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AI CAPI RELIGIOSI DI ISRAELE (10 NOVEMBRE 2011)

Radio Vaticana, 10 novembre 2011

Il Papa ai capi religiosi di Israele: siamo chiamati a lavorare con coraggio per il dialogo e la pace in Terra Santa

I leader religiosi si impegnino con coraggio a promuovere la pace in Terra Santa: è l’appello di Benedetto XVI, che stamani ha ricevuto in udienza in Vaticano una delegazione del Consiglio dei capi religiosi di Israele. Un’occasione per ribadire, dopo il grande incontro di Assisi, la responsabilità che gli uomini di fede hanno nella costruzione di una pace giusta e duratura per il Medio Oriente e il resto del mondo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Nei nostri tempi agitati, il dialogo tra differenti religioni sta diventando sempre più importante” per creare “un’atmosfera di mutua comprensione e rispetto”: è quanto sottolineato da Benedetto XVI in un appassionato discorso sul dialogo tra le religioni e la promozione della pace:

“This is pressing for the religious leaders of the Holy Land…"
“Questo – ha aggiunto – è pressante per i leader religiosi della Terra Santa, che mentre vivono in un luogo ricco di memorie sacre per le nostre tradizioni, sono ogni giorno messi alla prova dalle difficoltà del vivere insieme in armonia”. Il Papa ha, così, ripreso le sue parole nel recente incontro di Assisi, mettendo l’accento su due tipi di violenza che oggi siamo chiamati ad affrontare: da una parte, “l’uso della violenza nel nome della religione”, dall’altra “la violenza che è conseguenza della negazione di Dio, che spesso caratterizza” le società moderne:

“In this situation, as religious leaders we are called…”
“In questa situazione, come leader religiosi – ha detto – siamo chiamati a riaffermare che la relazione dell’uomo con Dio vissuta in modo giusto è una forza per la pace”. Questa, ha soggiunto, “è una verità che deve diventare sempre più visibile nel modo in cui noi viviamo l’uno con l’altro” la vita quotidiana. Di qui, l’incoraggiamento del Papa a “favorire un clima di fiducia e dialogo tra i leader e i membri delle tradizioni religiose presenti nella Terra Santa”.

“We share a grave responsibility to educate…”
“Condividiamo la grave responsabilità – ha avvertito Benedetto XVI – di educare i membri delle nostre rispettive comunità religiose” con l’obiettivo di approfondire “la conoscenza reciproca” e di “sviluppare un’apertura alla cooperazione con persone di tradizioni religiose diverse dalla propria”. Sfortunatamente, ha constatato, la realtà del mondo e anche della Terra Santa è “spesso frammentaria”. Ecco perché, è stata l'esortazione del Papa, “ognuno di noi è chiamato a rinnovare il proprio impegno per la promozione di una più grande giustizia e dignità, in modo da arricchire il nostro mondo e dargli una dimensione pienamente umana”:

“Justice, together with truth, love and freedom…”
“La giustizia assieme alla verità, all’amore e alla libertà – ha detto ancora – sono il requisito fondamentale per una pace sicura e duratura nel mondo”. E ha ribadito che la riconciliazione “richiede coraggio e visione, così come la fiducia che sarà Dio stesso a mostrarci la strada. Non possiamo raggiungere i nostri obiettivi se Dio non ci dà la forza per farlo”. Ha quindi ricordato la sua preghiera per la pace, posta tra le pietre del Muro occidentale del Tempio di Gerusalemme, in occasione della visita nel maggio 2009. Il Papa ha concluso il suo intervento pregando il Signore “di ascoltare le orazioni di tutti gli uomini e di tutte le donne che gli chiedono la pace di Gerusalemme”:

“Let us never cease praying for the peace….”
“Non smettiamo mai di pregare per la pace in Terra Santa”, è stata l’invocazione del Pontefice, forti della fiducia in Dio, “che è Egli stesso la nostra pace e consolazione”.


DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI MEMBRI DELL'ISRAELI RELIGIOUS COUNCIL

Sala dei Papi
Giovedì, 10 novembre 2011

 

Beatitudine,
Eccellenze,
Cari amici,

È un grande piacere per me accogliervi, membri dell’Israeli Religious Council, che rappresentate le comunità religiose esistenti in Terra Santa, e vi ringrazio per le parole cortesi che mi sono state rivolte a nome di tutti i presenti.

In questi tempi inquieti, il dialogo fra differenti religioni sta diventando sempre più importante per instaurare un clima di mutuo rispetto e di comprensione che può condurre all’amicizia e alla salda fiducia reciproche. Questo è urgente per i leader religiosi della Terra Santa che, pur vivendo in un luogo pieno di memorie sacre alle nostre tradizioni, sono quotidianamente messi alla prova dalle difficoltà del vivere insieme in armonia.

Come ho osservato nel mio recente incontro con i capi religiosi ad Assisi, oggi ci troviamo di fronte a due tipi di violenza: da una parte, l’uso della violenza in nome della religione e, dall’altra, la violenza che è conseguenza della negazione di Dio, che spesso caratterizza la vita nella società moderna. In questa situazione, come responsabili religiosi siamo chiamati a riaffermare che la relazione dell’uomo con Dio vissuta rettamente è una forza di pace. Questa è una verità che deve divenire sempre più visibile nel modo in cui viviamo insieme ogni giorno. Quindi, desidero incoraggiarvi a promuovere un clima di fiducia e di dialogo fra i leader e i membri di tutte le tradizioni religiose presenti in Terra Santa.

Condividiamo la grave responsabilità di educare i membri delle nostre rispettive comunità religiose, al fine di coltivare una comprensione reciproca più profonda e di sviluppare un’apertura verso la cooperazione con persone di tradizioni religiose diverse dalla nostra. Purtroppo, la realtà del nostro mondo è spesso frammentaria e imperfetta, anche in Terra Santa. Tutti noi siamo chiamati a impegnarci di nuovo per la promozione di una giustizia e di una dignità maggiori, per arricchire il nostro mondo e conferirgli una dimensione pienamente umana. La giustizia, insieme con la verità, l’amore e la libertà, è un requisito fondamentale per una pace sicura e duratura nel mondo. Il movimento verso la riconciliazione richiede coraggio e lungimiranza nonché la fiducia nel fatto che sarà Dio stesso a indicarci la via. Non possiamo raggiungere i nostri scopi se Dio non ci dona la forza per farlo.

Quando, nel maggio del 2009, ho visitato Gerusalemme, ho sostato davanti al Muro Occidentale e, nella preghiera scritta che ho inserito fra le pietre del Muro, ho chiesto a Dio la pace in Terra Santa. Ho scritto: «Dio di tutti i tempi, in occasione della mia visita a Gerusalemme, la “Città della Pace”, patria spirituale di Ebrei, Cristiani e Musulmani, porto al tuo cospetto le gioie, le speranze e le aspirazioni, le prove, la sofferenza e il dolore di tutto il tuo popolo in ogni parte del mondo. Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ascolta il grido degli afflitti, di chi ha paura, di chi è privo di speranza; manda la tua pace in questa Terra Santa, nel Medio Oriente, in tutta la famiglia umana; muovi i cuori di quanti invocano il tuo nome, perché percorrano umilmente il cammino della giustizia e della compassione. “Buono è il Signore con chi spera in Lui, con colui che lo cerca!” (Lam, 3,25)».

Che il Signore ascolti la mia preghiera per Gerusalemme oggi e riempia i vostri cuori di gioia durante la vostra visita a Roma. Che ascolti la preghiera di tutti gli uomini e di tutte le donne che gli chiedono la pace di Gerusalemme. Infatti, non smettiamo mai di pregare per la pace della Terra Santa, con fiducia in Dio che è nostra pace e nostro conforto! Affidando voi e coloro che rappresentate alla cura misericordiosa dell’Onnipotente, invoco volentieri su tuti voi le benedizioni divine di gioia e di pace.

 

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