VIAGGIO
APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
A SYDNEY (AUSTRALIA) IN OCCASIONE DELLA
XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
(13 - 21 LUGLIO 2008)
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, luglio2008
A
Sydney, il festoso incontro di Benedetto XVI con i 500
mila giovani della GMG. Il Papa: non mettete Dio "in
panchina", ma difendete la vita e il Creato
Se
si vuole vivere oggi da cristiani nelle società
secolarizzate, non è possibile lasciare Dio “in
panchina”. E un cristiano coerente è colui che difende
“le meraviglie della Creazione”, senza però
dimenticare che è più importante difendere la “dignità”
della persona umana, specie se appartenente a una
minoranza etnica, come quella degli aborigeni. I primi due
discorsi ufficiali pronunciati oggi da Benedetto XVI hanno
già lasciato il segno tra le autorità civili ed
ecclesiali dell’Australia. Ma lo hanno lasciato
soprattutto tra i circa 500 mila giovani che hanno
trasformato il molo di Barangaroo, sulla baia di Sydney, e
le piazze della città in uno spettacolo a cielo aperto
fatto di entusiasmo e di affetto nei confronti del Papa,
finalmente, e fisicamente, in mezzo a loro per vivere i
giorni “caldi” della GMG. Ripercorriamo, dunque, i
momenti salienti di questa intensa giornata nella cronaca
del nostro inviato a Sydney, Roberto Piermarini:
(Canti)
In un tripudio di applausi e di canti, 150 mila giovani
hanno accolto il Papa che in un grande battello bianco è
giunto al molo di Barangaroo dopo una navigazione tra le
insenature della splendida baia di Sydney con 12
imbarcazioni che gli hanno fatto da corona, cariche di
giovani. Passando davanti alle vele bianche dell’Opera
House, l’edificio simbolo dell’Australia incastonato
come una perla nel cuore della baia di Sydney, il Papa è
stato attorniato da 16 giovani: 12 dei quattro continenti
e 4 australiani.
(Inserto suoni aborigeni)
A Barangaroo Benedetto XVI è stato accolto ancora da
una danza aborigena e da un canto nella tipica lingua
galidal. A dargli il benvenuto: l’arcivescovo di Sydney,
il cardinale Pell, il quale ha accolto Benedetto XVI come
successore di Pietro ed ha ricordato “Giovanni Paolo il
Grande” che ha indetto queste Giornate mondiali della
gioventù e che per ben due volte ha visitato
l’Australia. Suggestiva la processione dell’Evangelario
portato sul modellino di una canoa perché i popoli
dell’Oceania considerano Dio come “il grande
pescatore”.
Nel discorso ai giovani il Papa ha ripreso i temi che
stanno caratterizzando questa visita. Ha ricordato le
sofferenze e le ingiustizie sopportate dagli aborigeni e
la salvaguardia dell’ambiente. E lo ha fatto confessando
la sua “apprensione per il lungo volo da Roma”, nel
quale però, ha potuto ammirare le meraviglie del creato.
Ma dobbiamo ammettere - ha osservato Benedetto XVI - “le
ferite che segnano la superficie della terra:
l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse
minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo
mentre altri Paesi sono minacciati dall’aumento dei
livelli delle acque, dalla siccità”. Ma non si è
soffermato solo sulle “ferite ambientali” ma anche su
quelle sociali, che sono capaci di distorcere lo scopo per
cui siamo stati creati, come l’abuso di alcool e le
droghe, la violenza, il degrado sessuale. Questo perché
– ha sottolineato il Papa – libertà e tolleranza sono
spesso separate dalla verità. Per il mondo non c’è una
verità assoluta a guidare le nostre vite. Il relativismo
privilegia “l’esperienza” che così è staccata da
ciò che è buono e che porta ad “una falsa libertà, ad
una confusione morale o intellettuale, alla perdita
dell’autostima e persino alla disperazione.
“Christ offers more! Indeed he offers everything!...”
"Cristo offre di più! Anzi, offre tutto! Solo
Lui, che è la Verità, può essere la Via e pertanto
anche la Vita" che ci viene data attraverso il
battesimo. E’ nel battesimo che Dio ci introduce nella
santità, ci adotta come figli e possiamo diventare una
nuova creatura. Dio non può essere lasciato “in
panchina”, la fede non può essere confinata nella sfera
individuale, la religione e la fede non possono essere
esclusi dalla vita pubblica. E’ una visione
secolarizzata – ha osservato Benedetto XVI – che vuole
plasmare la società senza un’immagine di Dio, ma questo
discostarsi dal Suo disegno, provoca un disordine che ha
inevitabili ripercussioni sul resto del creato. Così a
livello sociale - si è chiesto il Papa - che posto hanno
gli anziani, i poveri, gli immigrati, i senza voce? Come
frenare la violenza domestica che tormenta madri e
bambini? Come salvaguardare il grembo materno?
Non-violenza, sviluppo sostenibile, giustizia, pace, cura
dell’ambiente come possono essere rispettati se si vìola
la dignità della vita umana dal concepimento fino alla
morte naturale che sono conferiti da Dio stesso e sono
inviolabili?
“Our heart and minds are yearning for a vision of
life…”
"Il nostro cuore e la nostra mente anelano ad una
visione della vita dove regni l’amore, dove i doni siano
condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà
trovi il proprio significato nella verità e dove
l’identità sia trovata in una comunione rispettosa.
Questa è opera dello Spirito Santo! Questa è la speranza
offerta dal Vangelo di Gesù Cristo" che ci dona il
suo spirito attraverso il battesimo e la confermazione.
Tra i saluti in varie lingue, anche quello per i giovani
italiani:
“Vi invito a vivere con grande impegno interiore
queste giornate: aprite il cuore al dono dello Spirito
Santo, per essere rafforzati nella fede e nella capacità
di rendere testimonianza al Signore Risorto”.
Benedetto XVI è rientrato nella residenza della
cattedrale tra due ali di folla festante. E’ stato
confermato così quello che i media definivano il “Super
Thursday”, il “Super giovedì”, con la visita
pubblica del Papa il quale, come primo atto, questa
mattina si è recato nella residenza del primo ministro
australiano Rudd per la cerimonia di benvenuto. Nel suo
discorso il premier ha definito Benedetto XVI “voce di
speranza e apostolo di pace” e – su loro richiesta -
lo ha salutato anche a nome degli aborigeni. In proposito
nel suo discorso Benedetto XVI non ha mancato di
ringraziare il governo australiano che nei mesi scorsi ha
riconosciuto le ingiustizie commesse nel passato nei
confronti degli aborigeni, invocando però una loro
maggiore integrazione nel campo educativo ed economico. Ha
ripreso il tema della salvaguardia dell’ambiente ed ha
ricordato il contributo dell’Australia per il
mantenimento della pace nel sud-est asiatico. Poi il
pensiero alla GMG, scopo del suo viaggio:
“World Youth Day fills me with confidence for the
future…”
“La Giornata mondiale della gioventù mi riempie di
fiducia per il futuro della Chiesa e per il futuro del
nostro mondo”, ha detto il Papa, perché i giovani –
che hanno intrapreso un viaggio lungo e faticoso –
vogliono ritrovarsi insieme per approfondire la propria
fede e condividere un’esperienza gioiosa di comunione
nella sua Chiesa. Infine l’invito a tutti i giovani
riuniti a Sydney, ad avere il coraggio di diventare santi
perché questo è ciò di cui il mondo ha oggi bisogno.
Benedetto XVI si è quindi recato a pregare nella cappella
della Beata Mary McKillop prima del colloquio privato con
il governatore Jeffery ed il premier Rudd. Momenti che ci
racconta il nostro direttore al seguito papale padre Federico
Lombardi:
R. – La Beata Mary McKillop è una famosa fondatrice
di un ordine religioso di suore, le Sister of St. Joseph
ed è la prima beata australiana, che fu beatificata da
Giovanni Paolo II proprio durante l’ultimo precedente
viaggio qui in Australia. C’è una grande devozione nei
suoi confronti. E’ una bella figura, anche molto attiva,
della carità, dell’impegno sociale della Chiesa per i
poveri, gli emarginati. Il Papa si è, poi, recato per la
visita di cortesia alle stesse autorità, che gli avevano
dato prima il benvenuto, in un’altra casa importante,
l’Admiral Tee House, dove ha avuto dei colloqui privati
– ma anche con alcuni dei suoi collaboratori – con il
governatore generale e con il primo ministro. Con il
governatore generale il tema principale è stato quello
della responsabilità ambientale, così come quello
dell’educazione ai valori delle giovani generazione;
mentre con il primo ministro il tema principale è stato
quello del dialogo interreligioso, proprio perché ci
troviamo in un’area multietnica e multireligiosa in cui
si costruisce la pace e la convivenza fra i popoli grazie
proprio all’impegno interreligioso. Questi sono stati i
temi principali. L’accoglienza della città è molto
positiva: c’è molta gente lungo le strade, gente
festante e, quindi, diciamo che il viaggio sembra essere
cominciato nel modo migliore.
FESTA DI
ACCOGLIENZA DEI GIOVANI
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Molo di
Barangaroo di Sydney
Giovedì, 17
luglio 2008
Cari
giovani,
quale
gioia è potervi salutare qui a Barangaroo, sulle sponde
della magnifica baia di Sydney, con il famoso ponte e
l’Opera House. Molti di voi sono di questo Paese,
dall’interno o dalle dinamiche comunità multiculturali
delle città australiane. Altri di voi sono giunti dalle
isole sparse dell’Oceania, altri ancora dall’Asia, dal
Medio Oriente, dall’Africa e dalle Americhe. Un certo
numero di voi, in verità, è arrivato da così lontano
quanto me, dall’Europa! Qualunque sia il Paese da cui
proveniamo, finalmente siamo qui, a Sydney! E insieme
siamo presenti in questo nostro mondo come famiglia di
Dio, quali discepoli di Cristo, confermati dal suo Spirito
per essere testimoni del suo amore e della sua verità
davanti a tutti.
Desidero
anzitutto ringraziare gli Anziani degli Aborigeni che mi
hanno dato il benvenuto prima che io salissi sul battello
nella Rose Bay. Sono profondamente commosso di trovarmi
nella vostra terra, sapendo delle sofferenze e delle
ingiustizie che essa ha sopportato, ma cosciente anche del
risanamento e della speranza ora in atto, di cui
giustamente tutti i cittadini australiani possono essere
fieri. Ai giovani indigeni – aborigeni e abitanti delle
Isole dello Stretto di Torres – e Tokelauani esprimo il
mio grazie per il toccante benvenuto. Attraverso di voi,
invio cordiali saluti ai vostri popoli.
Signor
Cardinale Pell e Mons. Arcivescovo Wilson: vi ringrazio
per le vostre calde espressioni di benvenuto. So che i
vostri sentimenti riecheggiano nel cuore dei giovani qui
radunati questa sera, e perciò vi ringrazio tutti. Di
fronte a me vedo un’immagine vibrante della Chiesa
universale. La varietà di Nazioni e di culture dalle
quali voi provenite dimostra che davvero la Buona Novella
di Cristo è per tutti e per ciascuno; essa ha raggiunto i
confini della terra. E tuttavia so anche che un buon
numero fra voi è tuttora alla ricerca di una patria
spirituale. Alcuni fra voi, assolutamente benvenuti tra
noi, non sono cattolici o cristiani. Altri tra voi, forse,
si muovono ai confini della vita della parrocchia e della
Chiesa. A voi desidero offrire il mio incoraggiamento:
avvicinatevi all’amorevole abbraccio di Cristo;
riconoscete la Chiesa come vostra casa. Nessuno è
obbligato a rimanere all’esterno, poiché dal giorno di
Pentecoste la Chiesa è una e universale.
Questa
sera desidero includere anche quanti non sono presenti fra
di noi. Penso specialmente ai malati o ai disabili
psichici, ai giovani in prigione, a quanti faticano ai
margini delle nostre società ed a coloro che per una
qualche ragione si sentono alienati dalla Chiesa. A loro
dico: Gesù ti è vicino! Sperimenta il suo abbraccio che
guarisce, la sua compassione, la sua misericordia!
Quasi
duemila anni orsono gli Apostoli, radunati nella sala
superiore della casa insieme con Maria (cfr At
1,14) e con alcune donne fedeli, furono riempiti di
Spirito Santo (cfr At 2,4). In quello straordinario
momento, che segnò la nascita della Chiesa, la confusione
e la paura che avevano afferrato i discepoli di Cristo si
trasformarono in una vigorosa convinzione e in
consapevolezza di uno scopo. Si sentirono spinti a parlare
del loro incontro con Gesù risorto, che oramai chiamavano
affettuosamente il Signore. In molti modi gli Apostoli
erano persone ordinarie. Nessuno poteva affermare di
essere il discepolo perfetto. Avevano mancato di
riconoscere Cristo (cfr Lc 24,13-32), avevano
dovuto vergognarsi della loro ambizione (cfr Lc
22,24-27), lo avevano anche rinnegato (cfr Lc
22,54-62). E tuttavia, quando furono ripieni di Spirito
Santo, furono trafitti dalla verità del Vangelo di Cristo
e ispirati a proclamarlo senza timore. Rinfrancati,
gridarono: pentitevi, fatevi battezzare, ricevete lo
Spirito Santo (cfr At 2,37-38)! Fondata
sull’insegnamento degli Apostoli, sull’adesione a
loro, sullo spezzare il pane e sulla preghiera (cfr At
2,42), la giovane comunità cristiana si fece avanti per
opporsi alla perversità della cultura che la circondava (cfr
At 2,40), per prendersi cura dei propri membri (cfr
At 2,44-47), per difendere la propria fede in Gesù
di fronte alle ostilità (cfr At 4,33) e per
guarire i malati (cfr At 5,12-16). E in adempimento
del comando di Cristo stesso, partirono, testimoniando la
storia più grande di tutti i tempi: quella che Dio si è
fatto uno di noi, che il divino è entrato nella storia
umana per poterla trasformare, e che siamo chiamati ad
immergerci nell’amore salvifico di Cristo che trionfa
sul male e sulla morte. Nel suo famoso discorso
all’areopago, san Paolo introdusse il messaggio così:
Dio dona ogni cosa, compresa la vita e il respiro, a
ciascuno, così che tutte le Nazioni possano ricercare
Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni.
Infatti egli non è lontano da ciascuno di noi, poiché in
lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (cfr At 17,
25-28).
Da quel
momento, uomini e donne sono usciti fuori per raccontare
la stessa vicenda, testimoniando l’amore e la verità di
Cristo, e contribuendo alla missione della Chiesa. Oggi
pensiamo a quei pionieri – sacerdoti, suore e frati -
che giunsero a questi lidi e in altre parti del Pacifico,
dall’Irlanda, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e da
altre parti d’Europa. La maggior parte di loro erano
giovani, alcuni persino non ancora ventenni, e quando
salutarono per sempre i genitori, i fratelli, le sorelle,
gli amici, ben sapevano che sarebbe stato improbabile per
loro ritornare a casa. Le loro vite furono una
testimonianza cristiana priva di interessi egoistici.
Divennero umili ma tenaci costruttori di così gran parte
dell’eredità sociale e spirituale che ancora oggi reca
bontà, compassione e scopo a queste Nazioni. E furono
capaci di ispirare un’altra generazione. Viene alla
mente immediatamente la fede che sostenne la beata Mary
MacKillop nella sua decisa determinazione di educare
specialmente i poveri, e il beato Peter To Rot nella sua
ferma convinzione che la guida di una comunità deve
sempre rifarsi al Vangelo. Pensate anche ai vostri nonni e
ai vostri genitori, i vostri primi maestri nella fede.
Anch’essi hanno fatto innumerevoli sacrifici di tempo e
di energia, mossi dall’amore per voi. Con il sostegno
dei sacerdoti e degli insegnanti della vostra parrocchia,
essi hanno il compito, non sempre facile ma altamente
gratificante, di guidarvi verso tutto ciò che è buono e
vero, mediante il loro esempio personale, il loro modo di
insegnare e di vivere la fede cristiana.
Oggi è
il mio turno. Ad alcuni di noi può sembrare di essere
giunti alla fine del mondo! Per le persone della vostra età,
comunque, ogni volo è una prospettiva eccitante. Ma per
me, questo volo è stato in qualche misura causa di
apprensione. E tuttavia la vista del nostro pianeta
dall’alto è stata davvero magnifica. Il luccichio del
Mediterraneo, la magnificenza del deserto nordafricano, la
lussureggiante foresta dell’Asia, la vastità
dell’Oceano Pacifico, l’orizzonte sul quale il sole
sorge e cala, il maestoso splendore della bellezza
naturale dell’Australia, di cui ho potuto godere nei
giorni scorsi; tutto ciò suscita un profondo senso di
reverente timore. È come se uno catturasse rapide
immagini della storia della creazione raccontata nella
Genesi: la luce e le tenebre, il sole e la luna, le acque,
la terra e le creature viventi. Tutto ciò è “buono”
agli occhi di Dio (cfr Gn 1,1–2,4). Immersi in
simile bellezza, come si potrebbe non far eco alle parole
del Salmista nel lodare il Creatore: “Quanto è grande
il tuo nome su tutta la terra” (Sal 8,2)?
Ma vi è
di più, qualcosa di difficile percezione dall’alto dei
cieli: uomini e donne creati niente di meno che ad
immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,26). Al
cuore della meraviglia della creazione ci siamo voi ed io,
la famiglia umana “coronata di gloria e di onore” (cfr
Sal 8,6). Quale meraviglia! Con il Salmista
sussurriamo: “Che cosa è l’uomo perché te ne
curi?” (cfr Sal 8,5). Introdotti nel silenzio, in
uno spirito di gratitudine, nella potenza della santità,
noi riflettiamo.
Che cosa
scopriamo? Forse con riluttanza giungiamo ad ammettere che
vi sono anche delle ferite che segnano la superficie della
terra: l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle
risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile
consumismo. Alcuni di voi giungono da isole-Stato, la cui
esistenza stessa è minacciata dall’aumento dei livelli
delle acque; altri da Nazioni che soffrono gli effetti di
siccità devastanti. La meravigliosa creazione di Dio
viene talvolta sperimentata come una realtà quasi ostile
per i suoi custodi, persino come qualcosa di pericoloso.
Come può ciò che è “buono” apparire così
minaccioso?
E c’è
di più. Che dire dell’uomo, del vertice della creazione
di Dio? Ogni giorno incontriamo il genio delle conquiste
umane. Dai progressi nelle scienze mediche e dalla
sapiente applicazione della tecnologia fino alla creatività
riflessa nelle arti, in molti modi cresce costantemente la
qualità e la soddisfazione della vita della gente. Anche
tra voi vi è una pronta disponibilità ad accogliere le
abbondanti opportunità che vi vengono offerte. Alcuni di
voi eccellono negli studi, nello sport, nella musica, o
nella danza e nel teatro, altri tra voi hanno un acuto
senso della giustizia sociale e dell’etica e molti di
voi si assumono impegni di servizio e di volontariato.
Tutti noi, giovani e vecchi, abbiamo momenti nei quali la
bontà innata della persona umana - percepibile forse nel
gesto di un piccolo bambino o nella disponibilità di un
adulto a perdonare - ci riempie di profonda gioia e
gratitudine.
E
tuttavia tali momenti non durano a lungo. Perciò, ancora,
riflettiamo. E scopriamo che non soltanto l’ambiente
naturale, ma anche quello sociale - l’habitat che
ci creiamo noi stessi - ha le sue cicatrici; ferite che
stanno ad indicare che qualcosa non è a posto. Anche qui
nelle nostre vite personali e nelle nostre comunità
possiamo incontrare ostilità a volte pericolose; un
veleno che minaccia di corrodere ciò che è buono,
riplasmare ciò che siamo e distorcere lo scopo per il
quale siamo stati creati. Gli esempi abbondano, come voi
ben sapete. Fra i più in evidenza vi sono l’abuso di
alcool e di droghe, l’esaltazione della violenza e il
degrado sessuale, presentati spesso dalla televisione e da
internet come divertimento. Mi domando come potrebbe uno
che fosse posto faccia a faccia con persone che soffrono
realmente violenza e sfruttamento sessuale spiegare che
queste tragedie, riprodotte in forma virtuale, sono da
considerare semplicemente come “divertimento”.
Vi è
anche qualcosa di sinistro che sgorga dal fatto che libertà
e tolleranza sono così spesso separate dalla verità.
Questo è alimentato dall’idea, oggi ampiamente diffusa,
che non vi sia una verità assoluta a guidare le nostre
vite. Il relativismo, dando valore in pratica
indiscriminatamente a tutto, ha reso l’“esperienza”
importante più di tutto. In realtà, le esperienze,
staccate da ogni considerazione di ciò che è buono o
vero, possono condurre non ad una genuina libertà, bensì
ad una confusione morale o intellettuale, ad un
indebolimento dei principi, alla perdita dell’autostima
e persino alla disperazione.
Cari
amici, la vita non è governata dalla sorte, non è
casuale. La vostra personale esistenza è stata voluta da
Dio, benedetta da lui e ad essa è stato dato uno scopo (cfr
Gn 1,28)! La vita non è un semplice succedersi di
fatti e di esperienze, per quanto utili molti di tali
eventi possano essere. È una ricerca del vero, del bene e
del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre
scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè
nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e
gioia. Non lasciatevi ingannare da quanti vedono in voi
semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità
indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il
bene, la novità si contrabbanda come bellezza,
l’esperienza soggettiva soppianta la verità.
Cristo
offre di più! Anzi, offre tutto! Solo lui, che è la
Verità, può essere la Via e pertanto anche la Vita. Così
la “via” che gli Apostoli recarono sino ai confini
della terra è la vita in Cristo. È la vita della Chiesa.
E l’ingresso in questa vita, nella via cristiana, è il
Battesimo.
Questa
sera desidero pertanto ricordare brevemente qualcosa della
nostra comprensione del Battesimo, prima di considerare
domani lo Spirito Santo. Nel giorno del Battesimo Dio vi
ha introdotto nella sua santità (cfr 2 Pt 1,4).
Siete stati adottati quali figli e figlie del Padre e
siete stati incorporati in Cristo. Siete divenuti
abitazione del suo Spirito (cfr 1 Cor 6,19). Perciò,
verso la fine del rito del Battesimo, il sacerdote si è
rivolto ai vostri genitori e ai partecipanti, e
chiamandovi per nome ha detto: “Sei diventato nuova
creatura” (Rito del Battesimo, 99).
Cari
amici, a casa, a scuola, all’università, nei luoghi di
lavoro e di svago, ricordatevi che siete creature nuove.
Come cristiani, voi siete in questo mondo sapendo che Dio
ha un volto umano – Gesù Cristo – la “via” che
soddisfa ogni anelito umano, e la “vita” della quale
siamo chiamati a dare testimonianza, camminando sempre
nella sua luce (cfr ibid., 100). Il compito di
testimone non è facile. Vi sono molti, oggi, i quali
pretendono che Dio debba essere lasciato “in panchina”
e che la religione e la fede, per quanto accettabili sul
piano individuale, debbano essere o escluse dalla vita
pubblica o utilizzate solo per perseguire limitati scopi
pragmatici. Questa visione secolarizzata tenta di spiegare
la vita umana e di plasmare la società con pochi
riferimenti o con nessun riferimento al Creatore. Si
presenta come una forza neutrale, imparziale e rispettosa
di ciascuno. In realtà, come ogni ideologia, il
secolarismo impone una visione globale. Se Dio è
irrilevante nella vita pubblica, allora la società potrà
essere plasmata secondo un’immagine priva di Dio. Ma
quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di
riconoscere l’ordine naturale, lo scopo e il “bene”
comincia a svanire. Ciò che ostentatamente è stato
promosso come umana ingegnosità si è ben presto
manifestato come follia, avidità e sfruttamento
egoistico. E così ci siamo resi sempre più conto del
bisogno di umiltà di fronte alla delicata complessità
del mondo di Dio.
E che
dire del nostro ambiente sociale? Siamo ugualmente vigili
quanto ai segni del nostro volgere le spalle alla
struttura morale di cui Dio ha dotato l’umanità (cfr Messaggio
per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 8)?
Sappiamo riconoscere che l’innata dignità di ogni
individuo poggia sulla sua più profonda identità, quale
immagine del Creatore, e che perciò i diritti umani sono
universali, basati sulla legge naturale, e non qualcosa
dipendente da negoziati o da condiscendenza, men che meno
da compromesso? E così siamo condotti a riflettere su
quale posto hanno nelle nostre società i poveri, i
vecchi, gli immigranti, i privi di voce. Come può essere
che la violenza domestica tormenti tante madri e bambini?
Come può essere che lo spazio umano più mirabile e
sacro, il grembo materno, sia diventato luogo di violenza
indicibile?
Cari
amici, la creazione di Dio è unica ed è buona. Le
preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo
sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro
ambiente sono di vitale importanza per l’umanità. Tutto
ciò non può però essere compreso a prescindere da una
profonda riflessione sull’innata dignità di ogni vita
umana dal concepimento fino alla morte naturale, una
dignità che è conferita da Dio stesso e perciò
inviolabile. Il nostro mondo si è stancato dell’avidità,
dello sfruttamento e della divisione, del tedio di falsi
idoli e di risposte parziali, e della pena di false
promesse. Il nostro cuore e la nostra mente anelano ad una
visione della vita dove regni l’amore, dove i doni siano
condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà
trovi il proprio significato nella verità, e dove
l’identità sia trovata in una comunione rispettosa.
Questa è opera dello Spirito Santo! Questa è la speranza
offerta dal Vangelo di Gesù Cristo! È per rendere
testimonianza a questa realtà che siete stati ricreati
nel Battesimo e rafforzati mediante i doni dello Spirito
nella Cresima. Sia questo il messaggio che voi portate da
Sydney al mondo!
Mi
rivolgo ora con affetto ai giovani di lingua italiana.
Cari amici, anche questa volta avete risposto numerosi al
mio invito, nonostante le difficoltà dovute alla
distanza. Vi ringrazio, e voglio salutare anche i vostri
coetanei che dall’Italia sono spiritualmente uniti a
noi. Vi invito a vivere con grande impegno interiore
queste giornate: aprite il cuore al dono dello Spirito
Santo, per essere rafforzati nella fede e nella capacità
di rendere testimonianza al Signore risorto. Arrivederci!
[Chers
jeunes francophones, poussés par le désir
d’approfondir votre foi, vous êtes venus des extrémités
de la terre pour vivre à Sydney l’expérience unique et
communautaire d’une rencontre privilégiée avec le
Seigneur. C’est l’Esprit Saint qui vous a rassemblés
ici. Puisse-t-Il vous permettre de expérimenter sa présence
dans votre cœur et vous pousser à rendre témoignage
avec ardeur de Jésus-Christ mort et ressuscité pour vous!
Liebe
Freunde, die ihr mich in meiner Muttersprache versteht,
von Herzen grüße ich euch alle. Erweist euch überall
als freudige Zeugen der frohmachenden Botschaft Jesu!
Sprecht mutig von eurem Glauben, auch wenn ihr zuweilen
auf Widerspruch stößt und das Kreuz der Ablehnung erfährt.
Der Herr, der für uns ein größeres Kreuz getragen hat,
wird euch beistehen. Gott schenke euch eine gute,
gesegnete Zeit hier in Australien.
Queridos
jóvenes de lengua española, la misión de ser testigos
del Señor en todos los lugares de la tierra es una
apasionante tarea, que exige acoger su Palabra e
identificarse con Él, compartiendo con los demás la
alegría de haber encontrado al verdadero amigo que nunca
defrauda. Que este reto agrande vuestra generosidad. Un
saludo muy cordial a todos.
Queridos
amigos dos vários países de língua oficial portuguesa,
bem-vindos a Sidney! A todos saúdo com afecto: os de
perto e os de longe. Lá, na vossa Pátria, tereis ouvido
Jesus segredar-vos: «Sereis minhas testemunhas… até
aos confins do mundo» (Act 1, 8). A viagem mais ou menos
longa que enfrentastes para chegar até aqui, à Austrália
ou – de seu nome cristão completo – «Terra Austral
do Espírito Santo», não deixou em vós a sensação de
terdes chegado aos confins do mundo? Pois bem! É com
grande alegria que o Papa vos acolhe para vos confirmar
como testemunhas de Jesus, por Ele acreditadas com o dom
do seu próprio Espírito.]
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