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IL
VIAGGIO DI BENEDETTO XVI VERSO IL BRASILE (9 MAGGIO 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 9 maggio 2007
Poche
ore all'arrivo in Brasile di Benedetto XVI: la sosta nella
città di San Paolo e venerdì il trasferimento ad
Aparecida per l'inaugurazione della Quinta Conferenza
generale dell'Episcopato latinoamericano e caraibico
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Benedetto
XVI è partito per il Brasile, suo sesto viaggio
apostolico extra-italiano: al centro della visita
l’inaugurazione della V Conferenza generale
dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi ad
Aparecida domenica 13 maggio. L’aereo papale, un Boeing
777 dell’Alitalia, è decollato dall’aeroporto di
Fiumicino alle 9.08.
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L’arrivo del Papa è previsto per
le 16.30 a San Paolo: saranno le 21.30 in Italia.
Sull'aereo che lo sta portando in Brasile, il Papa ha
tenuto la tradizionale conferenza stampa con i
giornalisti. Ce ne parla Sergio Centofanti.
“Amo molto l’America Latina": è quanto ha
detto ai giornalisti il Papa che ha espresso la sua
“grande gioia” di recarsi nel “Continente della
speranza” per annunciare la bellezza di essere
cristiani. ''Finalita' primaria di questo viaggio – ha
detto - è la V Conferenza generale dell’Episcopato
dell'America Latina e dei Caraibi”: il viaggio ha
quindi, “di per sé, un contenuto specificamente
religioso: dare la vita in Cristo e farsi discepoli di
Cristo”. Ma la missione religiosa della Chiesa - ha
aggiunto – pone “le condizioni per le soluzioni
necessarie ai grandi problemi sociali e politici
dell'America Latina''. E questo anche se “la Chiesa in
quanto tale non fa politica ma rispetta la laicità”: la
Chiesa, infatti, vuole formare dei credenti “capaci di
essere testimoni di Cristo” nella società, maturi sia
riguardo alle “virtù personali” che alle “grandi
virtù sociali”.
Benedetto XVI ha parlato della proclamazione del primo
santo nato in Brasile, il frate francescano Antonio de
Sant’Anna Galvão, uomo “di riconciliazione e di
pace”. E si è soffermato sull’impegno della Chiesa
contro la violenza: “chi ha fede in Cristo, in questo
Dio di riconciliazione che con la Croce ha posto il segno
più forte contro la violenza non è violento e aiuta gli
altri a non essere violenti … e mobilita le forze contro
la violenza”.
A una domanda sulla teologia della liberazione
Benedetto XVI ha ricordato che oggi la situazione è
profondamente cambiata: la Chiesa - ha ribadito - è
fortemente impegnata per la giustizia ma nello stesso
tempo opera un discernimento per evitare i falsi
millenarismi che credono di poter realizzare dalle
rivoluzioni un sistema sociale perfetto.
Il Papa ha parlato anche di Oscar Arnulfo Romero,
l’arcivescovo di San Salvador ucciso nel 1980 mentre
celebrava la Messa: è un ''grande testimone della fede''
- ha detto - e non dubita ''che la sua persona meriti la
beatificazione'', anche se la sua figura – ha precisato
- va liberata da quelle deformazioni ideologiche di quanti
hanno cercato di appropriarsene per motivi politici.
Sulla diffusione delle sette in America Latina il Papa
ha affermato che sono un segno che le persone hanno
"sete di Dio". La Chiesa deve rispondere a
questa esigenza su un piano molto concreto nella
consapevolezza che oltre ad annunciare il messaggio
cristiano, occorre aiutare le persone a trovare condizioni
di vita giuste, micro e macroeconomiche. Ad una domanda
sui politici che in Messico hanno appoggiato la legge
sulla depenalizzazione dell’aborto, il Papa ha
sottolineato la necessità della coerenza per i politici
cristiani, ribadendo che la Chiesa annuncia il Vangelo
della vita: “la vita è un dono, non è una minaccia”.
Il direttore della Sala Stampa, padre Federico
Lombardi, commentando alcuni lanci di agenzia in merito
alla risposta del Papa, ha precisato che non essendo stata
dichiarata alcuna scomunica da parte dei vescovi messicani
per quei politici, Benedetto XVI non ha inteso dichiararla
nemmeno lui. L'azione legislativa favorevole all'aborto -
ha precisato padre Lombardi - non e' compatibile con la
partecipazione all’Eucaristia. ''Ma sono dunque
scomunicati?'', gli e' stato chiesto: no - ha precisato
padre Lombardi - si autoescludono dalla Comunione''.
E in volo verso il Brasile Benedetto XVI ha inviato i
tradizionali telegrammi ai capi di Stato dei Paesi
sorvolati. Il Papa ha scritto al presidente della
Repubblica italiana, della Francia, dell’Algeria, della
Repubblica islamica di Mauritania e del Senegal,
assicurando la sua preghiera per lo sviluppo delle
Nazioni. Al presidente Giorgio Napolitano il Santo Padre
ha espresso fervidi auspici per il benessere spirituale,
civile e sociale del popolo italiano, mentre il capo dello
Stato, ha risposto di essere certo che la parola del Papa,
in Brasile, “saprà ancora una volta riaffermare i
valori di dignità della persona e di solidarietà posti
al centro della sua alta missione apostolica.” “Il
Brasile - si legge ancora nel telegramma di Napolitano -
ha intrapreso con grande determinazione un cammino di
crescita e sviluppo che lo ha portato ad assumere un ruolo
di primo piano sulla scena mondiale”. Ma se povertà e
diseguaglianza affliggono ancora oggi larghi strati della
popolazione brasiliana, il presidente della Repubblica
italiana è convinto che la presenza di Benedetto XVI
offrirà “a tutti non solo conforto, ma anche speranza e
fiducia nell’avvenire”.
VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
IN BRASILE IN OCCASIONE DELLA V CONFERENZA GENERALE
DELL’EPISCOPATO LATINOAMERICANO E DEI CARAIBI
INTERVISTA
CONCESSA DAL SANTO PADRE AI GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO VERSO IL BRASILE
Mercoledì, 9
maggio 2007
Papa:
Buongiorno, ci troviamo sopra il Sahara e andiamo verso il
“continente della speranza”. Io vado con grande gioia,
con tante speranze a questo incontro con l’America
Latina. Abbiamo diversi momenti significativi: prima a San
Paolo, l’incontro con la gioventù; e poi la
canonizzazione, sempre a San Paolo, di questo primo santo
nato in Brasile, che mi sembra un’espressione importante
anche di ciò che questo viaggio vuol significare. Si
tratta di un santo francescano, che ha attualizzato in
Brasile il carisma francescano ed è conosciuto come un
santo di riconciliazione e di pace. Diciamo quindi che
questo è un segno importante di una personalità che ha
saputo creare pace e così anche coerenza sociale ed
umana.
E poi un
altro incontro importante, alla ‘Fazenda da Esperança’
(n.d.r. la comunità di recupero per tossicodipendenti
che il Papa visiterà sabato mattina), un luogo dove
appare la forza di guarigione che sta nella fede e che
aiuta ad aprire gli orizzonti della vita. Tutti questi
problemi di droga etc. nascono proprio da una mancanza di
speranza nel futuro. E’ la fede che apre il futuro e così
anche sa guarire. Mi sembra quindi che questa forza di
guarire e di dare speranza, aprendo un orizzonte per il
futuro, sia molto importante.
E
finalmente, il punto che rappresenta poi la finalità
primaria di questo viaggio, l’incontro con i Vescovi del
Celam, cioè con la V Conferenza continentale dei Vescovi
dell’America Latina. E’ un incontro che ha di per sé
– diciamo – un contenuto specificamente religioso:
dare la vita in Cristo e farsi discepoli di Cristo,
sapendo che tutti vogliamo avere la vita, ma la vita non
è compiuta se non ha un contenuto dentro di sé, e
inoltre una direzione in cui andare. In questo senso
risponde alla missione religiosa della Chiesa ed apre
anche lo sguardo sulle condizioni necessarie per le
soluzioni ai grandi problemi sociali e politici
dell’America Latina.
La Chiesa
come tale non fa politica - rispettiamo la laicità - ma
offre le condizioni nelle quali una sana politica, con la
conseguente soluzione dei problemi sociali, può maturare.
Quindi vogliamo rendere i cristiani consapevoli del dono
della fede, della gioia della fede, grazie alla quale è
possibile conoscere Dio e conoscere così anche il perché
della nostra vita. I cristiani possono così essere
testimoni di Cristo ed imparare sia le virtù personali
necessarie, sia anche le grandi virtù sociali: il senso
della legalità che è decisivo per la formazione della
società. Conosciamo i problemi dell’America Latina, ma
vogliamo mobilitare proprio quelle capacità, quelle forze
morali che ci sono, le forze religiose, per rispondere così
alla specifica missione della Chiesa e alla nostra
responsabilità universale per l’uomo come tale e per la
società come tale.
Padre
Lombardi: io darei, all’inizio, la parola al Globo,
che assicura un po’ la copertura di questo viaggio,
anche per la televisione.
Domanda:
Santità, la Chiesa può fare qualcosa per la violenza,
che in Brasile arriva ad assumere dimensioni
inaccettabili?
Papa:
Chi ha la fede in Cristo, chi ha la fede in questo Dio che
è riconciliazione e che con la Croce ha posto il segno più
forte contro la violenza, non è violento ed aiuta gli
altri a superare la violenza. Quindi la cosa più grande
che possiamo fare è quella di educare alla fede in
Cristo, ad imparare il messaggio che fluisce dalla persona
di Cristo. Essere realmente un uomo, una donna di fede
significa automaticamente resistere alla violenza e questo
mobilita le forze contro di essa.
Domanda:
Santità, in Brasile c’è una proposta di referendum
sul tema dell’aborto; a Città del Messico due settimane
fa è stato depenalizzato l’aborto. Cosa può fare la
Chiesa per arginare questa tendenza, affinché non si
estenda ad altri Paesi Latinoamericani, tenendo presente
che in Messico il Papa è stato accusato perfino di
ingerenza per avere appoggiato i Vescovi? Ed è
d’accordo con la Chiesa messicana che i parlamentari che
approvano queste leggi che va contro i valori di Dio
devono essere scomunicati?
Papa: C’è
questa grande lotta della Chiesa per la vita. Voi sapete
che Papa Giovanni Paolo II ne ha fatto un punto
fondamentale di tutto il suo pontificato. Ha scritto una
grande Enciclica
sul Vangelo della vita. Andiamo naturalmente avanti
con questo messaggio che la vita è un dono e la vita non
è una minaccia. Mi sembra che alla radice di queste
legislazioni ci sia da una parte un certo egoismo e
dall’altra parte anche un dubbio sul valore della vita,
sulla bellezza della vita ed anche un dubbio sul futuro. E
la Chiesa risponde soprattutto a questi dubbi: la vita è
bella, non è una cosa dubbia, ma è un dono ed anche in
condizioni difficili la vita rimane sempre un dono. Quindi
ricreare questa coscienza della bellezza del dono della
vita. E poi l’altra cosa, il dubbio sul futuro:
naturalmente ci sono tante minacce nel mondo, ma la fede
ci dà la certezza che Dio è sempre più forte e rimane
presente nella storia e quindi possiamo, con fiducia,
anche dare la vita a nuovi essere umani. Con la
consapevolezza che la fede ci da circa la bellezza della
vita e circa la presenza provvida di Dio nel nostro futuro
possiamo resistere a queste paure che sono alla radice di
queste legislazioni.
Domanda
(televisione brasiliana): Santità, noi notiamo che
nei suoi discorsi si fa riferimento al relativismo
dell’Europa, alla povertà dell’Africa, però manca un
po’ l’America Latina forse perché non è una
preoccupazione o Lei dedicherà, forse, in futuro qualche
parola più specifica?
Papa:
No, io amo molto l’America Latina, io ho fatto molte
visite in America Latina ed ho tanti amici e so come siano
grandi i problemi, e d’altra parte come è grande la
ricchezza di questo continente. Vediamo in questo periodo
come siano “dominanti” i problemi del Medio Oriente,
della Terra Santa, dell’Iraq, etc. C’è dunque, per
così dire, una immediata priorità di cui occorre tener
conto. E anche le sofferenze dell’Africa sono
grandissime, come sappiamo. Ma non meno mi preoccupano i
problemi dell’America Latina, perché non amo meno
l’America Latina, il grande – anzi, il più grande –
continente cattolico e quindi anche la più grande
responsabilità per un Papa. Perciò sono felice che sia
finalmente arrivato il momento per me di andare in America
Latina, di confermare l’impegno preso da Paolo VI e
Giovanni Paolo II e di continuare nella stessa linea. Il
Papa desidera naturalmente che, oltre ad essere il
continente cattolico, sia anche un continente esemplare,
dove si risolvono in modo adeguato i problemi umani, che
sono grandi. E si lavora insieme con gli episcopati, i
sacerdoti, i religiosi e i laici, affinché questo grande
continente cattolico sia anche un continente di vita e
realmente di speranza. Questa è per me una priorità di
prim’ordine.
Domanda:
Santità nel suo discorso di arrivo Lei dice che si tratta
di formare cristiani dando indicazioni morali, poi loro
decidono liberamente e coscientemente. Lei condivide la
scomunica data ai deputati di Città del Messico sulla
questione dell’aborto?
Papa:
La scomunica non è una cosa arbitraria, ma è prevista
dal Codice (n.d.r. codice di diritto canonico).
Quindi sta semplicemente nel Diritto Canonico che
l’uccisione di un bambino innocente è incompatibile con
l’andare alla comunione in cui si riceve il Corpo di
Cristo. Non si è quindi inventato qualcosa di nuovo, di
sorprendente o di arbitrario. E’ stato solo ricordato
pubblicamente quanto è previsto dal Diritto della Chiesa,
da un Diritto che è basato sulla dottrina e sulla fede
della Chiesa, sul nostro apprezzamento per la vita e per
la individualità umana, sin dal primo momento.
Domanda
in tedesco
Papa: Rispondo
in italiano: Mi ha chiesto se mi sento sufficientemente
appoggiato dai tedeschi e se ho anche un po’ di
nostalgia della Germania. Sì, mi sento sufficientemente
appoggiato; è normale che in un Paese misto (protestante
e cattolico), i battezzati non siano tutti d’accordo con
il Papa; questo è del tutto normale. Ma mi sembra che ci
sia però un grande appoggio, anche di persone che
appartengono alla parte non cattolica della Germania.
Quindi, sì l’appoggio c’è e mi aiuta. Amo la mia
patria, ma amo anche Roma e adesso sono cittadino del
mondo. E così sono a casa dappertutto e sono vicino al
mio Paese, come a tutti gli altri.
Domanda:
Buongiorno, Santità! Nel suo libro “Gesù di
Nazaret” ha parlato di una drammatica crisi della fede.
In America Latina non c’è forse questa drammatica crisi
della fede, ma un affievolimento sì; la teologia della
liberazione è stata sostituita dalla teologia delle sétte
protestanti, che promettono paradisi della fede a buon
mercato; e la Chiesa cattolica perde fedeli. Come arginare
questa emorragia dei fedeli cattolici?
Papa: Questa
è la nostra comune preoccupazione. Proprio in questa V
Conferenza del CELAM vogliamo trovare risposte convincenti
e si lavora già per questo. Questo successo delle sétte
dimostra, da una parte, che c’è una diffusa sete di
Dio, una sete di religione, le persone vogliono essere
vicine a Dio e cercano un contatto con Lui. E
naturalmente, dall’altra, accettano anche chi si
presenta e promette soluzioni ai loro problemi di vita
quotidiana. Noi, come Chiesa cattolica, dobbiamo mettere
in atto proprio quello che è lo scopo della V
Conferenza - essere cioè più missionari e, quindi, più
dinamici nell’offrire risposte alla sete di Dio, essere
consapevoli che la gente, e anche proprio i poveri,
vogliono avere Dio vicino. Siamo consapevoli che, insieme
a questa risposta alla sete di Dio, dobbiamo aiutarli a
trovare le condizioni di vita giuste sia a livello
micro-economico, nelle situazioni concretissime come fanno
le sette, sia a livello macro-economico, pensando anche a
tutte le esigenze della giustizia.
Domanda:
A proposito della domanda del collega. Ci sono ancora
molti esponenti della teologia della liberazione in
diversi luoghi del Brasile. Quale il messaggio specifico
per questi esponenti della teologia della liberazione?
Papa: Direi
che con il cambiare della situazione politica è anche
profondamente cambiata la situazione della Teologia della
liberazione e adesso è evidente che questi facili
millenarismi, che promettevano nell’immediato, come
conseguenza della rivoluzione, le condizioni complete di
una vita giusta, erano sbagliate. Questo lo sanno oggi
tutti. Adesso la questione è come la Chiesa debba essere
presente nella lotta per le riforme necessarie, nella
lotta per condizioni più giuste di vita. Su questo si
dividono i teologi, in particolare gli esponenti della
teologia politica. Noi, con la Istruzione data a suo tempo
dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, abbiamo
cercato di fare un lavoro di discernimento, abbiamo
cercato cioè di liberarci da falsi millenarismi, di
liberarci anche da una mescolanza sbagliata di Chiesa e
politica, di fede e politica; e di mostrare la parte
specifica della missione della Chiesa, che è proprio
quella di rispondere alla sete di Dio e quindi anche di
educare alle virtù personali e sociali, che sono
condizione necessaria per far maturare il senso della
legalità. E, dall’altra parte, abbiamo cercato di
indicare le linee guida per una politica giusta, una
politica che non facciamo noi, ma per la quale dobbiamo
noi indicare le grandi linee e i grandi valori
determinanti e creare – diciamo – le condizioni umane,
sociali e psicologiche nelle quali tali valori possano
crescere. C’è, quindi, lo spazio per un dibattito
difficile, ma legittimo, su come arrivare a questo e su
come nel miglior modo rendere efficace la Dottrina sociale
della Chiesa. In questo senso anche alcuni teologi della
liberazione cercano di avanzare dentro questa strada;
altri prendono altre posizioni. In ogni caso il senso
dell’intervento del magistero non è stato quello di
distruggere l’impegno per la giustizia, ma di guidarlo
sulle strade giuste ed anche nel rispetto della giusta
differenza tra responsabilità politica e responsabilità
ecclesiale.
Domanda:
Sappiamo che Lei è stato due volte in Colombia,
quando era Cardinale e sappiamo che è rimasta molto
presente nel suo cuore la Colombia. Vorremmo sapere che
cosa può fare la Chiesa, affinché noi possiamo andare
avanti soprattutto in questa situazione di conflitto
interno colombiano?
Papa: Naturalmente
io non sono un oracolo, che ha automaticamente tutte le
risposte giuste. Sappiamo che i Vescovi si impegnano
fortemente per trovare queste risposte. Io posso solo
confermare la linea fondamentale dei Vescovi e cioè una
forte indicazione a porre l’accento sulla fede, che è
la più sicura garanzia contro il crescere della violenza
e, al tempo stesso, un deciso impegno per l’educazione
di una coscienza che esca da situazioni incompatibili con
la fede. Naturalmente ci sono in gioco condizioni –
diciamo - economiche, dove piccoli contadini vivono di un
certo mercato che poi consente i grandi guadagni altrove.
Risolvere subito, da un momento all’altro, questi
diversi intrecci economici, politici, ideologici non si può,
ma occorre andare avanti con grande decisione, nella
adesione sincera ad una fede che implica rispetto della
legalità e insieme amore e responsabilità per l’altro.
Mi sembra che l’educazione nella fede sia
l’umanizzazione più sicura anche per risolvere poi, man
mano, questi problemi molto concreti.
Domanda:
Santità, arriviamo nel continente del Vescovo Oscar
Romero. Si è molto parlato del suo processo di
santificazione. Ci vuol dire Santità gentilmente a che
punto siamo, se sta per essere santificato e come Lei vede
questa figura?
Papa: Dopo
le ultime informazioni sul lavoro della Congregazione
competente, ci sono tanti casi in corso, so che vanno
avanti. Sua Eccellenza Mons. Paglia mi ha inviato una
biografia importante, che chiarisce molti punti della
questione. Mons. Romero è stato certamente un grande
testimone della fede, un uomo di grande virtù cristiana,
che si è impegnato per la pace e contro la dittatura e
che è stato ucciso durante la celebrazione della Messa.
Quindi una morte veramente “credibile”, di
testimonianza della fede. C’era il problema che una
parte politica voleva prenderlo per sé come bandiera,
come figura emblematica, ingiustamente. Come mettere in
luce nel modo giusto la sua figura, riparandola da questi
tentativi di strumentalizzazione? Questo è il problema.
Lo si sta esaminando ed io aspetto con fiducia quanto dirà
al riguardo la Congregazione per le Cause dei Santi.
Domanda:
Come vede la questione dell’impatto che i regimi
politici della sinistra in America Latina hanno nel
progetto della Chiesa per il continente e quanto la
cultura brasiliana ha fatto parte della sua formazione
personale?
Papa: Allora:
su questi aspetti dell’azione politica della sinistra
adesso non posso parlare, non sono sufficientemente
informato. Oltretutto, com’è ovvio, non vorrei entrare
in questioni attinenti direttamente la politica. Quanto
alla mia formazione - diciamo – al mio personale impegno
per il Brasile, si deve tener presente che si tratta del
più grande paese dell’America Latina, un paese che va
dall’Amazzonia fino all’Argentina. Il Brasile ha in sé
diverse culture indigene. Mi è stato detto che ci sono più
di 80 lingue. D’altra parte, vi è anche il grande
passato in cui si registra la presenza di afro-americani e
di afro-brasiliani. Interessante è come si è formato
questo popolo e come si è sviluppata in esso la fede
cattolica: la fede si è difesa in tutti i tempi e con
tante difficoltà. Sappiamo che nell’800 la Chiesa era
perseguitata da forze neo-liberali. Quindi nella mia
formazione, un aspetto importante è stato il seguire
questi popoli cattolici dell’America Latina nel loro
sviluppo. Non sono uno specialista, ma sono convinto che
qui si decide almeno in parte – ed è una parte
fondamentale – il futuro della Chiesa cattolica: questo
per me è stato sempre evidente. Ovviamente, sento il
bisogno di approfondire ancora di più la mia conoscenza
di questo mondo.
Domanda:
I portoghesi seguono e pregano per questo viaggio che
coincide con il 13 maggio. Lei sarà ad Aparecida. Questa
data è molto importante per noi, perché si compiono i 90
anni delle apparizioni a Fatima. Quindi, vuole dirci
qualcosa riguardo a questa coincidenza per il popolo
portoghese?
Papa: Per
me è realmente un dono della Provvidenza che la mia Messa
in Aparecida, il grande Santuario mariano del Brasile,
coincida con i 90 anni dell’apparizione della Madonna a
Fatima. Così vediamo che la stessa Madre di Dio, Madre
della Chiesa, Madre nostra, è presente in diversi
continenti e, nei diversi continenti, si dimostra Madre
sempre nello stesso modo, rivelando una speciale vicinanza
nei confronti di ogni popolo. Questo per me è molto
bello. E’ sempre la Madre di Dio, è sempre Maria,
tuttavia è per così dire “inculturata”: ha la sua
faccia, il suo volto specifico, in Guadalupe, ad Aparecida,
a Fatima, a Lourdes, in tutti i Paesi della terra. Quindi,
proprio così si mostra Madre: nell’essere vicina a
tutti. In questo modo tutti si avvicinano tra di loro
tramite quest’amore alla Madonna. Questo collegamento
che la Madonna crea tra i continenti, tra le culture,
essendo vicina ad ogni specifica cultura e nello stesso
tempo unificandole tutte tra loro, proprio questo mi
sembra importante: l’insieme di specificità delle
culture - che hanno la loro ricchezza propria - e l’unità
nella comunione della stessa famiglia di Dio.
Domanda:
Domanda in portoghese… (in Brasile c’è chi non
vuole ascoltare il messaggio della Chiesa)
Papa: Questa
non è una specificità del Brasile. In ogni parte della
terra sono moltissimi coloro che non vogliono ascoltare
quanto dice la Chiesa. Speriamo che almeno sentano; poi
possono anche dissentire, ma è importante che almeno
sentano per poter rispondere. Cerchiamo di convincere
anche quelli che dissentono e non vogliono sentire. Non
possiamo peraltro dimenticare che anche nostro Signore non
è riuscito a farsi ascoltare da tutti. Non ci aspettiamo
di convincere tutti in un momento. Ma io cerco, con
l’aiuto dei miei collaboratori, di parlare al Brasile in
questo momento, nella speranza che moltissimi vogliano
sentire e che moltissimi anche possano convincersi che
questa è la strada da prendere, una strada peraltro che
sempre è aperta anche a molte opzioni e opinioni diverse.
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