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Aniceto
Proveniva da Emesa in Siria. Fu durante il suo
pontificato che San Policarpo, un discepolo di San
Giovanni il Divino, visitò la Chiesa Romana.
Policarpo ed Aniceto discussero sulla data in cui
celebrare la Pasqua. Policarpo e la sua chiesa di
Smyrna celebravano la Pasqua nel quattordicesimo
giorno di Nisan, che era il giorno di Pesach,
mentre la Chiesa Romana usava celebrare la Pasqua
di domenica, in quanto questo era il giorno della
resurrezione di Gesù, e la resurrezione di Gesù
in una domenica è il motivo per cui tale giorno
è santo per la cristianità. |
Policarpo
ed Aniceto non si accordarono su una data comune, ma
Aniceto permise a Policarpo di mantenere la data a cui
era abituato. La controversia si sarebbe riscaldata nei
secoli seguenti. Anche lo storico cristiano Egesippo
visitò Roma durante il pontificato di Aniceto. La
visita viene spesso citata come un segno dell'importanza
della Sede Romana già dagli albori del cristianesimo.
Aniceto fu il primo Papa a condannare l'eresia proibendo
il Montanismo. Egli inoltre si oppose attivamente allo
Gnosticismo e al Marcionismo. Secondo il Liber
Pontificalis, Aniceto decretò che ai sacerdoti non
fosse permesso portare i capelli lunghi (forse perché
così li portavano gli gnostici). Si dice che Aniceto
abbia sofferto il martirio, ma la data varia tra il 16,
il 17 e il 20 aprile, e nessun dettaglio è conosciuto
sul tipo di martirio. Viene commemorato il 17 aprile.
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Fonte:
Santi e beati
Sulla
Pasqua i cristiani non hanno mai trovato un accordo
duraturo in modo da festeggiarla tutti nello stesso
giorno. Un dissenso sempiterno. Già papa Pio I
(140-145) tenta di risolverlo, fissando per tutti la
prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Ma i
cristiani d’Oriente hanno invece una data fissa: il 14
del mese lunare di Nisan,in cui ha inizio la Pasqua
degli Ebrei. Succedendo a Pio I nel 155, papa Aniceto
tenta la strada della concertazione, incontrando a Roma
il vescovo orientale Policarpo di Smirne. I due
discutono a lungo, non trovano un accordo, ma si
separano in comunione e in pace: Aniceto, anzi, riserva
al vescovo d’Asia (e futuro martire) onori e
attenzioni speciali. Così l’unità è salva: non ci
sarà alcuno scisma sulla questione della Pasqua.
Aniceto
viene probabilmente dalla Siria e, succedendo a Pio I,
trova tra i suoi una confusione drammatica.
Dall’Oriente è arrivato il teologo Marcione, accolto
nella comunità romana e stimato per la sua generosità
e il suo rigore morale: poi si mette a divulgare una sua
dottrina basata su un Dio Padre di Gesù Cristo,
distinto dal Dio dell’Antico Testamento; insomma, due
dèi, uno Salvatore e l’altro Giudice. Marcione trova
seguaci; fonda una sua Chiesa, nominando vescovi e
preti. E crea una confusione enorme in Roma, con
relativi disordini. Secondo Policarpo, quest’uomo è
"primogenito di Satana".
Per il
vescovo Aniceto, la dottrina si combatte con la
dottrina, studiando di più per orientare i fedeli; e
ugualmente si combatte con l’esempio. Perciò nomina
un buon numero di nuovi preti e diaconi, e da ciascuno
pretende di più, a cominciare dalla moralità, che
dev’essere autentica e anche visibile. Sicché, ad
esempio: niente più ecclesiastici in giro con chiome
fluenti: capelli corti per tutti. Aniceto vive momenti
di dura persecuzione sotto Marco Aurelio, in contrasto
col pensiero di questo imperatore e con l’ispirazione
umanitaria di molte sue leggi. Ma lui vede in ogni
scontro sulla dottrina un disordine nefasto per
l’Impero, che già lotta in Oriente contro i Parti, in
Europa contro i Germani; ma che ha difficoltà anche
contro governatori romani infedeli e ribelli, come nel
caso della Siria.
Per il vescovo di Roma, l’angoscia quotidiana di
undici anni è questa Chiesa da salvare, nelle vite dei
fedeli e nella certezza della dottrina; da stimolare con
energia, ma anche con discernimento tra l’essenziale e
il secondario. Aniceto muore durante la persecuzione
(che a Roma fa vittime come san Giustino e santa
Felicita); ma probabilmente non a causa della
persecuzione. Infatti non è indicato come martire. Il
suo corpo (ed è la prima volta per un vescovo di Roma)
viene seppellito nelle cave di pozzolana che si
trasformeranno in seguito nelle catacombe di san
Callisto.