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MESSAGGIO
ALL'ORDINE CARMELITANO PER IL CAPITOLO GENERALE (5
SETT. 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 21 luglio 2007
Benedetto XVI
scrive all'Ordine carmelitano in occasione del Capitolo
Generale
Bisogna
proteggersi dalle insidie del mondo e amare il Signore Dio
con tutto il cuore e il prossimo come noi stessi. Così
scrive Benedetto XVI nel messaggio rivolto al priore
generale dell’Ordine dei fratelli della Beata Vergine
Maria del Monte del Carmelo, padre Joseph Chalmers. Il
messaggio è stato inviato per il Capitolo Generale
dell'Ordine, che si sta celebrando da ieri nell'occasione
dell’ottavo centenario della consegna da parte di
Sant’Alberto, patriarca di Gerusalemme, della Formula
vitae cui si ispirano gli eremiti latini. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
I carmelitani - scrive Benedetto XVI - si sentano
chiamati ad essere testimoni credibili della dimensione
spirituale di ogni uomo “con lo sguardo fisso sul
Cristo” e confidando nell’aiuto dei Santi che “nel
corso di otto secoli hanno incarnato i dettami della
Regola del Carmelo”. I fedeli laici – aggiunge il Papa
- potranno così trovare nelle comunità carmelitane delle
autentiche “scuole di preghiera”. Il Santo Padre
ricorda poi “i primi carmelitani che si recarono sul
Monte Carmelo perché credevano nell’amore di Dio” e
si resero disponibili ad essere trasformati dal Suo amore.
A questa scelta di fondo è chiamato ogni cristiano. La
vocazione – afferma infatti Benedetto XVI – è la
salita al "monte della perfezione", ma “non è
per nulla facile vivere fedelmente questa chiamata”.
“Bisogna indossare la corazza della giustizia” –
afferma il Papa - per proteggersi delle insidie del mondo.
Insidie che la Regola carmelitana invita ad affrontare
vivendo nell’ossequio di Gesù Cristo: “i fianchi
debbono cingersi col cingolo della castità”; “il
petto deve fortificarsi con pensieri santi”; “la spada
dello Spirito, che è la parola di Dio, abiti in
abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori”.
Vivendo con “fedeltà creativa i valori della Regola
carmelitana” - si legge nel messaggio - molte donne e
uomini hanno raggiunto la santità. Il tema del Capitolo
generale, “In Obsequio Jesu Christi” – afferma poi
il Papa - evidenzia "lo stile peculiare con cui
l’Ordine carmelitano cerca di rispondere all’amore di
Dio con una vita intrisa di orazione, fraternità e
spirito profetico”. Il messaggio si chiude con una viva
esortazione: il profeta Elia – scrive Benedetto XVI -
renda i carmelitani “gelosi assertori del Dio vivente e
li guidi alla Santa montagna ove sia loro dato di
percepire la brezza leggera della Divina Presenza”.
MESSAGGIO
DEL PAPA
Al Reverendissimo Padre
JOSEPH CHALMERS
Priore Generale
dell'Ordine dei Fratelli
della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
Sono
lieto di apprendere che codesto antico ed illustre Ordine
si appresta a celebrare nel prossimo settembre il suo
Capitolo Generale in occasione dell’ottavo centenario
della consegna da parte di sant'Alberto, Patriarca di
Gerusalemme (1205-1214), della formula vitæ a cui
si ispirarono gli eremiti latini che presero dimora «accanto
alla Fonte sul Monte Carmelo» (Regola carmelitana, 1).
Si tratta del primo riconoscimento da parte della Chiesa
di questo gruppo di uomini, che avevano lasciato tutto per
vivere nell'ossequio di Gesù Cristo, imitando i sublimi
esempi della Beata Vergine Maria e del profeta Elia. L'iter
canonico si concluse con alcuni emendamenti, a cui
seguì, nel 1247, l'approvazione della Regola da
parte del mio Predecessore, Papa Innocenzo IV.
Per una
felice coincidenza, quest'anno l'Ordine del Carmelo vive
anche altre ricorrenze sentite come momenti di grazia,
quali il settimo centenario del pio transito di sant'Alberto
di Trapani, chiamato Pater Ordinis, e il quarto
centenario dell'ingresso nella vita eterna di santa Maria
Maddalena de' Pazzi, la Serafina del Carmelo. È pertanto
per me motivo di intima gioia poter esprimere la mia
partecipazione all’intensa esperienza spirituale che la
Famiglia carmelitana vivrà in occasione del Capitolo.
I primi
carmelitani si recarono sul Monte Carmelo perché
credevano nell'amore di Dio che aveva tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16).
Essi, accogliendo la signoria del Cristo sulle loro vite,
si resero disponibili ad essere trasformati dal suo amore.
È, questa, la scelta di fondo davanti alla quale è posto
ogni cristiano. Lo rilevavo nella mia prima Enciclica: «All'inizio
dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una
grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una
Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò
la direzione decisiva» (Deus caritas est, 1). Se
questa sfida vale per il cristiano, quanto maggiormente
deve sentirsi da essa interpellato il carmelitano, la cui
vocazione è la salita al monte della perfezione!
Sappiamo
bene, tuttavia, che non è per nulla facile vivere
fedelmente questa chiamata. In un certo senso, c'è
bisogno di proteggersi con delle armature dalle insidie
del mondo. Lo ricorda anche la Regola carmelitana: «I
fianchi debbono cingersi col cingolo della castità; il
petto deve fortificarsi con pensieri santi, perché sta
scritto: "Il pensiero santo ti renderà
incolume". Bisogna indossare la corazza della
giustizia, in modo che abbiate ad amare il Signore Dio
vostro con tutto il cuore, e con tutta l'anima e con tutta
la forza, e il prossimo vostro come voi stessi. In tutte
le cose deve impugnarsi lo scudo della fede, per mezzo del
quale possiate spegnere tutti i dardi infuocati del
maligno» (n. 18). E ancora: «La spada dello Spirito, che
è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra
bocca e nei vostri cuori e tutte le cose che dovete fare,
fatele nel nome del Signore» (n. 19). Molte donne e
uomini hanno raggiunto la santità vivendo con fedeltà
creativa i valori della Regola carmelitana. Guardando a
loro, come a tutti gli altri discepoli che hanno seguito
fedelmente Cristo, «per un motivo in più ci sentiamo
spinti a ricercare la Città futura e insieme ci è
insegnata la via sicurissima per la quale, tra le mutevoli
cose del mondo, potremo arrivare alla perfetta unione con
Cristo, cioè alla santità, secondo lo stato e la
condizione propria di ciascuno» (Cost. Lumen gentium,
50).
Il tema
della vostra assise capitolare - In obsequio Jesu
Christi. Comunità orante e profetica in un mondo che
cambia - ben evidenzia lo stile peculiare con il quale
l'Ordine del Carmelo cerca di rispondere all'amore di Dio
per mezzo di una vita intrisa di orazione, fraternità e
spirito profetico. Nel cuore della vostra Regola c'è il
precetto di convenire ogni mattina per la
celebrazione eucaristica. È nell'Eucaristia, infatti, che
«si rivela il disegno di amore che guida tutta la storia
della salvezza... e l'intera vita divina ci raggiunge e si
partecipa a noi nella forma del Sacramento» (Esortaz. ap.
Sacramentum caritatis, 8). Di questo erano
già pienamente consapevoli i primi carmelitani, che
perseguivano la personale santificazione mediante la
diuturna partecipazione al Banchetto eucaristico: infatti
la celebrazione quotidiana dell'Eucaristia innesca «un
processo di trasformazione della realtà, il cui termine
ultimo sarà la trasfigurazione del mondo intero, fino a
quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr 1
Cor 15,28)» (Ibid. n. 11).
Con lo
sguardo fisso sul Cristo e confidando nell'aiuto dei santi
che nel corso di questi otto secoli hanno incarnato i
dettami della Regola del Carmelo, ciascun membro
dell’Ordine dei Fratelli della B.M.V. del Monte Carmelo
si senta chiamato ad essere testimone credibile della
dimensione spirituale propria di ogni essere umano. I
fedeli laici potranno così trovare nelle comunità
carmelitane delle autentiche «"scuole" di
preghiera, dove l'incontro con Cristo non si esprima
soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento
di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto,
ardore di affetti, fino ad un vero "invaghimento"
del cuore» (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo
millennio ineunte, 6 gennaio 2001, 33).
La Beata Vergine Maria, Madre e decoro del Carmelo,
assista i Carmelitani e le Carmelitane, i membri del Terz'Ordine
e quanti a vario titolo partecipano alla grande Famiglia
del Carmelo, ed insegni loro ad obbedire alla Parola di
Dio e a conservarla nei loro cuori, meditandola
quotidianamente. Il profeta Elia li renda gelosi assertori
del Dio vivente, e li guidi alla santa montagna ove sia
loro dato di percepire la brezza leggera della
Divina Presenza.
Con
questi sentimenti, mentre invoco sull’intera Famiglia
carmelitana l’abbondanza dei doni di una rinnovata
Pentecoste che ne aumenti lo zelo per il Signore, a tutti
imparto di cuore, con uno speciale pensiero per i
Capitolari, l’Apostolica Benedizione.
Castel
Gandolfo, 14 agosto 2007
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