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VISITA
AD LIMINA DEI VESCOVI DELL'ASIA CENTRALE (2 OTTOBRE 2008)
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 2 ottobre 2008
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Assicurare
la libertà religiosa a vantaggio dell’intera
società: così il Papa ai vescovi dell’Asia
centrale “piccolo gregge” che ha mantenuto
salda la fede negli anni del regime sovietico
La
Chiesa non impone, ma propone liberamente la fede
cattolica e chiede che venga garantita la libertà
religiosa: è quanto affermato, stamani, da
Benedetto XVI nel discorso ai vescovi dell’Asia
centrale, ricevuti al termine della visita ad
Limina. Il Papa ha avuto parole di
incoraggiamento per il “piccolo gregge” di
questa regione asiatica, che ha testimoniato
coraggiosamente la fede durante gli anni del
regime sovietico. L’indirizzo d’omaggio al
Papa è stato rivolto dall’arcivescovo di Maria
Santissima in Astana, Tomasz Peta, presidente
della Conferenza episcopale dell’Asia centrale.
Il servizio di Alessandro Gisotti:
Difendere i diritti della persona e la libertà
religiosa di fronte a fenomeni preoccupanti come
il terrorismo e il diffondersi del fondamentalismo:
è l’esortazione di Benedetto XVI, che, parlando
ai vescovi dell’Asia Centrale, ha messo
l’accento sulla necessità di interventi
legislativi che contrastino tali flagelli:
“Mai però la forza del diritto può
trasformarsi essa stessa in iniquità; né può
essere limitato il libero esercizio delle
religioni, poiché professare la propria fede
liberamente è uno dei diritti umani fondamentali
e universalmente riconosciuti”.
D’altro canto, ha ribadito che la Chiesa
“non impone, ma propone liberamente la fede
cattolica, ben sapendo che la conversione è il
frutto misterioso dell’azione dello Spirito
Santo”:
“La fede è dono ed opera di Dio. Proprio
per questo è proibita ogni forma di proselitismo
che costringa o induca e attiri qualcuno con
inopportuni raggiri ad abbracciare la fede (cfr Ad
gentes, n. 13). Una persona può aprirsi alla fede
dopo matura e responsabile riflessione, e deve
poter realizzare liberamente questa intima
ispirazione”.
Ciò, ha spiegato, “va a vantaggio non solo
dell’individuo, bensì dell’intera società,
poiché la fedele osservanza dei precetti divini
aiuta a costruire una convivenza più giusta e
solidale”. Benedetto XVI ha avuto, quindi,
parole di incoraggiamento per i presuli e per il
“piccolo gregge” dell’Asia Centrale ed ha
ricordato come i fedeli di questa regione abbiano
superato gravi difficoltà nel recente passato:
“Ringraziamo il Signore che, nonostante le
dure pressioni esercitate durante gli anni del
regime ateo e comunista, grazie all’abnegazione
di zelanti sacerdoti, religiosi e laici, la fiamma
della fede è rimasta accesa nel cuore dei
credenti”.
Le comunità, ha proseguito, “possono essere
ridotte a un piccolo gregge”, ma non bisogna
scoraggiarsi. Ed ha ricordato come le prime
comunità cristiane, pur essendo piccole, non si
chiudevano in se stesse, “ma sospinte
dall’amore di Cristo, non esitavano a farsi
carico delle difficoltà dei poveri, ad andare
incontro ai malati, annunciando e testimoniando a
tutti con gioia il Vangelo”:
“Anche oggi, come allora, è lo Spirito
Santo a condurre la Chiesa.
Lasciatevi pertanto guidare da Lui e mantenete
viva nel popolo cristiano la fiamma della fede;
conservate e valorizzate le valide esperienze
pastorali ed apostoliche del passato”.
E,
ancora, dal Papa è venuta l’esortazione a
continuare ad educare tutti all’ascolto della
Parola di Dio, a suscitare “specialmente nei
giovani l’amore verso l’Eucaristia e la
devozione mariana”, diffondendo nelle famiglie
la pratica del Rosario. Benedetto XVI ha inoltre
invitato i presuli a ricercare “nuove forme e
metodi di apostolato” coinvolgendo sempre più
sacerdoti, religiosi e laici.
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DISCORSO DEL SANTO PADRE
Venerati
Fratelli,
sono
particolarmente lieto di incontrarvi al termine della
vostra visita ad limina Apostolorum. Con viva
gratitudine accolgo il vostro saluto, di cui si è fatto
interprete Mons. Tomash Peta. Saluto ciascuno di voi, i
Vescovi e il Delegato per i fedeli greco-cattolici in
Kazakhstan, l’Amministratore Apostolico in Kyrgyzstan,
l’Amministratore Apostolico in Uzbekistan, il Superiore
della Missio sui iuris in Tadjikistan e il
Superiore della Missio sui iuris in Turkmenistan.
Vi ringrazio anche perché voi mi recate il saluto dei
fedeli affidati alle vostre sollecitudini pastorali nelle
Regioni dell’Asia Centrale. Vi assicuro che il
Successore di Pietro segue il vostro ministero con
costante preghiera e fraterno affetto. Questa casa, la
casa del Vescovo di Roma, è anche la vostra.
Con
grande interesse e attenzione ho ascoltato da ciascuno di
voi le realizzazioni, gli impegni, i progetti e i desideri
delle vostre comunità, naturalmente insieme ai problemi e
alle difficoltà che incontrate nell’azione pastorale.
Ringraziamo il Signore che, nonostante le dure pressioni
esercitate durante gli anni del regime ateo e comunista,
grazie all’abnegazione di zelanti sacerdoti, religiosi e
laici, la fiamma della fede è rimasta accesa nel cuore
dei credenti. Le comunità possono essere ridotte a un
"piccolo gregge". Non bisogna scoraggiarsi, cari
Fratelli! Guardate alle prime comunità dei discepoli del
Signore, che, pur essendo piccole, non si chiudevano in se
stesse, ma, sospinte dall’amore di Cristo, non esitavano
a farsi carico delle difficoltà dei poveri, ad andare
incontro ai malati, annunciando e testimoniando a tutti
con gioia il Vangelo. Anche oggi, come allora, è lo
Spirito Santo a condurre la Chiesa. Lasciatevi pertanto
guidare da Lui e mantenete viva nel popolo cristiano la
fiamma della fede; conservate e valorizzate le valide
esperienze pastorali ed apostoliche del passato;
continuate a educare tutti all’ascolto della Parola di
Dio, suscitate specialmente nei giovani l’amore verso
l’Eucaristia e la devozione mariana, diffondete nelle
famiglie la pratica del Rosario. Ricercate inoltre, con
pazienza e coraggio, nuove forme e metodi di apostolato,
preoccupandovi di attualizzarli secondo le odierne
esigenze, tenendo conto della lingua e della cultura dei
fedeli a voi affidati. Ciò domanda una ancor più salda
unità tra voi Pastori, e del clero.
Questo
impegno infatti risulterà senz’altro più incisivo ed
efficace se non agirete da soli, ma cercherete di
coinvolgere sempre più i sacerdoti, vostri primi
collaboratori, i religiosi e le religiose, come pure i
laici dediti alle varie iniziative pastorali. Ricordate
poi che è innanzitutto a questi vostri cooperatori,
operai come voi nella vigna del Signore, che dovete
prestare attenzione e ascolto. Mostratevi pertanto pronti
e disponibili a venire incontro alle loro attese,
sosteneteli nei momenti di difficoltà, invitateli ad
essere sempre più fiduciosi nella Provvidenza divina che
non ci abbandona mai, soprattutto nell’ora della prova;
siate al loro fianco quando vengono a trovarsi in
condizioni di solitudine umana e spirituale. Alla base di
tutto ci sia il ricorso costante a Dio nella preghiera e
la continua ricerca dell’unità tra voi, come anche in
ciascuna delle vostre rispettive e diversificate comunità.
Tutto ciò
appare ancor più necessario per affrontare le sfide che
l’odierna società globalizzata pone all’annuncio e
alla coerente pratica della vita cristiana anche nelle
vostre regioni. Vorrei qui ricordare come, oltre alle
difficoltà a cui sopra facevo cenno, si registrano quasi
dappertutto nel mondo fenomeni preoccupanti, che pongono
in serio pericolo la sicurezza e la pace. Mi riferisco, in
particolare, alla piaga della violenza e del terrorismo,
al diffondersi dell’estremismo e del fondamentalismo.
Occorre, certo, contrastare tali flagelli con interventi
legislativi. Mai però la forza del diritto può
trasformarsi essa stessa in iniquità; né può essere
limitato il libero esercizio delle religioni, poiché
professare la propria fede liberamente è uno dei diritti
umani fondamentali e universalmente riconosciuti.
Mi pare
poi utile ribadire che la Chiesa non impone, ma propone
liberamente la fede cattolica, ben sapendo che la
conversione è il frutto misterioso dell’azione dello
Spirito Santo. La fede è dono ed opera di Dio. Proprio
per questo è proibita ogni forma di proselitismo che
costringa o induca e attiri qualcuno con inopportuni
raggiri ad abbracciare la fede (cfr Ad gentes, n.
13). Una persona può aprirsi alla fede dopo matura e
responsabile riflessione, e deve poter realizzare
liberamente questa intima ispirazione. Ciò va a vantaggio
non solo dell’individuo, bensì dell’intera società,
poiché la fedele osservanza dei precetti divini aiuta a
costruire una convivenza più giusta e solidale.
Cari
Fratelli, vi incoraggio a proseguire il lavoro che avete
intrapreso, valorizzando sapientemente gli apporti di
tutti. Colgo l’occasione per ringraziare i sacerdoti e i
religiosi che lavorano nelle diverse circoscrizioni
ecclesiastiche: in particolare i Francescani nella Diocesi
della Santissima Trinità in Almaty, i Gesuiti in
Kyrgyzstan, i Francescani Conventuali in Uzbekistan, i
religiosi dell’Istituto del Verbo Encarnado nella Missio
sui iuris in Tadjikistan, gli Oblati di Maria
Immacolata nella Missio sui iuris in Turkmenistan.
Invito anche altre famiglie religiose a offrire
generosamente il loro contributo, inviando personale e
mezzi per portare a compimento il lavoro apostolico nelle
vaste regioni dell’Asia Centrale. A ciascuno di voi
ripeto che il Papa vi è accanto e vi sostiene nel vostro
ministero. Maria, Regina degli Apostoli, vegli sempre su
di voi e sulle vostre comunità. Vi accompagni anche la
mia preghiera, mentre di cuore tutti vi benedico.
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