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ANGELUS
(26 DICEMBRE 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
26 dicembre 2008
Il
Papa all'Angelus: i cristiani vincano il male con la forza
della verità e dell'amore. Appello per la liberazione
delle due consacrate italiane rapite in Kenya
Nella
festa di Santo Stefano, durante l’Angelus odierno in
Piazza San Pietro, il Papa ha lanciato un accorato appello
per la liberazione delle due consacrate italiane rapite
oltre un mese e mezzo fa in Kenya e di tutti gli altri
sequestrati nel mondo. Quindi ha additato come modello per
i cristiani il primo martire della Chiesa che è morto
come Cristo perdonando i suoi uccisori. Il servizio di
Sergio Centofanti.
Sull’esempio di Santo Stefano i cristiani imparino ad
essere “testimoni credibili del Vangelo vissuto nella
verità e nella carità”: il Papa lancia questo invito
ricordando la morte del primo martire cristiano, ucciso
“a motivo della sua predicazione ardente e coraggiosa”
in un periodo in cui essere persecutori della Chiesa
“era sentito … come un dovere e un motivo di vanto”.
Ma proprio questa testimonianza – ha affermato – fu
“decisiva” per la conversione di Saulo di Tarso:
“Saulo perseguitava la Chiesa ed aveva collaborato
pure alla lapidazione di Stefano; lo aveva visto morire
sotto i colpi delle pietre e soprattutto aveva visto il
modo in cui Stefano era morto: in tutto come Cristo, cioè
pregando e perdonando i suoi uccisori (cfr At 7,59-60)”.
Poco tempo dopo il martirio di Stefano, Gesù risorto
appare a Saulo sulla via di Damasco dove lo “zelante
persecutore della Chiesa” voleva recarsi per arrestare
altri cristiani:
“Sulla via di Damasco Saulo capì che
perseguitando la Chiesa stava perseguitando Gesù morto e
veramente risorto; Gesù vivente nella sua Chiesa, vivente
anche in Stefano, che lui aveva sì visto morire, ma che
certamente ora viveva insieme con il suo Signore risorto.
Potremmo quasi dire che nella voce di Cristo avvertì
quella di Stefano e, anche per sua intercessione, la
grazia divina gli toccò il cuore. Fu così che
l’esistenza di Paolo cambiò radicalmente. Da quel
momento Gesù divenne la sua giustizia, la sua santità,
la sua salvezza (cfr 1 Cor 1,30), il suo tutto”.
E un giorno – ha aggiunto il Papa – anche Paolo
“seguirà Gesù sulle stesse orme di Stefano, versando
il proprio sangue a testimonianza del Vangelo”:
“Cari fratelli e sorelle, in Santo Stefano vediamo
realizzarsi i primi frutti della salvezza che il Natale di
Cristo ha recato all’umanità: la vittoria della vita
sulla morte, dell’amore sull’odio, della luce della
verità sulle tenebre della menzogna. Lodiamo Dio perché
questa vittoria permette anche oggi a tanti cristiani di
non rispondere al male con il male, ma con la forza della
verità e dell’amore”.
Dopo l’Angelus il Papa ha espresso la sua
preoccupazione “per quanti si trovano in situazioni di
sofferenza e di grave difficoltà”. E il suo pensiero è
andato in particolare alle due consacrate italiane Maria
Teresa Olivero e Caterina Giraudo, appartenenti al
Movimento contemplativo missionario “Padre de Foucauld”,
sequestrate, da più di un mese e mezzo, insieme a un
gruppo di loro collaboratori locali, nel villaggio di El
Waq, al nord del Kenya”:
“Vorrei che in questo momento sentissero la
solidarietà del Papa e di tutta la Chiesa. Il Signore,
che nascendo è venuto a farci dono del suo amore, tocchi
il cuore dei rapitori e conceda quanto prima a queste
nostre sorelle di essere liberate per poter riprendere il
loro disinteressato servizio ai fratelli più poveri. Per
questo, cari fratelli e sorelle, vi invito tutti a
pregare, senza dimenticare i numerosi sequestri di persone
in altre parti del mondo di cui non sempre si ha chiara
notizia: penso ai sequestrati sia per motivi politici che
per altri motivi in America Latina, in Medio Oriente, in
Africa. La nostra solidale preghiera sia in questo momento
per tutti loro di intimo, spirituale aiuto”.
“La
Festa di Santo Stefano – ha detto il Papa – ci ricorda
che siamo chiamati a seguire Gesù sulla via della Croce:
sebbene la sofferenza sia parte della vita, un Dio che
entra personalmente nella storia ha il potere di salvarci
attraverso di essa”. “Questa fede – ha concluso -
resti in noi malgrado qualsiasi avversità”.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San
Pietro
Cari
fratelli e sorelle!
L’odierna
festa di Santo Stefano, il primo martire della Chiesa, si
colloca nella luce spirituale del Natale di Cristo.
Stefano, un giovane "pieno di fede e di Spirito
Santo", come ce lo descrivono gli Atti degli
Apostoli (6,5), insieme con altri sei fu ordinato
diacono nella prima Comunità di Gerusalemme e, a motivo
della sua predicazione ardente e coraggiosa, fu arrestato
e lapidato. C’è un particolare, nel racconto del suo
martirio, che durante questo Anno Paolino chiede di essere
posto in risalto, ed è l’annotazione che "i
testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane,
chiamato Saulo" (At 7,58). Qui compare per la
prima volta san Paolo, col suo nome ebraico di Saulo,
nella veste di zelante persecutore della Chiesa (cfr Fil
3,6), ciò che allora era sentito da lui come un dovere e
un motivo di vanto. A posteriori, si potrà dire che
proprio la testimonianza di Stefano fu decisiva per la sua
conversione. Vediamo in che modo.
Poco
tempo dopo il martirio di Stefano, Saulo, sempre spinto
dallo zelo contro i cristiani, si recò a Damasco per
arrestare quelli che là avrebbe trovato. E mentre si
avvicinava alla città avvenne la sua folgorazione, quella
singolare esperienza in cui Gesù risorto gli apparve, gli
parlò e gli cambiò la vita (cfr At 9,1-9). Quando
Saulo, caduto a terra, si sentì chiamare per nome da una
voce misteriosa e chiese: "Chi sei, o Signore?",
si sentì rispondere: "Io sono Gesù, che tu
perseguiti!" (At 9,5). Saulo perseguitava la
Chiesa ed aveva collaborato pure alla lapidazione di
Stefano; lo aveva visto morire sotto i colpi delle pietre
e soprattutto aveva visto il modo in cui Stefano
era morto: in tutto come Cristo, cioè pregando e
perdonando i suoi uccisori (cfr At 7,59-60). Sulla
via di Damasco Saulo capì che perseguitando la Chiesa
stava perseguitando Gesù morto e veramente risorto; Gesù
vivente nella sua Chiesa, vivente anche in Stefano, che
lui aveva sì visto morire, ma che certamente ora viveva
insieme con il suo Signore risorto. Potremmo quasi dire
che nella voce di Cristo avvertì quella di Stefano e,
anche per sua intercessione, la grazia divina gli toccò
il cuore. Fu così che l’esistenza di Paolo cambiò
radicalmente. Da quel momento Gesù divenne la sua
giustizia, la sua santità, la sua salvezza (cfr 1 Cor
1,30), il suo tutto. E un giorno pure lui seguirà Gesù
sulle stesse orme di Stefano, versando il proprio sangue a
testimonianza del Vangelo, qui, a Roma.
Cari
fratelli e sorelle, in santo Stefano vediamo realizzarsi i
primi frutti della salvezza che il Natale di Cristo ha
recato all’umanità: la vittoria della vita sulla morte,
dell’amore sull’odio, della luce della verità sulle
tenebre della menzogna. Lodiamo Dio perché questa
vittoria permette anche oggi a tanti cristiani di non
rispondere al male con il male, ma con la forza della
verità e dell’amore. La Vergine Maria, Regina dei
Martiri, ottenga a tutti i credenti di seguire con
coraggio questa stessa via.
DOPO
L’ANGELUS
Nell’atmosfera
natalizia si avverte più forte la preoccupazione per
quanti si trovano in situazioni di sofferenza e di grave
difficoltà. Il mio pensiero va, tra gli altri, alle due
consacrate italiane: Maria Teresa Oliviero e Caterina
Giraudo, appartenenti al Movimento contemplativo
missionario "Padre de Foucauld", sequestrate, da
più di un mese e mezzo, insieme a un gruppo di loro
collaboratori locali, nel villaggio di El Waq, al nord del
Kenya. Vorrei che in questo momento sentissero la
solidarietà del Papa e di tutta la Chiesa. Il Signore,
che nascendo è venuto a farci dono del suo amore, tocchi
il cuore dei rapitori e conceda quanto prima a queste
nostre sorelle di essere liberate per poter riprendere il
loro disinteressato servizio ai fratelli più poveri. Per
questo, cari fratelli e sorelle, vi invito tutti a
pregare, senza dimenticare i numerosi sequestri di persone
in altre parti del mondo di cui non sempre si ha chiara
notizia: penso ai sequestrati sia per motivi politici che
per altri motivi in America Latina, in Medio Oriente, in
Africa. La nostra solidale preghiera sia in questo momento
per tutti loro di intimo, spirituale aiuto.
Je salue
avec joie les pèlerins de langue française. En ce
lendemain de Noël, la liturgie nous invite à célébrer
la fête de saint Étienne, premier martyr chrétien. Élu
comme diacre par l’assemblée des Apôtres, Étienne fut
un témoin invincible de la charité, du pardon et de
l’amour du Christ ressuscité. Que la prière de la
Vierge Marie, Reine des Martyrs et de saint Étienne vous
donne d’être des témoins crédibles de l’Évangile vécu
dans la vérité et la charité ! Bonnes et saintes fêtes
à tous. Avec ma Bénédiction Apostolique.
I warmly
greet all the English-speaking pilgrims present at
today’s Angelus. In this Christmas season, we
rejoice that "the grace of God has appeared!" (Tit
2:11); his mercy and love have been revealed in the
face of the Christ-child born in Bethlehem! Today’s
feast of Saint Stephen reminds us that we are also called
to follow Jesus to the Cross: though suffering is a part
of life, a God who personally enters history has the power
to save us through it. With our eyes fixed on heaven, let
us therefore "endure to the end", so that we
might gaze upon his face for all eternity (cf. Mt 10:22).
God bless you all!
Heute, am
liturgischen Festtag des heiligen Stephanus, grüße ich
von Herzen auch alle Pilger und Besucher deutscher Sprache.
Angesichts des blutigen Todes des Diakons Stephanus mögen
wir uns fragen, ob sich das Gute, das mit der Geburt des
Erlösers in die Welt gekommen ist, gegenüber dem Bösen
überhaupt behaupten kann. Der Märtyrer selbst gibt uns
die Antwort: er bittet um Vergebung für die, die ihn töten.
Im Tod bewährt er sich als Zeuge der Liebe Gottes, die
nicht untergeht. Jesus, dem er in Treue nachgefolgt ist,
nimmt ihn zu sich auf und läßt sein Blutzeugnis reiche
Frucht bringen. – Euch und euren Familien wünsche ich
eine frohe und friedliche Weihnachtszeit!
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española. En esta
fiesta de San Esteban, la Iglesia contempla en este primer
mártir el triunfo del amor que Cristo ha traído al mundo
con su Encarnación y su Nacimiento. La profesión
valiente de la fe en el Hijo de Dios y el perdón a los
perseguidores caracterizan al verdadero discípulo del Señor.
Que Dios nos conceda la gracia de vivir con gozo esta
verdad. Muchas gracias y feliz navidad.
Pozdrawiam
Polaków. Wspominamy dziś męczeństwo św.
Szczepana. Świadectwo o jego wierze i całkowitym
oddaniu dla Chrystusa przetrwało do naszych czasów i
jest dla nas wymagającym wezwaniem, ale też
źródłem nadziei: „Jeśli kto wyznaje,
że Jezus jest Synem Bożym, to Bóg trwa w nim, a
on w Bogu" (1J 4, 15). Niech ta wiara trwa w nas mimo
wszelkich przeciwności. Serdecznie wam błogosławię.
[Saluto
i polacchi. Oggi commemoriamo il martirio di Santo
Stefano. La testimonianza della sua fede e della totale
dedizione a Cristo dura fino ai nostri tempi ed è per noi
un’esigente chiamata, ma anche fonte di speranza:
"Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio,
Dio dimora in lui ed egli in Dio" (1Gv 4, 15). Questa
fede resti in noi malgrado qualsiasi avversità. Vi
benedico cordialmente.]
Rivolgo,
infine, il mio cordiale saluto a voi, pellegrini di lingua
italiana, e vi auguro di conservare in questi giorni il
clima spirituale di gioia e di serenità del Santo Natale.
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