Prendendo
spunto dal passo evangelico dell’incontro di Gesù con
Zaccheo, Benedetto XVI ha affermato, che l’amore è
“la forza che rinnova il mondo”. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
Benedetto XVI ha espresso preoccupazione per gli
avvenimenti, degli ultimi giorni, al confine tra Iraq e
Turchia ed ha incoraggiato ogni sforzo per il
raggiungimento di una soluzione pacifica:
“Non posso dimenticare che in quella regione
numerose popolazioni hanno trovato rifugio per sfuggire
all’insicurezza ed al terrorismo che hanno reso
difficile la vita nell’Iraq in questi anni. Proprio in
considerazione del bene di quelle popolazioni, che
comprendono anche numerosi cristiani, auspico fortemente
che tutte le parti si adoperino per favorire soluzioni di
pace”.
Benedetto XVI ha auspicato, inoltre, che “le
relazioni tra popoli migranti e popolazioni locali
avvengano nello spirito di quell’alta civiltà morale
che è frutto dei valori spirituali e culturali di ogni
popolo e Paese”. Chi è preposto alla sicurezza e
all’accoglienza – ha sottolineato – “sappia far
uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che
sono alla base di ogni vera convivenza”.
Prima della preghiera mariana, il Papa ha ricordato
l’episodio evangelico, proposto nell’odierna liturgia,
dell’incontro di Gesù con Zaccheo, esattore delle tasse
per conto dell’autorità romana. “La grazia di
quell’incontro imprevedibile – ha detto Benedetto XVI
– fu tale da cambiare completamente la vita di
Zaccheo” che confessò a Gesù: “Io do la metà dei
miei beni ai poveri e, se ho frodato qualcuno, restituisco
quattro volte tanto”.
“Ancora una volta il Vangelo ci dice che
l’amore, partendo dal cuore di Dio e operando attraverso
il cuore dell’uomo, è la forza che rinnova il mondo”.
Una verità che risplende in modo singolare – ha
aggiunto il Santo Padre – “nella testimonianza del
Santo di cui oggi ricorre la memoria: Carlo Borromeo,
arcivescovo di Milano.
“La sua figura si staglia nel secolo XVI come
modello di pastore esemplare per carità, dottrina, zelo
apostolico e soprattutto per la preghiera: “le anime –
egli diceva – si conquistano in ginocchio”.
San Carlo Borromeo – ha detto inoltre il Papa –
“mise in pratica il dettato del Concilio di Trento, si
dedicò interamente alla Chiesa ambrosiana, fondò
seminari, costruì ospedali, difese i diritti della Chiesa
contro i potenti e istituì una nuova Congregazione di
preti secolari, gli Oblati”. Quindi, Benedetto XVI ha
affidato alla protezione di San Carlo “tutti i vescovi
del mondo” e ha aggiunto:
“Il suo motto consisteva in una parola sola: “Humilitas”.
L’umiltà lo spinse, come il Signore Gesù, a rinunciare
a se stesso per farsi servo di tutti”.
Salutando i pellegrini polacchi, il Papa ha tracciato
un parallelo tra due grandi figure della Chiesa: San Carlo
Borromeo e Giovanni Paolo II, che – ha ricordato
Benedetto XVI - ne portava con devozione il nome.
Ringraziamo Dio – ha poi detto il Papa – per la vita e
l’opera di questi grandi uomini,” lontani nel tempo,
vicini nello Spirito”.
Il Santo Padre ha rivolto, infine, il proprio cordiale
saluto ai partecipanti al corso promosso dall’Ufficio
per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale
italiana auspicando “che questa esperienza formativa
possa qualificare l’impegno di evangelizzazione nel
mondo dei media”.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Cari
fratelli e sorelle!
Oggi la
liturgia presenta alla nostra meditazione il noto episodio
evangelico dell’incontro di Gesù con Zaccheo nella città
di Gerico. Chi era Zaccheo? Un uomo ricco che di mestiere
faceva il "pubblicano", cioè l’esattore delle
tasse per conto dell’autorità romana, e proprio per
questo veniva considerato pubblico peccatore. Avendo
saputo che Gesù passava per Gerico, quell’uomo fu preso
da un grande desiderio di vederlo, ma, essendo basso di
statura, salì su un albero. Gesù si fermò proprio sotto
quell’albero e si rivolse a lui chiamandolo per nome:
"Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a
casa tua" (Lc 19,5). Quale messaggio in questa
semplice frase! "Zaccheo": Gesù chiama per nome
un uomo disprezzato da tutti. "Oggi": sì,
proprio adesso è per lui il momento della salvezza.
"Devo fermarmi": perché "devo"? Perché
il Padre, ricco di misericordia, vuole che Gesù vada a
"cercare e salvare ciò che era perduto" (Lc
19,10). La grazia di quell’incontro imprevedibile fu
tale da cambiare completamente la vita di Zaccheo:
"Ecco – confessò a Gesù – io do la metà dei
miei beni ai poveri e, se ho frodato qualcuno, restituisco
quattro volte tanto" (Lc 19,8). Ancora una
volta il Vangelo ci dice che l’amore, partendo dal cuore
di Dio e operando attraverso il cuore dell’uomo, è la
forza che rinnova il mondo.
Questa
verità risplende in modo singolare nella testimonianza
del Santo di cui oggi ricorre la memoria: Carlo Borromeo,
Arcivescovo di Milano. La sua figura si staglia nel secolo
XVI come modello di Pastore esemplare per carità,
dottrina, zelo apostolico e soprattutto per la preghiera:
"le anime – egli diceva – si conquistano in
ginocchio". Consacrato Vescovo a soli 25 anni, mise
in pratica il dettato del Concilio di Trento, che imponeva
ai Pastori di risiedere nelle rispettive Diocesi, e si
dedicò interamente alla Chiesa ambrosiana: la visitò in
lungo e in largo per tre volte; indisse sei sinodi
provinciali e undici diocesani; fondò seminari per
formare una nuova generazione di sacerdoti; costruì
ospedali e destinò le ricchezze di famiglia al servizio
dei poveri; difese i diritti della Chiesa contro i
potenti; rinnovò la vita religiosa e istituì una nuova
Congregazione di preti secolari, gli Oblati. Nel 1576,
quando a Milano infuriò la peste, visitò, confortò e
spese per i malati tutti i suoi beni. Il suo motto
consisteva in una parola sola: "Humilitas".
L’umiltà lo spinse, come il Signore Gesù, a rinunciare
a se stesso per farsi servo di tutti.
Ricordando
il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, che ne
portava con devozione il nome, affidiamo
all’intercessione di san Carlo tutti i Vescovi del
mondo, per i quali invochiamo come sempre la celeste
protezione di Maria Santissima, Madre della Chiesa.
DOPO
L’ANGELUS
Le
notizie di questi ultimi giorni relative agli avvenimenti
nella regione di confine tra la Turchia e l’Iraq sono
fonte, per me e per tutti, di preoccupazione. Desidero,
pertanto, incoraggiare ogni sforzo per il raggiungimento
di una soluzione pacifica dei problemi che sono
recentemente emersi tra la Turchia e il Kurdistan
iracheno.
Non posso
dimenticare che in quella regione numerose popolazioni
hanno trovato rifugio per sfuggire all’insicurezza ed al
terrorismo che hanno reso difficile la vita nell’Iraq in
questi anni. Proprio in considerazione del bene di quelle
popolazioni, che comprendono anche numerosi cristiani,
auspico fortemente che tutte le parti si adoperino per
favorire soluzioni di pace.
Auspico,
inoltre, che le relazioni tra popolazioni migranti e
popolazioni locali avvengano nello spirito di quell’alta
civiltà morale che è frutto dei valori spirituali e
culturali di ogni popolo e Paese. Chi è preposto alla
sicurezza e all’accoglienza sappia far uso dei mezzi
atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base
di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli.
Chers
Amis francophones présents à la prière de l’Angélus,
je vous salue cordialement. Puissiez-vous comme Zachée,
dont l’Évangile du jour nous donne le récit, chercher
à voir Jésus, qui veut vous rejoindre et vous apporter
le salut. Rappelez-vous que personne n’est trop petit
pour Dieu et que chacun peut accueillir le Seigneur et se
laisser transformer par lui. Avec ma Bénédiction
apostolique.
I happily
greet all the English-speaking pilgrims gathered for this Angelus.
In today’s liturgy, the Book of Wisdom tells us that the
Lord has "mercy on all" because he is a
"lover of souls" (Wis 11:23, 26). My dear
friends, may God’s word and your visit to this holy city
inspire you to share Jesus’s love and mercy to everyone
you meet. I wish a joyous Sunday to all!
Einen
frohen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher
deutscher Sprache. Unter ihnen grüße ich besonders die
zahlreichen Teilnehmer an der Wallfahrt der Europäischen
Gemeinschaft Historischer Schützen. Im heutigen
Evangelium haben wir gehört, wie Jesus bei Zachäus zu
Gast sein will und ihm seine befreiende Liebe schenkt.
Christus kommt auch zu uns. Öffnen wir dem Herrn unsere
Herzen, teilen wir mit ihm unsere Freuden und Sorgen und
nehmen wir das Geschenk seiner Freundschaft dankbar an.
Nur mit ihm kann unser Leben gelingen. Euch allen wünsche
ich einen gesegneten Sonntag.
Saludo
cordialmente a los peregrinos y visitantes de lengua española
que participan en esta oración mariana, de modo
particular al grupo de fieles venidos de México. El
Evangelio de hoy nos presenta a Zaqueo que quiere ver a
Jesús y lo hospeda en su casa. Este encuentro con el Señor
transforma y purifica su vida pasada. Igual quiere hacer
Él con nosotros cuando le abrimos totalmente nuestro
corazón. ¡Feliz domingo!
Pozdravljam
mlade slovenske romarje! Naj vas pri vašem prizadevanju,
da bi še druge mlade privedli bliže k Jezusu Odrešeniku,
spremlja moj blagoslov. Nasvidenje v Sydneyu!
[Rivolgo
il mio saluto ai giovani pellegrini sloveni. Nel vostro
impegno per avvicinare i vostri coetanei a Gesù Redentore
vi accompagni la mia Benedizione. Arrivederci a Sydney!]
Srdačno
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike. Neka vaš pohod
grobovima svetih Apostola Petra i Pavla bude poticaj na što
prisnije nasljedovanje Krista i vjernosti njemu do kraja
života. Hvaljen Isus i Marija!
[Saluto
cordialmente tutti i pellegrini Croati. Il vostro
pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo
sia per voi di incoraggiamento per una più piena
imitazione di Cristo e fedeltà a lui fino alla fine della
vita. Siano lodati Gesù e Maria!]
Pozdrawiam
obecnych tu Polaków i tych, którzy łączą
się z nami przez radio i telewizję. Dziś
przypada wspomnienie św. Karola Boromeusza,
chrzcielnego patrona Jana Pawła II. Dziękujemy
Bogu za życie i dzieło tych dwóch wielkich
ludzi Kościoła, odległych w czasie,
bliskich duchem. Niech Bóg wam błogosławi!
[Saluto
i polacchi presenti e coloro che si uniscono a noi
mediante la radio e la televisione. Oggi ricorre la
memoria di San Carlo Borromeo, patrono di battesimo di
Giovanni Paolo II. Ringraziamo Dio per la vita e per
l’opera di questi due grandi uomini della Chiesa,
lontani nel tempo, vicini nello Spirito. Dio vi benedica!]
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in
particolare ai partecipanti al corso promosso
dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della
Conferenza Episcopale Italiana: possa questa esperienza
formativa qualificare l’impegno di evangelizzazione nel
mondo dei media. Saluto inoltre con grande affetto
i fedeli della diocesi di Velletri-Segni guidati dal
Vescovo, Mons. Vincenzo Apicella; come pure i gruppi
provenienti da Cagliari, Macerata, Avellino e Otranto. A
tutti auguro una buona domenica.
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