Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com

Contatti


ANGELUS (29 GENNAIO 2006)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 29.01.2006

I SANTI, TESTIMONI DEL PRIMATO DELLA CARITA’ NELLA VITA DEL CRISTIANO. COSI’ IL PAPA ALL’ANGELUS. BENEDETTO XVI HA ESPRESSO IL SUO DOLORE PER IL TRAGICO INCIDENTE DI KATOWICE, IN POLONIA; HA RICORDATO LA GIORNATA DEI MALATI DI LEBBRA E AI RAGAZZI DELL’AZIONE CATTOLICA AFFIDA UN MESSAGGIO: DITE E FATE SEMPRE LA VERITA  

I Santi sono i testimoni del primato della carità nella vita del cristiano. E’ quanto ha detto oggi all’Angelus il Papa, ricordando la sua prima Enciclica, “Deus Caritas est”. Benedetto XVI ha salutato quindi i malati di lebbra, nella Giornata a loro dedicata, e ai ragazzi dell’Azione Cattolica ha affidato un messaggio per tutti: imparate a dire e fare sempre la verità. Il Papa ha poi espresso il suo dolore per il tragico incidente avvenuto ieri a Katowice, in Polonia. Il servizio di Sergio Centofanti.  

**********

Il Papa, parlando in polacco, ha espresso il suo profondo dolore per il tragico incidente avvenuto ieri nei pressi di Katowice, in Polonia, dove, sotto il peso della neve, è crollato il tetto di un padiglione fieristico causando la morte di decine di persone:  

ZAWIERZAM BOŻEMU MIŁOSIERDZIU TYCH…

“Affido alla misericordia di Dio quanti sono scomparsi, mi unisco nello spirito ai loro famigliari e a quanti sono rimasti feriti”.  

Quindi, ricordando la sua prima Enciclica, Deus caritas est, pubblicata mercoledì scorso, ha affermato che i Santi sono “testimoni privilegiati” del “primato della carità nella vita del cristiano e della Chiesa”. I Santi – ha detto citandone alcuni di cui si fa memoria in questi giorni – “hanno fatto della loro esistenza, pur con mille diverse tonalità, un inno a Dio Amore”:

“Sono Santi molto differenti tra loro: i primi appartengono agli inizi della Chiesa, e sono i missionari della prima evangelizzazione; nel Medioevo, Tommaso d’Aquino è il modello del teologo cattolico, che incontra in Cristo la suprema sintesi della verità e dell’amore; nel Rinascimento, Angela Merici propone una via di santità anche per chi vive in ambito laico; nell’epoca moderna, don Bosco, infiammato dalla carità di Gesù Buon Pastore, si prende cura dei ragazzi più disagiati e diventa, per loro, padre e maestro”.  

La folta schiera dei Santi, “uomini e donne, che lo Spirito di Cristo ha plasmato facendone dei modelli di dedizione evangelica, ci porta – ha detto il Papa - a considerare l’importanza della vita consacrata come espressione e scuola di carità”. Proprio per questo la Chiesa celebra il prossimo 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata. E Benedetto XVI ricorda che per questa occasione presiederà, nel pomeriggio, la Santa Messa nella Basilica Vaticana, “come amava fare Giovanni Paolo II”. In questo cammino di santità il Papa ha invitato i fedeli a farsi sostenere dalla Vergine Maria, “specchio di carità”. Importante – ha aggiunto salutando i fedeli nelle altre lingue - è che “ognuno sappia fare silenzio per accogliere la Buona Novella , meditandola nel suo cuore e facendone il suo nutrimento”. “Se noi capiamo che l'amore di Dio è una questione fondamentale della nostra vita allora cambia la nostra prospettiva'', perché avremo “una comprensione più profonda dell'amore di Dio per noi uomini”.  

Benedetto XVI ha poi rivolto un saluto speciale ai malati di lebbra nella Giornata a loro dedicata e iniziata più di cinquant’anni fa da Raoul Follereau:  

“Incoraggio i missionari, gli operatori sanitari e i volontari impegnati su questa frontiera di servizio all’uomo. La lebbra è sintomo di un male più grave e più vasto, che è la miseria. Per questo, sulla scia dei miei Predecessori, rinnovo l’appello ai responsabili delle Nazioni, affinché uniscano gli sforzi per superare i gravi squilibri che ancora penalizzano larga parte dell’umanità”.  

Infine ha salutato i ragazzi dell’Azione Cattolica di Roma, che si sono radunati in Piazza San Pietro alla fine del “Mese della Pace”. Due ragazzi si sono affiancati al Papa alla finestra del suo studio privato per liberare due colombe, simbolo di pace. Quindi Benedetto XVI ha lanciato questo invito:  

“Cari ragazzi! So che vi siete proposti di ‘allenarvi alla pace’, guidati dal grande ‘allenatore’ che è Gesù. Per questo affido a voi dell’Azione Cattolica Ragazzi il compito che ho proposto a tutti nel Messaggio del 1° gennaio: imparate a dire e fare sempre la verità, così diventerete costruttori di pace”.

**********  

Ed erano circa 5.000 i ragazzi dell’Azione Cattolica di Roma presenti stamattina in Piazza San Pietro. E tutti hanno partecipato ai “Cento metri per la pace”, la marcia benefica promossa dall’ACR e dal Centro sportivo italiano. Sotto lo slogan “Se ti alleni per la pace, sei l’atleta che ci piace”, i ragazzi hanno raggiunto correndo il colonnato di Piazza San Pietro, per dimostrare simbolicamente che la pace è un problema più che mai urgente. La manifestazione, inoltre, è stata legata ad una raccolta di fondi da devolvere al Centro sportivo albanese, nato nel 1997 proprio grazie all’Azione Cattolica. Ma ascoltiamo, al microfono di Isabella Piro, le testimonianze dei giovani.  

**********

(Musica)  

D. – Perché hai deciso di partecipare a questa corsa?  

R. – Perché si fa del bene e si cerca di dare un po’ di pace a questa città.  

D. – Tu ci credi alla pace? Che cos’è per te?  

R. – Sì, io ci credo e per me la pace è un sentimento bellissimo, che lega tante persone.

D. – Tu sei vestita con la bandiera della pace, perché?  

R. – Perché io voglio che la pace vada in tutte le città e non voglio che ci siano più guerre e che nessuno soffra.  

D. – Che significa essere atleta di pace?  

R. – Significa allenarsi sempre per la pace: pregare, portare nel mondo la pace, come facciamo oggi.  

D. – Tu ti sei allenata per questa corsa?  

R. – Sì, abbastanza.  

D. – E’ stato faticoso?  

R. – Delle volte sì, anche se allenarsi per la pace non è mai faticoso.   

La pace non è una tappa singola della vita di ognuno di noi, ma è un lungo percorso che richiede un allenamento costante. Don Antonio, assistente diocesano dell’ACR, ci spiega come si sono preparati i ragazzi:  

R. – Quelli di sei, otto anni hanno riflettuto sull’importanza delle regole. Per poter giocare e divertirsi bisogna rispettare le regole e rispettare gli altri. I più grandi, di 9, 11 anni, si sono concentrati soprattutto su chi ci può insegnare queste regole e chi allena per la pace, cioè Gesù, che rimane il grande allenatore, il grande Mister. Quelli di 12 e 14 anni hanno riflettuto su come si diventa campioni. Il campione non è quello che presenta i muscoli, ma il vero campione è quello che fa qualcosa di bello per gli altri, sudando e faticando, con la volontà di un intenso allenamento. E la pace richiede questo impegno, questo allenamento.  

I cento metri per la pace si ricollegano naturalmente al messaggio del Santo Padre per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio, che quest’anno si intitolava “Nella verità la pace”. Daniela Lombardi, presidente dell’AC di Roma:  

R. – Tutti vogliamo la pace, in tutto il mondo, ma ognuno di noi vuole poi la pace a suo modo. Invece, Benedetto XVI ci ha ricordato che la pace è solo nella verità. Allora, è importante educarci alla pace, quella che ha spazio solo nella lealtà, solo nelle relazioni buone.

(Musica)

**********

 LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

Cari fratelli e sorelle!

Nell’Enciclica pubblicata mercoledì scorso, richiamando il primato della carità nella vita del cristiano e della Chiesa, ho voluto ricordare che testimoni privilegiati di questo primato sono i Santi, i quali hanno fatto della loro esistenza, pur con mille diverse tonalità, un inno a Dio Amore. La liturgia ce li fa celebrare ogni giorno dell’anno. Penso, ad esempio, a quelli che in questi giorni commemoriamo: l’apostolo Paolo con i discepoli Timoteo e Tito, sant’Angela Merici, san Tommaso d’Aquino, san Giovanni Bosco. Sono Santi molto differenti tra loro: i primi appartengono agli inizi della Chiesa, e sono i missionari della prima evangelizzazione; nel Medioevo, Tommaso d’Aquino è il modello del teologo cattolico, che incontra in Cristo la suprema sintesi della verità e dell’amore; nel Rinascimento, Angela Merici propone una via di santità anche per chi vive in ambito laico; nell’epoca moderna, don Bosco, infiammato dalla carità di Gesù Buon Pastore, si prende cura dei ragazzi più disagiati e diventa, per loro, padre e maestro. In verità, tutta la storia della Chiesa è storia di santità, animata dall’unico Amore che ha la sua fonte in Dio. Infatti, solo la carità soprannaturale, come quella che sgorga sempre nuova dal cuore di Cristo, può spiegare la prodigiosa fioritura, nel corso dei secoli, di Ordini, Istituti religiosi maschili e femminili e di altre forme di vita consacrata. Nell’Enciclica ho citato tra i Santi più noti per la loro carità Giovanni di Dio, Camillo de Lellis, Vincenzo de’ Paoli, Luisa de Marillac, Giuseppe Cottolengo, Luigi Orione, Teresa di Calcutta (cfr n. 40).

Questa schiera di uomini e donne, che lo Spirito di Cristo ha plasmato facendone dei modelli di dedizione evangelica, ci porta a considerare l’importanza della vita consacrata come espressione e scuola di carità. Il Concilio Vaticano II ha sottolineato come l’imitazione di Cristo nella castità, nella povertà e nell’obbedienza sia tutta orientata al conseguimento della perfetta carità (cfr Decr. Perfectae caritatis, 1). Proprio per porre in luce l’importanza e il valore della vita consacrata, la Chiesa celebra il prossimo 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata. Nel pomeriggio, come amava fare Giovanni Paolo II, presiederò nella Basilica Vaticana la Santa Messa, alla quale sono invitati in modo speciale i consacrati e le consacrate che vivono a Roma. Ringrazieremo insieme Dio per il dono della vita consacrata e pregheremo affinché essa continui ad essere nel mondo segno eloquente del suo amore misericordioso.

Ci rivolgiamo ora a Maria Santissima, specchio di carità. Col suo materno aiuto possano i cristiani, e in special modo i consacrati, camminare spediti e gioiosi nella via della santità.

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco - Sottofondo: Amo Gesù mio