Il
Papa annuncia l'indizione a giugno di uno speciale Anno
Sacerdotale: il presbitero sia un testimone
"riconoscibile" di Cristo
Quello
che inizierà il prossimo 19 giugno, per concludersi nella
stessa data del 2010, sarà un “Anno Sacerdotale” che
avrà lo scopo di sottolineare che ogni sacerdote deve
tendere alla “perfezione spirituale”, perché il suo
ministero sia efficace. L’annuncio è stato dato questa
mattina da Benedetto XVI durante l’udienza alla plenaria
della Congregazione per il Clero, che terminerà
dopodomani. E’ importante, ha affermato fra l’altro il
Papa, che il sacerdote sia ben formato sulla scia degli
insegnamenti conciliari e sia sempre riconoscibile, nella
moralità e nell’aspetto. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
Santificare, insegnare, guidare. Dal momento in cui un
vescovo gli impone le mani sul capo, la vita di un
sacerdote deve dare testimonianza di questi tre valori.
Valori che, ha affermato Benedetto XVI, “prima di essere
un ufficio” sono “un dono”, grazie al quale il
sacerdote partecipa a una “vita nuova”, acquisisce
quello “stile” che fu di Gesù e quindi degli
Apostoli. Ed è questa “partecipazione” alla vita di
Cristo, che diventa anche una potestà, a rendere
“necessaria, anzi indispensabile” la “tensione verso
la perfezione morale”, ha indicato il Pontefice. Che ha
poi annunciato: “Proprio per favorire questa tensione dei
sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale
soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho
deciso di indire uno speciale ‘Anno Sacerdotale’, che
andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010.
Ricorre infatti il 150.mo anniversario della morte del
Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio
di Pastore a servizio del gregge di Cristo”. Poco prima, il Papa aveva ricordato che pure se duemila
anni di “tradizione ecclesiale” hanno “svincolato
l’efficacia sacramentale” di un sacerdote da quella
che è la sua “concreta situazione esistenziale”,
l’importanza della “formazione permanente” dei
presbiteri resta una grande e delicata priorità, da
condurre - ha rimarcato - “in comunione con
l’ininterrotta tradizione ecclesiale, senza cesure né
tentazioni di discontinuità”. Ai vescovi, Benedetto XVI
ha chiesto di coltivare “relazioni umane veramente
paterne” con i loro primi collaboratori, “soprattutto
- ha detto - sotto il profilo dottrinale”: “E’ importante favorire nei sacerdoti,
soprattutto nelle giovani generazioni, una corretta
ricezione dei testi del Concilio Ecumenico Vaticano II,
interpretati alla luce di tutto il bagaglio dottrinale
della Chiesa. Urgente appare anche il recupero di quella
consapevolezza che spinge i sacerdoti ad essere presenti,
identificabili e riconoscibili sia per il giudizio di
fede, sia per le virtù personali sia anche per l’abito,
negli ambiti della cultura e della carità, da sempre al
cuore della missione della Chiesa”. A sollecitare questa attenzione da parte del Papa è la
consapevolezza dei “radicali cambiamenti sociali degli
ultimi decenni”, che richiedono l’utilizzo delle
“migliori energie ecclesiali” per la cura dei
candidati al sacerdozio. Sacerdozio, ha insistito
Benedetto XVI, che deve essere debitamente valorizzato
poiché la sua missione, “nella Chiesa”, prende forma
da Cristo, che ne è “il centro propulsore”: “In tal senso è necessario vigilare affinché le
'nuove strutture' od organizzazioni pastorali non siano
pensate per un tempo nel quale si dovrebbe 'fare a meno'
del ministero ordinato, partendo da un’erronea
interpretazione della giusta promozione dei laici, perché
in tal caso si porrebbero i presupposti per l’ulteriore
diluizione del sacerdozio ministeriale e le eventuali
presunte 'soluzioni' verrebbero drammaticamente a
coincidere con le reali cause delle problematiche
contemporanee legate al ministero”. Benedetto
XVI ha anche ricordato i quattro aspetti della missione
sacerdotale. Essa, ha ribadito, è “ecclesiale” perché
“nessuno annuncia se stesso” ma Dio. E’ “comunionale”,
perché si svolge “in un’unità e in una comunione”.
Ed è, infine, “gerarchica” e “dottrinale”:
aspetti, ha osservato il Papa, che sottolineano
“l’importanza della disciplina ecclesiastica” e,
ancora una volta, della “formazione dottrinale, e non
solo teologica, iniziale e permanente”.