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VISITA CARITAS DI ROMA
 

Radio Vaticana, 14 febbraio 2010

Benedetto XVI in visita alla Caritas di Roma: la Chiesa ama i poveri e non li abbandona. Ed esorta le istituzioni ad impegnarsi per una società giusta e solidale

   Nei poveri la Chiesa riconosce il volto di Gesù: è quanto affermato stamani da Benedetto XVI nella visita al Centro della Caritas diocesana di Roma alla Stazione Termini. Il Papa ha incontrato i poveri, gli emarginati e con loro i medici e i volontari che ogni giorno testimoniano concretamente la sollecitudine della Chiesa per i bisognosi. Per tutti il Santo Padre ha avuto parole di speranza e incoraggiamento. L’evento si è inserito nell’Anno europeo per la lotta alla povertà. Un’occasione, ha detto il Pontefice, per rinnovare gli sforzi ad ogni livello per la costruzione di una società più giusta e solidale. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La Chiesa ama i poveri e non li abbandona mai, la Chiesa ama ogni uomo “per quello che è e non per quello che possiede”: Benedetto XVI lo ha ribadito con forza incontrando gli emarginati della società, gli ultimi che sono però i primi nel disegno d’amore di Dio. Una visita densa di emozioni e momenti di sincera commozione iniziata con l’incontro, al Poliambulatorio, con i medici e i volontari dell’accoglienza:
 
Il Papa è stato quindi accolto da applausi e cori festosi all’Ostello, dove ha potuto parlare con alcuni ospiti della struttura. Alla Mensa Caritas, dopo la benedizione della targa commemorativa dell’evento, il Papa ha ricevuto il saluto del cardinale vicario Agostino Vallini che ha definito la Caritas diocesana un “piccolo villaggio della carità” nel cuore di Roma. Un luogo, ha detto, dove si dimostra concretamente che “l’emarginazione può essere contrastata e vinta dall’amore”. Il porporato non ha mancato di rivolgere un appello alle istituzioni:

“Perché lo stato sociale non subisca ingiusti ridimensionamenti e le fasce più deboli della popolazione non siano mortificate”.
 
E’ seguito il momento toccante della consegna al Santo Padre del Crocifisso restaurato della Chiesa di San Pietro di Onna, il paese più martoriato dal terremoto in Abruzzo. A regalarlo al Papa è stata Giovanna Contaldo, ospite dell’Ostello “Don Luigi Di Liegro” che con queste parole ha sottolineato il significato di questo dono:
 
“Su quella Croce, spezzata dal terremoto, c’è il dolore di noi che abitiamo l’Ostello, della gente d’Abruzzo, dei piccoli di Haiti, lo straziante martirio dei padri e delle madri che nella morte dei loro figli rinnovano ogni volta il dolore di Maria. Un dolore inspiegabile, lancinante, ma non disperato. La Croce che Le doniamo restaurata, non è, quindi, l’immagine della sofferenza ma l’attesa dell’alba e del riscatto”.
 
E di speranza ha parlato il Papa nel suo discorso, un vero inno alla Carità nella Verità. Benedetto XVI si rivolge direttamente ai poveri, agli emarginati accolti dal Centro Caritas:
 
“Sappiate che la Chiesa vi ama profondamente e non vi abbandona (... applausi ...) perché riconosce nel volto di ciascuno di voi quello di Gesù. Egli ha voluto identificarsi in maniera del tutto particolare con coloro che si trovano nella povertà e nell’indigenza. La testimonianza della carità, che in questo luogo trova speciale concretizzazione, appartiene alla missione della Chiesa insieme con l’annuncio della verità del Vangelo”.
 
L’uomo, è la riflessione del Papa, “non ha soltanto bisogno di essere nutrito materialmente o aiutato a superare i momenti di difficoltà, ma ha anche la necessità di sapere chi egli sia e di conoscere la verità su se stesso, sulla sua dignità”. Il Papa richiama la sua prima Enciclica “Deus Caritas est” per riaffermare che “senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo”:
 
“La Chiesa, con il suo servizio a favore dei poveri, è dunque impegnata ad annunciare a tutti la verità sull’uomo, che è amato da Dio, creato a sua immagine, redento da Cristo e chiamato alla comunione eterna con Lui”.
 
Attraverso questo amore che si concretizza alla Caritas, prosegue il Papa, tante persone hanno riscoperto la propria dignità “smarrita a volte per tragici eventi e ritrovano fiducia in se stessi e speranza nell’avvenire”. Sperimentano così che “le loro vite sono custodite dall’Amore, che è Dio, e grazie ad esso hanno un senso e un’importanza”:
 
“Questa certezza profonda genera nel cuore dell’uomo una speranza forte, solida, luminosa, una speranza che dona il coraggio di proseguire nel cammino della vita nonostante i fallimenti, le difficoltà e le prove che la accompagnano”.
 
Quindi, rivolgendosi agli operatori della Caritas e ai volontari li ha invitati a considerare i poveri “uno dei tesori più preziosi” della loro vita. Al contempo, nell’Anno europeo della lotta alla povertà, il Papa ha incoraggiato ogni uomo di buona volontà, e in particolare quanti hanno responsabilità istituzionali, “ad impegnarsi nella costruzione di un futuro degno dell’uomo, riscoprendo nella carità la forza per un autentico sviluppo” e per realizzare una società “più giusta e fraterna”:
 
“Per promuovere una pacifica convivenza che aiuti gli uomini a riconoscersi membri dell’unica famiglia umana è importante che le dimensioni del dono e della gratuità siano riscoperte come elementi costitutivi del vivere quotidiano e delle relazioni interpersonali. Tutto ciò diventa giorno dopo giorno sempre più urgente in un mondo nel quale, invece, sembra prevalere la logica del profitto e della ricerca del proprio interesse”.
 
L’Ostello Caritas, ribadisce, “è una preziosa occasione per educare ai valori del Vangelo”. L’esperienza del volontariato è infatti “un’autentica scuola in cui si impara ad essere costruttori della civiltà dell’amore, capaci di accogliere l’altro nella sua unicità e differenza”. E mette l’accento sull’utilità della collaborazione tra la comunità cristiana e le istituzioni civili:
 
“Confido che la feconda sinergia qui realizzata si estenda anche ad altre realtà della nostra Città, in particolare nelle zone dove più si avvertono le conseguenze della crisi economica e maggiori sono i rischi dell’esclusione sociale”.
 
“Nel suo servizio alle persone in difficoltà – soggiunge il Papa – la Chiesa è mossa unicamente dal desiderio di esprimere la propria fede in quel Dio che è il difensore dei poveri”. Per questo, spiega, “nel rispetto delle competenze proprie dello Stato”, la Chiesa “si adopera perché ad ogni essere umano venga garantito ciò che gli spetta”. L’Ostello della Caritas diocesana, conclude il Papa con parole di vivo incoraggiamento, “è un luogo dove l’amore non è solo una parola o un sentimento, ma una realtà concreta, che consente di far entrare la luce di Dio nella vita degli uomini e dell’intera comunità civile”:
 
“Questa luce ci aiuta a guardare con fiducia al domani, certi che anche nel futuro la nostra Città resterà fedele al valore dell’accoglienza, così fortemente radicato nella sua storia e nel cuore dei suoi cittadini”.
 
“Una città in cui un solo uomo soffre meno, è una città migliore”, diceva Don Luigi Di Liegro. Una sfida di umanità che oggi, con questa visita, Papa Benedetto ha rinnovato a tutta la città di Roma.

VISITA ALL'OSTELLO DELLA CARITAS DELLA DIOCESI DI ROMA

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Stazione Termini, Via Marsala
Domenica
, 14 febbraio 2010

Cari amici,

ho accolto con gioia l’invito a visitare questo Ostello intitolato “Don Luigi Di Liegro”, primo Direttore della Caritas diocesana di Roma, nata più di trent’anni fa. Ringrazio di cuore il Cardinale Vicario Agostino Vallini e l’Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato, Ingegner Mauro Moretti, per le parole che cortesemente mi hanno indirizzato. Con particolare affetto esprimo la mia gratitudine a tutti voi, che frequentate questo Ostello e attraverso la voce della Signora Giovanna Cataldo avete voluto rivolgermi un caloroso saluto, accompagnato dal prezioso dono del Crocifisso di Onna, segno luminoso di speranza. Saluto Mons. Giuseppe Merisi, Presidente della Caritas Italiana, il Vescovo Ausiliare Mons. Guerino Di Tora, e il Direttore della Caritas di Roma, Mons. Enrico Feroci. Sono lieto di salutare le Autorità presenti, in particolare il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Onorevole Altero Matteoli, il Sindaco di Roma, Onorevole Gianni Alemanno, che ringrazio per il fattivo e costante aiuto offerto dal Comune di Roma alle attività dell’Ostello. Saluto i volontari e tutti i presenti. Grazie per la vostra accoglienza!

Sono trascorsi ormai 23 anni dal giorno in cui questa struttura, realizzata con la collaborazione delle Ferrovie dello Stato, che generosamente misero a disposizione i locali, e il sostegno economico del Comune di Roma, iniziò ad accogliere i primi ospiti. Nel corso degli anni, all’offerta di un riparo per chi non aveva dove dormire, si sono aggiunti ulteriori servizi, come il poliambulatorio e la mensa sociale ed ai primi donatori se ne sono uniti altri come l’ENEL, la Fondazione Roma, l’Ing. Agostini Maggini, la Fondazione Telecom ed il Ministero dei Beni Culturali-Arcis spa, a testimonianza della forza aggregante dell’amore. In questo modo l’Ostello è diventato un luogo dove, grazie al generoso servizio di tanti operatori e volontari, si attuano ogni giorno le parole di Gesù: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato” (Mt 25,35-36).

Cari fratelli e amici che qui trovate accoglienza, sappiate che la Chiesa vi ama profondamente e non vi abbandona, perché riconosce nel volto di ciascuno di voi quello di Gesù. Egli ha voluto identificarsi in maniera del tutto particolare con coloro che si trovano nella povertà e nell’indigenza. La testimonianza della carità, che in questo luogo trova speciale concretizzazione, appartiene alla missione della Chiesa insieme con l’annuncio della verità del Vangelo. L’uomo non ha soltanto bisogno di essere nutrito materialmente o aiutato a superare i momenti di difficoltà, ma ha anche la necessità di sapere chi egli sia e di conoscere la verità su se stesso, sulla sua dignità. Come ho ricordato nell’Enciclica Caritas in veritate, “senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente” (n. 3).

La Chiesa, con il suo servizio a favore dei poveri, è dunque impegnata ad annunciare a tutti la verità sull’uomo, che è amato da Dio, creato a sua immagine, redento da Cristo e chiamato alla comunione eterna con Lui. Tante persone hanno potuto così riscoprire, e tuttora riscoprono, la propria dignità, smarrita a volte per tragici eventi, e ritrovano fiducia in se stessi e speranza nell’avvenire. Attraverso i gesti, gli sguardi e le parole di quanti prestano qui il loro servizio, numerosi uomini e donne toccano con mano che le loro vite sono custodite dall’Amore, che è Dio, e grazie ad esso hanno un senso e un’importanza (cfr Lett. enc. Spe salvi, 35). Questa certezza profonda genera nel cuore dell’uomo una speranza forte, solida, luminosa, una speranza che dona il coraggio di proseguire nel cammino della vita nonostante i fallimenti, le difficoltà e le prove che la accompagnano. Cari fratelli e sorelle che operate in questo luogo, abbiate sempre davanti ai vostri occhi e nel vostro cuore l’esempio di Gesù, che per amore si fece nostro servo e ci amò “fino alla fine” (cfr Gv 13,1), fino alla Croce. Siate, dunque, gioiosi testimoni dell’infinita carità di Dio e, imitando l’esempio del diacono san Lorenzo, considerate questi vostri amici uno dei tesori più preziosi della vostra vita.

La mia visita avviene nell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, indetto dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea. Venendo in questo luogo come Vescovo di Roma, la Chiesa che fin dai primi tempi del Cristianesimo presiede alla carità (cfr S. Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani, 1,1), desidero incoraggiare non solo i cattolici, ma ogni uomo di buona volontà, in particolare quanti hanno responsabilità nella pubblica amministrazione e nelle diverse istituzioni, ad impegnarsi nella costruzione di un futuro degno dell’uomo, riscoprendo nella carità la forza propulsiva per un autentico sviluppo e per la realizzazione di una società più giusta e fraterna (cfr Lett. enc. Caritas in veritate, 1). La carità, infatti, “è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici” (ibid., 2). Per promuovere una pacifica convivenza che aiuti gli uomini a riconoscersi membri dell’unica famiglia umana è importante che le dimensioni del dono e della gratuità siano riscoperte come elementi costitutivi del vivere quotidiano e delle relazioni interpersonali. Tutto ciò diventa giorno dopo giorno sempre più urgente in un mondo nel quale, invece, sembra prevalere la logica del profitto e della ricerca del proprio interesse.

L’Ostello della Caritas costituisce, per la Chiesa di Roma, una preziosa occasione per educare ai valori del Vangelo. L’esperienza di volontariato che qui molti vivono è, specie per i giovani, un’autentica scuola in cui si impara ad essere costruttori della civiltà dell’amore, capaci di accogliere l’altro nella sua unicità e differenza. In questo modo l’Ostello manifesta concretamente che la comunità cristiana, attraverso i propri organismi e senza venir meno alla Verità che annuncia, collabora utilmente con le istituzioni civili per la promozione del bene comune. Confido che la feconda sinergia qui realizzata si estenda anche ad altre realtà della nostra Città, in particolare nelle zone dove più si avvertono le conseguenze della crisi economica e maggiori sono i rischi dell’esclusione sociale. Nel suo servizio alle persone in difficoltà la Chiesa è mossa unicamente dal desiderio di esprimere la propria fede in quel Dio che è il difensore dei poveri e che ama ogni uomo per quello che è e non per quello che possiede o realizza. La Chiesa vive nella storia con la consapevolezza che le angosce e i bisogni degli uomini, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure quelli dei discepoli di Cristo (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 1) e per questo, nel rispetto delle competenze proprie dello Stato, si adopera perché ad ogni essere umano venga garantito ciò che gli spetta.

Cari fratelli e sorelle, per Roma l’Ostello della Caritas diocesana è un luogo dove l’amore non è solo una parola o un sentimento, ma una realtà concreta, che consente di far entrare la luce di Dio nella vita degli uomini e dell’intera comunità civile. Questa luce ci aiuta a guardare con fiducia al domani, certi che anche nel futuro la nostra Città resterà fedele al valore dell’accoglienza, così fortemente radicato nella sua storia e nel cuore dei suoi cittadini. La Vergine Maria, Salus populi romani, vi accompagni sempre con la sua materna intercessione e aiuti ciascuno di voi a fare di questo luogo una casa dove fioriscono le stesse virtù presenti nella santa casa di Nazaret. Con questi sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, estendendola a quanti vi sono cari e a tutti coloro che in questo luogo vivono e si donano con generosità.

 

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