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DISCORSO
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PROMOSSO DALL'ISTITUTO
SANT'ANSELMO |
Radio
Vaticana, 6 maggio 2011
Il
Papa sulla riforma liturgica: sbaglia chi oppone la
tradizione al progresso, la liturgia è il segno di Cristo
vivo
È
sbagliato opporre tradizione e progresso nella liturgia,
perché in essa il rinnovamento è dato dalla forza stessa
di Cristo, che la anima con la sua presenza. Con questa e
altre considerazioni, Benedetto XVI ha celebrato il 50.mo
di fondazione del Pontificio Istituto Liturgico, ricevendo
in udienza in Vaticano i circa 250 partecipanti al
Congresso internazionale di liturgia, promosso dal
Pontificio Ateneo Sant’Anselmo. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
La liturgia, ha affermato Benedetto XVI, dà forza alla
Chiesa, le permette di vedere Cristo Risorto e in
“azione”, educa al “primato della fede e della
grazia”. Eppure, spesso, specie dal Vaticano II in
avanti, i fautori del nuovo in campo liturgico sono
entrati in contrasto con i difensori del passato.
Benedetto XVI ha preso in esame 50 anni di eredità
conciliare passandoli sotto la lente della competenza e
della speciale sensibilità da sempre possedute su questo
tema. Al tempo del Vaticano II, c’era anzitutto
l’esigenza di suscitare “una partecipazione più
attiva dei fedeli alle celebrazioni liturgiche attraverso
l’uso delle lingue nazionali” e di studiare
l’“adattamento dei riti nelle varie culture”:
“Inoltre, si rivelava chiara fin dall'inizio la
necessità di studiare in modo più approfondito il
fondamento teologico della Liturgia, per evitare di cadere
nel ritualismo o di favorire il soggettivismo, il
protagonismo del celebrante, e affinché la riforma fosse
ben giustificata nell'ambito della Rivelazione e in
continuità con la tradizione della Chiesa”.
Ciò che conta comprendere, ha proseguito il Papa, è
che la liturgia della Chiesa “va al di là della stessa
riforma conciliare”, il cui “scopo, infatti, non era
stato principalmente quello di cambiare i riti e i testi,
quanto quello di rinnovare la mentalità e porre al centro
della vita cristiana e della pastorale la celebrazione del
Mistero pasquale di Cristo”:
“Purtroppo, forse, anche da noi Pastori ed
esperti, la Liturgia è stata colta più come un oggetto
da riformare che non come soggetto capace di rinnovare la
vita cristiana, dal momento in cui 'esiste un legame
strettissimo e organico tra il rinnovamento della Liturgia
e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa. La Chiesa
dalla Liturgia attinge la forza per la vita'".
Dalla storia al futuro – anzi “tra memoria e
profezia”, secondo il titolo del IX Congresso
internazionale organizzato dal Pontificio Ateneo
Sant’Anselmo – Benedetto XVI ha ricordato che cosa
istituzioni accademiche come l’Ateneo o come il
Pontificio Istituto Liturgico hanno fatto negli decenni
seguenti la riforma, ovvero aiutare il popolo di Dio…
“…a vivere la Liturgia come espressione della
Chiesa in preghiera, come presenza di Cristo in mezzo agli
uomini e come attualità costitutiva della storia della
salvezza (...) Nell'azione liturgica della Chiesa sussiste
la presenza attiva di Cristo: ciò che ha compiuto nel suo
passaggio in mezzo agli uomini, Egli continua a renderlo
operante attraverso la sua personale azione sacramentale,
il cui centro è costituito dall'Eucaristia”.
La liturgia, ha insistito Benedetto XVI, è il
testimone “privilegiato della tradizione vivente della
Chiesa”. E i Padri conciliari, ha concluso, hanno voluto
consegnare ai posteri un programma di riforma “in
equilibrio” tra “la grande tradizione liturgica del
passato e il futuro”:
“Non poche volte si
contrappone in modo maldestro tradizione e progresso. In
realtà, i due concetti si integrano: la tradizione è una
realtà viva, include perciò in se stessa il principio
dello sviluppo, del progresso. Come a dire che il fiume
della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e
tende verso la foce”.
DISCORSO
DEL PAPA
Eminenza,
Reverendo
Padre Abate Primate,
Reverendo
Rettore Magnifico,
Illustri
Professori,
Cari
Studenti,
Vi
accolgo con gioia in occasione del IX Congresso
Internazionale di Liturgia che celebrate nell'ambito del
cinquantesimo anniversario di fondazione del Pontificio
Istituto Liturgico. Saluto cordialmente ciascuno di voi,
in particolare il Gran Cancelliere, l'Abate Primate dom
Notker Wolf, e lo ringrazio per le cortesi espressioni che
ha voluto rivolgermi a nome di tutti voi.
Il
Beato Giovanni XXIII, raccogliendo le istanze del
movimento liturgico che intendeva dare nuovo slancio e
nuovo respiro alla preghiera della Chiesa, poco prima del
Concilio Vaticano II e nel corso della sua celebrazione
volle che la Facoltà dei Benedettini sull'Aventino
costituisse un centro di studi e di ricerca per assicurare
una solida base alla riforma liturgica conciliare. Alla
vigilia del Concilio, infatti, appariva sempre più viva
in campo liturgico l’urgenza di una riforma, postulata
anche dalle richieste avanzate dai vari episcopati.
D'altra parte, la forte esigenza pastorale che animava il
movimento liturgico richiedeva che venisse favorita e
suscitata una partecipazione più attiva dei fedeli alle
celebrazioni liturgiche attraverso l'uso delle lingue
nazionali e che si approfondisse il tema dell'adattamento
dei riti nelle varie culture, specie in terra di missione.
Inoltre, si rivelava chiara fin dall'inizio la necessità
di studiare in modo più approfondito il fondamento
teologico della Liturgia, per evitare di cadere nel
ritualismo o di favorire il soggettivismo, il protagonismo
del celebrante, e affinché la riforma fosse ben
giustificata nell'ambito della Rivelazione e in continuità
con la tradizione della Chiesa. Papa Giovanni XXIII,
animato dalla sua saggezza e da spirito profetico, per
raccogliere e rispondere a tali esigenze creò l'Istituto
Liturgico, a cui volle subito attribuire l'appellativo di
"Pontificio" per indicarne il peculiare legame
con la Sede Apostolica.
Cari
amici, il titolo scelto per il Congresso di quest’Anno
Giubilare è alquanto significativo: "Il Pontificio
Istituto Liturgico tra memoria e profezia". Per
quanto concerne la memoria, dobbiamo constatare i frutti
abbondanti suscitati dallo Spirito Santo in mezzo secolo
di storia, e per questo rendiamo grazie al Datore di ogni
bene, nonostante anche i malintesi e gli errori nella
realizzazione concreta della riforma. Come non ricordare i
pionieri, presenti all'atto della fondazione della Facoltà:
dom Cipriano Vagaggini, dom Adrien Nocent, dom Salvatore
Marsili e dom Burkhard Neunheuser, che, accogliendo le
istanze del Pontefice fondatore, si impegnarono,
specialmente dopo la promulgazione della Costituzione
conciliare Sacrosanctum Concilium, ad approfondire
"l'esercizio della missione sacerdotale di Gesù
Cristo, mediante la quale con segni visibili viene
significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la
santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal Corpo
Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue
membra, il culto pubblico integrale" (n. 7).
Appartiene
alla "memoria" la vita stessa del Pontificio
Istituto Liturgico, che ha offerto il suo contributo alla
Chiesa impegnata nella recezione del Vaticano II,
attraverso un cinquantennio di formazione liturgica
accademica. Formazione offerta alla luce della
celebrazione dei santi misteri, della liturgia comparata,
della Parola di Dio, delle fonti liturgiche, del
magistero, della storia delle istanze ecumeniche e di una
solida antropologia. Grazie a questo importante lavoro
formativo, un elevato numero di laureati e licenziati
prestano ora il loro servizio alla Chiesa in varie parti
del mondo, aiutando il Popolo santo di Dio a vivere la
Liturgia come espressione della Chiesa in preghiera, come
presenza di Cristo in mezzo agli uomini e come attualità
costitutiva della storia della salvezza. Infatti, il
Documento conciliare pone in viva luce il duplice
carattere teologico ed ecclesiologico della Liturgia. La
celebrazione realizza contemporaneamente un'epifania del
Signore e un'epifania della Chiesa, due dimensioni che si
coniugano in unità nell'assemblea liturgica, ove il
Cristo attualizza il Mistero pasquale di morte e di
risurrezione e il popolo dei battezzati attinge più
abbondantemente alle fonti della salvezza. Nell'azione
liturgica della Chiesa sussiste la presenza attiva di
Cristo: ciò che ha compiuto nel suo passaggio in mezzo
agli uomini, Egli continua a renderlo operante attraverso
la sua personale azione sacramentale, il cui centro è
costituito dall'Eucaristia.
Con il
termine "profezia", lo sguardo si apre su nuovi
orizzonti. La Liturgia della Chiesa va al di là della
stessa "riforma conciliare" (cfr Sacrosanctum
Concilium, 1), il cui scopo, infatti, non era
principalmente quello di cambiare i riti e i testi, quanto
invece quello di rinnovare la mentalità e porre al centro
della vita cristiana e della pastorale la celebrazione del
Mistero Pasquale di Cristo. Purtroppo, forse, anche da noi
Pastori ed esperti, la Liturgia è stata colta più come
un oggetto da riformare che non come soggetto
capace di rinnovare la vita cristiana, dal momento in cui
"esiste un legame strettissimo e organico tra il
rinnovamento della Liturgia e il rinnovamento di tutta la
vita della Chiesa. La Chiesa dalla Liturgia attinge la
forza per la vita". A ricordarcelo è il Beato
Giovanni Paolo II nella Vicesimus quintus annus,
dove la liturgia è vista come il cuore pulsante di
ogni attività ecclesiale. E il Servo di Dio Paolo VI,
riferendosi al culto della Chiesa, con un’espressione
sintetica affermava: "Dalla lex credendi
passiamo alla lex orandi, e questa ci conduce alla lux
operandi et vivendi" (Discorso nella cerimonia
dell’offerta dei ceri, 2 febbraio 1970).
Culmine
verso cui tende l'azione della Chiesa e insieme fonte da
cui promana la sua virtù (cfr Sacrosanctum Concilium,
10), la Liturgia con il suo universo celebrativo
diventa così la grande educatrice al primato della fede e
della grazia. La Liturgia, teste privilegiato della
Tradizione vivente della Chiesa, fedele al suo nativo
compito di rivelare e rendere presente nell'hodie
delle vicende umane l'opus Redemptionis, vive di un
corretto e costante rapporto tra sana traditio e legitima
progressio, lucidamente esplicitato dalla Costituzione
conciliare al n. 23. Con questi due termini, i Padri
conciliari hanno voluto consegnare il loro programma di
riforma, in equilibrio con la grande tradizione liturgica
del passato e il futuro. Non poche volte si contrappone in
modo maldestro tradizione e progresso. In realtà, i due
concetti si integrano: la tradizione è una realtà viva,
include perciò in se stessa il principio dello sviluppo,
del progresso. Come a dire che il fiume della tradizione
porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce.
Cari
amici, confido che questa Facoltà di Sacra Liturgia
continui con rinnovato slancio il suo servizio alla
Chiesa, nella piena fedeltà alla ricca e preziosa
tradizione liturgica e alla riforma voluta dal Concilio
Vaticano II, secondo le linee maestre della Sacrosanctum
Concilium e dei pronunciamenti del Magistero. La
Liturgia cristiana è la Liturgia della promessa compiuta
in Cristo, ma è anche la Liturgia della speranza, del
pellegrinaggio verso la trasformazione del mondo, che avrà
luogo quando Dio sarà tutto in tutti (cfr 1Cor
15,28). Per intercessione della Vergine Maria, Madre della
Chiesa, in comunione con la Chiesa celeste e con i patroni
San Benedetto e Sant'Anselmo, invoco su ciascuno la
Benedizione Apostolica. Grazie.
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