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ANGELUS  (3 SETTEMBRE 2006) 

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 3 settembre 2006

ALL’ANGELUS BENEDETTO XVI PROPONE SAN GREGORIO MAGNO, PAPA DEL MEDIOEVO, COME MODELLO PER I PASTORI E LE AUTORITA’ CIVILI DEL TERZO MILLENNIO: HA VISSUTO IL POTERE COME SERVIZIO, IN UNA SINTESI DI CONTEMPLAZIONE E AZIONE

“La vita del pastore d’anime deve essere una sintesi equilibrata di contemplazione e di azione”: è quanto ha detto il Papa oggi all’Angelus a Castel Gandolfo ricordando la memoria odierna di San Gregorio Magno, Papa. Una figura - ha detto – che è modello sia per i pastori della Chiesa che per i pubblici amministratori. Quindi rivolto ai pellegrini tedeschi ha detto di non vedere l’ora di incontrare i suoi connazionali nel suo ormai prossimo viaggio in Baviera. Il servizio di Sergio Centofanti.  

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Un Papa del Medioevo, esempio per i pastori della Chiesa e per i pubblici amministratori del Terzo Millennio. Benedetto XVI tratteggia la “figura singolare” di San Gregorio Magno, vissuto dal 540 al 604: prefetto di Roma a soli 30 anni,  poi monaco, quindi Papa. “Come funzionario imperiale si distinse per capacità amministrativa ed integrità morale”, come monaco fu scelto dal Papa  come suo rappresentante presso l’Imperatore d’Oriente, mantenendo sempre “uno stile di vita monastico, semplice e povero”. Infine acclamato come Vicario di Cristo – sottolinea Benedetto XVI – “cercò in ogni modo di sfuggire a quella nomina, ma dovette alla fine arrendersi e, lasciato a malincuore il chiostro, si dedicò alla comunità, consapevole di adempiere a un dovere e di essere un semplice ‘servo dei servi di Dio’ ”:  

 “Non è veramente umile - egli scrive - colui che capisce di dovere stare alla guida degli altri per decreto della volontà divina e tuttavia disprezza questa preminenza. Se invece è sottomesso alle divine disposizioni e alieno dal vizio dell’ostinazione ed è già prevenuto con quei doni coi quali può giovare agli altri, quando gli viene imposta la massima dignità del governo delle anime, egli col cuore deve rifuggire da essa, ma pur contro voglia deve obbedire” (Regola pastorale, I, 6).  

San Gregorio – rileva inoltre il Papa - guardò alle invasioni barbariche con spirito fiducioso:  

“Con profetica lungimiranza, Gregorio intuì che una nuova civiltà stava nascendo dall’incontro tra l’eredità romana e i popoli cosiddetti ‘barbari’, grazie alla forza di coesione e di elevazione morale del Cristianesimo. Il monachesimo si rivelava una ricchezza non solo per la Chiesa , ma per l’intera società”.  

“Di salute cagionevole ma di forte tempra morale – ha ricordato il Papa -  san Gregorio Magno svolse un’intensa azione pastorale e civile”. Famosa la riforma del canto liturgico, che dal suo nome fu detto “gregoriano”:  

“La vita del pastore d’anime deve essere una sintesi equilibrata di contemplazione e di azione, animata dall’amore che ‘tocca vette altissime quando si piega misericordioso sui mali profondi degli altri. La capacità di piegarsi sulla miseria altrui è la misura della forza di slancio verso l’alto’ ” (II, 5).  

Dopo l’Angelus il Papa, rivolto ai pellegrini tedeschi, ha affermato di non vedere l’ora di incontrare i suoi connazionali durante l’ormai prossimo viaggio in Baviera; e ai fedeli italiani che gli facevano gli auguri ha detto improvvisando:  

“Grazie per questi auguri per il mio viaggio. Sabato prossimo parto per la Germania , ritornerò poi giovedì. Nella preghiera siamo sempre tutti uniti!”  

Commentando poi il Vangelo odierno ha esortato i fedeli alla purezza del cuore, non accontentandosi di ascoltare la Parola di Dio, ma mettendola in pratica servendo il Signore nei fratelli più piccoli. In polacco ha salutato i ragazzi che iniziano il nuovo anno scolastico augurando loro “successi nell’acquisire la scienza e la saggezza”. Infine ha salutato i giovani impegnati nel Movimento dei Focolari, provenienti da diversi Paesi:  

“Cari amici, alla scuola di Maria Santissima siate fedeli discepoli di Gesù e conducete a Lui i vostri coetanei”.

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LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

Cari fratelli e sorelle!

Il calendario romano ricorda oggi, 3 settembre, san Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa (540ca - 604). La sua figura singolare, direi quasi unica, è un esempio da additare sia ai Pastori della Chiesa che ai pubblici amministratori: fu infatti dapprima Prefetto e poi Vescovo di Roma. Come funzionario imperiale si distinse per capacità amministrativa ed integrità morale, così che a soli trent’anni ricoprì la più alta carica civile di Praefectus Urbis. Dentro di lui, però, maturava la vocazione alla vita monastica, che abbracciò nel 574, alla morte del padre. La Regola benedettina divenne da allora struttura portante della sua esistenza. Anche quando fu inviato dal Papa come suo rappresentante presso l’Imperatore d’Oriente a Costantinopoli, mantenne uno stile di vita monastico, semplice e povero.

Richiamato a Roma, pur vivendo in monastero fu stretto collaboratore del Papa Pelagio II e quando questi morì, vittima di una epidemia di peste, Gregorio fu acclamato da tutti come suo successore. Cercò in ogni modo di sfuggire a quella nomina, ma dovette alla fine arrendersi e, lasciato a malincuore il chiostro, si dedicò alla comunità, consapevole di adempiere a un dovere e di essere un semplice "servo dei servi di Dio". "Non è veramente umile - egli scrive - colui che capisce di dovere stare alla guida degli altri per decreto della volontà divina e tuttavia disprezza questa preminenza. Se invece è sottomesso alle divine disposizioni e alieno dal vizio dell’ostinazione ed è già prevenuto con quei doni coi quali può giovare agli altri, quando gli viene imposta la massima dignità del governo delle anime, egli col cuore deve rifuggire da essa, ma pur contro voglia deve obbedire" (Regola pastorale, I, 6). È come un dialogo che il Papa fa con se stesso in quel momento. Con profetica lungimiranza, Gregorio intuì che una nuova civiltà stava nascendo dall’incontro tra l’eredità romana e i popoli cosiddetti "barbari", grazie alla forza di coesione e di elevazione morale del Cristianesimo. Il monachesimo si rivelava una ricchezza non solo per la Chiesa, ma per l’intera società.

Di salute cagionevole ma di forte tempra morale, san Gregorio Magno svolse un’intensa azione pastorale e civile. Ha lasciato un vasto epistolario, mirabili omelie, un celebre commento al Libro di Giobbe e gli scritti sulla vita di san Benedetto, oltre a numerosi testi liturgici, famosi per la riforma del canto, che dal suo nome fu detto "gregoriano". Ma l’opera più celebre è senz’altro la Regola pastorale, che ha avuto per il clero la stessa importanza che ebbe la Regola di San Benedetto per i monaci del Medioevo. La vita del pastore d’anime deve essere una sintesi equilibrata di contemplazione e di azione, animata dall’amore che "tocca vette altissime quando si piega misericordioso sui mali profondi degli altri. La capacità di piegarsi sulla miseria altrui è la misura della forza di slancio verso l’alto" (II, 5) . A quest’insegnamento, sempre attuale, si sono ispirati i Padri del Concilio Vaticano II per delineare l’immagine del Pastore di questi nostri tempi. Preghiamo la Vergine Maria perché l’esempio e l’insegnamento di san Gregorio Magno sia seguito dai Pastori della Chiesa e anche dai responsabili delle istituzioni civili.

 

 

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