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ANGELUS (5 GIUGNO 2005)
 

Radio Vaticana, Domenica, 6.06.2005

LIBERATE CLEMENTINA CANTONI: E’ IL VIBRANTE APPELLO DI BENEDETTO XVI ALL’ANGELUS, IN PIAZZA SAN PIETRO. IL PAPA RIVOLGE UN PENSIERO SPECIALE AL POPOLO BOLIVIANO CHE AFFRONTA UNA DRAMMATICA CRISI POLITICA E INVITA I FEDELI A PREGARE IL SACRO CUORE DI GESU’, NEL QUALE ADORIAMO L’AMORE DI DIO PER L’UMANITA’

- Servizio di Alessandro Gisotti - 

Liberate Clementina Cantoni: all’Angelus in piazza San Pietro, Benedetto XVI rivolge un vibrante appello per il rilascio della volontaria italiana rapita in Afghanistan. Il Papa esprime anche la sua vicinanza al popolo della Bolivia alle prese con una drammatica crisi politica. E nella prima domenica di giugno, il Pontefice sottolinea la centralità, per la vita dei fedeli, del Sacro Cuore di Gesù, solennità celebrata venerdì scorso. Il servizio di Alessandro Gisotti:   

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Benedetto XVI è vicino a chi soffre, a quanti in queste ore a causa della guerra, delle tensioni sociali o del terrorismo vivono momenti di paura, di angoscia. All’appuntamento domenicale dell’Angelus in piazza San Pietro, gremita di fedeli, il Papa rivolge un appello vibrante per la liberazione di Clementina Cantoni, rapita in Afghanistan mentre svolgeva il suo impegno in favore dei più deboli: 

“Unisco la mia voce a quella del Presidente della Repubblica Italiana, del Presidente dell’Afghanistan e dei popoli italiano ed afgano per chiedere la liberazione della volontaria italiana Clementina Cantoni. La dolorosa esperienza che questa nostra sorella sta vivendo sia di stimolo a ricercare con ogni mezzo la pacifica e fraterna intesa tra gli individui e le nazioni”.        

Il Santo Padre non manca di rivolgere un pensiero a quei popoli che sperimentano “tensioni sociali e politiche, che rischiano in alcuni casi di sfociare in gravi conflitti”. Il cuore del Papa è vicino in particolare al popolo boliviano alle prese con una drammatica crisi politica: 

“Affido alla Madonna la mia speranza e il mio appello affinché prevalgano in tutti la ricerca del bene comune, il senso di responsabilità e la disponibilità al dialogo aperto e leale”. 

Di fronte alle situazioni di dolore sperimentate da varie regioni del mondo, Benedetto XVI ricorda dunque ai fedeli il significato profondo della solennità del Sacro cuore di Gesù, celebrata venerdì scorso. Nel cuore del Redentore adoriamo “l’amore di Dio per l’umanità, la sua volontà di salvezza universale, la sua infinita misericordia”. Un richiamo corredato da una viva esortazione: 

“Rendere culto al Sacro Cuore di Cristo significa, pertanto, adorare quel Cuore che, dopo averci amato sino alla fine, fu trafitto da una lancia e dall’alto della Croce effuse sangue e acqua, sorgente inesauribile di vita nuova”. 

         Il Papa rammenta che la festa del Sacro Cuore è stata anche la Giornata mondiale per la santificazione dei sacerdoti, “occasione propizia per pregare affinché i presbiteri nulla antepongano all’amore di Cristo”. Si sofferma così sulla figura del Beato Giovanni Battista Scalabrini, profondamente devoto al Cuore di Cristo, che fondò i missionari “scalabriniani” per l’annuncio del Vangelo tra gli emigranti italiani. Da questa figura, il Pontefice prende spunto per una profonda riflessione: 

“Ricordando questo grande Vescovo, rivolgo il mio pensiero a coloro che si trovano lontani dalla patria e spesso anche dalla famiglia ed auspico che incontrino sempre sul loro cammino volti amici e cuori accoglienti, capaci di sostenerli nelle difficoltà di ogni giorno”. 

Benedetto XVI sottolinea come il cuore che più di ogni altro rassomiglia a quello di Cristo è “senza dubbio il cuore di Maria”. Invita così tutti i fedeli ad affidare al suo Cuore Immacolato il mondo intero perché “sperimenti l’amore misericordioso di Dio e conosca la vera pace”. 

Il Papa ricorda poi l’odierna giornata italiana dello Sport e quella mondiale dell’Ambiente. L’auspicio di Benedetto XVI è che “lo sport praticato in modo sano e armonico a tutti i livelli favorisca la fratellanza e la solidarietà tra le persone e il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente naturale”. Tra i tanti saluti del Pontefice ai pellegrini uno in particolare ad un folto gruppo di aderenti al Movimento dei Focolari esortati ad essere “segno di Cristo risorto” in ogni ambiente di vita.

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Alessandro Gisotti, Radio Vaticana, 6 giugno 2005

 

LE PAROLE DEL APPA ALL'ANGELUS (FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE)

Cari fratelli e sorelle!

Venerdì scorso abbiamo celebrato la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, devozione profondamente radicata nel popolo cristiano. Nel linguaggio biblico il "cuore" indica il centro della persona, la sede dei suoi sentimenti e delle sue intenzioni. Nel cuore del Redentore noi adoriamo l’amore di Dio per l’umanità, la sua volontà di salvezza universale, la sua infinita misericordia. Rendere culto al Sacro Cuore di Cristo significa, pertanto, adorare quel Cuore che, dopo averci amato sino alla fine, fu trafitto da una lancia e dall’alto della Croce effuse sangue e acqua, sorgente inesauribile di vita nuova.

La festa del Sacro Cuore è stata anche la Giornata Mondiale per la santificazione dei sacerdoti, occasione propizia per pregare affinché i presbiteri nulla antepongano all’amore di Cristo. Profondamente devoto al Cuore di Cristo fu il beato Giovanni Battista Scalabrini Vescovo, patrono dei migranti, di cui il 1° giugno abbiamo ricordato il centenario della morte. Egli fondò i Missionari e le Missionarie di San Carlo Borromeo, detti "Scalabriniani", per l’annuncio del Vangelo tra gli emigranti italiani. Ricordando questo grande Vescovo, rivolgo il mio pensiero a coloro che si trovano lontani dalla patria e spesso anche dalla famiglia ed auspico che incontrino sempre sul loro cammino volti amici e cuori accoglienti, capaci di sostenerli nelle difficoltà di ogni giorno.

Il cuore che più d’ogni altro rassomiglia a quello di Cristo è senza dubbio il cuore di Maria, sua Madre Immacolata, e proprio per questo la liturgia li addita insieme alla nostra venerazione. Rispondendo all’invito rivolto dalla Vergine a Fatima, affidiamo al suo Cuore Immacolato, che ieri abbiamo particolarmente contemplato, il mondo intero, perché sperimenti l’amore misericordioso di Dio e conosca la vera pace.

 

 

 

 

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