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ANGELUS (6 NOVEMBRE 2005)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 6.11.2005

LEGGERE E MEDITARE LA SACRA SCRITTURA CON ASSIDUITA’ PER RINSALDARE LA FEDE, COME 40 ANNI FA INSEGNO’ LA DEI VERBUM . L’INVITO DEL PAPA ALL’ANGELUS IN PIAZZA SAN PIETRO        

         Quarant’anni fa, la Chiesa riscoprì, sotto una nuova luce, l’essenza della Rivelazione di Gesù, grazie alla costituzione conciliare Dei Verbum. Davanti a una Piazza San Pietro gremita di persone nonostante la pioggia, Benedetto XVI si è soffermato stamattina all’Angelus sull’anniversario del documento conciliare, ribadendo la centralità del Vangelo nella vita della Chiesa e la responsabilità dei vescovi nel trasmetterne integralmente il messaggio. Il servizio di Alessandro De Carolis: 

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Una Parola di Dio letta personalmente più e più volte, meditata con l’intelletto e con il cuore, “ruminata” quasi, per cogliervi all’interno l’essenza della Rivelazione di Gesù, così come la Chiesa, dalla sua nascita, trae vita e orientamento dal Vangelo, trasmesso nei secoli dai vescovi. Benedetto XVI ha dedicato l’Angelus di questa mattina al significato che il Concilio Vaticano II raggiunse con l’approvazione, avvenuta il 18 novembre 1965, della costituzione dogmatica Dei Verbum, un documento che il Papa stesso ha definito “una delle colonne portanti dell’intero edificio conciliare”.  

Sotto il cielo scuro di una Roma che ha conosciuto le piogge di inizio novembre ma non ancora i primi rigori dell’autunno, migliaia di persone radunatesi in Piazza San Pietro hanno ascoltato dal Pontefice – che fu giovane consulente al Concilio – l’importanza della Dei Verbum, dedicata – ha spiegato il Papa - alla Rivelazione di Dio fatta da Cristo con la sua missione terrena, alla trasmissione di questo mistero, all’ispirazione e all’interpretazione della Sacra Scrittura, tutti elementi fondamentali della vita e dell’insegnamento che da duemila anni la Chiesa testimonia e diffonde nel mondo: 

“Gli apostoli e i loro successori, i vescovi, sono i depositari del messaggio che Cristo ha affidato alla sua Chiesa, perché fosse trasmesso integro a tutte le generazioni. La Sacra Scrittura dell’Antico e del Nuovo Testamento e la sacra tradizione contengono tale messaggio, la cui comprensione progredisce nella Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo. Questa stessa tradizione fa conoscere il canone integrale dei Libri sacri e li rende rettamente comprensibili e operanti, così che Dio, il quale ha parlato ai Patriarchi e ai Profeti, non cessa di parlare alla Chiesa e, per mezzo di questa, al mondo”. 

Benedetto XVI ha riaffermato una verità evidente agli occhi della fede: la Chiesa, ha detto, “non vive di se stessa ma del Vangelo e dal Vangelo sempre trae orientamento per il suo cammino”. Grazie alla Dei Verbum, un nuovo e “forte impulso” è stato dato “alla valorizzazione della Parola di Dio”. Lo dimostrano 40 anni di teologia, di catechesi, di ecumenismo, fioriti dal Vaticano II: 

“Tra i molteplici frutti di questa primavera biblica mi piace menzionare la diffusione dell’antica pratica della lectio divina, o  “lettura spirituale” della Sacra Scrittura. Essa consiste nel rimanere a lungo sopra un testo biblico, leggendolo e rileggendolo, quasi “ruminandolo” come dicono i Padri, e spremendone, per così dire, tutto il “succo”, perché nutra la meditazione e la contemplazione e giunga ad irrigare come linfa la vita concreta”.  

Nel concludere il suo intervento prima della recita dell’Angelus, il Papa ha ricordato come l’atteggiamento di Maria che accoglie l’arcangelo Gabriele leggendo le Scritture sia una metafora della Chiesa stessa che, come il Concilio Vaticano II scrisse nella Dei Verbum, resta in “religioso ascolto della Parola di Dio”: 

“Preghiamo perché, come Maria, la Chiesa sia docile ancella della divina Parola e la proclami sempre con ferma fiducia, così che “il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami”. 

Tra i messaggi di saluto in sei lingue dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha rivolto un pensiero particolare a centinaia di pellegrini provenienti da alcune località del centro Italia, oltre che agli appartenenti dell’UNITALSI del Comune versiliano di Pietrasanta.

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 LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

Cari fratelli e sorelle!

Il 18 novembre 1965 il Concilio Ecumenico Vaticano II approvò la Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione, Dei Verbum, che costituisce una delle colonne portanti dell’intero edificio conciliare. Questo Documento tratta della Rivelazione e della sua trasmissione, dell’ispirazione e dell’interpretazione della Sacra Scrittura e della sua fondamentale importanza nella vita della Chiesa. Raccogliendo i frutti del rinnovamento teologico precedente, il Vaticano II pone al centro Cristo, presentandolo quale "il mediatore e insieme la pienezza di tutta la rivelazione" (n. 2). Infatti il Signore Gesù, Verbo fatto carne, morto e risorto, ha portato a compimento l’opera di salvezza, fatta di gesti e di parole, e ha manifestato pienamente il volto e la volontà di Dio, così che fino al suo ritorno glorioso non è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblica (cfr n. 3). Gli Apostoli e i loro successori, i Vescovi, sono i depositari del messaggio che Cristo ha affidato alla sua Chiesa, perché fosse trasmesso integro a tutte le generazioni. La Sacra Scrittura dell’antico e del nuovo Testamento e la sacra Tradizione contengono tale messaggio, la cui comprensione progredisce nella Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo. Questa stessa Tradizione fa conoscere il canone integrale dei Libri sacri e li rende rettamente comprensibili e operanti, così che Dio, il quale ha parlato ai Patriarchi e ai Profeti, non cessa di parlare alla Chiesa e, per mezzo di questa, al mondo (cfr n. 8).

La Chiesa non vive di se stessa ma del Vangelo e dal Vangelo sempre trae orientamento per il suo cammino. La Costituzione conciliare Dei Verbum ha impresso un forte impulso alla valorizzazione della Parola di Dio, da cui è derivato un profondo rinnovamento della vita della Comunità ecclesiale, soprattutto nella predicazione, nella catechesi, nella teologia, nella spiritualità e nelle relazioni ecumeniche. È infatti la Parola di Dio che, per l’azione dello Spirito Santo, guida i credenti verso la pienezza della verità (cfr Gv 16,13). Tra i molteplici frutti di questa primavera biblica mi piace menzionare la diffusione dell’antica pratica della lectio divina, o "lettura spirituale" della Sacra Scrittura. Essa consiste nel rimanere a lungo sopra un testo biblico, leggendolo e rileggendolo, quasi "ruminandolo" come dicono i Padri, e spremendone, per così dire, tutto il "succo", perché nutra la meditazione e la contemplazione e giunga ad irrigare come linfa la vita concreta. Condizione della lectio divina è che la mente ed il cuore siano illuminati dallo Spirito Santo, cioè dallo stesso Ispiratore delle Scritture, e si pongano perciò in atteggiamento di "religioso ascolto".

Questo è l’atteggiamento tipico di Maria Santissima, così come lo mostra emblematicamente l’icona dell’Annunciazione: la Vergine accoglie il Messaggero celeste mentre è intenta a meditare le Sacre Scritture, raffigurate solitamente da un libro che Maria tiene in mano, o in grembo, o sopra un leggìo. È questa anche l’immagine della Chiesa offerta dal Concilio stesso, nella Costituzione Dei Verbum: "In religioso ascolto della Parola di Dio…" (n. 1). Preghiamo perché, come Maria, la Chiesa sia docile ancella della divina Parola e la proclami sempre con ferma fiducia, così che "il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami" (ibid.).

 

 

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