ANGELUS A CASTELGANDOLFO (7 AGOSTO 2005) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana sull'Angelus
Fonte: Radio Vaticana, Domenica, 7.08.2005
LA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI PER LE VITTIME DELLA TRAGEDIA AEREA DI IERI ALL’ANGELUS DEDICATO ALLA GMG DI COLONIA E AL TEMA DELL’ADORAZIONE DIVINA
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Il significato dell’adorazione nell’esperienza del cristiano, il dolore per l’ennesima, tragica notizia che è venuta a funestare, per l’Italia, l’estate del 2005. Sono i due sentimenti contrastanti che hanno dominato l’animo di Benedetto XVI all’Angelus di oggi. Dal balcone della sua residenza estiva di Castel Gandolfo, il Papa ha rivolto un messaggio di cordoglio alle famiglie di Bari e dintorni che ieri hanno perso alcuni dei loro cari el drammatico incidente aereo dell’ATR 72, precipitato in mare a poca distanza dalle coste siciliane mentre si dirigeva a Jerba, in Tunisia. |
In precedenza, il Pontefice aveva dedicato gran parte la riflessione dell’Angelus ai giovani in procinto di partire per la Giornata mondiale della Gioventù. Ce ne parla Alessandro De Carolis:
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La GMG di Colonia, un luogo dove riscoprire la “vetta dell’amore” per i giovani cristiani del terzo millennio: la santità. E’ una promessa quella che Benedetto XVI fa alle centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che una settimana si riverseranno sulla città tedesca pronta ad accoglierli per la 20.ma Giornata mondiale della gioventù. Il tema, ispirato dalla celebre affermazione rivolta dai Magi ad Erode – “Siamo venuti per adorarlo” – ha offerto al Papa lo spunto per approfondire questo argomento:
“Si può dire che tutta la Chiesa è spiritualmente mobilitata per vivere quest’evento straordinario, guardando ai Magi come a singolari modelli di ricercatori di Cristo, davanti al quale piegare le ginocchia in adorazione”.
“Ma che significa 'adorare'?”, si chiede subito dopo il Pontefice, domandandosi pure se questa pratica sia forse “un atteggiamento d’altri tempi”, privo cioè “di senso per l’uomo contemporaneo”. Tutt’altro, afferma invece, ricordando l’inizio di una preghiera d’altri tempi che molti cristiani amavano recitare e che dice: “Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore…”. L’adorazione, ha soggiunto il Papa, è un modo per rinnovare ogni giorno nella propria vita il “riconoscimento della presenza di Dio, Creatore e Signore
dell’universo”:
“E’ un riconoscimento colmo di gratitudine, che parte dal profondo del cuore e investe tutto l’essere, perché solo adorando e amando Dio sopra ogni cosa l’uomo può realizzare pienamente se stesso”.
Anche gli Apostoli sul Monte Tabor, assistendo alla trasfigurazione di Gesù, celebrata ieri dalla liturgia, hanno vissuto un’esperienza analoga, ha osservato Benedetto XVI, che ha poi affidato a Maria le “nuove generazioni” indicando a loro e a tutti i credenti i modelli da imitare per fare dell’adorazione di Dio un’autentica pratica di fede:
“I Santi sono coloro che hanno accolto questo dono e sono diventati veri adoratori del Dio vivente, amandolo senza riserve in ogni momento della loro vita. Con il prossimo incontro di Colonia, la Chiesa vuole riproporre a tutti i giovani del terzo millennio questa santità, vetta dell’amore”.
Dopo la recita dell’Angelus, sorridendo e ringraziando più volte per le affettuose acclamazioni rivoltegli in diverse lingue dalla folla radunata nel cortile del Palazzo apostolico, Benedetto XVI è poi tornato serio quando ha voluto far precedere ai tradizionali saluti nelle varie lingue un messaggio di solidarietà ai familiari delle persone scomparse tragicamente nel pomeriggio di ieri, quando un aereo tunisino carico di turisti italiani si è inabissato al largo di Palermo:
“Desidero esprimere le mie condoglianze ai parenti delle vittime della sciagura aerea avvenuta ieri nel sud dell’Italia. Prego per le vittime e per i feriti, provenienti in massima parte da Bari e dintorni. Partecipo al lutto delle famiglie e dell’intera comunità ecclesiale e civile di quella città, che ho da poco visitato in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale. Cristo, morto e risorto, infonda in tutti conforto e speranza”.
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LE PAROLE DEL PAPA PRIMA DELL'ANGELUS
- FONTE VATICAN INFORMATION SERVICE -
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Cari Fratelli e Sorelle!
Migliaia di giovani stanno per partire, o sono già in viaggio, verso Colonia per la XX Giornata Mondiale della Gioventù, che ha come tema "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2). Si può dire che tutta la Chiesa è spiritualmente mobilitata per vivere quest’evento straordinario, guardando ai Magi come a singolari modelli di ricercatori di Cristo, davanti al quale piegare le ginocchia in adorazione. Ma che significa "adorare"? Si tratta forse di un atteggiamento d’altri tempi, privo di senso per l’uomo contemporaneo? No! Una ben nota preghiera, che molti recitano al mattino e alla sera, inizia proprio con queste
parole: "Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore…". All’alba e al tramonto il credente rinnova ogni giorno la sua "adorazione", cioè il suo riconoscimento della presenza di Dio, Creatore e Signore dell’universo. E' un riconoscimento colmo di gratitudine, che parte dal profondo del cuore e investe tutto l'essere, perché solo adorando e amando Dio sopra ogni cosa l'uomo può realizzare pienamente se stesso.
I Magi adorarono il Bambino di Betlemme, riconoscendo in Lui il Messia promesso, il Figlio unigenito del Padre, in cui, come afferma san Paolo, "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). Analoga esperienza, in un certo senso, è quella dei discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni - lo ricorda la Festa della Trasfigurazione celebrata proprio ieri - ai quali Gesù sul monte Tabor rivelò la sua gloria divina, preannunciando la definitiva vittoria sulla morte. Con la Pasqua, poi, Cristo crocifisso e risorto manifesterà appieno la sua divinità, offrendo a tutti gli uomini il dono del suo amore redentore. I Santi sono
coloro che hanno accolto questo dono e sono diventati veri adoratori del Dio vivente, amandolo senza riserve in ogni momento della loro vita. Con il prossimo incontro di Colonia, la Chiesa vuole riproporre a tutti i giovani del terzo millennio questa santità, vetta dell’amore.
Chi più di Maria ci può accompagnare in questo esigente itinerario di santità? Chi più di Lei ci può insegnare ad adorare Cristo? Sia Lei ad aiutare specialmente le nuove generazioni a riconoscere in Cristo il vero volto di Dio, ad adorarlo, amarlo e servirlo con totale dedizione.
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DOPO L’ANGELUS
Prima di salutare i pellegrini presenti, desidero esprimere le mie condoglianze ai parenti delle vittime della sciagura aerea avvenuta ieri nel sud dell’Italia. Prego per le vittime e per i feriti, provenienti in massima parte da Bari e dintorni. Partecipo al lutto delle famiglie e dell’intera comunità ecclesiale e civile di quella città, che ho da poco visitato in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale. Cristo, morto e risorto, infonda in tutti conforto e speranza.
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