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ANGELUS
(4 SETTEMBRE 2011) |
Benedetto
XVI all’Angelus: i cristiani pratichino fra loro la
correzione fraterna. Il saluto del Papa al Congresso
eucaristico nazionale
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C’è un certo grado di “corresponsabilità” nella
vita cristiana, che contempla gli aspetti della correzione
fraterna e della preghiera comune e concorde. È quanto ha
sottolineato questa mattina Benedetto XVI all’Angelus
presieduto nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Al
termine, il Papa ha benedetto l’apertura del Congresso
eucaristico nazionale di Ancona, dove si recherà di
persona domenica prossima, per presiederne alle fasi
conclusive. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Correzione fraterna e preghiera concorde. Sono le
“prime pietre” della comunità cristiana antica.
Benedetto XVI, prendendo spunto dal brano domenicale del
Vangelo di Matteo, si è soffermato su entrambe,
presentandole alla folla di Castel Gandolfo come
espressioni della carità fraterna. La prima, la
correzione fraterna, è Gesù stesso che spiega nel
dettaglio in che modo applicarla e il Papa lo ha ripetuto:
“Se il mio fratello commette una colpa contro di
me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto,
parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che
ha detto o fatto non è buono. Questo modo di agire si
chiama correzione fraterna: essa non è una reazione
all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il
fratello”.
Può darsi il caso che un fratello, pure accolto con
questo rispetto, non voglia sentire ragioni. Il Vangelo,
ha proseguito il Papa, indica allora “una certa
gradualità”: si torna a parlare al fratello in più
persone e in caso di nuovo rifiuto se ne informa la
comunità. E se ciò ancora non bastasse, “occorre –
ha soggiunto Benedetto XVI – fargli percepire il
distacco che lui stesso ha provocato, separandosi dalla
comunione della Chiesa”:
“Tutto questo indica che c’è una
corresponsabilità nel cammino della vita cristiana:
ciascuno, consapevole dei propri limiti e difetti, è
chiamato ad accogliere la correzione fraterna e ad aiutare
gli altri con questo particolare servizio”.
Il Papa ha poi spiegato l’altro “frutto della carità”
presente in una comunità cristiana, la preghiera
concorde. Una preghiera che basa la sua forza sulla
promessa di Gesù: “Se due di voi sulla terra si
metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il
Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove
sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo
a loro”. È un tipo di preghiera, ha osservato Benedetto
XVI che mostra la comunità cristiana “unita e
unanime”, sul riflesso della “perfetta comunione
d’amore” della Trinità:
“Dobbiamo esercitarci (…) in questa concordia
all’interno della comunità cristiana. Dobbiamo
esercitarci sia nella correzione fraterna, che richiede
molta umiltà e semplicità di cuore, sia nella preghiera,
perché salga a Dio da una comunità veramente unita in
Cristo”.
Nei saluti in varie lingue del dopo Angelus, il Papa ha
menzionato l’apertura, oggi ad Ancona, del 25.mo
Congresso eucaristico nazionale, che tra una settimana
vedrà protagonista lo stesso Benedetto XVI:
“Domenica prossima, a Dio piacendo, avrò la gioia
di recarmi ad Ancora per la giornata culminante del
Congresso. Fin da ora rivolgo il mio saluto cordiale e la
mia benedizione a quanti parteciperanno a questo evento di
grazia, che nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia
adora e loda Cristo, sorgente di vita e di speranza per
ogni uomo e per il mondo intero”.
Dopo aver auspicato, parlando in polacco, che il nuovo
anno scolastico e catechistico alle porte sia occasione
per bambini e giovani di crescere "in età, sapienza
e grazia", l’ultimo saluto, in lingua italiana,
Benedetto XVI lo ha riservato al gruppo delle Acli, le
Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, che hanno
concluso l’Incontro di studio sul tema del lavoro, a 30
anni dall’Enciclica di Giovanni Paolo II Laborem
exercens. “Ho apprezzato, cari amici – ha detto
loro il Papa – la vostra attenzione a questo Documento,
che rimane come una delle pietre miliari della Dottrina
sociale della Chiesa”.
ANGELUS
Palazzo
Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 4 settembre 2011
Cari
fratelli e sorelle!
Le
Letture bibliche della Messa di questa domenica convergono
sul tema della carità fraterna nella comunità dei
credenti, che ha la sua sorgente nella comunione della
Trinità. L’apostolo Paolo afferma che tutta la Legge di
Dio trova la sua pienezza nell’amore, così che, nei
nostri rapporti con gli altri, i dieci comandamenti e ogni
altro precetto si riassumono in questo: “Amerai il tuo
prossimo come te stesso” (cfr Rm 13,8-10). Il
testo del Vangelo, tratto dal capitolo 18° di Matteo,
dedicato alla vita della comunità cristiana, ci dice che
l’amore fraterno comporta anche un senso di
responsabilità reciproca, per cui, se il mio fratello
commette una colpa contro di me, io devo usare carità
verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente,
facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è
buono. Questo modo di agire si chiama correzione fraterna:
essa non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa
dall’amore per il fratello. Commenta Sant’Agostino:
“Colui che ti ha offeso, offendendoti, ha inferto a se
stesso una grave ferita, e tu non ti curi della ferita di
un tuo fratello? ... Tu devi dimenticare l’offesa che
hai ricevuto, non la ferita di un tuo fratello” (Discorsi
82, 7).
E se il
fratello non mi ascolta? Gesù nel Vangelo odierno indica
una gradualità: prima tornare a parlargli con altre due o
tre persone, per aiutarlo meglio a rendersi conto di
quello che ha fatto; se, malgrado questo, egli respinge
ancora l’osservazione, bisogna dirlo alla comunità; e
se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli
percepire il distacco che lui stesso ha provocato,
separandosi dalla comunione della Chiesa. Tutto questo
indica che c’è una corresponsabilità nel cammino della
vita cristiana: ciascuno, consapevole dei propri limiti e
difetti, è chiamato ad accogliere la correzione fraterna
e ad aiutare gli altri con questo particolare servizio.
Un altro
frutto della carità nella comunità è la preghiera
concorde. Dice Gesù: “Se due di voi sulla terra si
metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il
Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove
sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo
a loro” (Mt 18,19-20). La preghiera personale
è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il
Signore assicura la sua presenza alla comunità che –
pur se molto piccola – è unita e unanime, perché essa
riflette la realtà stessa di Dio Uno e Trino, perfetta
comunione d’amore. Dice Origene che “dobbiamo
esercitarci in questa sinfonia” (Commento al Vangelo
di Matteo 14, 1), cioè in questa concordia
all’interno della comunità cristiana. Dobbiamo
esercitarci sia nella correzione fraterna, che richiede
molta umiltà e semplicità di cuore, sia nella preghiera,
perché salga a Dio da una comunità veramente unita in
Cristo. Domandiamo tutto questo per intercessione di Maria
Santissima, Madre della Chiesa, e di San Gregorio Magno,
Papa e Dottore, che ieri abbiamo ricordato nella liturgia.
Dopo
l'Angelus
Cari
fratelli e sorelle,
Oggi,
ad Ancona, si apre il XXV Congresso Eucaristico Nazionale,
con la Santa Messa presieduta dal mio Legato il Cardinale
Giovanni Battista Re. Domenica prossima, a Dio piacendo,
avrò la gioia di recarmi
ad Ancora per la giornata culminante del Congresso.
Fin da ora rivolgo il mio saluto cordiale e la mia
benedizione a quanti parteciperanno a questo evento di
grazia, che nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia
adora e loda Cristo, sorgente di vita e di speranza per
ogni uomo e per il mondo intero.
Je
salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement
le groupe des Filles de Marie Auxiliatrice. Je vous invite
aujourd’hui à devenir toujours davantage des familiers
de la Parole de Dieu ! Elle nous appelle à l’amour
mutuel. Et cet amour se vit de façon très concrète dans
le quotidien, c'est-à-dire : prendre avec l’autre le
temps d’un vrai dialogue, le respecter, lui pardonner,
prier ensemble et les uns pour les autres. Ainsi peut naître
et grandir la fraternité que Jésus est venu instaurer au
sein des familles, des communautés, des pays. Je confie
ce souhait à la Vierge Marie et je vous bénis de grand cœur.
I
am pleased to welcome the English-speaking pilgrims and
visitors present for this Angelus prayer. I greet the
doctors gathered for the Matercare International
Conference on the Dignity of Mothers and Obstetricians, as
well as students present from the University of Mary, Rome
Campus. Today’s Gospel passage reminds us that God is
present when the Church gathers to worship in his name.
May we always draw grace and strength from our prayerful
encounters with God in communion with our brothers and
sisters in the faith. May God bless all of you!
Mit
Freude grüße ich alle deutschsprachigen Besucher hier in
Castel Gandolfo. Im Evangelium des heutigen Sonntags
spricht der Herr von der gemeinsamen Verantwortung, die
Menschen füreinander haben. Herausforderungen und Irrwege
einzelner müssen zur Sorge und zum Gebetsanliegen aller
werden. Jesus ruft jene, die ihm nachfolgen, in die
Gemeinschaft und gibt ihnen Verantwortungssinn und den Mut
zur Wahrheit. Gott will, daß wir füreinander Diener des
Segens seien. Es erfüllt uns alle mit Freude, daß wir
als Zeugen der Wahrheit am Heil der Welt mitwirken dürfen.
Ich wünsche euch allen einen gesegneten Sonntag und eine
gute Woche.
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española presentes
en esta oración mariana. En la liturgia de este día, Jesús
hace saber a sus discípulos que en la comunidad de
hermanos ha de existir ante todo el amor. Amar al hermano
no sólo es acogerle en su necesidad; también, a veces,
es saber decirle una palabra de corrección. Si algún
hermano peca, no dejemos de amarle, invitándolo a volver
al buen camino. Exhorto a todos a encomendar a la Santísima
Virgen María los propósitos de conformar la auténtica
vida fraterna a la que el Señor nos llama. Feliz Domingo.
Słowa
pozdrowienia kieruję do Polaków, a szczególnie do
dzieci i młodzieży rozpoczynających nowy
rok szkolny i katechetyczny. Niech ten rok będzie dla
was wszystkich czasem wzrastania „w mądrości,
w latach i łasce u Boga i u ludzi” (Łk 2, 52).
Modlę się o światło i moc Ducha Świętego
dla wychowawców, aby ich trud wydawał obfite owoce w
młodych sercach. Niech Bóg wam błogosławi!
[Espressioni
di saluto rivolgo ai polacchi, e in modo particolare ai
bambini e ai giovani che iniziano un nuovo anno scolastico
e catechistico. Quest’anno sia per tutti voi un tempo
per crescere “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e
agli uomini” (Lc 2, 51). Invoco la luce e la forza dello
Spirito Santo per gli educatori, affinché il loro impegno
porti abbondanti frutti nei giovani cuori. Dio vi
benedica!]
Rivolgo
infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua
italiana, in particolare al folto gruppo delle ACLI –
Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani –, al
termine dell’Incontro di studio sul tema del lavoro, a
30 anni dall’Enciclica Laborem
exercens del Beato Papa Giovanni
Paolo II. Ho apprezzato, cari amici, la vostra
attenzione a questo Documento, che rimane come una delle
pietre miliari della dottrina sociale della Chiesa. Saluto
il gruppo dei nuovi Seminaristi del Pontificio Collegio
Internazionale Maria Mater Ecclesiae, l’Associazione
Collegium Liberianum, che opera nella Basilica di Santa
Maria Maggiore al servizio delle celebrazioni liturgiche,
come pure i fedeli provenienti da Abbazia, in Diocesi di
Bergamo. A tutti auguro una buona domenica, una buona
settimana. Grazie a voi tutti.
©
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