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SANTA
MESSA NELLA CATTEDRALE DI SYDNEY (19 LUGLIO 2008) |
VIAGGIO
APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
A SYDNEY (AUSTRALIA) IN OCCASIONE DELLA
XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
(13 - 21 LUGLIO 2008)
CELEBRAZIONE
EUCARISTICA
CON VESCOVI, SEMINARISTI, NOVIZI E NOVIZIE
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Saint
Mary's Cathedral di Sydney
Sabato, 19
luglio 2008
Cari
Fratelli e Sorelle,
in questa
nobile cattedrale ho la gioia di salutare i miei fratelli
Vescovi e sacerdoti, e i diaconi, le persone consacrate e
i laici dell’Arcidiocesi di Sydney. In modo del tutto
speciale il mio saluto va ai seminaristi e ai giovani
religiosi presenti in mezzo a noi. Come i giovani
israeliti della prima lettura odierna, essi sono un segno
di speranza e di rinnovamento per il popolo di Dio; e,
come quei giovani israeliti, anch’essi avranno il
compito di edificare la casa di Dio per la prossima
generazione. Mentre ammiriamo questo magnifico edificio,
come non pensare alle schiere di sacerdoti, religiosi e
fedeli laici che, ciascuno secondo il proprio ruolo, hanno
contribuito a costruire la Chiesa in Australia? Il
pensiero va in particolare a quelle famiglie di coloni
alle quali Padre Jeremiah O’Flynn affidò il Santissimo
Sacramento al momento di partire, un “piccolo gregge”
che ebbe caro e preservò quel tesoro prezioso,
consegnandolo alle successive generazioni che edificarono
questo grande tabernacolo alla gloria di Dio.
Rallegriamoci per la loro fedeltà e perseveranza, e
dedichiamoci a portare avanti le loro fatiche per la
diffusione del Vangelo, per la conversione dei cuori e la
crescita della Chiesa nella santità, nell’unità e
nella carità!
Ci
apprestiamo a celebrare la dedicazione del nuovo altare di
questa veneranda cattedrale. Come il frontale scolpito ci
ricorda in maniera potente, ogni altare è simbolo di Gesù
Cristo, presente nel mezzo della sua Chiesa come
sacerdote, altare e vittima (cfr Prefazio pasquale V).
Crocifisso, sepolto e risorto dai morti, restituito alla
vita nello Spirito e seduto alla destra del Padre, Cristo
è divenuto il nostro Sommo Sacerdote, che intercede
eternamente per noi. Nella liturgia della Chiesa, e
soprattutto nel sacrificio della Messa consumato sugli
altari del mondo, egli invita noi, membra del suo mistico
Corpo, a condividere la sua auto-oblazione. Egli chiama
noi, quale popolo sacerdotale della nuova ed eterna
Alleanza, ad offrire, in unione con lui, i nostri
quotidiani sacrifici per la salvezza del mondo.
Nell’odierna
liturgia la Chiesa ci rammenta che, come questo altare,
anche noi siamo stati consacrati, messi “a parte” per
il servizio di Dio e l’edificazione del suo Regno.
Troppo spesso, tuttavia, ci ritroviamo immersi in un mondo
che vorrebbe mettere Dio “da parte”. Nel nome della
libertà ed autonomia umane, il nome di Dio viene
oltrepassato in silenzio, la religione è ridotta a
devozione personale e la fede viene scansata nella
pubblica piazza. Talvolta una simile mentalità, così
totalmente opposta all’essenza del Vangelo, può persino
offuscare la nostra stessa comprensione della Chiesa e
della sua missione. Anche noi possiamo essere tentati di
ridurre la vita di fede ad una questione di semplice
sentimento, indebolendo così il suo potere di ispirare
una visione coerente del mondo ed un dialogo rigoroso con
le molte altre visioni che gareggiano per conquistarsi le
menti e i cuori dei nostri contemporanei.
E
tuttavia la storia, inclusa quella del nostro tempo, ci
dimostra che la questione di Dio non può mai essere messa
a tacere, come pure che l’indifferenza alla dimensione
religiosa dell’esistenza umana in ultima analisi
diminuisce e tradisce l’uomo stesso. Non è forse questo
il messaggio proclamato dalla stupenda architettura di
questa cattedrale? Non è forse questo il mistero della
fede che viene annunciato da questo altare in ogni
celebrazione dell’Eucaristia? La fede ci insegna che in
Cristo Gesù, Parola incarnata, giungiamo a comprendere la
grandezza della nostra stessa umanità, il mistero della
nostra vita sulla terra ed il sublime destino che ci
attende in cielo. La fede inoltre ci insegna che noi
siamo creature di Dio, fatte a sua immagine e somiglianza,
dotate di una dignità inviolabile e chiamate alla vita
eterna. Laddove l’uomo viene sminuito, è il mondo che
ci attornia ad essere sminuito; perde il proprio
significato ultimo e manca il suo obiettivo. Ciò che ne
emerge è una cultura non della vita, ma della morte. Come
si può considerare questo un “progresso”? Al
contrario, è un passo indietro, una forma di regressione,
che in ultima analisi inaridisce le sorgenti stesse della
vita sia degli individui che dell’intera società.
Sappiamo
che alla fine – come sant’Ignazio di Loyola vide in
modo così chiaro – l’unico vero “standard” su cui
ogni realtà umana può essere misurata è la Croce ed il
suo messaggio di amore non meritato che trionfa sul male,
sul peccato e sulla morte, che crea vita nuova e perenne
gioia. La Croce rivela che ritroviamo noi stessi solo
donando le nostre vite, accogliendo l’amore di Dio come
dono immeritato ed operando per condurre ogni uomo e ogni
donna verso la bellezza di quell’amore e verso la luce
della verità che sola reca salvezza al mondo.
È in
questa verità – il mistero della fede – che siamo
stati consacrati (cfr Gv 17,17-19), ed è in questa
verità che siamo chiamati a crescere, con l’aiuto della
grazia di Dio, nella quotidiana fedeltà alla sua parola,
entro la comunione vivificante della Chiesa. E tuttavia
come è difficile questo cammino di consacrazione! Esige
una continua “conversione”, un morire sacrificale a se
stessi che è la condizione per appartenere pienamente a
Dio, un mutamento della mente e del cuore che porta vera
libertà ed una nuova ampiezza di visione. La liturgia
odierna ci offre un simbolo eloquente di quella
trasformazione spirituale progressiva alla quale ciascuno
di noi è chiamato. Dall’aspersione dell’acqua, dalla
proclamazione della parola di Dio, dall’invocazione di
tutti i Santi, fino alla preghiera di consacrazione,
all’unzione e al lavacro dell’altare, al suo essere
rivestito di bianco e addobbato di luce – tutti questi
riti ci invitano a ri-vivere la nostra propria
consacrazione nel Battesimo. Ci invitano a respingere il
peccato e le sue false attrattive, e a bere sempre più
profondamente alla sorgente vivificante della grazia di
Dio.
Cari
amici, possa questa celebrazione, alla presenza del
Successore di Pietro, essere un momento di ri-dedicazione
e di rinnovamento dell’intera Chiesa in Australia!
Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna
che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali
sui minori da parte di alcuni sacerdoti e religiosi in
questa Nazione. Davvero, sono profondamente dispiaciuto
per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno
sopportato e le assicuro che, come loro Pastore, io pure
condivido la loro sofferenza. Questi misfatti, che
costituiscono un così grave tradimento della fiducia,
devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi
hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la
testimonianza della Chiesa. Chiedo a tutti voi di
sostenere e assistere i vostri Vescovi e di collaborare
con loro per combattere questo male. Le vittime devono
ricevere compassione e cura e i responsabili di questi
mali devono essere portati davanti alla giustizia. E’
una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più
sicuro e più sano, specialmente per i giovani. In questi
giorni, contrassegnati dalla celebrazione della Giornata
Mondiale della Gioventù, siamo richiamati a
riflettere su quale prezioso tesoro ci sia stato affidato
nei nostri giovani, e quale grande parte della missione
della Chiesa in questo Paese sia stata dedicata alla loro
educazione e alla loro cura. Mentre la Chiesa in Australia
continua, nello spirito del Vangelo, ad affrontare con
efficacia questa seria sfida pastorale, mi unisco a voi
nel pregare affinché questo tempo di purificazione porti
con sé guarigione, riconciliazione e una fedeltà sempre
più grande alle esigenze morali del Vangelo.
Desidero
ora rivolgermi ai seminaristi ed ai giovani religiosi che
stanno fra noi con una speciale parola di affetto e di
incoraggiamento. Cari amici: con grande generosità vi
siete incamminati su una particolare via di consacrazione,
radicata nel vostro Battesimo e intrapresa in risposta
alla chiamata personale del Signore. Vi siete impegnati,
in modi diversi, ad accettare l’invito di Cristo a
seguirlo, a lasciare dietro di voi ogni cosa e a dedicare
la vostra vita al perseguimento della santità e al
servizio del suo popolo.
Nel
Vangelo di oggi il Signore ci chiama a “credere nella
luce”(cfr Gv 12,36). Queste parole hanno un
significato speciale per voi, cari giovani seminaristi e
religiosi. Esse sono un appello a confidare nella verità
della parola di Dio e a sperare fermamente nelle sue
promesse. Esse ci invitano a vedere, con gli occhi della
fede, l’opera infallibile della sua grazia tutt’intorno
a noi, anche in quei tempi tenebrosi in cui tutti i nostri
sforzi sembrano essere vani. Lasciate che questo altare,
con l’immagine potente del Cristo Servo Sofferente, sia
un’ispirazione costante per voi. Vi sono certamente dei
momenti in cui ogni fedele discepolo sente la calura e il
peso del giorno (cfr Mt 20,12), e la lotta per dare
profetica testimonianza ad un mondo che può apparire
sordo alle esigenze della parola di Dio. Ma non abbiate
paura! Credete nella luce! Prendete a cuore la verità che
abbiamo udito oggi nella seconda lettura: “Gesù Cristo
è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8). La
luce di Pasqua continua a scacciare le tenebre!
Il
Signore ci chiama a camminare nella luce (cfr Gv
12,35). Ciascuno di voi ha intrapreso la più grande e la
più gloriosa delle battaglie, quella di essere consacrati
nella verità, di crescere nella virtù, di raggiungere
l’armonia fra pensieri e ideali, da una parte, e parole
ed azioni, dall’altra. Entrate con sincerità e in
maniera profonda nella disciplina e nello spirito dei
vostri programmi di formazione. Camminate ogni giorno
nella luce di Cristo mediante la fedeltà alla preghiera
personale e liturgica, nutriti dalla meditazione della
parola ispirata di Dio. I Padri della Chiesa amavano
vedere le Scritture come un paradiso spirituale, un
giardino dove possiamo camminare liberamente con Dio,
ammirando la bellezza e l’armonia del suo piano
salvifico mentre porta frutto nella nostra stessa vita,
nella vita della Chiesa e lungo tutta la storia. La
preghiera, dunque, e la meditazione della parola di Dio
siano la lampada che illumina, purifica e guida i vostri
passi lungo la via che il Signore ha segnato per voi. Fate
della celebrazione quotidiana dell’Eucaristia il centro
della vostra vita. In ogni messa, quando il Corpo e il
Sangue del Signore vengono elevati al termine della
Preghiera eucaristica, sollevate il vostro cuore e la
vostra vita in Cristo, con Lui e per Lui, nell’unità
dello Spirito Santo, quale amorevole sacrificio a Dio
nostro Padre.
Così,
cari giovani seminaristi e religiosi, voi stessi diverrete
altari viventi, sui quali l’amore sacrificale di Cristo
viene reso presente quale ispirazione e sorgente di
nutrimento spirituale per quanti incontrerete.
Abbracciando la chiamata del Signore a seguirlo in castità,
povertà e obbedienza, avete intrapreso il viaggio di un
discepolato radicale che vi renderà “segni di
contraddizione” (cfr Lc 2,34) per molti dei
vostri contemporanei. Modellate quotidianamente la vostra
vita sull’amorevole auto-oblazione del Signore stesso in
obbedienza alla volontà del Padre. In tal modo scoprirete
la libertà e la gioia che possono attrarre altri a
quell’Amore che è oltre ogni altro amore come sua fonte
e suo compimento ultimo. Non dimenticate mai che la castità
per il Regno significa abbracciare una vita dedicata
completamente all’amore, un amore che vi rende capaci di
dedicare voi stessi senza riserve al servizio di Dio per
essere pienamente presenti ai fratelli e alle sorelle,
specialmente a quanti sono nel bisogno. I tesori più
grandi che condividete con altri giovani – il vostro
idealismo, la generosità, il tempo e le energie – sono
questi i veri sacrifici che deponete sull’altare del
Signore. Possiate sempre tenere in gran conto questo
stupendo carisma che Dio vi ha dato per la sua gloria e
per l’edificazione della Chiesa!
Cari
amici, lasciatemi concludere queste riflessioni attirando
la vostra attenzione sulla grande vetrata nel coro di
questa cattedrale. In essa la Madonna, Regina del Cielo,
è rappresentata sul trono con maestà a fianco del suo
divin Figlio. L’artista ha raffigurato Maria come la
nuova Eva, che offre a Cristo, nuovo Adamo, una mela.
Questo gesto simboleggia il capovolgimento da lei operato
della disobbedienza dei nostri progenitori, il ricco
frutto che la grazia di Dio ha portato nella vita stessa
di lei, ed i primi frutti di quell’umanità redenta e
glorificata che Ella ha preceduto nella gloria del
paradiso. Chiediamo a Maria, Aiuto dei cristiani, di
sostenere la Chiesa in Australia nella fedeltà a quella
grazia mediante la quale il Signore crocifisso continua ad
“attirare a sé” tutta la creazione ed ogni cuore
umano (cfr Gv 12,32). Possa la potenza del suo
Santo Spirito consacrare i fedeli di questa terra nella
verità, produrre abbondanti frutti di santità e di
giustizia per la redenzione del mondo e guidare l’intera
umanità verso la pienezza di vita intorno a quell’Altare
dove, nella gloria della liturgia celeste, siamo chiamati
a cantare le lodi di Dio per l’eternità. Amen.
©
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