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ANGELUS
(6 NOVEMBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 6 novembre 2011
All’Angelus,
Benedetto XVI chiede la fine delle violenze in Nigeria ed
esprime vicinanza alla popolazione genovese colpita
dall’alluvione
◊
“Porre fine ad ogni violenza”: è il pressante appello
di Benedetto XVI che, all’Angelus in Piazza San Pietro,
rivolge il pensiero alla Nigeria, sconvolta in questi
giorni da attacchi terroristici che, nell’area
settentrionale del Paese, hanno provocato oltre cento
morti. Il Papa esprime inoltre vicinanza alla popolazione
genovese, colpita duramente dall’alluvione. Prima delle
parole sul maltempo nel Nord Italia e la drammatica
situazione in Nigeria, il Papa ha offerto una riflessione
sulla vita eterna. “Chi crede in Dio-Amore – ha
affermato – porta in sé una speranza invincibile”. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
Benedetto
XVI è vicino alle vittime della violenza e del maltempo.
All’Angelus, il Papa rivolge innanzitutto un appello per
la pacificazione della Nigeria, sconvolta da
un’escalation di violenza che ha seminato morte e
distruzione:
“Seguo con apprensione i tragici episodi che si
sono verificati nei giorni scorsi in Nigeria e, mentre
prego per le vittime, invito a porre fine ad ogni
violenza, che non risolve i problemi, ma li accresce,
seminando odio e divisione anche fra i credenti”.
Poi, mentre su Piazza San Pietro splende il sole, il
pensiero commosso del Papa va a quelle regioni del Nord
Italia, che sono state messe in ginocchio dal maltempo.
Benedetto XVI si rivolge in particolare agli abitanti di
Genova, la città più colpita dall’alluvione:
“Il pensiero oggi non può non andare alla città
di Genova, duramente colpita dall’alluvione. Assicuro la
mia preghiera per le vittime, per i familiari e per quanti
hanno subito gravi danni. La Madonna della Guardia
sostenga la cara popolazione genovese nell’impegno
solidale per superare la prova”.
Prima delle parole di vicinanza agli alluvionati e
sulla Nigeria, il Pontefice si era soffermato a riflettere
sulla vita eterna. Un punto, ha osservato, su cui si
riscontra una “netta differenza tra chi crede e chi non
crede, o, si potrebbe ugualmente dire, tra chi spera e chi
non spera”. La fede “nella morte e risurrezione di Gesù
Cristo – ha ribadito – segna anche in questo campo,
uno spartiacque decisivo”:
“Se togliamo Dio, se togliamo Cristo, il mondo
ripiomba nel vuoto e nel buio. E questo trova riscontro
anche nelle espressioni del nichilismo contemporaneo, un
nichilismo spesso inconsapevole che contagia purtroppo
tanti giovani”.
Soffermandosi sul Vangelo della domenica, la parabola
delle dieci ragazze invitate ad una festa di nozze, il
Papa ha spiegato cosa rappresenti l’olio
“indispensabile per essere ammessi al banchetto
nuziale”:
“Vera sapienza è approfittare della vita mortale
per compiere opere di misericordia, perché, dopo la
morte, ciò non sarà più possibile”:
“Quando saremo risvegliati per l’ultimo giudizio
– ha detto – questo avverrà sulla base dell’amore
praticato nella vita terrena”:
“E questo amore è dono di Cristo, effuso in noi
dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé
una speranza invincibile, come una lampada con cui
attraversare la notte oltre la morte, e giungere
alla grande festa della vita”.
Salutando i pellegrini di lingua spagnola, il Papa ha
ricordato che domani ricorre il primo anniversario da
quando ha "avuto la gioia" di dedicare la
Sagrada Familia, opera "mirabile di tecnica, bellezza
e fede" del “geniale architetto” Gaudì.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San
Pietro
Domenica, 6 novembre 2011
Cari
fratelli e sorelle!
Le
Letture bibliche dell’odierna liturgia domenicale ci
invitano a prolungare la riflessione sulla vita eterna,
iniziata in occasione della Commemorazione di tutti i
fedeli defunti. Su questo punto è netta la differenza tra
chi crede e chi non crede, o, si potrebbe ugualmente dire,
tra chi spera e chi non spera. Scrive infatti san Paolo ai
Tessalonicesi: «Non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza a
proposito di quelli che sono morti, perché non siate
tristi come gli altri che non hanno speranza» (1 Ts
4,13). La fede nella morte e risurrezione di Gesù Cristo
segna, anche in questo campo, uno spartiacque decisivo.
Sempre san Paolo ricorda ai cristiani di Efeso che, prima
di accogliere la Buona Notizia, erano «senza speranza e
senza Dio nel mondo» (Ef 2,12). Infatti, la
religione dei greci, i culti e i miti pagani, non erano in
grado di gettare luce sul mistero della morte, tanto che
un’antica iscrizione diceva: «In nihil ab nihilo
quam cito recidimus», che significa: «Nel nulla dal
nulla quanto presto ricadiamo». Se togliamo Dio, se
togliamo Cristo, il mondo ripiomba nel vuoto e nel buio. E
questo trova riscontro anche nelle espressioni del
nichilismo contemporaneo, un nichilismo spesso
inconsapevole che contagia purtroppo tanti giovani.
Il
Vangelo di oggi è una celebre parabola, che parla di
dieci ragazze invitate ad una festa di nozze, simbolo del
Regno dei cieli, della vita eterna (Mt 25,1-13).
E’ un’immagine felice, con cui però Gesù insegna una
verità che ci mette in discussione; infatti, di quelle
dieci ragazze: cinque entrano alla festa, perché,
all’arrivo dello sposo, hanno l’olio per accendere le
loro lampade; mentre le altre cinque rimangono fuori,
perché, stolte, non hanno portato l’olio. Che cosa
rappresenta questo «olio», indispensabile per essere
ammessi al banchetto nuziale? Sant’Agostino (cfr Discorsi
93, 4) e altri antichi autori vi leggono un simbolo
dell’amore, che non si può comprare, ma si riceve come
dono, si conserva nell’intimo e si pratica nelle opere.
Vera sapienza è approfittare della vita mortale per
compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò
non sarà più possibile. Quando saremo risvegliati per
l’ultimo giudizio, questo avverrà sulla base
dell’amore praticato nella vita terrena (cfr Mt
25,31-46). E questo amore è dono di Cristo, effuso in noi
dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé
una speranza invincibile, come una lampada con cui
attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla
grande festa della vita.
A Maria, Sedes
Sapientiae, chiediamo di insegnarci la vera sapienza,
quella che si è fatta carne in Gesù. Lui è la Via che
conduce da questa vita a Dio, all’Eterno. Lui ci ha
fatto conoscere il volto del Padre, e così ci ha donato
una speranza piena d’amore. Per questo, alla Madre del
Signore la Chiesa si rivolge con queste parole: “Vita,
dulcedo, et spes nostra”. Impariamo da lei a vivere
e morire nella speranza che non delude.
Dopo
l'Angelus:
APPELLO
Seguo con
apprensione i tragici episodi che si sono verificati nei
giorni scorsi in Nigeria e, mentre prego per le vittime,
invito a porre fine ad ogni violenza, che non risolve i
problemi, ma li accresce, seminando odio e divisione anche
fra i credenti.
* * *
Je salue
cordialement les pèlerins francophones. Dans l’évangile
de ce dimanche, le Seigneur nous invite à la vigilance du
cœur pour savoir chercher et reconnaître chaque jour sa
présence. Face aux incertitudes de l’existence, n’ayons
pas peur de nous en remettre à Lui. Donnons-lui la première
place dans notre vie, et nous marcherons avec assurance
vers le bonheur éternel. Que la Vierge Marie nous
accompagne sur le chemin de la foi et de l’espérance !
Je vous bénis de grand cœur.
I am
happy to greet all the English-speaking pilgrims and
visitors present for this Angelus. In today’s
Gospel, Jesus invites us to be prepared, like the wise
maidens, for the definitive encounter with him who will
come to complete his work of salvation at the end of time.
May the light of faith always guide us and may the gift of
Christian love grow strong in our hearts and in our deeds
as we journey to the eternal wedding feast. I wish you all
a pleasant stay in Rome, and a blessed Sunday!
Ganz
herzlich grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher
Sprache, heute besonders den Tölzer Knabenchor und seine
Begleiter. Im Monat November denken wir gerne an unsere
Verstorbenen. Wir hoffen, daß der Tod nicht das Ende ist,
da Gott nicht aufhört, jeden Menschen in seiner
Einzigartigkeit zu lieben. Diese Hoffnung ist wie das
Licht der Jungfrauen im heutigen Evangelium. Wir leben in
der Erwartung, Christus, dem Licht des Lebens, zu begegnen.
Diese Spannung soll nicht in der Routine des Alltags erlöschen.
Bitten wir den Herrn, daß wir auf das Öl in unseren „Lampen“
achten und beständig bleiben im Gebet, im Hören des
Wortes Gottes, im Empfang der Sakramente, damit wir einst
am himmlischen Hochzeitsmahl teilnehmen dürfen. Gottes
Geist geleite euch auf allen euren Wegen.
Saludo a
los peregrinos de lengua española presentes en esta oración
mariana, en particular a los fieles de la parroquia de San
Agustín, de Guadalix, España, de la Arquidiócesis de
Maracaibo y la Diócesis de Cabimas, Venezuela, acompañados
por sus Obispos. La liturgia de este día nos hace una
invitación a vivir la sabiduría de la vigilancia, para
entrar en el banquete eterno. El encuentro con Dios, no se
improvisa, es algo que debe recorrer la vida entera. A
Dios “le encuentran los que le buscan”. Recuerdo, que mañana
hace un año, en Barcelona, tuve la alegría de
dedicar la Basílica de la Sagrada Familia, admirable suma
de técnica, belleza y fe, que concibió el Siervo de Dios
Antonio Gaudí, genial arquitecto. Bon diumenge. Feliz
domingo a todos.
Saúdo os
peregrinos de língua portuguesa, em particular os membros
do Instituto das Filhas do Sagrado Coração de Jesus, que
vieram do Brasil em peregrinação aos lugares de origem
da fundadora, Santa Teresa Verzeri, no décimo aniversário
da sua canonização. Desejo abundantes graças divinas,
às suas filhas e irmãs espirituais e aos seus devotos,
para construírem a vida sobre aquela rocha firme que é
Cristo vivo na sua Igreja. Deus a todos guarde e abençoe!
Lepo
pozdravljam slovenske vernike iz Šmartnega v Tuhinju! Naj
vas to vaše romanje okrepi, da boste prinašali v svoje
okolje močno luč vere in krščanske
ljubezni in boste tako vedno pripravljeni na srečanje
z nebeškim Ženinom. Naj bo z vami moj blagoslov!
[Saluto
cordialmente i fedeli sloveni da Šmartno v Tuhinju!
Questo vostro pellegrinaggio vi rafforzi affinché
portiate nei vostri ambienti la forte luce della fede e
dell’amore cristiano, per essere sempre pronti ad
accogliere lo Sposo celeste. Vi accompagni la mia
Benedizione!]
Serdeczne
pozdrowienie kieruję do Polaków. W dzisiejszej
Ewangelii Chrystus przypomina nam: „Czuwajcie, bo nie
znacie dnia, ani godziny” (Mt 25, 13). Idąc
za przykładem świętych czuwajmy, aby nie
gasły lampy naszej wiary i miłości. Wówczas
będziemy mogli wyczekiwać nieznanego dnia i
godziny przyjścia Pana bez lęku, a z nadzieją
i pokojem. Niech Bóg wam błogosławi!
[Un
cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Nel Vangelo di oggi
Cristo ci ricorda: “Vegliate, perché non sapete né
giorno né l’ora” (Mt 25, 13). Seguendo
l’esempio dei Santi vegliamo, affinché non si spengano
le lampade della nostra fede e dell’amore. Allora
potremo attendere il giorno ignoto e l’ora della venuta
del Signore senza timore, ma con la speranza e con la
pace. Dio vi benedica!]
Rivolgo
infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua
italiana, in particolare al gruppo di Veruno, con il
Sindaco e altri amministratori, come pure ai fedeli
provenienti da Rieti e da Piedimonte di Barano d’Ischia.
Il pensiero oggi non può non andare alla città di
Genova, duramente colpita dall’alluvione. Assicuro la
mia preghiera per le vittime, per i familiari e per quanti
hanno subito gravi danni. La Madonna della Guardia
sostenga la cara popolazione genovese nell’impegno
solidale per superare la prova. A tutti voi, cari
pellegrini, auguro una buona domenica e una buona
settimana. Buona domenica a voi tutti!
©
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