IN QUESTI GIORNI LA VISITA AD LIMINA DEI VESCOVI DEL BURUNDI, CHE DOPO LA TRAGEDIA DELLA GUERRA CIVILE CERCA DI COSTRUIRE UN FUTURO DI PACE. LA CHIESA IN PRIMA LINEA PER LA RICONCILIAZIONE E LA DIFESA DEI PIU’ DEBOLI
- Servizio di Alessandro Gisotti -
Benedetto XVI sta ricevendo, in questi giorni, i vescovi del Burundi in occasione della quinquennale visita ad Limina. E proprio in queste ore, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è felicitato per l’accordo di “cessate-il-fuoco”, siglato il 15 maggio scorso tra il governo di Bujumbura e le Forze di liberazione nazionale (Fnl), definendolo “un primo passo” verso la piena integrazione dell’ultimo gruppo ribelle ancora in attività. Sulla situazione della Chiesa nel Paese africano, il servizio di Alessandro Gisotti:
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Un popolo che cerca la via della pace. Un Paese che vede la Chiesa in prima linea a sostegno dei più deboli. Anche a costo della vita. Il Burundi spera nella pacificazione, dopo le ferite profonde inferte dalla guerra civile, esplosa nel 1993. Conflitto che ha provocato 300 mila morti, impoverendo il piccolo Stato della martoriata regione africana dei Grandi Laghi. Nella guerra fratricida tra etnie hutu e tutsi, nel 1996 viene ucciso anche l’arcivescovo Joachim Ruhuna. Sette anni dopo un altro duro colpo: è il 28 dicembre 2003, vicino alla capitale Bujumbura, il nunzio apostolico
Michael Courtney cade vittima di un’imboscata. La Chiesa paga con il sangue il suo impegno per la riconciliazione.
Giovanni Paolo II è vicino al popolo burundese. Nel 1990 è il primo Pontefice a visitare il Paese africano. Negli anni si moltiplicano i suoi accorati appelli per la pace. Nel settembre 1999 l’ultimo incontro di Papa Wojtyla con l’episcopato del Burundi. I cristiani - afferma in quell’occasione - devono comprendere che per promuovere il ristabilimento di relazioni pacifiche tra i burundesi è necessario garantire la giustizia. “Tutti gli esseri umani - è il richiamo del Santo Padre - hanno pari dignità, meritano lo stesso rispetto”. L’anno scorso, poi, rivolgendosi al
corpo diplomatico, il Papa chiede alla comunità internazionale di aiutare il Burundi, che tra mille difficoltà ha intrapreso il cammino della pace.
La Chiesa cattolica è presente sul territorio burundese con un’arcidiocesi e sei diocesi. Oggi, su 6,7 milioni di abitanti, 4 e mezzo (circa il 66 per cento della popolazione) sono di fede cattolica. I fedeli sono affidati alla cura di 620 sacerdoti, tra diocesani e religiosi, che operano in 131 parrocchie. Nell’ottobre dell’anno scorso, i vescovi dell’Africa centrale, Burundi, Congo e Rwanda, si sono incontrati a Kinshasa. Al termine dell’assise viene stilato un comune piano d’azione che indica alcune priorità: la promozione della pastorale della famiglia, la
responsabilizzazione della gioventù, la lotta all’Aids. E per vincere la sfida della pace, i vescovi si impegnano a promuovere una pastorale della riconciliazione e del perdono.
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