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LETTERA IN RICORDO DI DON GIUSSANI

 

 Fonte: Radio Vaticana, 22 febbraio 2006

LA SALDA FEDELTÀ A CRISTO E LO SFORZO INCESSANTE DI COMUNICARE LE RICCHEZZE DEL MESSAGGIO EVANGELICO AD OGNI CATEGORIA SOCIALE: SIANO QUESTE LE ORME SULLE QUALI DEVONO PROSEGUIRE IL CAMMINO I FIGLI SPIRITUALI DI DON LUIGI GIUSSANI. COSÌ BENEDETTO XVI IN UNA LETTERA CHE RICORDA IL SACERDOTE SCOMPARSO UN ANNO FA  

Anche Benedetto XVI ha voluto ricordare il primo anniversario della morte di don Luigi Giussani indirizzando una lettera al successore don Julián Carrón. Proprio lo scorso anno, quando era ancora cardinale, il Santo Padre ha presieduto le esequie. “Ricordo con emozione – ha scritto il Pontefice che ha definito Giussani innamorato dell’uomo perché innamorato di Cristo - la solenne celebrazione dei suoi funerali nel duomo di Milano, che mi ha dato ancora una volta di constatare la stima e l’apprezzamento che egli, nel corso della sua feconda esistenza, ha saputo suscitare attorno alla sua persona, al suo insegnamento e alla sua opera apostolica”. Ma ascoltiamo il servizio di Tiziana Campisi.  

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Ha indicato a tanti giovani Cristo come centro dell’esistenza, di lui colpivano soprattutto la salda fedeltà a Cristo e lo sforzo incessante di comunicare le ricchezze del messaggio evangelico ad ogni categoria sociale. Benedetto XVI ha ricordato con queste parole don Luigi Giussani, fondatore del Movimento di Comunione e Liberazione nella lettera inviata a don Julián Carrón. “Spetta ai suoi figli spirituali il compito di continuare a camminare sulle sue orme – scrive il Papa – seguendo il suo insegnamento e restando sempre in comunione con i vescovi e le altre componenti ecclesiali”. Ma come è stato accolto da Comunione e Liberazione il messaggio del Papa? Lo abbiamo chiesto proprio a don Julián Carrón:  

R. – Siamo veramente grati e stupiti di questa paternità del Santo Padre nei nostri confronti. Noi desideriamo essere all’altezza di questo apprezzamento del Santo Padre collaborando con la nostra risposta alla grazia che ci è stata donata per il bene della Chiesa e per il bene del mondo.  

D. – Qual è il messaggio centrale che ha lasciato don Luigi Giussani?  

R. – In una delle ultime lettere al Papa Giovanni Paolo II, don Giussani diceva che lui non ha inteso fondare niente, ma riproporre l’esperienza cristiana nei suoi fattori fondamentali, cioè un uomo con tutto il desiderio di pienezza, di felicità del cuore può trovare soltanto in Cristo presente qui ed ora una risposta adeguata. Questa è la possibilità di rispondere veramente al dramma dell’io che ha sempre bisogno di capire dove trovare il compimento della vita.  

D. – Che ricordi personali ha di don Giussani?  

R.-  Impressionante era vedere l’intensità con cui viveva la vita  che aveva soltanto una sorgente ultima che era la sua passione per Cristo, che si vedeva vibrare nel volto, nello sguardo del Giussani.  

D. – Ad un anno dalla morte di don Giussani come ha camminato Comunione e Liberazione?  

R. – Abbiamo cercato di seguire e di essere fedeli a quello che lui ci ha lasciato. Ci siamo sorpresi lungo questo anno della sua presenza tra di noi attraverso quanto accadeva: nella nostra unità, nelle testimonianze delle persone che vivono con passione quanto lui ci ha lasciato, che ci stupiscono continuamente. Vuol dire che lui è più vivo che mai, più padre che mai in mezzo a noi.  

D. – Quali sono le prospettive di Comunione e Liberazione?  

R. – Le prospettive sono di domandare in continuazione una fedeltà ogni volta più grande all’eredità che don Giussani ci ha lasciato. Siamo in grado ogni volta di imparare di più e di essere più fedeli alla sua eredità. Questo sarà il nostro contributo alla Chiesa e al mondo.

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