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UDIENZA
AI VESCOVI DEL BELGIO (8 MAGGIO 2010) |
Radio
Vaticana, 30 aprile 2010
Il
Papa ai vescovi del Belgio: solo Cristo placa le tempeste
di una Chiesa provata dal peccato. Servono sacerdoti
capaci di santità
◊ La Chiesa non può
fare a meno dell’“insostituibile” ruolo sacramentale
dei sacerdoti. Per questo, al di là degli scandali, va
attuata una “vasta e seria” pastorale vocazionale, per
formare al sacerdozio uomini santi: è quanto ha affermato
Benedetto XVI nel discorso ai vescovi del Belgio, ricevuti
questa mattina in udienza a conclusione della loro visita ad
Limina. Al gruppo di presuli che ha manifestato il
proprio dolore al Papa per le recenti dimissioni di un
vescovo coinvolto in una vicenda di abusi, Benedetto XVI
ha indicato il modello dell’“apostolo dei lebbrosi”,
il belga San Damiano de Veuster, la cui vita esemplare, ha
detto, “parla alla coscienza dei belgi”. Il servizio
di Alessandro De Carolis
Solo Cristo “placa ogni tempesta” e dà la forza e
il coraggio di condurre una vita santa in piena fedeltà
al proprio ministero alla propria consacrazione a Dio e
alla testimonianza cristiana. E’ una consolazione che
nasce dalle pagine del Vangelo di Matteo quella che
Benedetto XVI vuole condividere con i vescovi del Belgio,
che si presentano davanti a lui come una Chiesa non priva
di ferite, in parte interne e in parte dovute alla
difficoltà di annunciare Cristo a una società che tende
a dimenticarlo. La prima ferita, quella più fresca e
lancinante riguardante gli abusi sessuali commessi dal
clero belga, la comunica al Papa l'arcivescovo di
Bruxelles e primate della Chiesa nazionale, André-Joseph
Leonard:
"C'est une Eglise belge
douloureuse qui s'addresse à vous après le grave
scandale..."
Quella che le si avvicina oggi, confida al Papa, è una
Chiesa “addolorata” in particolare dal “grave
scandalo provocato dalle dimissioni forzate” del vescovo
di Bruges, Roger Vangheluwe. Addolorata ma anche
“determinata – prosegue – ad affrontare questo tipo
di problema con chiarezza”. La risposta del Pontefice è
all’insegna di una consapevole serenità e
dell’incoraggiamento. Atteggiamenti con i quali invita a
contrastare tutte le attuali “tendenze” negative per
la Chiesa, figlie della secolarizzazione che colpisce
molti Paesi:
“Je me rèfere à la diminution du nombre…
Mi riferisco alla diminuzione del numero di
battezzati che testimoniano apertamente la propria fede e
la propria appartenenza alla Chiesa, all'aumento
progressivo dell'età media dei sacerdoti, dei religiosi e
delle religiose, all’insufficienza di persone ordinate o
consacrate impegnate nella pastorale attiva o nei settori
educativo e sociale, al numero esiguo di candidati al
sacerdozio e alla vita consacrata”.
Tuttavia, ha affermato a questo proposito, “la
diminuzione del numero dei sacerdoti non deve essere vista
come un processo inevitabile”:
“Le Concile Vatican II a affirmé…
Il Concilio Vaticano II ha insistito sul fatto che
la Chiesa non può fare a meno del ministero dei
sacerdoti. E' pertanto necessario e urgente conferigli il
suo giusto posto e riconoscerne il carattere sacramentale
insostituibile. Ne consegue, pertanto, la necessità di
una vasta e seria pastorale vocazionale, basata sulla
santità esemplare dei sacerdoti, l'attenzione ai germi di
vocazione presenti in molti giovani e la preghiera assidua
e fiduciosa, secondo il comando di Gesù”.
E in tema di eccellenza sacerdotale, il Pontefice si è
soffermato sulla figura di padre Damiano De Veuster,
canonizzato l’11 ottobre scorso:
“Ce nouveau saint parle à la con science des
Belges…
Il nuovo Santo parla alla coscienza dei belgi. Non
è stato forse designato come il più illustre figlio
della nazione di tutti i tempi? La sua grandezza, vissuta
nel dono totale di sé ai suoi fratelli lebbrosi, al punto
da rimanere anch’egli contagiato e morire, sta nella sua
ricchezza interiore, nella sua costante preghiera, in
unione con Cristo (…) In questo Anno Sacerdotale è bene
offrire il suo esempio sacerdotale e missionario,
specialmente ai sacerdoti e religiosi”.
Altri “punti delicati”, ha soggiunto Benedetto XVI,
riguardano la formazione cristiana dei laici, soprattutto
delle giovani generazioni, e “le questioni relative al
rispetto della vita e all'istituzione del matrimonio e
della famiglia”. Tutti ambiti a loro volta condizionati,
non si è nascosto il Papa, dalle “complesse e spesso
inquietanti situazioni legate alla crisi economica, alla
disoccupazione, all'integrazione sociale degli immigrati,
alla coesistenza pacifica delle diverse comunità
linguistiche e culturali della nazione”. Infine, il
Pontefice ha difeso anche la corretta espressione e
attuazione delle norme liturgiche. I sacerdoti, ha
esortato, si prendano “cura” delle celebrazioni,
soprattutto quelle eucaristiche, nelle quali – ha
ripetuto – il mistero della Chiesa si manifesta “nella
sua grandiosità e semplicità”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL BELGIO
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"
Sabato
8 maggio 2010
Cari
Fratelli nell'Episcopato,
sono
lieto di porgervi il mio cordiale benvenuto in occasione
della vostra visita ad limina Apostolorum che vi ha
condotto in pellegrinaggio sulle tombe degli Apostoli
Pietro e Paolo. Questa visita è un segno della comunione
ecclesiale che unisce la Comunità cattolica del Belgio
alla Santa Sede. È anche una lieta occasione per
rafforzare tale comunione nell'ascolto reciproco, nella
preghiera comune e nella carità di Cristo, soprattutto in
questo tempo in cui la vostra Chiesa è stata essa stessa
messa alla prova dal peccato. Ringrazio vivamente
Monsignor André-Joseph Léonard per le parole che mi ha
rivolto a nome vostro e a nome delle vostre comunità
diocesane. Mi è grato avere un pensiero speciale al
Cardinale Godfried Danneels che, per oltre trent'anni, ha
guidato l'arcidiocesi di Malines-Bruxelles e la vostra
conferenza episcopale.
Leggendo
i vostri resoconti sullo stato delle vostre rispettive
diocesi, ho potuto valutare le trasformazioni in corso
nella società belga. Si tratta di tendenze comuni a molti
Paesi europei ma che, nel vostro, hanno caratteristiche
proprie. Alcune di esse, già rilevate nella precedente
visita ad Limina, si sono accentuate. Mi riferisco
alla diminuzione del numero dei battezzati che
testimoniano apertamente la loro fede e la loro
appartenenza alla Chiesa, all'aumento progressivo dell'età
media del clero, dei religiosi e delle religiose, al
numero insufficiente di persone ordinate o consacrate
impegnate nella pastorale attiva o negli ambiti educativo
e sociale, al numero limitato dei candidati al sacerdozio
e alla vita consacrata. La formazione cristiana,
soprattutto quella delle giovani generazioni, le questioni
relative al rispetto della vita e all'istituzione del
matrimonio e della famiglia, costituiscono altri punti
delicati. Si possono altresì menzionare le situazioni
complesse e spesso preoccupanti legate alla crisi
economica, alla disoccupazione, all'integrazione sociale
degli immigrati, alla coesistenza pacifica delle diverse
comunità linguistiche e culturali della Nazione.
Ho potuto
rilevare come voi siete consapevoli di tali situazioni e
dell'importanza d'insistere su una formazione religiosa più
solida e più profonda. Ho preso atto della vostra Lettera
pastorale, La belle profession de la foi, inscritta
nel ciclo Grandir dans la foi. Attraverso questa
Lettera, avete voluto incoraggiare tutti i fedeli a
riscoprire la bellezza della fede cristiana. Grazie alla
preghiera e alla riflessione comuni attorno alle verità
rivelate, espresse dal Credo, si riscopre che la
fede non consiste solo nell'accettare un insieme di verità
e di valori, ma innanzitutto nell'affidarsi a Qualcuno, a
Dio, nell'ascoltarlo, nell'amarlo, nel parlargli, al fine
di impegnarsi al suo servizio (cfr. p. 5).
Un evento
significativo, per il presente e per futuro, è stata la
canonizzazione di padre Damiano De Veuster. Questo nuovo
santo parla alla coscienza dei Belgi. Non viene forse
designato come il figlio della nazione più illustre di
tutti i tempi? La sua grandezza, vissuta nel dono totale
di sé ai fratelli lebbrosi, al punto da venire contagiato
e morire, risiede nella sua ricchezza interiore, nella sua
preghiera costante, nella sua unione con Cristo che vedeva
presente nei propri fratelli e ai quali, come lui, si
donava senza riserve. In questo anno sacerdotale, è bene
proporre il suo esempio di sacerdote e missionario, in
particolare ai sacerdoti e ai religiosi. La diminuzione
del numero dei sacerdoti non deve essere percepita come un
processo inevitabile. Il Concilio Vaticano II ha affermato
con forza che la Chiesa non può fare a meno del ministero
dei sacerdoti. È dunque necessario e urgente conferirgli
il suo giusto posto e riconoscerne il carattere
sacramentale insostituibile. Ne deriva la necessità di
un'ampia e seria pastorale delle vocazioni, fondata
sull'esemplarità della santità dei sacerdoti,
sull'attenzione ai germi di vocazione presenti in molti
giovani e sulla preghiera assidua e fiduciosa, secondo la
raccomandazione di Gesù (cfr. Mt 9, 37).
Rivolgo
un saluto cordiale e riconoscente a tutti i sacerdoti e
alle persone consacrate, spesso sovraccarichi di lavoro e
desiderosi del sostegno e dell'amicizia del loro Vescovo e
dei loro confratelli, senza dimenticare i sacerdoti più
anziani che hanno dedicato tutta la loro vita al servizio
di Dio e dei loro fratelli. Non dimentico neppure i
missionari. Che tutti - sacerdoti, religiosi, religiose e
laici del Belgio - ricevano il mio incoraggiamento e
l'espressione della mia gratitudine e che non si
dimentichino che è solo Cristo che può placare ogni
tempesta (cfr. Mt 8, 25-26) e che ridà forza e
coraggio (cfr. Mt 11, 28-30 e Mt 14, 30-32),
per condurre una vita santa in piena fedeltà al loro
ministero, alla loro consacrazione a Dio e alla
testimonianza cristiana.
La
Costituzione Sacrosanctum
concilium sottolinea che è nella liturgia che si
manifesta il mistero della Chiesa, nella sua grandezza e
nella sua semplicità (cfr. n. 2). È dunque importante
che i sacerdoti curino le celebrazioni liturgiche, in
particolare dell'Eucaristia, affinché esse permettano una
comunione profonda con il Dio vivente, Padre, Figlio e
Spirito Santo. È necessario che le celebrazioni si
svolgano nel rispetto della tradizione liturgica della
Chiesa, con una partecipazione attiva dei fedeli, secondo
il ruolo che corrisponde a ognuno di essi, unendosi al
mistero pasquale di Cristo.
Nei
vostri resoconti, vi mostrate attenti alla formazione dei
laici, in vista di un inserimento sempre più effettivo
nell'animazione delle realtà temporali. È un programma
lodevole, che nasce dalla vocazione di ogni battezzato
configurato a Cristo sacerdote, profeta e re. È bene
discernere tutte le possibilità che scaturiscono dalla
vocazione comune dei laici alla santità e all'impegno
apostolico, nel rispetto della distinzione fondamentale
fra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune dei
fedeli. Tutti i membri della comunità cattolica, ma in
modo particolare i fedeli laici, sono chiamati a
testimoniare apertamente la loro fede e a essere fermento
nella società, rispettando la sana laicità delle
istituzioni pubbliche e le altre confessioni religiose.
Una simile testimonianza non può essere limitata al solo
incontro personale, ma deve anche assumere le
caratteristiche di una proposta pubblica, rispettosa ma
legittima, dei valori ispirati dal messaggio evangelico di
Cristo.
La brevità
di questo incontro non mi permette di sviluppare altri
temi che mi sono cari e che anche voi avete menzionato nei
vostri resoconti. Concluderò dunque pregandovi di
trasmettere alle vostre comunità, ai sacerdoti, ai
religiosi, alle religiose e a tutti i cattolici del
Belgio, i miei saluti affettuosi, assicurandoli della mia
preghiera per loro dinanzi al Signore. Che la Vergine
Maria, venerata in tanti santuari del Belgio, vi assista
nel vostro ministero e vi protegga tutti con la sua
tenerezza materna! A voi e a tutti i cattolici del Regno,
imparto di cuore la Benedizione apostolica.
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