UDIENZA
AI VESCOVI BOLIVIANI (10 NOVEMBRE 2008)
|
Radio
Vaticana 10 novembre 2008
Il
Papa ai vescovi della Bolivia: in un periodo
segnato da difficoltà e incertezze, la Chiesa lavori per
ravvivare la fede e promuovere dialogo e pace
La
Chiesa della Bolivia è chiamata a ravvivare la fede del
suo popolo, a sostenere i più bisognosi e a promuovere il
dialogo e la riconciliazione: così, Benedetto XVI ai
vescovi della Bolivia ricevuti stamani in Vaticano, in
occasione della visita “ad Limina”. Il Papa ha
sottolineato che tale compito è ancor più urgente oggi,
in un momento di profondi cambiamenti e nuove difficoltà
per il popolo boliviano. Situazione di incertezza che è
stata evidenziata - nel suo indirizzo d’omaggio al Papa
- anche dal cardinale arcivescovo di Santa Cruz de la
Sierra, Julio Terrazas Sandoval, presidente
dell’episcopato di Bolivia. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Benedetto XVI ha espresso parole di incoraggiamento ai
presuli della Bolivia per il loro generoso servizio volto
a custodire ed alimentare la fede del popolo di Dio,
specie in una situazione di incertezza economica e
politica come quella che sta vivendo la Bolivia:
Conozco bien las difficile circunstancias…
“Conosco bene – ha detto il Papa – le difficili
circostanze che affliggono i fedeli e i cittadini del
vostro Paese da un po’ di tempo e che in questo momento
sembrano acuirsi”. Certamente, ha proseguito, sono
"motivo di preoccupazione e di speciale sollecitudine
pastorale da parte della Chiesa che ha saputo accompagnare
molto da vicino tutti i boliviani in situazioni delicate
con l’unica finalità di mantenere la speranza,
ravvivare la fede, promuovere l’unità, esortare alla
riconciliazione e salvaguardare la pace”.
De la escucha dócil de la Palabra divina...
“Dal docile ascolto della Parola di Dio – ha
sottolineato – nasce l’amore per il prossimo” e con
esso “il servizio disinteressato ai fratelli, un aspetto
che occupa un posto molto rilevante nell’azione
pastorale in Bolivia, di fronte alla situazione di povertà,
emarginazione e abbandono di buona parte della
popolazione”. La comunità ecclesiale, ha rilevato,
“ha mostrato di avere, come il Buon Samaritano, un
‘cuore che vede’ il fratello in difficoltà,
attraverso innumerevoli opere e progetti” di aiuto,
consapevoli che “l'amore nella sua purezza e nella sua
gratuità è la miglior testimonianza del Dio nel quale
crediamo e dal quale siamo spinti ad amare”. Ha così
messo l’accento su altre importanti sfide per
l’episcopato boliviano:
La fe plantada en la tierra boliviana…
“La fede radicata nella terra boliviana – è stata
la sua esortazione – necessita sempre di alimentarsi e
rafforzarsi, soprattutto quando si percepiscono segni di
un certo indebolimento della vita cristiana a causa di
fattori di origine diversa”. Il Papa ha indicato
"la diffusa incoerenza tra la fede professata e i
comportamenti della vita personale e sociale" e
ancora "una formazione superficiale" che espone
i battezzati all’influsso di promesse vacue. Per
affrontare questa situazione, ha affermato, la Chiesa
della Bolivia può contare su una realtà importante come
la devozione popolare. D’altro canto, ha avvertito,
serve “una catechesi sistematica, generalizzata e
penetrante che insegni chiaramente e in modo integrale la
fede cattolica”. Un ausilio, ha detto, può venire anche
dall’Anno Paolino, quale occasione per dare nuovo vigore
all’evangelizzazione e alla missionarietà.
Tambièn una educación general de calidad...
“Al tempo stesso – ha proseguito il Pontefice –
un’educazione generale di qualità, che comprenda la
dimensione spirituale e religiosa della persona,
contribuisce fortemente a porre della basi salde per la
crescita della fede”. E qui il Papa ha ricordato il
ruolo delle tante e prestigiose istituzioni educative
rette dalla Chiesa cattolica. Scuole, ha ribadito, che
vanno seguite con attenzione affinché ne venga rispettata
e mantenuta la propria identità. Non ha poi mancato di
elogiare gli sforzi dei vescovi boliviani per offrire ai
seminaristi una solida formazione umana, spirituale,
intellettuale e pastorale. Richiamando infine il recente
Sinodo sulla Parola di Dio, Benedetto XVI ha esortato i
pastori della Bolivia a mettere al centro le Sacre
Scritture, perchè è qui che il Popolo di Dio incontra la
sua “ragione di essere, la sua vocazione ed identità”.
Dal canto suo, il cardinale Julio Terrazas Sandoval,
presidente dell’episcopato boliviano, ha sottolineato il
momento difficile, segnato da "profondi
cambiamenti", che si vive in Bolivia:
Se proyecta refundar Bolivia para convertirla…
“Si
progetta – ha detto il porporato – di rifondare la
Bolivia trasformandola in una terra senza povertà”, in
cui abbiano fine “le ingiustizie, la discriminazione e
l’esclusione sociale”. E tuttavia, ha notato, “i
mezzi politici e i meccanismi giuridici messi in atto fino
ad oggi non sembrano sufficienti né adeguati per
costruire assieme una Bolivia per tutti”. In
particolare, ha proseguito, “preoccupa che questo
processo di cambiamento” non tenga conto del “valore e
della ricchezza spirituale di tutto il popolo”
boliviano.
DISCORSO DEL
SANTO PADRE
Señor
Cardenal,
Queridos
Hermanos en el Episcopado:
Tengo el
gozo de recibiros, obispos de Bolivia, que habéis venido
a Roma en visita ad limina, a orar ante los
sepulcros de los Apóstoles Pedro y Pablo, y renovar los
lazos de unidad, amor y paz con el Sucesor de Pedro (cf. Lumen
gentium, 22). Agradezco de corazón al Señor Cardenal
Julio Terrazas Sandoval, Arzobispo de Santa Cruz de la
Sierra y Presidente de la Conferencia Episcopal, las
amables palabras que me ha dirigido en nombre de todos.
Deseo, antes de nada, manifestaros mi aprecio y aseguraros
mi aliento en el generoso servicio que prestáis a la gran
tarea de custodiar y alimentar la fe del pueblo de Dios.
Conozco
bien las difíciles circunstancias que afectan a los
fieles y ciudadanos de vuestro País desde hace algún
tiempo, y que en estos momentos parecen agudizarse aún más.
Son ciertamente motivo de preocupación y de especial
solicitud pastoral para la Iglesia, que ha sabido acompañar
muy de cerca a todos los bolivianos en situaciones
delicadas, con el único fin de mantener la esperanza,
avivar la fe, fomentar la unidad, exhortar a la
reconciliación y salvaguardar la paz. Con sus esfuerzos
en esta tarea, llevada a cabo de manera fraterna, unánime
y coordinada, los Pastores recuerdan la parábola evangélica
del sembrador, que esparce la semilla abundante e
incansablemente, sin pensar en cálculos anticipados sobre
el fruto que podrá recabar para sí de su trabajo (cf. Lc
8,4ss).
Tampoco
faltan otros desafíos en vuestro quehacer pastoral, pues
la fe plantada en la tierra boliviana necesita siempre
alimentarse y fortalecerse, especialmente cuando se
perciben signos de un cierto debilitamiento de la vida
cristiana por factores de origen diverso, una extendida
incoherencia entre la fe profesada y las pautas de vida
personal y social, o una formación superficial que deja
expuestos a los bautizados al influjo de promesas
deslumbrantes pero vacías.
Para
afrontar estos retos, la Iglesia en Bolivia cuenta con un
medio poderoso, como es la devoción popular, ese precioso
tesoro acumulado durante siglos gracias a la labor de
misioneros audaces y mantenido con entrañable fidelidad
por generaciones en las familias bolivianas. Es un don que
ha de ser ciertamente custodiado y promovido hoy, como sé
que se está haciendo con esmero y dedicación, pero que
requiere un esfuerzo constante para que el valor de los
signos penetre en lo hondo del corazón, esté siempre
iluminado por la Palabra de Dios y se transforme en
convicciones firmes de fe, consolidada por los sacramentos
y la fidelidad a los valores morales. En efecto, es
necesario cultivar una fe madura y "una firme
esperanza para vivir de manera responsable y gozosa la fe
e irradiarla así en el propio ambiente" (Discurso
en la sesión inaugural de los trabajos de la V
Conferencia General del Episcopado Latinoamericano y del
Caribe, Aparecida, 13-5-2007).
Para
lograr esto se necesita una catequesis sistemática,
generalizada y penetrante, que enseñe clara e íntegramente
la fe católica. Este año paulino que estamos celebrando
es una ocasión privilegiada para imitar el vigor apostólico
y misionero de este gran Apóstol, que nunca se acobardó
a la hora de anunciar en toda su integridad el designio de
Dios, como dice a los Pastores de Mileto (cf. Hch
20,27). En efecto, una enseñanza parcial o incompleta del
mensaje evangélico no se corresponde con la misión
propia de la Iglesia ni puede ser fecunda.
También
una educación general de calidad, que comprenda la
dimensión espiritual y religiosa de la persona,
contribuye poderosamente a poner cimientos firmes al
crecimiento en la fe. La Iglesia en Bolivia tiene
numerosas instituciones educativas, algunas de gran
prestigio, que han de seguir contando con la atención de
sus Pastores para que mantengan y sean respetadas en su
propia identidad. En todo caso, no se ha de olvidar que
"todos los cristianos, puesto que mediante la
regeneración por el agua y el Espíritu se han convertido
en una criatura nueva y se llaman y son hijos de Dios,
tienen derecho a la educación cristiana" (Gravissimum
educationis, 2).
Me alegra
constatar vuestros esfuerzos para ofrecer a los
seminaristas una sólida formación humana, espiritual,
intelectual y pastoral, proporcionándoles sacerdotes idóneos
para acompañarlos en su discernimiento vocacional y
cuidar de su segura idoneidad y competencia. Este
criterio, siempre necesario, se hace más imperioso aún
en el momento actual, proclive a la dispersión en las
informaciones y a la disipación de la interioridad
profunda, donde el ser humano tiene una ley escrita por
Dios (cf. Gaudium et spes, 16). Por ello es
necesario también un seguimiento posterior para
garantizar la formación permanente del clero, así como
de los demás agentes de pastoral, que alimente
constantemente su vida espiritual e impida que su labor
caiga en la rutina o la superficialidad. Ellos están
llamados a mostrar a los fieles, desde su propia
experiencia, que las palabras de Jesús son espíritu y
vida (cf. Jn 6,63), "de lo contrario, ¿cómo
van a anunciar un mensaje cuyo contenido y espíritu no
conocen a fondo?" (Discurso en la sesión
inaugural, Aparecida).
En la
reciente Asamblea del Sínodo de los Obispos se ha
subrayado precisamente que "la tarea prioritaria de
la Iglesia, al inicio de este nuevo milenio, consiste ante
todo en alimentarse de la Palabra de Dios, para hacer
eficaz el compromiso de la nueva evangelización, el
anuncio en nuestro tiempo" (Homilía en la Misa
conclusiva, 26-10-2008). Así, pues, os encomiendo
encarecidamente que en las homilías, catequesis y
celebraciones en las parroquias y en tantas pequeñas
comunidades dispersas, pero con sus significativas
capillas, como se ven en vuestras tierras, la proclamación
fiel, la escucha y la meditación de la Escritura esté
siempre en primer plano, pues en ello encuentra el Pueblo
de Dios su razón de ser, su vocación y su identidad.
De la
escucha dócil de la Palabra divina nace el amor al prójimo
y, con él, el servicio desinteresado a los hermanos (cf. ibíd.),
un aspecto que ocupa un puesto muy relevante en la acción
pastoral en Bolivia, ante la situación de pobreza,
marginación o desamparo de buena parte de la población.
La comunidad eclesial ha dado muestra de tener, como el
buen Samaritano, un gran "corazón que ve" al
hermano en dificultad y, a través de innumerables obras y
proyectos, acude solícitamente en su ayuda. Sabe que
"el amor, en su pureza y gratuidad, es el mejor
testimonio del Dios en que creemos y que nos impulsa a
amar" (Deus caritas est, 31, c). En este
sentido, por decirlo así, es también un "corazón
que habla", que lleva en sí mismo la Palabra que
anida muy dentro de su ser y a la que no puede renunciar
aunque a veces deba permanecer en silencio. De este modo,
si la fraternidad con los hermanos más necesitados nos
hace discípulos aventajados del Maestro, la especial
entrega y preocupación por ellos nos convierte en
misioneros del Amor.
Al
terminar este encuentro, deseo reiterar mi aliento en la
misión que desempeñáis como guías de la Iglesia en
Bolivia, así como en el espíritu de comunión y
concordia entre vosotros. Una comunión enriquecida con
los especiales vínculos de estrecha fraternidad con otras
Iglesias particulares, algunas en tierras lejanas, pero
que desean compartir con vosotros los gozos y esperanzas
de la evangelización en ese País. Llevad mi saludo y
gratitud a los obispos eméritos, a los sacerdotes y
seminaristas, a los numerosos religiosos y religiosas que
enriquecen y avivan vuestras comunidades cristianas, a los
catequistas y demás colaboradores en la tarea de llevar
la luz del Evangelio a los bolivianos.
Encomiendo
vuestras intenciones a la Santísima Virgen María, tan
venerada por el pueblo boliviano en numerosos santuarios
marianos, y os imparto de corazón la Bendición Apostólica.
©
Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
|
|