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ALLA
BANCA DI SVILUPPO DEL CONSIGLIO D'EUROPA (12 GIUGNO 2010) |
Radio
Vaticana, 12.06.2010
Il
Papa alla Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa: i
valori cristiani sono il motore per un autentico progresso
economico e sociale
◊
Di fronte alla crisi
economica, bisogna ripartire dai valori cristiani, vero
motore per un autentico sviluppo: è l’esortazione di
Benedetto XVI ai partecipanti alla 45.ma riunione comune
della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, ricevuti
stamani in Vaticano. Il Papa ha invitato i popoli del
Vecchio Continente a non marginalizzare le proprie radici
cristiane. Quindi, ha auspicato che la fraternità e la
logica del dono trovino sempre più spazio nelle dinamiche
economiche e finanziarie. Il Papa ha invitato la Banca di
Sviluppo a rinforzare l’integrazione sociale,
all’insegna della solidarietà verso i più bisognosi. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
Gli avvenimenti politici avvenuti in Europa alla fine del
secolo scorso, ha esordito Benedetto XVI, hanno permesso
all’Europa “di respirare con due polmoni”. E tuttavia,
ha constatato, “c’è ancora un lungo cammino da
percorrere per rendere effettiva questa realtà”. “Certo
si sono sviluppati gli scambi economico-finanziari tra est e
ovest dell’Europa, ma – si è chiesto il Papa - c’è
stato un reale progresso umano”?
“La libération d’idéologies totalitaires...”
“La liberazione dalle ideologie totalitarie – è
l’interrogativo posto dal Papa – non è stata utilizzata
unilateralmente per il solo progresso economico a detrimento
di uno sviluppo più umano che rispetti la dignità e la
nobiltà dell’uomo”? Ancora, non sono state dimenticate
quelle “ricchezze spirituali che hanno modellato
l’identità europea?”. Attualmente, ha proseguito,
l’Europa e il mondo attraversano un momento di grave crisi
economica. Ma, ha avvertito, non bisogna valutare questa
situazione solo attraverso un’analisi strettamente
finanziaria. Ha così richiamato la Caritas in Veritate,
dove, ha detto, si mostra che l’amore di Dio e del
prossimo è un motore potente capace di offrire autentica
energia all’ambiente sociale, politico ed economico. Nel
solco della Dottrina Sociale della Chiesa, il Pontefice ha
messo in evidenza che la relazione tra carità e verità è
“una forza dinamica che rigenera l’insieme dei legami
interpersonali” per orientare la vita economica e
finanziaria “al servizio dell’uomo e della sua dignità”.
“C’est là le seul capital qu’il convient…”
“Questo – ha affermato – è il solo capitale che
conviene salvare e in questo capitale si trova la dimensione
spirituale della persona umana”. L’economia e la
finanzia, ha ribadito, non esistono per se stesse. Non sono
che uno strumento. “Il Cristianesimo – ha poi aggiunto -
ha permesso all’Europa di comprendere ciò che è la
libertà, la responsabilità e l’etica che impregna le sue
leggi e le strutture sociali”.
“Marginaliser le Christianisme…”
“Marginalizzare il Cristianesimo, anche attraverso
l’esclusione dei simboli che lo manifestano - è stato il
suo richiamo - contribuirebbe ad amputare il nostro
continente della sua origine fondamentale che lo nutre
instancabilmente e che contribuisce alla sua vera identità”.
“Effettivamente – ha detto il Papa – il Cristianesimo
è la fonte dei valori spirituali e morali che sono
patrimonio comune dei popoli europei”. Valori ai quali gli
Stati membri del Consiglio d’Europa hanno manifestato il
loro attaccamento nel Preambolo dello Statuto
dell’organismo continentale. Ribadendo la natura sociale
della Banca di Sviluppo, Benedetto XVI ha quindi offerto una
riflessione sulla fraternità nell’economia.
“La fraternità permet des espaces de gratuité…”
“La fraternità – ha constatato – permette degli
spazi di gratuità, che pur essendo indispensabili” sono
difficilmente riscontrabili quando il fine è soltanto
l’efficacia e il profitto. Tale dualismo, ha proseguito,
non è però assoluto e insormontabile. Per questo
bisognerebbe “introdurre una logica che faccia della
persona umana e più specificamente delle famiglie di quanti
sono nel bisogno, il centro e il fine dell’economia”. In
Europa, ha ricordato il Papa, esiste un passato di
esperienze di sviluppo economico fondato sulla fraternità,
come le imprese sociali e mutualistiche. Bisogna, dunque,
tornare alla generosità delle origini. Il Papa non ha
mancato di rammentare che la Santa Sede fa parte della Banca
di Sviluppo del Consiglio d’Europa dal 1973. Un istituto,
ha affermato, chiamato ad esplorare gli spazi dove possono
esprimersi la fraternità e la logica del dono.
Un impegno esortato anche dal cardinale segretario di
Stato, Tarcisio Bertone, in apertura della riunione della
Banca, tenutasi ieri pomeriggio. Nel suo indirizzo di
saluto, il porporato ha sottolineato che per la prima volta
l’Istituto finanziario tiene il proprio incontro annuale
in Vaticano. Ed ha invitato la Banca a giocare un ruolo
fondamentale nel contesto attuale di crisi
economica-finanziaria. La Santa Sede, ha poi ricordato, ha
sempre favorito il processo di unificazione dell’Europa.
“Anche oggi – ha detto – la Chiesa cattolica si
impegna per la costruzione di un’Europa fondata su quegli
ideali della sua unificazione che furono perseguiti dai
Padri fondatori: la centralità della persona umana, la
stabilità, la solidarietà”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA RIUNIONE
DELLA BANCA DI SVILUPPO DEL CONSIGLIO D'EUROPA
Sala Clementina
Venerdì, 12 giugno 2010
Signor
Governatore
e Signori Presidenti,
Signore e Signori Ambasciatori,
Signore e Signori Amministratori,
Cari amici,
La 45°
riunione comune della Banca di Sviluppo del Consiglio
d'Europa vi ha portati a Roma ed io ho il piacere di
ricevervi questa mattina nel Palazzo Apostolico al termine
del vostro incontro.
La
ringrazio, Signor Governatore, per le sue parole che
sottolineano l'importanza che la Santa Sede attribuisce alla
Banca di Sviluppo del Consiglio d'Europa, di cui è membro
dal 1973. Nel 1956 il Consiglio d'Europa ha fondato una
banca con una vocazione esclusivamente sociale, per avere
uno strumento qualificato per promuovere la propria politica
di solidarietà. Questa banca si è occupata, fin
dall'inizio, dei problemi dei rifugiati, poi ha esteso le
sue competenze all'intero ambito della coesione sociale. La
Santa Sede non può che guardare con interesse a una
struttura che sostiene con i suoi prestiti progetti sociali,
che si preoccupa dello sviluppo, che risponde a situazioni
di urgenza e che vuole contribuire al miglioramento delle
condizioni di vita delle persone bisognose.
Gli eventi
politici che hanno avuto luogo in Europa alla fine del
secolo scorso le hanno finalmente permesso di respirare con
i suoi due polmoni, per riutilizzare l'espressione del mio
venerato predecessore. Tutti sappiamo che c'è ancora molta
strada da percorrere per rendere questa realtà effettiva.
Gli scambi economici e finanziari fra l'est e l'ovest
europei si sono indubbiamente sviluppati, ma c'è stato un
reale progresso umano?
La
liberazione da ideologie totalitarie non è stata utilizzata
unilateralmente per il solo sviluppo economico a detrimento
di uno sviluppo più umano, nel rispetto della dignità e la
nobiltà dell'uomo, e non ha, a volte, ignorato le ricchezze
spirituali che hanno modellato l'identità europea? Gli
interventi della Banca a favore dei Paesi dell'Europa
dell'est, del centro e del sud-est, avranno permesso, ne
sono certo, di correggere squilibri a favore di un processo
basato sulla giustizia e sulla solidarietà. Queste sono
indispensabili per il presente e per il futuro dell'Europa.
Come me,
anche voi sapete che oggi il mondo e l'Europa attraversano
un momento particolarmente grave di crisi economica e
finanziaria. Questo tempo non deve condurre a limitazioni
che si basano solo su un'analisi strettamente finanziaria.
Deve, al contrario, permettere alla Banca di Sviluppo di
mostrare la sua originalità rafforzando l'integrazione
sociale, la gestione dell'ambiente e lo sviluppo delle
infrastrutture pubbliche a vocazione sociale. Incoraggio
vivamente il lavoro della banca in questo senso e in quello
della solidarietà. Essa sarà così fedele alla sua
vocazione.
Dinanzi
alle sfide attuali che il mondo e l'Europa devono gestire,
nella mia ultima Enciclica, Caritas
in veritate, ho voluto attirare l'attenzione sulla
Dottrina sociale della Chiesa e sul suo apporto positivo
alla costruzione della persona umana e della società. La
Chiesa, sull'esempio di Gesù, vede l'amore per Dio e per il
prossimo come un motore potente capace di offrire
un'autentica energia che potrà irrigare l'ambito sociale,
giuridico, culturale, politico ed economico. Ho voluto
mettere in evidenza il fatto che la relazione che esiste fra
l'amore e la verità è, se ben vissuta, una forza dinamica
che rigenera l'insieme dei vincoli interpersonali e che
offre una novità reale nel nuovo orientamento della vita
economica e finanziaria da essa rinnovata, al servizio
dell'uomo e della sua dignità per i quali tali vincoli
esistono. L'economia e la finanza non esistono per se
stesse, esse non sono altro che uno strumento, un mezzo. Il
loro fine è unicamente la persona umana e la sua piena
realizzazione nella dignità. È questo l'unico capitale che
è opportuno salvare. E in questo capitale si trova la
dimensione spirituale della persona umana. Il Cristianesimo
ha permesso all'Europa di comprendere cosa sono la libertà,
la responsabilità e l'etica che impregnano le sue leggi e
le sue strutture societarie. Emarginare il Cristianesimo -
anche attraverso l'esclusione dei simboli che lo manifestano
- contribuirebbe a privare il nostro continente della
sorgente fondamentale che lo alimenta instancabilmente e che
contribuisce alla sua vera identità. Effettivamente, il
Cristianesimo è la fonte dei "valori spirituali e
morali che sono il patrimonio comune dei popoli
europei", valori ai quali gli Stati membri del
Consiglio d'Europa hanno manifestato il loro incrollabile
attaccamento nel Preambolo dello Statuto del Consiglio
d'Europa. Questo attaccamento, che è stato nuovamente
affermato nella Dichiarazione di Varsavia del 2005, fa
radicare e garantisce la vitalità dei principi sui quali si
fonda la vita politica e sociale europea, e in particolare
l'attività del Consiglio d'Europa.
In questo
contesto la Banca di Sviluppo è un'istituzione finanziaria
certo, dunque uno strumento economico. La sua creazione è
stata però voluta per rispondere a esigenze che trascendono
l'ambito finanziario ed economico.
La sua
ragion d'essere è sociale. È quindi chiamata a essere
pienamente ciò per cui è stata voluta: uno strumento
tecnico che permette la solidarietà. Quest'ultima si deve
vivere nella fratellanza.
La
fratellanza è generosa, non fa calcoli. Forse bisognerebbe
applicare maggiormente questi criteri nelle scelte interne
della Banca e nella sua azione esterna. La fratellanza
permette spazi di gratuità che, pur essendo indispensabili,
difficilmente sono concepibili o gestibili quando i soli
fini ricercati sono l'efficacia e il profitto. Noi tutti
sappiamo anche che questo dualismo non è un determinismo
assoluto e insormontabile in quanto può essere superato.
Per questo, la novità sarebbe d'introdurre una logica che
farebbe della persona umana, e in particolare delle famiglie
e delle persone realmente bisognose, il centro e il fine
dell'economia.
Esiste in
Europa un ricco passato che ha visto svilupparsi esperienze
di economica basate sulla fratellanza. Esistono imprese che
hanno un fine sociale o mutualistico. Esse hanno sofferto
per le leggi del mercato, ma desiderano ritrovare la forza
della generosità delle origini. Mi sembra anche che la
Banca di Sviluppo del Consiglio d'Europa desideri, per
vivere realmente la solidarietà, rispondere all'ideale di
fratellanza che ho appena menzionato, ed esplorare spazi in
cui la fratellanza e la logica del dono si potranno
esprimere. Si tratta di ideali che hanno radici cristiane e
che hanno presieduto, con il desiderio di pace, alla nascita
del Consiglio d'Europa.
La medaglia
che lei mi ha appena offerto, Signor Governatore, e per la
quale la ringrazio, mi permetterà di ricordarmi di questo
incontro. Vi assicuro, cari amici, della mia preghiera e vi
incoraggio a proseguire il vostro lavoro con coraggio e
lucidità per svolgere l'importante compito che vi è stato
affidato, quello di contribuire al bene nella nostra cara
Europa.
Che Dio vi benedica tutti! Grazie.
©
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