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VIAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007)

 

Viaggio Apostolico in Austria
in occasione dell’850° anniversario
della fondazione del Santuario di Mariazell

 

IL PAPA IN AUSTRIA: LA CRONACA DEL VIAGGIO

7 settembre >> 8 settembre >> 9 settembre >> 10 settembre >>

IL PAPA IN AUSTRIA: TESTI DEI DISCORSI DEL PAPA

7 Settembre

 Intervista al Papa in aereo >>>
 Cerimonia di benvenuto >>>
 Preghiera alla Mariensäule >>> 
 Incontro con le autorità e il corpo diplomatico >>>

8 Settembre

 Santa Messa per l'850.mo di fondazione di Mariazell >>>
 Vespri mariani nella Basilica del Santuario di Mariazell >>>

9 Settembre

 Santa Messa nel Duomo di Santo Stefano >>>
 Recita dell'Angelus >>> 
 Visita all'Abbazia di Heiligenkrenz >>>
 Incontro con il mondo del volontariato >>>
 Cerimonia di congedo >>>

VIAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRIA

L'ARRIVO

Servizio trasmesso da Radio Vaticana il 7 settembre

Radio Vaticana, 7 settembre  2007

Il Papa in Austria: affido il Paese e il mondo alla Vergine Maria

L’Austria affidata a Cristo e alla Vergine, nel solco di un pellegrinaggio che da oggi porterà il Papa nel cuore della fede cristiana e della devozione a Maria. Con questi sentimenti, Benedetto XVI ha iniziato nella tarda mattinata di oggi, a Vienna, il suo settimo viaggio apostolico internazionale. Un viaggio che, a più riprese, il Papa ha detto di considerare un pellegrinaggio, simboleggiato dall’antico Santuario di Mariazell, nel cuore dell’Austria, che Benedetto XVI visiterà domani per celebrarne il giubileo della fondazione, avvenuta otto secoli e mezzo fa. Riviviamo allora queste prime ore della visita papale, nella cronaca del nostro inviato a Vienna, Alessandro De Carolis:

L’Austria vuole essere “una seconda patria” per il Papa, in questi giorni di visita apostolica. E il Papa ha detto di “sentirsi un po’ a casa’”. Nei discorsi di saluto che hanno inaugurato stamattina, all’aeroporto di Vienna, il settimo viaggio apostolico del Pontefice, il presidente austriaco ha idealmente spalancato le porte della nazione a Benedetto XVI, che ha subito accolto con calore questo gesto di grande cordialità, confermando il suo legame tra la sua origine bavarese e la cultura e le tradizioni di un Paese ben conosciuto:

Mit grosser Freude betrete ich...
"Con grande gioia metto oggi piede, per la prima volta dopo l’inizio del mio Pontificato, in terra d’Austria, in un Paese che mi è familiare a causa della vicinanza geografica al luogo della mia nascita, e non soltanto per questo”.
 
Questo “spazio culturale nel centro dell’Europa – ha osservato Benedetto XVI riferendosi all’Austria - supera frontiere e congiunge impulsi e forze di varie parti del continente. La cultura di questo Paese è essenzialmente permeata dal messaggio di Gesù Cristo e dall’azione che la Chiesa ha svolto nel suo nome.
 
La pioggia, che da giorni sta bagnando ininterrottamente Vienna, ha condizionato il cerimoniale di accoglienza, inizialmente previsto all’aperto ma poi allestito in un hangar dell’aeroporto. Dopo aver ricevuto gli onori del picchetto militare, il Papa ha svolto il suo primo discorso: il suo è stato un intervento, per così dire, programmatico. La parola-chiave è stata indubbiamente “pellegrinaggio”, quello che il Papa compirà domani al Santuario mariano di Mariazell, per celebrarne solennemente gli 850 anni di fondazione:
 
Mariazell steht nicht …
"Mariazell rappresenta non solo una storia di 850 anni, ma in base all’esperienza della storia – e soprattutto in virtù del rimando materno della Statua miracolosa a Cristo – indica anche la strada verso il futuro. In questa prospettiva vorrei oggi, insieme con le Autorità politiche di questo Paese e con i rappresentanti delle Organizzazioni internazionali, gettare ancora uno sguardo sul nostro presente e sul nostro futuro”.
 
Ma pellegrinaggio - tradizione che, ha constatato “con gioia” Benedetto XVI, sta suscitando un “crescente interesse” - “non significa soltanto cammino verso un Santuario. Essenziale è anche il cammino di ritorno verso la quotidianità”. E qui, il Papa ha anticipato la Messa che celebrerà a Vienna domenica prossima, nello “Stephansdom”, il Duomo di Santo Stefano, e l’incontro che avrà nel pomeriggio con il mondo del volontariato nella famosa “Konzerthaus” viennese:
 
Wer auf den Nächsten “schaut” …
"Chi ‘guarda’ al prossimo - lo vede e gli fa del bene - guarda a Cristo e Lo serve. Guidati ed incoraggiati da Maria vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano in vista delle sfide da affrontare nello spirito del Vangelo e, pieni di gratitudine e di speranza, da un passato ricco di grazia ci incamminiamo verso un futuro colmo di promesse”.
 
(Canto bambini)

 
Dal saluto ricevuto dal gruppo di scolari che all’aeroporto lo hanno omaggiato con un canto composto per l’occasione, Benedetto XVI è poi passato all’abbraccio della folla stipata sotto la pioggia nella centralissima piazza “Am Hof”. Giunto in papamobile tra lo sventolio di moltissimi fazzoletti gialli, Benedetto XVI si è poi affacciato alla loggia della Chiesa barocca dei Nove cori angelici, nello stesso luogo dove Pio VI benedisse la folla nel 1782. La loggia affaccia su un altro monumento caro ai viennesi: la colonna “Mariensäule”, dominata da una grande statua della Vergine. Il pellegrinaggio in terra d’Austria è iniziato spiritualmente qui. Davanti a tutti i vescovi del Paese, il Papa ha ricevuto il saluto del cardinale arcivescovo della città, Christoph Schonborn, e ha dato inizio alla veglia di preghiera - che unisce idealmente tutti i cattolici austriaci - benedicendo delle rose, presentategli da alcuni fedeli e depositati più tardi davanti al Santissimo Sacramento della Chiesa di Am Hof, dove il Papa si è brevemente raccolto in preghiera. Ma poco prima, guardando alla statua della “Mariesäule”, voluta 360 anni fa dall’imperatore Ferdinando II, il Papa aveva offerto una prima riflessione di sapore prettamente mariano, quasi un anticipo del pellegrinaggio di domani a Mariazell:
 
In ihrer Mütterlichkeit nimmit Maria …
"Nel suo sentimento materno Maria accoglie anche oggi sotto la sua protezione persone di tutte le lingue e culture, per condurle insieme, in una multiforme unità, verso Cristo. A Lei possiamo rivolgerci nelle nostre preoccupazioni e necessità. Da Lei, però, dobbiamo anche imparare ad accoglierci a vicenda con lo stesso amore con cui Ella accoglie tutti noi: ciascuno nella sua singolarità, voluto come tale e amato da Dio”.
 
La Madre di Dio come porta di consolazione, dunque: invocandola sempre e affidandole le preoccupazioni della vita, ha soggiunto Benedetto XVI, “Lei ci aiuterà ad aprire le nostre piccole speranze sempre verso la grande, vera speranza che dà senso alla nostra vita e può colmarci di una gioia profonda ed indistruttibile”.
 
Al termine della cerimonia nella Mariensaule, la mattinata del Papa si è conclusa con un momento di grande intensità. Il Papa ha raggiunto la “Judenplatz” è si è fermato in raccoglimento davanti al Memoriale della Shoah, che ricorda i 65 mila ebrei austriaci sterminati dal nazismo. (Da Vienna, Alessandro De Carolis, Radio Vaticana)

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Servizio trasmesso da Radio Vaticana l'8 settembre

Radio Vaticana, 8 settembre  2007

Il Papa a Mariazell: la verità non è intollerante, non si afferma con la forza ma dimostra se stessa nell'amore

Guardare a Cristo” attraverso Maria, che indica suo figlio all’uomo: sta qui il significato del pellegrinaggio compiuto questa mattina da Benedetto XVI al Santuario austriaco di Mariazell, l’evento spirituale più atteso di questo settimo viaggio apostolico, giunto a metà del suo percorso. Il Papa ha ringraziato di cuore le decine di migliaia di fedeli radunatisi all’aperto per la Messa, nonostante la pioggia che ha continuato a cadere ininterrottamente. Una situazione che, al termine della Messa, ha indotto il Pontefice ha levare un appello alla solidarietà con le popolazioni dell’Austria colpite dalle alluvioni di questi giorni. Riviviamo i momenti salienti della celebrazione nella cronaca del nostro inviato a Vienna, Alessandro De Carolis:

 Ogni persona di fede dovrebbe avere un cuore in continuo pellegrinaggio. Un cuore “inquieto” che desideri l’amicizia con Cristo, e che una volta scoperta impari a stare nella verità e nell’amore. La strada di questo pellegrinaggio passa per una richiesta, da rivolgere in particolare a Maria che tiene in braccio il figlio bambino, così come lo terrà in braccio da crocifisso. E’ il pellegrinaggio della fede cristiana, che stamattina Benedetto XVI ha indicato agli oltre 30 mila fedeli che hanno sfidato la pioggia e il freddo per vivere con lui il momento centrale del suo viaggio apostolico in Austria: la visita al Santuario di Mariazell, situato a 140 km. a sudovest di Vienna, fra le colline della Stiria.

 Fin dall’alba centinaia di pullman e auto hanno percorso le strade che portano agli 870 metri di Mariazell. Strade che anche il Pontefice è stato costretto a percorrere: il maltempo gli ha impedito di giungere al Santuario in elicottero come previsto dal programma. La Madonna ci ricompenserà dei sacrifici patiti per il maltempo, ha detto ai fedeli Benedetto XVI quando, con un certo ritardo, ha potuto dare inizio alla celebrazione eucaristica per gli 850 anni di vita del tempio mariano, subito definito all’omelia “un luogo di pace e di unità riconciliata”. Prendendo ad esempio le figure del Vangelo che vissero l’ansia della ricerca, poi appagata dall’incontro con Gesù - Zaccaria, Elisabetta, Simeone, gli Apostoli - il Papa ha invitato i cristiani d’oggi a prendere esempio da loro:
 
"Dieses unruhige und offene Herz Brauchen wir. ...
Di questo cuore inquieto e aperto abbiamo bisogno. È il nocciolo del pellegrinaggio. Anche oggi non è sufficiente essere e pensare in qualche modo come tutti gli altri. Il progetto della nostra vita va oltre. Noi abbiamo bisogno di Dio, di quel Dio che ci ha mostrato il suo volto ed aperto il suo cuore: Gesù Cristo”.
 
E chiamando Dio come “unico Mediatore della salvezza valido per tutti, che interessa tutti e del quale, in definitiva, tutti hanno bisogno, questo - ha affermato il Papa - non significa affatto disprezzo delle altre religioni né assolutizzazione superba del nostro pensiero, ma solo l’essere conquistati da Colui che ci ha interiormente toccati e colmati di doni, affinché noi potessimo a nostra volta fare doni anche agli altri”. Il dono della fede in Dio, dunque, vuol dire dono della verità: ecco perché, ha spiegato ulteriormente Benedetto XVI, un cristiano non sa né può rassegnarsi come chi invece ritiene l’essere umano “incapace della verità”. Proprio “questa rassegnazione di fronte alla verità - ha osservato il Pontefice - è il nocciolo della crisi dell’Occidente, dell’Europa":
 
"Wenn es Wahrheit für den Menschen nicht gibt, dann kann er auch nicht …
Se per l’uomo non esiste una verità, egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male. E allora le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell’uomo, ma anche – lo vediamo – diventare una terribile minaccia, la distruzione dell’uomo e del mondo. Noi abbiamo bisogno della verità".
 
La Madonna, come si comprende osservando la statuina di Mariazell, ha tenuto in braccio la verità e da sempre la indica al mondo. Benedetto XVI ha invitato a guardare alla piccola effigie in legno che da otto secoli e mezzo ha incastonato il messaggio del Vangelo nell’Europa mitteleuropea e che oggi è stata mostrata ai fedeli nella sua originaria semplicità artistica, la mano sinistra più grande che indica Gesù Bambino non coperta dai paramenti che vestono abitualmente la statua, eccetto tre giorni all’anno. E l’immagine di tenerezza familiare evocata dalla statua ha suggerito al Papa un altro pensiero di stringente attualità:
 
"Das Kind Jesus erinnert uns natürlich auch an alle Kinder …
Il bambino Gesù ci ricorda naturalmente anche tutti i bambini del mondo, nei quali vuole venirci incontro. I bambini che vivono nella povertà; che vengono sfruttati come soldati; che non hanno mai potuto sperimentare l’amore dei genitori; i bambini malati e sofferenti, ma anche quelli gioiosi e sani. L’Europa è diventata povera di bambini: noi vogliamo tutto per noi stessi, e forse non ci fidiamo troppo del futuro. Ma priva di futuro sarà la terra solo quando si spegneranno le forze del cuore umano e della ragione illuminata dal cuore - quando il volto di Dio non splenderà più sopra la terra. Dove c’è Dio, là c’è futuro”. 

 Il “sì” a Dio, che tuttavia lascia libero l’uomo di fare le proprie scelte, equivale - ha concluso Benedetto XVI - a quei “sì” che sono contenuti nei Comandamenti: sì alla famiglia, alla vita, all’amore responsabile, alla solidarietà, alla responsabilità sociale e alla giustizia, il sì alla verità e al rispetto delle persone e a ciò che appartiene a loro. Del resto, ha affermato il Pontefice, ritornando su un concetto espresso fin dai primi momenti del suo Pontificato, l’adesione ai comandi di Dio è tutt’altro che una prigione per il cuore e la volontà umane:
 
"Wenn wir das tun, dann sehen wir, …
Se questo noi facciamo, ci rendiamo conto che il cristianesimo è di più e qualcosa di diverso da un sistema morale, da una serie di richieste e di leggi. È il dono di un’amicizia che perdura nella vita e nella morte: „Non vi chiamo più servi, ma amici“ (cfr Gv 15,15), dice il Signore ai suoi. A questa amicizia noi ci affidiamo. Ma proprio perché il cristianesimo è più di una morale, è appunto il dono di un’amicizia, proprio per questo porta in sé anche una grande forza morale di cui noi, davanti alle sfide del nostro tempo, abbiamo tanto bisogno”.
 
 Prima dell’atto conclusivo della Messa, Benedetto XVI ha avuto parole di incoraggiamento per le vittime delle alluvioni in Austria e un pensiero di cordoglio per i due anziani pellegrini purtroppo deceduti stamattina per un malore a Mariazell:
 
"Viele Menschen in Österreich haben durch die Überschwemmungen …
Sono molte le persone che qui in Austria stanno soffrendo, in questi giorni, a causa delle alluvioni ed hanno subito danni. Vorrei rassicurare tutte queste persone della mia preghiera, della mia compassione e della mia tristezza e sono certo che tutti coloro che potranno mostreranno solidarietà e li aiuteranno. Poi vorrei ricordare anche i due pellegrini che sono morti qui, oggi - li ho compresi nella mia preghiera durante la Santa Messa. Possiamo essere certi che la Madre di Dio li abbia condotti direttamente al cospetto di Dio, dato che erano venuti in pellegrinaggio dalla Madre di Dio per incontrare Gesù insieme a lei”. 

 Infine, la catechesi mariana di Benedetto XVI si è conclusa con un atto significativo e atteso dalla Chiesa locale: il mandato del Papa ai fedeli austriaci a vivere in coerenza al Vangelo e ad essere testimoni nel mondo “con sollecitudine e letizia”. E Benedetto XVI ha dato risalto al carattere mitteleuropeo del Santuario della Stiria salutando i pellegrini presenti nelle lingue abitualmente presenti in questo luogo: ungherese, sloveno, croato, ceco, slovacco e polacco.

Ma sulla Messa presieduta dal Papa nel Santuario di Mariazell ascoltiamo il commento del nostro direttore generale padre Federico Lombardi, al microfono di Sergio Centofanti
 
R. – La prima cosa che colpisce è il fatto che questa celebrazione bellissima è avvenuta con un tempo terribile. Questo naturalmente ha reso le cose più difficili: se ci fosse stato un bellissimo sole sarebbe stata certamente una festa più gioiosa. Però non è senza significato che un pellegrinaggio comporti anche uno sforzo. Un pellegrinaggio non è una scampagnata e la gente che è venuta qui a Mariazell, anche in condizioni inclementi, dimostrando una grandissima attenzione e un grande raccoglimento, partecipando quindi molto profondamente a questo evento, dimostra quale sia il senso vero e più profondo del pellegrinaggio: un impegno nella vita, un impegno in un cammino per incontrare Cristo, che non è sempre facile e che se anche ha un prezzo ha, però, anche un grandissimo valore. Mi pare, quindi, che anche queste circostanze esterne possano essere lette come un significato particolare e bello di questo incontro.
 
D. – Il Papa ha tenuto, anche in questo caso, una omelia molto intensa ed ha detto che credere nella verità non è intolleranza, perché la verità non si impone con la forza, ma con la debolezza dell’amore…
 
R. – Sì, ed ho l’impressione che questa omelia del Papa a Mariazell, se posso dire, è una delle più belle che io abbia sentito, almeno a me ha colpito molto profondamente. Vorrei far notare anche il tono con cui il Papa l’ha detta: era un tono estremamente meditativo, attento e profondo, che dimostrava molto bene anche lo spirito con cui egli parlava e cioè stava dando un messaggio da lui sentito fino in fondo all’anima e in cui abbiamo questa sintesi molta bella, che è sua caratteristica, tra la densità del pensiero ed anche l’enunciazione delle verità impegnative e la spiritualità cristiana anche nei suoi aspetti più affascinanti. Quindi il Papa ha, certo, parlato del tema della verità, della verità di Dio, della verità di Cristo e di Cristo come unico mediatore, ma ci ha fatto capire benissimo – direi appunto sia con i concetti e sia anche con il suo atteggiamento – che questa nostra fede nella unicità di Cristo Salvatore non è qualcosa di intollerante o di prepotente, ma è una offerta fatta con convinzione e con amore e quello che noi proponiamo è questo Gesù, è qualcuno che qui ci si mostra – a Mariazell in particolare, ma sempre - come il bambino e come il Crocifisso e, quindi, assolutamente in modo non violento, non di potere, ma di grandissima umiltà, che vuole attirare l’amore, vuole mettersi nelle nostre mani e ci chiede di andare verso di Lui, di accoglierLo e di capire il suo amore fino alla fine. E quindi l’impegno del cristiano nell'annunciare la sua fede è una offerta; è un’offerta alla libertà dell’uomo ed è – anche se c’è un impegno morale che è richiesto dalla fede – un impegno che è un sì, non è un no, non è un qualche cosa di negativo, un porre i limiti all’agire dell’uomo e alle sue prospettive, ma è anzi una via per trovare una affermazione dei valori essenziali, l’incontro con Dio, la famiglia, l’amore per gli altri, la verità, la generosità. Si tratta di valori positivi e il Papa mi sembra che con questa omelia abbia saputo mostrare insieme l’esigenza e la bellezza della fede cristiana.

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Servizio trasmesso da Radio Vaticana il 9 settembre

Radio Vaticana, 9 settembre  2007

 

La Messa domenicale è una necessità interiore: senza Cristo il tempo è vuoto. E' quanto ha detto il Papa alla Messa nel Duomo di Santo Stefano a Vienna

“Dà all’anima la sua Domenica, dà alla Domenica la sua anima”. E’ uno slogan del suo antico predecessore a capo della diocesi di Monaco e Frisinga, il cardinale Faulhaber, a sintetizzare al meglio la riflessione che Benedetto XVI ha sviluppato questa mattina sul valore del riposo settimanale, nel giorno in cui i cristiani celebrano la Risurrezione di Cristo. Il Papa ha presieduto la Messa solenne nel Duomo viennese di Santo Stefano, la più bella chiesa gotica dell’Austria. Circa 15 mila i viennesi che hanno voluto salutare il Pontefice in quest’ultimo appuntamento liturgico del suo viaggio apostolico, prima della partenza dall’Austria che avverrà questa sera. Al termine della Messa, Benedetto XVI ha poi recitato la preghiera dell’Angelus. Riviviamo allora i momenti salienti della mattinata, nel servizio del nostro inviato a Vienna, Alessandro De Carolis:

Gran parte dell’Occidente ha smarrito il concetto cristiano della Domenica, che per secoli ne aveva orientato le abitudini. Dire Domenica equivale a dire oggi “tempo libero”, ma se esso è senza dubbio “una cosa bella e necessaria”, ha riconosciuto il Papa, estirparne in qualche modo il “centro interiore” significa ridurre il tempo libero a “tempo vuoto”. Viceversa, vivere con spirito cristiano la Domenica vuol dire partecipare “al riposo di Dio”. E’ stato questo il messaggio spirituale che Benedetto XVI ha lasciato ai viennesi e all’Austria, nell’omelia della Messa di questa mattina, iniziata verso le dieci ma preceduta da un festoso saluto fatto da un numeroso gruppo di bambini al Pontefice, nel cortile del palazzo arcivescovile di Vienna.
 
A centinaia i viennesi si sono radunati nel bellissimo “Stephansdom” e, a migliaia, nelle immediate vicinanze, all’esterno della cattedrale hanno potuto seguire lo svolgimento della celebrazione sui maxischermi, nonostante gli immancabili scrosci di pioggia che hanno finora contrassegnato i giorni della visita apostolica.
 
La liturgia è stata accompagnata dalle arie della “Missa Cellensis”, la “Messa di Mariazell”, eseguita dal coro e dai musicisti del Duomo e composta da Joseph Haydn nel 1782, un paio di anni prima che Mozart venisse ad abitare a Vienna, proprio a pochi passi dal Duomo. In questa atmosfera suggestiva e solenne, Benedetto XVI ha ripetuto la frase passata alla storia dei martiri di Abitene - “Senza la domenica non possiamo vivere” - che aveva già orientato una sua precedente omelia al Congresso eucaristico di Bari, nel maggio del 2005, un mese dopo la sua elezione:
 
“Der Sonntag hat sich in unseren westlichen Gesellschaften gewandelt ...
La Domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è certamente una cosa bella e necessaria. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e ricrea. Il tempo libero necessita di un centro – l’incontro con Colui che è la nostra origine e la nostra meta”.
 
Il pensiero del Papa sul valore del riposo domenicale è stato particolarmente importante in un Paese come l’Austria nel quale da tempo - come ha sottolineato nel suo indirizzo di saluto iniziale il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn - è nato un “ampio movimento” in “difesa della domenica dalle tendenze di svuotamento di significato di questo giorno”. Parlando del “bisogno” che sin dalla prima era della Chiesa i cristiani hanno manifestato di stare a contatto con il Cristo Risorto “in un giorno preciso” e comunitariamente, Benedetto XVI ha affermato che tale desiderio, espresso dalla celebrazione eucaristica domenicale, non era percepito “come un precetto”, un obbligo, “ma una necessità interiore”. Dunque, si è chiesto il Papa:
 
“Geht diese Haltung der Christen von damals auch uns Christen von heute an? ...
Ha rilevanza questo atteggiamento dei cristiani di allora anche per noi cristiani di oggi? Sì, vale anche per noi, che abbiamo bisogno di una relazione che ci sorregga e dia orientamento e contenuto alla nostra vita. Anche noi abbiamo bisogno del contatto con il Risorto, che ci sorregge fin oltre la morte. Abbiamo bisogno di questo incontro che ci riunisce, che ci dona uno spazio di libertà, che ci fa guardare oltre l’attivismo della vita quotidiana verso l’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino”.
 
Inoltre, ha concluso Benetto XVI, “proprio perché nella Domenica si tratta in profondità dell’incontro, nella Parola e nel Sacramento, con il Cristo risorto, il raggio di tale giorno abbraccia la realtà intera. I primi cristiani - ha ricordato - hanno celebrato il primo giorno della settimana come Giorno del Signore, perché era il giorno della risurrezione. Ma molto presto la Chiesa ha preso coscienza anche del fatto che il primo giorno della settimana è il giorno del mattino della creazione”:
 
“Deshalb ist der Sonntag auch das wöchentliche Schöpfungsfest ...
Per questo la Domenica è nella Chiesa anche la festa settimanale della creazione – la festa della gratitudine e della gioia per la creazione di Dio. In un’epoca, in cui, a causa dei nostri interventi umani, la creazione sembra esposta a molteplici pericoli, dovremmo accogliere coscientemente proprio anche questa dimensione della Domenica”.
 
Acclamazioni e sventolio di fazzoletti gialli hanno accolto il Papa, quando si è spostato nel palco allestito di fianco al Duomo di Santo Stefano per la recita dell’Angelus. Nel breve pensiero prima della preghiera mariana, Benedetto XVI ha nuovamente esortato, fra l’altro, gli austriaci a portare “la Domenica col suo dono immenso nel mondo”. Quindi, ha terminato leggendo la preghiera di affidamento dell’Austria alla Vergine che, a causa di un inconveniente tecnico, non aveva potuto recitare davanti alla colonna della “Mariensäule”, la mattina del suo arrivo. (Da Vienna, Alessandro De Carolis, Radio Vaticana)
 
Al termine dell’Angelus, nel congedarsi dalla folla che lo salutava con affetto, Benedetto XVI si è soffermato con un gruppo di bambini che gli hanno consegnato due volumi contenenti le letterine e i disegni da loro composti per dare il benvenuto al Papa in Austria. Benedetto XVI ha ringraziato loro e tutti i bambini del Paese con una lettera consegnata al direttore nazionale della Pontificia Opera Missionaria dell’Infanzia, don Leo Maasburg. “Vedo in voi dei piccoli collaboratori al servizio che il Papa rende alla Chiesa e al mondo”, si legge fra l’altro nella lettera. Ci sono “tanti bambini che ancora non conoscono Gesù - prosegue il Papa - E purtroppo ce ne sono altrettanti privi del necessario per vivere: di cibo, di cure sanitarie, di istruzione; molti mancano di pace e di serenità”. “Continuate così”, conclude Benedetto XVI. “Voi state crescendo e presto diventerete adolescenti e giovani: non perdete il vostro spirito missionario! Mantenete una fede sempre limpida e genuina, come quella di San Pietro”.

"Siate luci che riflettono il divino tra i fuochi fatui di un mondo che esalta l’effimero": l'invito del Papa durante i Vespri mariani a Mariazell

In mezzo alla brama di consumo e al culto dell’individualismo presenti nel mondo, siate testimoni della luce di Cristo, vivendo in povertà, castità e obbedienza. E' l'invito lanciato da Benedetto XVI ieri pomeriggio durante la liturgia dei Vespri mariani da lui presieduta nel Santuario di Mariazell, alla presenza del clero diocesano e dei religiosi. Il servizio del nostro inviato, Alessandro De Carolis.
 
Siate luci che riflettono il divino tra i “fuochi fatui” di un mondo che esalta l’effimero. Poveri in un’epoca di individualismi, casti mentre si enfatizza il consumo, obbedienti più forti dell’egoismo che non sa aspettare. Così, secondo Benedetto XVI, sono chiamati a vivere coloro che hanno scelto di seguire Cristo, donandosi interamente al lui nel sacerdozio o nella consacrazione religiosa. 

La cerimonia dei Vespri nella solennità della Natività di Maria ha suggellato il giorno spiritualmente più intenso della visita del Pontefice in Austria iniziato al mattino con la Messa giubilare di Mariazell. La cerimonia è iniziata con il rito della luce. Benedetto XVI ha ricevuto dalle mani di un pastore protestante una candela accesa dal cero che recava impressa la sigla della terza Assemblea ecumenica europea, che si conclude oggi a Sibiu, in Romania. Quindi, nel Santuario stipato di sacerdoti, religiosi e religiose - fra i quali era presente anche il fratello di Benedetto XVI, mons. Georg Ratzinger - il Papa ha ricordato che “il centro della missione di Gesù Cristo e di tutti i cristiani è l’annuncio del Regno di Dio”.
 
“Voi, cari sacerdoti, religiosi e religiose - ha detto il Papa - offrite un contributo importante: in mezzo a tutta la cupidigia, a tutto l’egoismo del non saper aspettare, alla brama di consumo, in mezzo al culto dell’individualismo noi cerchiamo di vivere un amore disinteressato per gli uomini”:
 
“Lasst euer Licht hineinleuchten in unsere Gesellschaft, ...
Fate brillare la vostra luce nella nostra società, nella politica, nel mondo dell’economia, nel mondo della cultura e della ricerca. Anche se è solo un piccolo lume in mezzo a tanti fuochi fatui, esso tuttavia riceve la sua forza e il suo splendore dalla grande Stella del mattino, il Cristo risorto, la cui luce brilla e non tramonterà mai”.

 
La partecipazione al suo cammino, ha ribadito Benedetto XVI, “comporta la dimensione della Croce - con insuccessi, sofferenze, incomprensioni, anzi addirittura disprezzo e persecuzione - ma anche l’esperienza di una profonda gioia nel suo servizio e l’esperienza della profonda consolazione derivante dall’incontro con Lui”. Un servizio che ha le sue colonne spirituali nei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, sui quali il Papa si è soffermato con alcune riflessioni:
 
“Wer Christus radikal nachfolgen will, muss auf materielle Habe verzichten. ...
Chi vuol seguire Cristo in modo radicale, deve decisamente rinunciare ai beni materiali. Deve, però, vivere questa povertà a partire da Cristo, come un diventare interiormente libero per Dio e per il prossimo. Per tutti i cristiani, ma specialmente per i sacerdoti, i religiosi e le religiose, per i singoli come pure per le comunità, la questione della povertà e dei poveri deve essere sempre di nuovo oggetto di un severo esame di coscienza”.
 
Il Pontefice ha poi sfatato il luogo comune che tende a dipingere i sacerdoti, i religiosi o le suore come persone lontane dalla vita e dai problemi del mondo. “Con il voto di castità nel celibato - ha osservato - non si consacrano all’individualismo o ad una vita isolata, ma promettono solennemente di porre totalmente e senza riserve al servizio del Regno di Dio gli intensi rapporti di cui sono capaci e che ricevono come un dono. In questo modo essi stessi diventano uomini e donne della speranza”. L’obbedienza, infine, ha il modello in Gesù che seppe abbandonarsi alla volontà di Dio e non alla propria fino al momento culminante della morte. E anche qui, Benedetto XVI ha spiegato in cosa differisca l’obbedienza cristiana rispetto ai pregiudizi di un mondo nel quale la parola umiltà si è svuotata di senso:
 
“Auf Gott hören und ihm zu gehorchen hat nichts zu tun mit ...
Ascoltare Dio ed obbedirgli non ha niente a che fare con costrizione dall’esterno e perdita di se stesso. Solo entrando nella volontà di Dio raggiungiamo la nostra vera identità. La testimonianza di questa esperienza è oggi necessaria al mondo proprio in rapporto al suo desiderio di ‘autorealizzazione’ e ‘autodeterminazione’”. 
Il Papa ha concluso citando un passaggio di un’intensa preghiera di sant’Ignazio di Loyola, che descrive la totalità della donazione che sperimenta chi è chiamato a consacrarsi a Dio: “Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me l’hai dato, a te, Signore, lo ridono; tutto è tuo, di tutto disponi secondo ogni tua volontà; dammi soltanto il tuo amore e la tua grazia, e sono ricco abbastanza, né chiedo alcunché d’altro”. (Da Vienna, Alessandro De Carolis, Radio Vaticana)

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Servizio trasmesso da Radio Vaticana il 10 settembre

Radio Vaticana, 10 settembre  2007

"L'Austria contribuisca, con la sua eredità storica e spirituale, alla costruzione di un'Europa della comprensione fra i popoli": così il Papa al termine del suo viaggio nel Paese

Un Benedetto XVI grato e commosso si è congedato ieri sera dall’Austria al termine di una giornata cadenzata da molti appuntamenti. La terza e ultima tappa del suo settimo viaggio apostolico internazionale si è conclusa alle 20.20, quando il volo papale è decollato dall’aeroporto di Vienna per giungere verso le 21.40 all'aeroporto romano di Ciampino, da dove il Papa si è recato nella sua residenza di Castel Gandolfo. Nel suo discorso finale all’aeroporto viennese, il Papa ha auspicato che l’Austria contribuisca con la sua eredità storica e spirituale alla costruzione di un’Europa della comprensione fra i popoli. Riviviamo allora i momenti salienti di questa lunga giornata, nella cronaca del nostro inviato a Vienna, Alessandro De Carolis:

Dall’“ora” di S. Benedetto - che le antiche pietre di Heiligenkreuz riverberano con forza da quasi nove secoli - al “labora” testimoniato dal mondo del volontariato austriaco, cattolico e civile. Si è snodato idealmente tra queste due “sponde” il lungo pomeriggio conclusivo del pellegrinaggio austriaco di Benedetto XVI. Dopo la Messa della mattina nel Duomo viennese di Santo Stefano, nel primo pomeriggio il Papa si è diretto in auto verso l’Abbazia cistercense di Heiligenkreuz, situata a una trentina di km. dalla capitale e sede di un’Accademia teologica che dal febbraio scorso porta il nome di Benedetto XVI. Circa 15 mila persone attendevano tra l’esterno e l’interno del grande chiostro l’arrivo del Papa che, dopo aver salutato la folla, ha fatto ingresso tra le mura altissime e spoglie del tempio risalente al XII secolo, accompagnato dal canto corale dei monaci. Visibilmente colpito e immerso nell’intensità spirituale del luogo, Benedetto XVI ha affermato:

“Kern des Mönchtums ist die Anbetung – das Sein nach der Weise der Engel. …
Il nocciolo del monachesimo è l’adorazione - il vivere alla maniera degli angeli (...) Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità”.
 
Citando il doppio senso contenuto nel termine “Klösterreich”, che definisce l’Austria “regno di monasteri e ricca di monasteri”, Benedetto XVI ha riaffermato che “come oasi spirituale” un monastero “indica al mondo di oggi la cosa più importante, anzi, la sola cosa decisiva: esiste un’ultima ragione - ha detto - per cui vale la pena vivere, cioè Dio e il suo amore imperscrutabile”. “E chiedo a voi, cari fedeli - ha esortato - considerate le vostre abbazie e i vostri monasteri quello che sono e sempre vogliono essere: non soltanto luoghi di cultura e di tradizione o addirittura semplici aziende economiche. Struttura, organizzazione ed economia sono necessarie anche nella Chiesa, ma non sono la cosa essenziale. Un monastero è soprattutto questo: un luogo di forza spirituale”. Prima di lasciare l’Abbazia - dove Benedetto XVI ha potuto salutare anche un anziano monaco scampato alla persecuzione nazista – il Papa ha ricevuto in dono un ponderoso libro del Salterio utilizzato dai monaci per il loro canto corale e un quadro, ornato da un cristallo realizzato da un religioso, raffigurante il fondatore di Heiligenkreuz, Leopoldo III.

Un’ora più tardi, tornato a Vienna, Benedetto XVI è stato accolto da un caloroso applauso nella celebre “Konzerthaus”, la Casa dei concerti viennese, dove prima due giovani e quindi l’arcivescovo di Salisburgo, Alois Kothgasser, hanno presentato a Benedetto XVI il lavoro degli uomini, le donne e i ragazzi che in Austria hanno fatto la scelta di impegnarsi in opere di solidarietà. Un impegno quantificabile in 17 milioni di ore in un anno, per un controvalore di 3 miliardi e mezzo di euro, secondo uno studio citato da mons. Kothgasser. Il Papa ha incoraggiato con calore i volontari a proseguire su questa strada, che in un’ottica cristiana contribuisce a costruire la “civiltà dell’amore”:

“Ohne freiwillinges Engagement konnten, können und werden Gemeinwohl…
L’amore del prossimo non si può delegare; lo Stato e la politica, con le pur giuste premure per il sollievo in casi di bisogno e per le prestazioni sociali, non possono sostituirlo. Esso richiede sempre l’impegno personale e volontario, per il quale certamente lo Stato deve creare condizioni generali favorevoli. Grazie a questo impegno, l’aiuto mantiene la sua dimensione umana e non viene spersonalizzato. E proprio per questo voi volontari non siete ‘tappabuchi’ nella rete sociale, ma persone che contribuiscono al volto umano e cristiano della nostra società”.

Il Papa ha preso a modello dei volontari Cristo stesso, che non ci insegna - ha detto - “una ‘mistica dagli occhi chiusi,ma una ‘mistica dello sguardo aperto’”, che guarda diritto ai bisogni dei più poveri e disagiati come segno di amore per Dio, ma che, in questo modo, incide positivamente anche nelle pieghe più difficili del tessuto sociale, come ha riconosciuto nel suo intervento alla Konzerthaus lo stesso presidente austriaco, Heinz Fischer. “Senza impegno volontaristico - ha asserito Benedetto XVI - il bene comune e la società non potevano, non possono e non potranno perdurare. La spontanea disponibilità vive e si dimostra al di là del calcolo e del contraccambio atteso; essa rompe le regole dell’economia di mercato. L’uomo, infatti, è molto più di un semplice fattore economico da valutare secondo criteri economici. Il progresso e la dignità di una società dipendono sempre di nuovo proprio da quelle persone che fanno più del solo loro stretto dovere”.

I concertisti della “Wiener Philarmoniker” hanno inframezzato i discorsi ufficiali con l’esecuzioni di tre brani di musica classica. E queste arie di Mozart e Bruckner hanno idealmente scortato Benedetto XVI al suo congedo dall’Austria. Con un auspicio, espresso dal Pontefice nel discorso allo scalo viennese: che questa terra così ricca di spirito e cultura, costruita sui bimillenari valori del Vangelo e baciata nell’oggi da un benessere diffuso lasci ispirare la sua “politica nazionale e internazionale” dalla “ricerca di una comprensione vicendevole” e dalla “formazione creativa di sempre nuove vie per favorire la fiducia tra gli uomini e i popoli”, a partire dal suo “cuore” nazionale:

“Wien kann im Geiste seiner historischen Erfahrung und seiner Stellung in der …
Vienna, nello spirito della sua esperienza storica e della sua posizione nel centro vivo dell’Europa, può recare a ciò il suo contributo, favorendo conseguentemente la penetrazione dei valori tradizionali del Continente, permeati di fede cristiana, nelle istituzioni europee e nell’ambito della promozione delle relazioni internazionali, interculturali ed interreligiose”.

 

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