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ANGELUS
(18 DICEMBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 18 dicembre 2011
Il
Papa all’Angelus: la vera gioia non è il divertimento,
ma l’incontro con Dio. Appello a difendere la vita,
primo tra i diritti
Dopo
aver lasciato il carcere di Rebibbia, il Papa è tornato
in Vaticano per la preghiera dell’Angelus. Parole di
vicinanza sono state rivolte alle popolazioni delle
Filippine colpite da un violento tifone. Benedetta
Capelli:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
In una Piazza San Pietro dominata da un cielo grigio ma
anche dalla maestosità dell’abete e del Presepe:
simboli di un Natale che il Papa ha invitato a vivere
“con intima gioia”; Benedetto XVI ha rivolto il suo
pensiero alle Filippine dove sono centinaia i morti a
causa del tifone Washi:
"Desidero assicurare la mia vicinanza alle
popolazioni del sud delle Filippine colpite da una
violenta tempesta tropicale. Prego per le vittime, in gran
parte bambini, per i senzatetto e per i numerosi
dispersi".
All’Angelus il Papa si è soffermato sulla liturgia
di questa quarta domenica d’Avvento: l’annuncio
dell’Angelo a Maria, spiegando l’importanza della
verginità della Madonna. Sullo sfondo di quel
meraviglioso momento a Nazareth c’è la profezia di
Isaia: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un
figlio, che chiamerà Emmanuele”:
“Questa antica promessa ha trovato compimento
sovrabbondante nell’Incarnazione del Figlio di Dio. Non
solo la Vergine Maria ha concepito, ma lo ha fatto per
opera dello Spirito Santo, cioè di Dio stesso. L’essere
umano che comincia a vivere nel suo grembo prende la carne
da Maria, ma la sua esistenza deriva totalmente da Dio.
E’ pienamente uomo, fatto di terra – per usare il
simbolo biblico – ma viene dall’alto, dal Cielo”.
Ed è essenziale – dice il Papa – per la conoscenza
di Gesù la verginità di Maria “perché testimonia che
l’iniziativa è stata di Dio e soprattutto rivela chi è
il concepito”. “In questo senso la verginità di Maria
e la divinità di Gesù si garantiscono reciprocamente”.
Ma c’è un altro aspetto che Benedetto XVI sottolinea
ovvero la semplicità e al tempo stesso la sapienza della
Vergine che, “molto turbata”, vuole capire meglio la
sua volontà, senza mai dubitare del potere di Dio:
“Il suo cuore e la sua mente sono pienamente
umili, e, proprio per la sua singolare umiltà, Dio
aspetta il “sì” di questa fanciulla per realizzare il
suo disegno. Rispetta la sua dignità e la sua libertà.
Il “sì” di Maria implica l’insieme di maternità e
verginità, e desidera che tutto in Lei vada a gloria di
Dio, e il Figlio che nascerà da Lei possa essere tutto
dono di grazia”.
Una verginità “unica e irripetibile” quella di
Maria ma il cui significato riguarda ogni cristiano:
“chi confida profondamente nell’amore di Dio –
evidenzia il Papa – accoglie in sé Gesù, la sua vita
divina, per l’azione dello Spirito Santo. E’ questo il
mistero del Natale”.
Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha ricordato
la beatificazione ieri a Madrid dei ventidue missionari
Oblati di Maria Immacolata e un laico, uccisi durante la
guerra civile spagnola solo perché “zelanti testimoni
del Vangelo”. Da qui l’auspicio che il loro sacrificio
porti “tanti frutti di conversione e di
riconciliazione”. Sia in inglese, in tedesco che in
polacco, il Papa ha poi esortato a guardare a Maria per
abbandonarsi completamente a Dio, infine ha salutato la
comunità romana di Comunione e Liberazione
incoraggiandola ad essere “lievito evangelico nella
società”.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San
Pietro
IV
Domenica di Avvento, 18 dicembre 2011
Cari
fratelli e sorelle!
In questa
quarta e ultima domenica di Avvento, la liturgia ci
presenta quest’anno il racconto dell’annuncio
dell’Angelo a Maria. Contemplando l’icona stupenda
della Vergine Santa, nel momento in cui riceve il
messaggio divino e dà la sua risposta, veniamo
interiormente illuminati dalla luce di verità che
promana, sempre nuova, da quel mistero. In particolare,
vorrei soffermarmi brevemente sull’importanza della
verginità di Maria, del fatto cioè che ella ha concepito
Gesù rimanendo vergine.
Sullo
sfondo dell’avvenimento di Nazaret c’è la profezia di
Isaia. “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un
figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14).
Questa antica promessa ha trovato compimento
sovrabbondante nell’Incarnazione del Figlio di Dio.
Infatti, non solo la Vergine Maria ha concepito, ma lo ha
fatto per opera dello Spirito Santo, cioè di Dio stesso.
L’essere umano che comincia a vivere nel suo grembo
prende la carne da Maria, ma la sua esistenza deriva
totalmente da Dio. E’ pienamente uomo, fatto di terra
– per usare il simbolo biblico – ma viene dall’alto,
dal Cielo. Il fatto che Maria concepisca rimanendo vergine
è dunque essenziale per la conoscenza di Gesù e per la
nostra fede, perché testimonia che l’iniziativa è
stata di Dio e soprattutto rivela chi è il
concepito. Come dice il Vangelo: “Perciò colui che
nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio” (Lc
1,35). In questo senso, la verginità di Maria e la
divinità di Gesù si garantiscono reciprocamente.
Ecco
perché è così importante quell’unica domanda che
Maria, “molto turbata”, rivolge all’Angelo: “Come
avverrà questo, poiché non conosco uomo?” (Lc
1,34). Nella sua semplicità, Maria è sapientissima: non
dubita del potere di Dio, ma vuole capire meglio la sua
volontà, per conformarsi completamente a questa volontà.
Maria è infinitamente superata dal Mistero, eppure occupa
perfettamente il posto che, al centro di esso, le è stato
assegnato. Il suo cuore e la sua mente sono pienamente
umili, e, proprio per la sua singolare umiltà, Dio
aspetta il “sì” di questa fanciulla per realizzare il
suo disegno. Rispetta la sua dignità e la sua libertà.
Il “sì” di Maria implica l’insieme di maternità e
verginità, e desidera che tutto in Lei vada a gloria di
Dio, e il Figlio che nascerà da Lei possa essere tutto
dono di grazia.
Cari
amici, la verginità di Maria è unica e irripetibile; ma
il suo significato spirituale riguarda ogni cristiano.
Esso, in sostanza, è legato alla fede: infatti, chi
confida profondamente nell’amore di Dio, accoglie in sé
Gesù, la sua vita divina, per l’azione dello Spirito
Santo. E’ questo il mistero del Natale! Auguro a tutti
voi di viverlo con intima gioia.
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