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ANGELUS (8 DICEMBRE 2005) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana, 8.12.2005
Dalla finestra del suo studio, davanti ad una folla di diverse migliaia di persone, il Papa ha ripreso in breve i pensieri espressi all’omelia. Ha definito il Concilio Vaticano II “il più grande evento ecclesiale del secolo ventesimo” ed ha invitato nuovamente i fedeli a lasciarsi dalla Vergine Immacolata, superando, ha detto, “la tentazione di una vita mediocre, fatta di compromessi con il male”, ma orientandosi “decisamente verso l’autentico bene, che è sorgente di gioia”. Infine, Benedetto XVI ha ricordato la visita che compirà oggi pomeriggio alla statua
dell’Immacolata in Piazza di Spagna: un omaggio tradizionale ma anche, ha aggiunto, “un atto di filiale devozione a Maria, per affidarLe l’amata città di Roma, la Chiesa e l’intera umanità”.
Tra i saluti particolari dopo la recita dell’Angelus, oltre ai membri della Pontificia Accademia dell’Immacolata, Benedetto XVI si è detto “lieto di benedire” la fiaccola olimpica per i Giochi invernali di Torino 2006, accesa nella mattina dal presidente della Repubblica italiana, Ciampi:
“Possa questa fiamma ricordare a tutti i valori di pace e di fratellanza che stanno alla base delle Olimpiadi”.
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E dunque, oggi pomeriggio alle 16, Benedetto XVI compirà il suo primo pellegrinaggio da Pontefice in Piazza di Spagna per l’omaggio all’Immacolata. La nostra emittente trasmetterà l’avvenimento in radiocronaca diretta a partire dalle 16, con commento in italiano per la zona di Roma, sull’onda media di 585 kHz e sulla modulazione di frequenza di 105 MHz. Sul significato che la solennità dell’Immacolata riveste per la Chiesa, ecco il pensiero dell’arcivescovo Angelo
Comastri, vicario del Papa per lo Stato della Città del Vaticano, al microfono di Giovanni Peduto:
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R. - Immacolata vuol dire la donna dell’amore. Noi spesso pensiamo che la purezza sia il contrario dell’amore. La purezza, invece, è la massima espressione dell’amore ed è la condizione per l’amore perché si può donare soltanto chi si possiede. I puri si possiedono perché se i puri soltanto sono capaci di donare se stessi, di donare la vita, Maria è Immacolata perché è una donna piena di amore. Ed è in quel cuore pieno di amore che Gesù ha messo la sua prima culla. E’ dentro quel cuore limpido
e puro cioè libero da ogni egoismo che Gesù è nato. Maria Immacolata ci ricorda che quello è il progetto di Dio, è il sogno di Dio dal quale noi siamo lontani, ma al quale noi dobbiamo avvicinarci ogni giorno con un cammino di conversione.
D. – All’uomo di oggi, la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria cosa dice?
R. – La solennità dell’Immacolata di Maria bisogna farla parlare. L’uomo di oggi cerca l’amore e mai come oggi si è parlato di amore, anche se spesso con inganno. Perché si chiama amore quel che amore non è. L’amore non è quello dei marciapiedi. L’amore è quello delle persone che si donano, della mamma che resta fedele alla sua famiglia, dello sposo che non abbandona i suoi figli, dei figli che non abbandonano i genitori ammalati, delle persone che si chinano sui poveri: quello è l’amore. E
allora se l’Immacolata è la festa dell’amore, noi dobbiamo, proprio partendo dal vero amore, quindi da una “correzione” sul concetto dell’amore, aiutare la gente a capire la bellezza dell’Immacolata, perché Immacolata vuol dire la donna piena di amore.
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LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari fratelli e sorelle!
Celebriamo oggi la solennità dell’Immacolata Concezione. E’ un giorno di intenso gaudio spirituale, nel quale contempliamo la Vergine Maria, "umile e alta più che creatura / termine fisso d’eterno consiglio", come canta il sommo poeta Dante (Par., XXXIII, 3). In Lei rifulge l’eterna bontà del Creatore che, nel suo disegno di salvezza, l’ha prescelta per essere madre del suo unigenito Figlio, e, in previsione della morte di Lui, l’ha preservata da ogni macchia di peccato (cfr Orazione colletta). Così, nella Madre di Cristo e Madre nostra si è realizzata perfettamente la vocazione di ogni essere umano. Tutti gli uomini, ricorda
l’apostolo Paolo, sono chiamati ad essere santi e immacolati al cospetto di Dio nell’amore (cfr Ef 1,4). Guardando alla Madonna, come non lasciar ridestare in noi, suoi figli, l’aspirazione alla bellezza, alla bontà, alla purezza del cuore? Il suo celeste candore ci attira verso Dio, aiutandoci a superare la tentazione di una vita mediocre, fatta di compromessi con il male, per orientarci decisamente verso l’autentico bene, che è sorgente di gioia.
Quest’oggi il mio pensiero va all’8 dicembre del 1965, quando il Servo di Dio Paolo VI chiuse solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II, l’evento ecclesiale più grande del secolo ventesimo, che il beato Giovanni XXIII aveva iniziato tre anni prima. Tra l’esultanza di numerosi fedeli in Piazza San Pietro, Paolo VI affidò l’attuazione dei documenti conciliari alla Vergine Maria, invocandola col dolce titolo di Madre della Chiesa. Presiedendo questa mattina una solenne Celebrazione eucaristica nella Basilica Vaticana, ho voluto rendere grazie a Dio per il dono del Concilio Vaticano II. Ho voluto, inoltre, rendere lode a Maria Santissima per aver
accompagnato questi quarant’anni di vita ecclesiale ricchi di tanti eventi. In modo speciale, Maria ha vegliato con materna premura sul pontificato dei miei venerati Predecessori, ognuno dei quali, con grande saggezza pastorale, ha guidato la barca di Pietro sulla rotta dell’autentico rinnovamento conciliare, lavorando incessantemente per la fedele interpretazione ed attuazione del Concilio Vaticano II.
Cari fratelli e sorelle, a coronamento dell’odierna giornata tutta dedicata alla Vergine Santa, seguendo un’antica tradizione nel pomeriggio mi recherò a Piazza di Spagna, ai piedi della statua dell’Immacolata. Vi chiedo di unirvi spiritualmente a me in questo pellegrinaggio, che vuole essere un atto di filiale devozione a Maria, per affidarLe l’amata città di Roma, la Chiesa e l’intera umanità.
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