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Benedictus PP. XV
Giacomo della Chiesa
3.IX.1914
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22.I.1922
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Joseph Ratzinger, eletto il 19 aprile 2005 dai cardinali in Conclave Papa alla successione di Giovanni Paolo II, ha scelto il nome di Benedetto XVI.
Il predecessore con lo stesso nome, Benedetto XV, era nato a Genova-Pegli il 21 novembre 1854. Giacomo Della Chiesa fu Papa dal 1914 al 1922. Era nato da antica famiglia patrizia.
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Della Chiesa, laureato in giurisprudenza civile all'università di Genova nel 1875 e poi in teologia, studioso poi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, fu ordinato sacerdote il 21 dicembre 1878, e si preparò fra il 1878 ed il 1882 per la carriera diplomatica presso l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici, seguendo poi l'allora nunzio di Spagna, Mariano Rampolla, anche quando questi divenne Segretario di Stato e cardinale nel 1887. Alla morte del Rampolla, l'allora Pontefice Pio X, nel 1907, nominò Della Chiesa arcivescovo di Bologna. |

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Cardinale nel 1914, ricorda ancora il sito, Giacomo della Casa divenne Papa solo tre mesi dopo, il 3 settembre 1914, scelta non inaspettata per la sua esperienza di diplomatico, mentre la morte di Pio X era concisa con lo scoppio della Grande Guerra.
Proprio la guerra e le sue catastrofiche conseguenze segnarono il suo pontificato, per una Santa Sede già isolata per la questione Romana che il governo italiano risolse solo più tardi.
Al termine della guerra, spiega ancora il sito dell'arcidiocesi, Benedetto XV volle scrivere un documento a favore della riconciliazione internazionale (Pacem Dei munus, 23 maggio 1920). Lavorò molto anche per ristabilire relazioni diplomatiche fra la Chiesa e lo Stato in tutti i Governi di recente formazione, con collaboratori che ebbero, in futuro, posizioni di privilegio: Achille Ratti (più tardi Pio XI) inviato in Polonia e in Lituania come visitatore apostolico, Eugenio Pacelli (più tardi Pio XII) nel 1920 in Germania in qualità di nunzio.
A Benedetto XV svolse un'intensa attività diplomatica, con un notevole aumento (da 14 nel 1914 a 27 nel 1922) dei Paesi rappresentati attraverso degli ambasciatori presso la Santa Sede.
Nel panorama politico italiano, ricorda ancora il sito, diede la sua benedizione al Partito Popolare, fondato da Don Luigi Sturzo nel gennaio del 1919, un atto che in pratica aboliva la prassi Non expedit (divieto dei cattolici italiani alla partecipazione alla vita politica del Paese) e revocò, nel maggio del 1920, il divieto del Vaticano ai Capi degli Stati Cattolici di compiere visite ufficiali al Quirinale, una volta residenza estiva del papa, ma dal 1870 residenza ufficiale del re d'Italia.
Il 28 giugno 1917 Benedetto promulgò il nuovo "codice di diritto canonico", un'opera che tuttavia era stata composta per la maggior parte da Pio X.
Fin dalla sua prima enciclica Ad beatissimi (1 novembre 1914) esortò con successo i tenaci conservatori ed i modernisti a porre fine alle loro accanite animosità.
Benedetto XV morì inaspettatamente ( a sessantasette anni) il 22 gennaio 1922 a causa di una influenza degenerata in polmonite.
FONTE: REUTERS ITALIA
LA SCELTA DEL NOME BENEDETTO
Con la scelta del nome Benedetto, un Papa raccoglie – per la sedicesima volta nella storia della Chiesa – l’eredità di uno dei Santi più amati al mondo. Il servizio di Andrea Sarubbi:
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“Ora et labora”, prega e lavora. Un’invenzione semplice, che sconvolge il mondo. In pieno sesto secolo, con le invasioni barbariche in atto, San Benedetto da Norcia insegna all’Occidente la via del monachesimo. “Era necessario – dirà di lui Giovanni Paolo II, quindici secoli dopo – che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano, diventasse eroico”.
Il mondo lo conosce come il Santo della pace e del lavoro. L’Europa lo ha avuto prima come Padre – per volontà di Pio XII – e poi come patrono. Così stabilisce la lettera apostolica Pacis nuntius, di Paolo VI, che lo definisce “provvidenziale”
per la rinascita del Continente invaso dai barbari ed affida a lui il sogno di un’Europa moderna che sta ancora cercando l’unità.
È il 24 ottobre 1964, e già numerosi Papi hanno scelto di chiamarsi come lui. Il primo addirittura nel 575, a meno di trent’anni dalla sua morte: un nobile romano ricordato come consolatore di un popolo oppresso dai Longobardi. L’ultimo – il genovese Giacomo della Chiesa – è il Pontefice che invano tenta di fermare la prima guerra mondiale, da lui definita “un’inutile strage”, e che riconduce i cattolici all’impegno politico, in un’Italia che vede la nascita del Partito Popolare. È lui, ci ha confidato ieri sera il cardinale Schönborn,
che Benedetto XVI ha citato davanti al Collegio cardinalizio:
“Ha ricordato, ironicamente, che quello di Benedetto XV è stato un Pontificato breve. Benedetto XV è stato il Papa della pace nel difficile periodo della guerra. Poi, Joseph Ratzinger ha fatto riferimento a San Benedetto, il padre del monachesimo, patrono d’Europa e uomo di grande fede. Ne ha citato la regola - mettere Cristo davanti a tutto – che è e rimane un esempio anche per il nuovo Pontefice”.
In tutto, la lista comprende 15 Papi, tra cui un santo – il romano Benedetto II, vissuto a fine settimo secolo – ed un beato: il trevigiano Benedetto XI, frate domenicano contemporaneo di Dante Alighieri. Non manca qualche Pontificato travagliato – come quello di Benedetto IX, che per due volte abbandonò il soglio di Pietro – ed addirittura due antipapi, uno dei quali spagnolo. Tranne il francese Fournier, dodicesimo della serie, non c’erano mai stati Pontefici non italiani a prendere il nome del Santo. Fino a Benedetto XVI, appunto, che
riporta l’insegnamento del monaco di Norcia nel cuore dell’Europa.
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Andrea Sarubbi per la Radio Vaticana, 20 aprile 2005
SAN BENEDETTO, UN SANTO NON SOLO EUROPEO, MA DI TUTTO IL MONDO
- Intervista con il cardinale Tomáš Špidlík -
“San Benedetto non è solo un santo europeo”, ma di tutto il mondo. E’ quanto aveva detto il nuovo Pontefice, il giorno dopo l’elezione recandosi in visita alla Congregazione per la Dottrina della Fede, motivando la scelta del suo nome. Il Santo di Norcia – ha affermato Benedetto XVI – “come Abramo è diventato padre di molte genti, perché ha aperto una scuola di vita e di fede”, mostrando “dove sono le forze che possono rinnovare il mondo”: queste forze si trovano nel Vangelo di Cristo. Ascoltiamo in proposito il cardinale Tomáš
Špidlík, che il 18 aprile ha svolto la meditazione ai cardinali elettori per il Conclave. L’intervista è di Antonella Palermo:
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R. – Lui ha scelto il nome Benedetto perché ama l’Europa e San Benedetto è il patrono dell’Europa. Ha imparato dal Papa precedente che l’Europa deve respirare con due polmoni, e per questo Papa Giovanni Paolo II ha messo anche Cirillo e Metodio come compatroni dell’Europa. L’Europa deve riconoscere la sua spiritualità in modo integrale, fare la sintesi che ancora non ha fatto. Allora io credo si tratti di una questione mondiale e non solo europea. Ormai siamo davanti al fatto che il cristianesimo passa in Asia, in Africa, in altri Paesi senza radici cristiane. Cosa fare? L’Europa deve portare là
la sua cultura? No, non deve portarla, ma deve aiutare a scoprire e a mettere nelle loro radici Cristo. Noi vogliamo che Cristo parli in arabo, nelle lingue asiatiche e così via e dobbiamo in un certo senso guarire la nostra prospettiva puramente europea, perché pensiamo ancora di essere tutto il mondo, ma questo è il passato. Bisogna rendersi conto che esiste un mondo anche altrove.
D. – E quali sono secondo lei le urgenze, al di là dell’Europa, in questo inizio di nuovo Pontificato?
R. – Guardi, queste nuove Chiese vogliono aprire le loro tradizioni. Ora bisogna vedere che cosa adattare, l’arte di adattamento delle culture.
D. – Infine, se dovesse raccontare l’esperienza interiore che si porta dentro, dei giorni che hanno preceduto l’elezione…
R. – Mi sono sentito edificato da questo clima tranquillo. Penso che il Papa abbia fatto grande impressione, perché presiedeva con tanta semplicità e talento organizzativo. Credo che questa semplicità abbia impressionato tutti. In ceco diciamo: “Che viva molti anni!”.
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Radio Vaticana, 27 aprile 2005
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