapporto tra fede e
ragione ed ha rivolto una particolare preghiera per
i lebbrosi, in occasione dell’odierna Giornata
mondiale dedicata a questi malati. Il servizio di
Roberta Gisotti
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La
voce di Benedetto XVI si è levata, ancora una volta, per
denunciare la violenza in Medio Oriente, che nei giorni
scorsi “è tornata ad insanguinare il Libano” :
“E’
inaccettabile che si percorra questa strada per sostenere
le proprie ragioni politiche. Provo una pena immensa per
quella cara popolazione. So che molti Libanesi sono
colpiti dalla tentazione di lasciare ogni speranza e si
sentono come disorientati da quanto sta succedendo”.
Raccogliendo
la denuncia del cardinale Sfeir di tali “scontri
fratricidi”, e unendosi agli altri responsabili
religiosi, il Papa ha invocato l’aiuto di Dio perché
“i Libanesi tutti indistintamente possano e vogliano
lavorare insieme”, “superando quegli atteggiamenti
egoistici che impediscono di prendersi veramente cura”
del loro Paese, esortando i cristiani “ad essere
promotori di autentico dialogo fra le varie comunità.”
Nell’appello
del Santo Padre anche la fine delle ostilità nella
striscia di Gaza.
“All’intera
popolazione desidero esprimere la mia spirituale vicinanza
ed assicurare la mia preghiera, affinché prevalga in
tutti la volontà di lavorare insieme per il bene comune,
intraprendendo vie pacifiche per comporre le differenze e
le tensioni”.
Nella
festa oggi di san Tommaso d’Aquino, il Papa ne ha
ricordato il “valido modello di armonia tra ragione e
fede”, per osservare che “quando invece l’uomo si
riduce a pensare soltanto ad oggetti materiali e
sperimentabili e si chiude ai grandi interrogativi sulla
vita, su se stesso e su Dio, si impoverisce”. Per questo
– ha aggiunto – “il rapporto tra fede e ragione
costituisce una seria sfida per la cultura attualmente
dominante nel mondo occidentale”.
“In
realtà, lo sviluppo moderno delle scienze reca
innumerevoli effetti positivi, che vanno sempre
riconosciuti. Al tempo stesso, però, occorre ammettere
che la tendenza a considerare vero soltanto ciò che è
sperimentabile costituisce una limitazione della ragione
umana e produce una terribile schizofrenia, ormai
conclamata, per cui convivono razionalismo e materialismo,
ipertecnologia e istintività sfrenata”.
Se
la fede cristiana è autentica – ha spiegato Benedetto
XVI - “non mortifica la libertà e la ragione umana”,
che non perde nulla aprendosi ai contenuti di fede” che,
anzi, “richiedono la sua libera e consapevole
adesione”. “La fede suppone la ragione e la
perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la
forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà
spirituali”.
Dopo
la preghiera mariana il pensiero del Papa è andato ai 10
milioni di lebbrosi, in occasione dell’odierna Giornata
mondiale dedicata a questi malati, augurando “la loro
guarigione e, in ogni caso, cure adeguate e condizioni
dignitose” incoraggiando pure gli operatori sanitari ed
i volontari che li assistono e tutti quanti sono impegnati
a debellare questa “piaga sociale”.
Infine,
Benedetto XVI ha lasciato il microfono ad una bimba
dell’’Azione cattolica, della diocesi di Roma, che ha
portato il suo saluto al Papa a nome dei migliaia di
coetanei, che accompagnati dal cardinale vicario, da
genitori, educatori e insegnanti hanno raggiunto in
carovana piazza San Pietro, a conclusione del “Mese
della pace”.
“E’
bello ciò che piace agli altri, è bello il bene che
tutti desiderano. Allora è bello ciò che è pace, come
stiamo gridando a tutti, qui a Roma, da stamattina. Oggi
desideriamo pensare a tutti quei bambini che hanno
desideri di bene, ma non possono realizzarli. Con te
vogliamo allargare il cuore a tutti quei ragazzi che nel
cuore vorrebbero la pace, ma sono costretti a vivere o a
fare la guerra”.
Poi,
il volo di due colombe della pace dalla finestra del Papa:
“I
colombi sono messaggeri di pace, e noi vogliamo essere
come i colombi messaggeri di pace. Preghiamo il Signore
che vi sia la pace dappertutto, in Libano, nella Striscia
di Gaza e in tutte le parti del mondo. Grazie per queste
parole, per il vostro pensiero e il vostro affetto. Una
buona domenica a voi tutti”.
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BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San
Pietro
Cari
fratelli e sorelle!
Il
calendario liturgico ricorda oggi san Tommaso d’Aquino,
grande dottore della Chiesa. Con il suo carisma di
filosofo e di teologo, egli offre un valido modello di
armonia tra ragione e fede, dimensioni dello spirito
umano, che si realizzano pienamente nell’incontro e nel
dialogo tra loro. Secondo il pensiero di san Tommaso, la
ragione umana, per così dire, "respira": si
muove, cioè, in un orizzonte ampio, aperto, dove può
esprimere il meglio di sé. Quando invece l’uomo si
riduce a pensare soltanto ad oggetti materiali e
sperimentabili e si chiude ai grandi interrogativi sulla
vita, su se stesso e su Dio, si impoverisce. Il rapporto
tra fede e ragione costituisce una seria sfida per la
cultura attualmente dominante nel mondo occidentale e,
proprio per questo, l’amato Giovanni Paolo II ha voluto
dedicarvi un’Enciclica, intitolata appunto Fides et
ratio – Fede e ragione. Ho ripreso anch’io
quest’argomento recentemente, nel discorso
all’Università di Regensburg.
In realtà,
lo sviluppo moderno delle scienze reca innumerevoli
effetti positivi, che vanno sempre riconosciuti. Al tempo
stesso, però, occorre ammettere che la tendenza a
considerare vero soltanto ciò che è sperimentabile
costituisce una limitazione della ragione umana e produce
una terribile schizofrenia, ormai conclamata, per cui
convivono razionalismo e materialismo, ipertecnologia e
istintività sfrenata. È urgente, pertanto, riscoprire in
modo nuovo la razionalità umana aperta alla luce del Logos
divino e alla sua perfetta rivelazione che è Gesù
Cristo, Figlio di Dio fatto uomo. Quando è autentica la
fede cristiana non mortifica la libertà e la ragione
umana; ed allora, perché fede e ragione devono avere
paura l’una dell’altra, se incontrandosi e dialogando
possono esprimersi al meglio? La fede suppone la ragione e
la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova
la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà
spirituali. La ragione umana non perde nulla aprendosi ai
contenuti di fede, anzi, questi richiedono la sua libera e
consapevole adesione.
Con
lungimirante saggezza, san Tommaso d’Aquino riuscì ad
instaurare un confronto fruttuoso con il pensiero arabo ed
ebraico del suo tempo, sì da essere considerato un
maestro sempre attuale di dialogo con altre culture e
religioni. Egli seppe presentare quella mirabile sintesi
cristiana tra ragione e fede che per la civiltà
occidentale rappresenta un patrimonio prezioso, a cui
attingere anche oggi per dialogare efficacemente con le
grandi tradizioni culturali e religiose dell’est e del
sud del mondo. Preghiamo affinché i cristiani,
specialmente quanti operano in ambito accademico e
culturale, sappiano esprimere la ragionevolezza della loro
fede e testimoniarla in un dialogo ispirato dall’amore.
Chiediamo questo dono al Signore per intercessione di san
Tommaso d’Aquino e soprattutto di Maria, Sede della
Sapienza.
APPELLO
PER LA PACE IN LIBANO E NELLA STRISCIA DI GAZA
Nei
giorni scorsi, la violenza è tornata ad insanguinare il
Libano. È inaccettabile che si percorra questa
strada per sostenere le proprie ragioni politiche. Provo
una pena immensa per quella cara popolazione. So che molti
Libanesi sono colpiti dalla tentazione di lasciare ogni
speranza e si sentono come disorientati da quanto sta
succedendo. Faccio mie le forti parole pronunciate da Sua
Beatitudine il Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir a denuncia
degli scontri fratricidi. Con lui e con gli altri
responsabili religiosi, invoco l’aiuto di Dio affinché
tutti i Libanesi indistintamente possano e vogliano
lavorare insieme per fare della loro patria una vera casa
comune, superando quegli atteggiamenti egoistici che
impediscono di prendersi veramente cura del proprio Paese
(cfr. Esortazione Apostolica Una speranza nuova per il
Libano, N. 94). Ai cristiani del Libano, ripeto
l’esortazione ad essere promotori di un autentico
dialogo fra le varie comunità, mentre invoco su tutti la
protezione di Nostra Signora del Libano.
Auspico,
inoltre, che cessino al più presto le violenze nella
striscia di Gaza. All’intera popolazione desidero
esprimere la mia spirituale vicinanza ed assicurare la mia
preghiera, affinché prevalga in tutti la volontà di
lavorare insieme per il bene comune, intraprendendo vie
pacifiche per comporre le differenze e le tensioni.
SALUTI
DOPO L’ANGELUS
In
occasione della Giornata mondiale dei malati di lebbra,
che ricorre oggi, vorrei far giungere il mio saluto, con
l’assicurazione di un particolare ricordo nella
preghiera, a tutte le persone che soffrono per questo
male. Auguro loro la guarigione e, in ogni caso, cure
adeguate e condizioni dignitose. Incoraggio gli operatori
sanitari e i volontari che li assistono, come pure quanti
in diversi modi uniscono i loro sforzi per debellare
questa che non è solo una malattia, ma una piaga sociale.
Per questa nobile causa si sono prodigati, sulle orme di
Cristo, tanti uomini e donne, tra i quali mi piace
ricordare Raoul Follereau e il beato Damiano de Veuster,
apostolo dei lebbrosi a Molokai.
Je vous
salue, chers pèlerins francophones. Dans l’Évangile du
jour, Jésus nous rappelle qu’en lui, s’accomplissent
les promesses de l’Écriture. En écoutant la Parole de
Dieu, puissiez-vous vous laisser saisir par le Christ,
Verbe de Dieu fait chair, par lequel le Père nous a tout
dit. Ainsi, vous apprendrez à l’écouter du fond du cœur,
pour l’aimer davantage et pour être ses témoins dans
votre vie quotidienne. Avec ma Bénédiction apostolique.
To all
the English-speaking visitors and pilgrims here today, I
extend affectionate greetings. In particular I welcome the
boys from Saint Philip’s School in London and their
teachers. Your patron saint is known as the Apostle of
Rome – let his gentleness and love for Christ be an
inspiration to you. Upon all who are here today, and upon
your families and loved ones at home, I invoke God’s
abundant blessings.
Einen
frohen Gruß richte ich an alle Brüder und Schwestern
deutscher Sprache. Gott hat uns erschaffen, damit wir ihn
preisen und anbeten und damit wir die Menschen lieben, wie
er sie liebt. So betet die Kirche im Tagesgebet des
heutigen Sonntags. Die Liebe möge all unser Handeln
bestimmen und leiten. Denn sie macht unser Tun wertvoll,
und ohne sie hat nichts Bestand. Der Herr gebe uns Kraft,
daß wir seine Liebe weiterschenken und das Gute tun.
Gottes Segen begleite euch alle durch diese Woche!
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española.
Especialmente a los fieles de la parroquia San Bartolomé,
de Murcia. Como al profeta Jeremías, el Señor nos ha
escogido también a nosotros para proclamar su mensaje de
salvación. Que la Virgen María nos ayude a dar en todo
momento un testimonio coherente de la verdad y del amor de
Cristo, aún en medio de dificultades e incomprensiones.
¡Feliz domingo!
Pozdrawiam
serdecznie wszystkich Polaków. Dzisiaj wspominamy świętego
Tomasza z Akwinu, wielkiego Doktora Kościoła. W
swych dziełach broni on godności ludzkiego
rozumu wewnątrz tajemnicy wiary. Nie redukujmy więc
wiary jedynie do poziomu sentymentów i nie traćmy
przekonania, co do możliwości poznania prawdy
przez rozum. Życzę wszystkim dobrej niedzieli.
Niech Bóg wam błogosławi.
[Saluto
cordialmente tutti i Polacchi. Oggi ricordiamo San Tommaso
d’Aquino, grande Dottore della Chiesa. Nelle sue opere,
egli difese la dignità della ragione umana nel contesto
del mistero della fede. Non riduciamo dunque la fede a
livello di meri sentimenti e non perdiamo quindi il
convincimento che la ragione può essere valido strumento
per conoscere la verità. Auguro a tutti una buone
domenica. Il Signore vi benedica.]
Saluto
infine i pellegrini di lingua italiana, in modo speciale
l’Azione Cattolica Ragazzi della Diocesi di Roma. Cari
ragazzi, insieme con tanti amici delle parrocchie e delle
scuole cattoliche della città, siete venuti per la
conclusione del "Mese della Pace", accompagnati
dal Cardinale Vicario, da alcuni Sacerdoti, da genitori,
educatori e insegnanti. Due vostri rappresentanti sono qui
accanto a me, e tra poco mi aiuteranno a far volare due
colombe, simbolo di pace. Ma i veri messaggeri di pace
siete voi! Con le ali della bontà e della fede, portate
dappertutto la gioia di essere figli dello stesso Padre
che è nei Cieli e di vivere da fratelli.
Saluto
inoltre gli operatori dei Consultori Familiari di
Ispirazione Cristiana, i fedeli provenienti da Scandicci,
da Turano presso Massa Carrara e da Valenzano, come pure i
due gruppi di giovani "sbandieratori" venuti da
Paternò e da Catania.
Ed ora
liberiamo le colombe portate dai ragazzi… [si
lanciano le colombe] … Che siano auspicio di pace
per il mondo intero! Buona domenica a tutti.
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