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Radio
Vaticana, 2.04.2006
GIOVANNI
PAOLO II HA SEMPRE VISSUTO ANIMATO DALL’INDOMITO
CORAGGIO DELLA FEDE: COSI’, ALL’ANGELUS, BENEDETTO XVI
RICORDA GIOVANNI PAOLO II NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA
MORTE. DOPO LA RECITA DELLA PREGHIERA MARIANA, IL PAPA
LANCIA UN APPELLO PER LA PACE IN IRAQ E PREGA PER IL
PICCOLO TOMMASO, BARBARAMENTE UCCISO DAI SUOI RAPITORI
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Giovanni
Paolo II “ha lasciato un segno profondo nella
storia della Chiesa e dell’umanità”: così,
all’Angelus domenicale, Benedetto XVI ha
sintetizzato la grandezza del suo venerato
predecessore, nel primo anniversario della morte. Il
Papa ha parlato ad una piazza San Pietro gremita di
fedeli che hanno voluto dimostrare, ancora una
volta, l’affetto filiale che li lega a Karol
Wojtyla. |
Tanti
i pellegrini venuti dalla Polonia per il loro amato Papa.
Benedetto XVI ha quindi dato appuntamento a stasera,
quando il ritorno alla Casa del Padre di Papa Giovanni
Paolo verrà commemorato in una Veglia promossa dalla
diocesi di Roma. Dopo la recita della preghiera mariana,
il Pontefice ha esortato tutti i credenti a pregare e
digiunare per la pace in Iraq. Infine, il Papa ha chiesto
di pregare per il piccolo Tommaso, il bambino italiano
ucciso dai suoi rapitori. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
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“Un
pellegrinaggio di fede, di amore e di speranza che ha
lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa e
dell’umanità”: con queste parole, Benedetto XVI ha
descritto le ultime ore della vita terrena di Giovanni
Paolo II. “La sua agonia e la sua morte – ha
sottolineato – costituirono quasi un prolungamento del
Triduo Pasquale”. Il Papa ha ricordato le immagini
dell’ultima Via Crucis di Karol Wojtyla, seguita
dalla sua “Cappella privata, tenendo tra le mani una
croce”. Poi, con la memoria è tornato al giorno di
Pasqua dell’anno scorso:
“Impartì
la benedizione Urbi et Orbi senza poter pronunciare
parole, con il solo gesto della mano. E’ stata la
benedizione più sofferta e commovente, che ci ha lasciato
come estrema testimonianza della sua volontà di compiere
il ministero fino alla fine. Giovanni Paolo II è morto
così come aveva sempre vissuto, animato dall’indomito
coraggio della fede, abbandonandosi in Dio e affidandosi a
Maria Santissima”.
Ha
così rammentato l’appuntamento della Veglia di stasera
e della messa in suffragio di domani in piazza San Pietro.
Due momenti per ricordare, assieme a Benedetto XVI, il
grande Papa Wojtyla. Quindi, si è soffermato
sull’eredità lasciata dal Pontefice che ha
“introdotto la Chiesa nel Terzo Millennio”:
“La
sua eredità è immensa, ma il messaggio del suo
lunghissimo pontificato si può ben riassumere nelle
parole con le quali egli lo volle inaugurare, qui in
Piazza San Pietro, il 22 ottobre 1978: “Aprite, anzi,
spalancate le porte a Cristo!”. Questo indimenticabile
appello, Giovanni Paolo II l’ha incarnato con tutta la
sua persona e tutta la sua missione di Successore di
Pietro, specialmente con il suo straordinario programma di
viaggi apostolici”.
Giovanni
Paolo II, ha detto ancora, “ha annunciato sempre Cristo,
proponendolo a tutti, come aveva fatto il Concilio
Vaticano II, quale risposta alle attese dell’uomo,
attese di libertà, di giustizia e di pace”. La
sua morte, ha detto ancora Benedetto XVI, è stata una
“coerente testimonianza di fede”. Fino all’ultimo si
è donato agli altri:
“Negli
ultimi anni, il Signore lo ha gradualmente spogliato di
tutto, per assimilarlo pienamente a Sé. E quando ormai
non poteva più viaggiare, e poi nemmeno camminare, e
infine neppure parlare, il suo gesto, il suo annuncio si
è ridotto all’essenziale: al dono di se stesso fino
all’ultimo”.
Dopo
l’Angelus, Benedetto XVI ha messo l’accento
sull’iniziativa per la pace in Iraq promossa dal
Patriarca di Babilonia dei Caldei, Emmanuel III Delly e
dai vescovi iracheni. Un appello “che tocca il nostro
cuore”, affinché domani e dopodomani, tutti gli uomini
di buona volontà si “uniscano nella preghiera e nel
digiuno per chiedere a Dio il dono della pace e della
concordia in Iraq e nel mondo intero”. Il Papa ha
invitato tutti ad aderire all’iniziativa dei fratelli di
questo martoriato Paese. E’ poi tornato a parlare di
Giovanni Paolo II nel saluto ai fedeli polacchi, che hanno
accolto le parole di Benedetto XVI con un lungo applauso.
“Rendiamo grazie a Dio – ha detto il Pontefice – per
l’opera” della vita di Papa Wojtyla e per “ogni bene
che ha recato alla Chiesa e al mondo”. Poi, con parole
commosse ha rivolto il pensiero al piccolo Tommaso, ucciso
dai suoi rapitori:
“Siamo
tutti colpiti dalla vicenda del piccolo Tommaso,
barbaramente ucciso. Preghiamo per lui e per tutte le
vittime della violenza”.
Infine,
il Papa ha dato appuntamento ai giovani per giovedì
prossimo in piazza San Pietro, all’incontro in vista
della XXI GMG, che si terrà a livello diocesano nella
Domenica delle Palme.
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LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle!
Il 2
aprile dello scorso anno, proprio come oggi, l’amato
Papa Giovanni Paolo II stava vivendo in queste stesse ore
l’ultima fase del suo pellegrinaggio terreno, un
pellegrinaggio di fede, di amore e di speranza, che ha
lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa e
dell’umanità. La sua agonia e la sua morte costituirono
quasi un prolungamento del Triduo pasquale. Tutti
ricordiamo le immagini della sua ultima Via Crucis,
il Venerdì Santo: non potendo recarsi al Colosseo, la
seguì dalla sua Cappella privata, tenendo tra le mani una
croce. Nel giorno di Pasqua, poi, impartì la benedizione Urbi
et Orbi senza poter pronunciare parole, con il solo
gesto della mano. E’ stata la benedizione più sofferta
e commovente, che ci ha lasciato come estrema
testimonianza della sua volontà di compiere il ministero
fino alla fine. Giovanni Paolo II è morto così come
aveva sempre vissuto, animato dall’indomito coraggio
della fede, abbandonandosi in Dio e affidandosi a Maria
Santissima. Questa sera lo ricorderemo con una veglia di
preghiera mariana in Piazza San Pietro, dove domani
pomeriggio celebrerò per lui la Santa Messa.
Ad un
anno dal suo passaggio dalla terra alla casa del Padre
possiamo domandarci: che cosa ci ha lasciato questo grande
Papa, che ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio? La
sua eredità è immensa, ma il messaggio del suo
lunghissimo pontificato si può ben riassumere nelle
parole con le quali egli lo volle inaugurare, qui in
Piazza San Pietro, il 22 ottobre 1978: "Aprite, anzi,
spalancate le porte a Cristo!". Questo
indimenticabile appello, Giovanni Paolo II l’ha
incarnato con tutta la sua persona e tutta la sua missione
di Successore di Pietro, specialmente con il suo
straordinario programma di viaggi apostolici. Visitando i
Paesi del mondo intero, incontrando le folle, le Comunità
ecclesiali, i Governanti, i Capi religiosi e le diverse
realtà sociali, egli ha compiuto come un unico grande
gesto, a conferma di quelle parole iniziali. Ha annunciato
sempre Cristo, proponendolo a tutti, come aveva fatto il
Concilio Vaticano II, quale risposta alle attese
dell’uomo, attese di libertà, di giustizia, di pace.
Cristo è il Redentore dell’uomo - amava ripetere -,
l’unico autentico Salvatore di ogni persona e
dell’intero genere umano.
Negli
ultimi anni, il Signore lo ha gradualmente spogliato di
tutto, per assimilarlo pienamente a Sé. E quando ormai
non poteva più viaggiare, e poi nemmeno camminare, e
infine neppure parlare, il suo gesto, il suo annuncio si
è ridotto all’essenziale: al dono di se stesso fino
all’ultimo. La sua morte è stata il compimento di una
coerente testimonianza di fede, che ha toccato il cuore di
tanti uomini di buona volontà. Giovanni Paolo II ci ha
lasciati nel giorno di sabato dedicato particolarmente a
Maria, verso la quale ha sempre nutrito una devozione
filiale. Alla celeste Madre di Dio domandiamo ora di
aiutarci a far tesoro di quanto ci ha donato ed insegnato
questo grande Pontefice.
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