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ANGELUS (26 MARZO 2006)

Radio Vaticana, 2.04.2006

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

GIOVANNI PAOLO II HA SEMPRE VISSUTO ANIMATO DALL’INDOMITO CORAGGIO DELLA FEDE: COSI’, ALL’ANGELUS, BENEDETTO XVI RICORDA GIOVANNI PAOLO II NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE. DOPO LA RECITA DELLA PREGHIERA MARIANA, IL PAPA LANCIA UN APPELLO PER LA PACE IN IRAQ E PREGA PER IL PICCOLO TOMMASO, BARBARAMENTE UCCISO DAI SUOI RAPITORI  

Giovanni Paolo II “ha lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa e dell’umanità”: così, all’Angelus domenicale, Benedetto XVI ha sintetizzato la grandezza del suo venerato predecessore, nel primo anniversario della morte. Il Papa ha parlato ad una piazza San Pietro gremita di fedeli che hanno voluto dimostrare, ancora una volta, l’affetto filiale che li lega a Karol Wojtyla.

 Tanti i pellegrini venuti dalla Polonia per il loro amato Papa. Benedetto XVI ha quindi dato appuntamento a stasera, quando il ritorno alla Casa del Padre di Papa Giovanni Paolo verrà commemorato in una Veglia promossa dalla diocesi di Roma. Dopo la recita della preghiera mariana, il Pontefice ha esortato tutti i credenti a pregare e digiunare per la pace in Iraq. Infine, il Papa ha chiesto di pregare per il piccolo Tommaso, il bambino italiano ucciso dai suoi rapitori. Il servizio di Alessandro Gisotti:  

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“Un pellegrinaggio di fede, di amore e di speranza che ha lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa e dell’umanità”: con queste parole, Benedetto XVI ha descritto le ultime ore della vita terrena di Giovanni Paolo II. “La sua agonia e la sua morte – ha sottolineato – costituirono quasi un prolungamento del Triduo Pasquale”. Il Papa ha ricordato le immagini dell’ultima Via Crucis di Karol Wojtyla, seguita dalla sua “Cappella privata, tenendo tra le mani una croce”. Poi, con la memoria è tornato al giorno di Pasqua dell’anno scorso:  

“Impartì la benedizione Urbi et Orbi senza poter pronunciare parole, con il solo gesto della mano. E’ stata la benedizione più sofferta e commovente, che ci ha lasciato come estrema testimonianza della sua volontà di compiere il ministero fino alla fine. Giovanni Paolo II è morto così come aveva sempre vissuto, animato dall’indomito coraggio della fede, abbandonandosi in Dio e affidandosi a Maria Santissima”.  

Ha così rammentato l’appuntamento della Veglia di stasera e della messa in suffragio di domani in piazza San Pietro. Due momenti per ricordare, assieme a Benedetto XVI, il grande Papa Wojtyla. Quindi, si è soffermato sull’eredità lasciata dal Pontefice che ha “introdotto la Chiesa nel Terzo Millennio”:  

“La sua eredità è immensa, ma il messaggio del suo lunghissimo pontificato si può ben riassumere nelle parole con le quali egli lo volle inaugurare, qui in Piazza San Pietro, il 22 ottobre 1978: “Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. Questo indimenticabile appello, Giovanni Paolo II l’ha incarnato con tutta la sua persona e tutta la sua missione di Successore di Pietro, specialmente con il suo straordinario programma di viaggi apostolici”.  

Giovanni Paolo II, ha detto ancora, “ha annunciato sempre Cristo, proponendolo a tutti, come aveva fatto il Concilio Vaticano II, quale risposta alle attese dell’uomo, attese di libertà, di giustizia e di pace”. La sua morte, ha detto ancora Benedetto XVI, è stata una “coerente testimonianza di fede”. Fino all’ultimo si è donato agli altri:  

“Negli ultimi anni, il Signore lo ha gradualmente spogliato di tutto, per assimilarlo pienamente a Sé. E quando ormai non poteva più viaggiare, e poi nemmeno camminare, e infine neppure parlare, il suo gesto, il suo annuncio si è ridotto all’essenziale: al dono di se stesso fino all’ultimo”.  

Dopo l’Angelus, Benedetto XVI ha messo l’accento sull’iniziativa per la pace in Iraq promossa dal Patriarca di Babilonia dei Caldei, Emmanuel III Delly e dai vescovi iracheni. Un appello “che tocca il nostro cuore”, affinché domani e dopodomani, tutti gli uomini di buona volontà si “uniscano nella preghiera e nel digiuno per chiedere a Dio il dono della pace e della concordia in Iraq e nel mondo intero”. Il Papa ha invitato tutti ad aderire all’iniziativa dei fratelli di questo martoriato Paese. E’ poi tornato a parlare di Giovanni Paolo II nel saluto ai fedeli polacchi, che hanno accolto le parole di Benedetto XVI con un lungo applauso. “Rendiamo grazie a Dio – ha detto il Pontefice – per l’opera” della vita di Papa Wojtyla e per “ogni bene che ha recato alla Chiesa e al mondo”. Poi, con parole commosse ha rivolto il pensiero al piccolo Tommaso, ucciso dai suoi rapitori:  

“Siamo tutti colpiti dalla vicenda del piccolo Tommaso, barbaramente ucciso. Preghiamo per lui e per tutte le vittime della violenza”.  

Infine, il Papa ha dato appuntamento ai giovani per giovedì prossimo in piazza San Pietro, all’incontro in vista della XXI GMG, che si terrà a livello diocesano nella Domenica delle Palme.

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LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

Cari fratelli e sorelle!

Il 2 aprile dello scorso anno, proprio come oggi, l’amato Papa Giovanni Paolo II stava vivendo in queste stesse ore l’ultima fase del suo pellegrinaggio terreno, un pellegrinaggio di fede, di amore e di speranza, che ha lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa e dell’umanità. La sua agonia e la sua morte costituirono quasi un prolungamento del Triduo pasquale. Tutti ricordiamo le immagini della sua ultima Via Crucis, il Venerdì Santo: non potendo recarsi al Colosseo, la seguì dalla sua Cappella privata, tenendo tra le mani una croce. Nel giorno di Pasqua, poi, impartì la benedizione Urbi et Orbi senza poter pronunciare parole, con il solo gesto della mano. E’ stata la benedizione più sofferta e commovente, che ci ha lasciato come estrema testimonianza della sua volontà di compiere il ministero fino alla fine. Giovanni Paolo II è morto così come aveva sempre vissuto, animato dall’indomito coraggio della fede, abbandonandosi in Dio e affidandosi a Maria Santissima. Questa sera lo ricorderemo con una veglia di preghiera mariana in Piazza San Pietro, dove domani pomeriggio celebrerò per lui la Santa Messa.

Ad un anno dal suo passaggio dalla terra alla casa del Padre possiamo domandarci: che cosa ci ha lasciato questo grande Papa, che ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio? La sua eredità è immensa, ma il messaggio del suo lunghissimo pontificato si può ben riassumere nelle parole con le quali egli lo volle inaugurare, qui in Piazza San Pietro, il 22 ottobre 1978: "Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!". Questo indimenticabile appello, Giovanni Paolo II l’ha incarnato con tutta la sua persona e tutta la sua missione di Successore di Pietro, specialmente con il suo straordinario programma di viaggi apostolici. Visitando i Paesi del mondo intero, incontrando le folle, le Comunità ecclesiali, i Governanti, i Capi religiosi e le diverse realtà sociali, egli ha compiuto come un unico grande gesto, a conferma di quelle parole iniziali. Ha annunciato sempre Cristo, proponendolo a tutti, come aveva fatto il Concilio Vaticano II, quale risposta alle attese dell’uomo, attese di libertà, di giustizia, di pace. Cristo è il Redentore dell’uomo - amava ripetere -, l’unico autentico Salvatore di ogni persona e dell’intero genere umano.

Negli ultimi anni, il Signore lo ha gradualmente spogliato di tutto, per assimilarlo pienamente a Sé. E quando ormai non poteva più viaggiare, e poi nemmeno camminare, e infine neppure parlare, il suo gesto, il suo annuncio si è ridotto all’essenziale: al dono di se stesso fino all’ultimo. La sua morte è stata il compimento di una coerente testimonianza di fede, che ha toccato il cuore di tanti uomini di buona volontà. Giovanni Paolo II ci ha lasciati nel giorno di sabato dedicato particolarmente a Maria, verso la quale ha sempre nutrito una devozione filiale. Alla celeste Madre di Dio domandiamo ora di aiutarci a far tesoro di quanto ci ha donato ed insegnato questo grande Pontefice.

 

 

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