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VISITA
PASTORALE A CARPINETO (5 SETTEMBRE 2010) |
Ogni
Pastore è chiamato a trasmettere una ‘sapienza’, che
coniughi fede e vita: così il Papa a Carpineto Romano
Benedetto
XVI si è recato stamani a Carpineto Romano, paese natale
di Papa Leone XIII. La visita apostolica nella cittadina
laziale, in occasione del bicentenario della nascita di
Papa Gioacchino Pecci è stata “breve e tutta
concentrata” – ha detto il Santo Padre – nella
celebrazione eucaristica in cui troviamo tutto: “la
Parola e il Pane di vita eterna, che nutrono la fede, la
speranza e la carità”. Davanti a migliaia di fedeli
Benedetto XVI ha ricordato i doni spirituali lasciati da
Papa Gioacchino Pecci e riferendosi al suo imprescindibile
contributo nella dottrina sociale della Chiesa, ha
sottolineato che “i cristiani, agendo come singoli
cittadini, o in forma associata, costituiscono una forza
benefica e pacifica di cambiamento profondo”. Il
servizio del nostro inviato a Carpineto Romano, Amedeo
Lomonaco:
Davanti ad una piazza gremita, incastonata tra case e
monti, il Santo Padre ha ricordato la figura di Leone XIII,
nato a Carpineto il 2 marzo 1810. La sua eredità è
profondamente legata al primato di Dio. Seguire Cristo –
ha affermato il Papa – è “impegnativo” e non può
dipendere da “entusiasmi e opportunismi”. Deve essere
“una decisione ponderata” presa dopo essersi domandati
in coscienza: chi è Gesù per me? “Dio è al di là
della nostra portata, e i suoi disegni sono
imperscrutabili” ma in Cristo – ha detto il Santo
Padre - trovano “risposta le domande dell’uomo di ogni
tempo che cerca la verità su Dio”:
“Pur rimanendo sempre vero che ‘Dio, nessuno lo
ha mai visto’ (Gv 1,18), ora noi conosciamo il suo
‘nome’, il suo ‘volto’, e anche il suo volere,
perché ce li ha rivelati Gesù, che è la Sapienza di Dio
fattasi uomo. Così – scrive l’Autore sacro – gli
uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono
salvati per mezzo della sapienza” (Sap 9,18)”.
Questo richiamo fondamentale della Parola di Dio – ha
aggiunto il Papa – fa pensare a due aspetti della vita e
del ministero del Sommo Pontefice Leone XIII, la grande
fede e la profonda devozione:
“Questo rimane sempre la base di tutto, per ogni
cristiano, compreso il Papa. Senza la preghiera, cioè
senza l’unione interiore con Dio, non possiamo far
nulla, come disse chiaramente Gesù ai suoi discepoli
durante l’Ultima Cena (cfr Gv 15,5).
Le parole e gli atti di Papa Pecci lasciavano
trasparire “la sua intima religiosità”. Tra le sue
Encicliche e Lettere Apostoliche, come il filo in una
collana, “vi sono quelle di carattere propriamente
spirituale, dedicate soprattutto all’incremento della
devozione mariana”. E in questa “catechesi” che
scandisce 25 anni di Pontificato sono custoditi anche i
“documenti su Cristo Redentore, sullo Spirito Santo,
sulla consacrazione al Sacro Cuore, sulla devozione a san
Giuseppe, su san Francesco d’Assisi”:
“Tutti questi diversi elementi mi piace
considerarli come sfaccettature di un’unica realtà:
l’amore di Dio e di Cristo, a cui nulla assolutamente va
anteposto. E questa sua prima e principale qualità
Vincenzo Gioacchino Pecci la assimilò qui, nel suo Paese
natale, dai suoi genitori, dalla sua parrocchia”.
Ma vi è anche un altro aspetto che deriva sempre dal
primato di Dio e di Cristo e si riscontra “nell’azione
pubblica di ogni Pastore della Chiesa”:
“Ogni Pastore è chiamato a trasmettere al popolo
di Dio non delle verità astratte, ma una ‘sapienza’,
cioè un messaggio che coniuga fede e vita, verità e
realtà concreta. Il Papa Leone XIII, con l’assistenza
dello Spirito Santo, è stato capace di fare questo in un
periodo storico tra i più difficili per la Chiesa,
rimanendo fedele alla tradizione e, al tempo stesso,
misurandosi con le grandi questioni aperte”.
Prendendo spunto dalla liturgia e dalla lettera di San
Paolo nella quale l’apostolo invita un padrone ad
accogliere il suo schiavo Onesimo come fratello in Cristo,
il Pontefice ha quindi ricordato “la spinta di
promozione umana apportata dal cristianesimo nel cammino
della civiltà”:
“La nuova fraternità cristiana supera la
separazione tra schiavi e liberi, e innesca nella storia
un principio di promozione della persona che porterà
all’abolizione della schiavitù, ma anche ad
oltrepassare altre barriere che tuttora esistono. Il Papa
Leone XIII dedicò proprio al tema della schiavitù
l’Enciclica Catholicae Ecclesiae, del 1890”.
Il Papa si è quindi soffermato sul contesto in cui
nacque due secoli fa Papa Gioacchino Pecci. L’Europa
risentiva della “grande tempesta napoleonica”, la
Chiesa e numerose espressioni della cultura cristiana
“erano messe radicalmente in discussione”. La vita
quotidiana era “dura e difficile” e intanto “si
andava sviluppando l’industria e con essa il movimento
operaio”. Quando poi fu eletto al soglio pontificio,
Leone XIII sentì il compito di presentare “una lettura
complessiva e prospettica della nuova società”. Ed è
in questa cornice che prende corpo il magistero sociale di
Leone XIII, “reso celeberrimo e intramontabile
dall’enciclica Rerum Novarum”:
“In un’epoca di aspro anticlericalismo e di
accese manifestazioni contro il Papa, Leone XIII seppe
guidare e sostenere i cattolici sulla via di una
partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui
principi e capace di apertura. Un Papa molto anziano, ma
saggio e lungimirante, poté così introdurre nel XX
secolo una Chiesa ringiovanita, con l’atteggiamento
giusto per affrontare le nuove sfide”.
Salito al Soglio Pontificio nel 1878, dopo la breccia
di Porta Pia, Leone XIII - ha detto il Santo Padre -
“era un Papa ancora politicamente e fisicamente
‘prigioniero’ in Vaticano, ma in realtà, con il suo
magistero, rappresentava una Chiesa capace di affrontare
senza complessi le grandi questioni della contemporaneità”.
Affrontare le sfide attingendo alla luce del Vangelo
significa affidarsi alla Verità. E l’essenziale – ha
concluso – è “l’amore di Cristo che rinnova gli
uomini e il mondo”.
Prima della Santa Messa Benedetto XVI è stato accolto al
suo arrivo da autorità civili e religiose, tra cui il
vescovo di Anagni – Alatri, mons. Lorenzo Loppa, il
parroco di Carpineto Romano, don Giuseppe Ghirelli, ed il
sindaco. Carpineto, oggi in particolare, è un ponte
ideale tra due Pontificati legati a momenti storici
diversi, ma accomunati da una visione della società
contemporanea illuminata dal messaggio evangelico. Una
visita apostolica che per il paese di Carpineto ha anche
un alto valore simbolico, come sottolinea al microfono di Amedeo
Lomonaco il primo cittadino Quirino Briganti:
R. - Carpineto Romano in questo caso assume un effetto
simbolico straordinario come la città per eccellenza del
Pontefice che ebbe la grande capacità di saper coniugare
i temi più prettamente religiosi a quelli più di
carattere sociale.
D. - In quest’Anno Leoniano la sfida è quella di
trasformare Carpineto in un laboratorio di studi sociali,
contestualizzandolo poi nell’epoca contemporanea la
questione sociale…
R. - Noi stiamo cercando di ragionare su questa
questione. La complessità del terzo millennio rappresenta
una sfida enorme così come rappresentava una sfida enorme
la Rivoluzione Industriale per Leone XIII alla fine
dell’Ottocento. Quindi attualizzare quel messaggio così
forte per fare in modo di essere una città simbolo della
questione sociale e dove sviluppare un laboratorio
permanente, anche attraverso il nostro Istituto culturale
Leone XIII che lavora permanentemente su queste tematiche.
D. - Infatti, anche se si tratta di contesti
profondamente diversi, ci sono delle analogie tra i
periodi storici dei Pontificati di Leone XIII e Papa
Benedetto XVI. Entrambi questi periodi, ad esempio, sono
segnati da profonde e rapide trasformazioni dovute, in un
caso, a mutate condizioni di lavoro e, nell’altro, alla
globalizzazione. Ci sono quindi delle distanze, ma anche
delle convergenze…
R. - Il tema della globalizzazione e la capacità,
appunto, di governo mondiale per evitare che le fasce più
deboli e i popoli più deboli vengano schiacciati dalla
globalizzazione. Le capacità poi di mettere in campo
misure che possano essere realmente solidali vedono
proprio nel nostro Pontefice un punto di riferimento.
Questa piccola comunità è orgogliosa di aver dato i
natali ad un Pontefice come Leone XIII e, dunque, le
attenzioni di Benedetto XVI su queste tematiche creano un
ricorso storico straordinario.
D. - Grande impulso ha dato Papa Leone XIII ai temi
della formazione e dell’educazione. Come si traducono
oggi nel tessuto di Carpineto quegli insegnamenti di Papa
Gioacchino Pecci?
R. – La nostra è una realtà molto associata, con
una presenza forte naturalmente del mondo legato alla
chiesa locale, ma soprattutto una grande capacità di
confronto e di partecipazione. Questo potrebbe essere un
po’ l’elemento caratterizzante della nostra comunità,
che sente ancora sulla pelle la presenza di Leone XIII.
Oggi, i luoghi più importanti e significativi portano il
nome di Leone XIII: un segno di grande riconoscenza, di
affetto e di rispetto verso un Pontefice e verso il quale
abbiamo il compito - come città natale - di promuoverne
la figura, il pensiero e le opere.
Nell’omelia Benedetto XVI ha ricordato come Leone XIII
abbia contribuito “all’incremento della devozione
mariana, specialmente mediante il Santo Rosario”. La
comunità carpinetana è profondamente legata
all’Immacolata, Patrona del paese, e anche la visita del
Santo Padre è un’ulteriore attestazione di questo
legame, come ricorda don Giuseppe Ghirelli, parroco
di Carpineto, intervistato da Amedeo Lomonaco:
R. - Abbiamo invitato ufficialmente il Papa, attraverso
il nostro vescovo, durante l’udienza che abbiamo avuto
il 12 novembre 2008 per la chiusura di un Anno mariano
straordinario che abbiamo celebrato a Carpineto. Una anno
dedicato all’Immacolata che è la Patrona di Carpineto
Romano. In quella occasione, erano 700 parrocchiani
presenti, presentammo insieme al vescovo la richiesta al
Papa.
D. - E poi la conferma è arrivata l’8 dicembre del
2009, giorno della Festa dell’Immacolata Concezione, e
alla Madonna il paese di Carpineto è particolarmente
legato…
R. - Sì perché l’Immacolata è patrona di Carpineto
Romano per un legame secolare ormai: il 6 dicembre 1657,
il Consiglio comunale di Carpineto - il paese era colpito
dalla peste bubbonica - decise di raccomandarsi alla
Madonna e fece un voto pubblico. Esiste ancora il registro
firmato, nel quale i carpinetani si impegnavano a
festeggiare il giorno dell’Immacolata l’8 dicembre -
duecento anni prima della proclamazione del dogma - a fare
digiuno la vigilia e quindi il giorno 7 e a consacrare un
giorno durante l’anno all’Immacolata. C’è quindi un
legame prezioso con la patrona, l’Immacolata di
Carpineto. Io dico sempre che il Papa viene a Carpineto
principalmente per merito di due persone: una è
l’Immacolata, perché abbiamo presentato la richiesta
durante l’Anno mariano straordinario; e l’altra è
Leone XIII.
D. - La visita del Santo Padre si inserisce proprio
nell’ambito dell’Anno leoniano che è stato aperto lo
scorso 2 marzo ed interamente dedicato alla figura di Papa
Gioacchino Pecci…
R. - Le iniziative sono state molteplici. L’intento
grande, in accordo chiaramente con il Comune e con la
Diocesi, è quello di aiutare un po’ tutti - i fedeli
anzitutto, ma anche tutti gli altri - a scoprire meglio il
ricco magistero di Leone XIII.
D. - Un Papa verso cui i carpinetani nutrono grande
affetto. Ci può ricordare come lo chiamano i carpinetani?
R. - Sì, la memoria di Leone XIII è molto viva qui
nel paese perché fino agli anni Quaranta e Cinquanta
c’erano persone che lo avevano conosciuto personalmente.
In paese lo chiamano, nel nostro dialetto, “jo papa nòstro”
(il Papa nostro) e lo sentono veramente molto vicino e
molto familiare.
D. - E con grande affetto la popolazione di Carpineto
ora ha accolto il Santo Padre…
R. - Sì, siamo proprio
contentissimi di questo, che è un regalo grande. Papa
Benedetto XVI si pone sulla scia degli altri Pontefici,
perché Carpineto ha dato i natali a Leone XIII, ma poi è
venuto Paolo VI nel ’76, Giovanni Paolo II nel ’91 ed
ora Benedetto XVI. I Papa vengono sempre a ricordare “jo
papa nòstro” Leone XIII.
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Largo
dei Monti Lepini
Domenica, 5 settembre 2010
Cari
fratelli e sorelle!
Prima di
tutto, permettetemi di esprimere la gioia di trovarmi in
mezzo a voi a Carpineto
Romano, sulle orme dei miei amati predecessori Paolo
VI e Giovanni
Paolo II! E lieta è anche la circostanza che mi ha
chiamato qui: il bicentenario della nascita del Papa Leone
XIII, Vincenzo Gioacchino Pecci, avvenuta il 2 marzo
1810 in questo bel paese. Vi ringrazio tutti per la vostra
accoglienza! In particolare, saluto con riconoscenza il
Vescovo di Anagni-Alatri, Mons. Lorenzo Loppa, e il
Sindaco di Carpineto, che mi hanno dato il benvenuto
all’inizio della celebrazione, come pure le altre
Autorità presenti. Un pensiero speciale rivolgo ai
giovani, in particolare a quanti hanno compiuto il
pellegrinaggio diocesano. La mia visita, purtroppo, è
molto breve e tutta concentrata in questa celebrazione
eucaristica; ma qui noi troviamo tutto: la Parola e il
Pane di vita, che nutrono la fede, la speranza e la carità;
e rinnoviamo il vincolo di comunione che fa di noi
l’unica Chiesa del Signore Gesù Cristo.
Abbiamo
ascoltato la Parola di Dio, ed è spontaneo accoglierla,
in questa circostanza, ripensando alla figura del Papa Leone
XIII e all’eredità che ci ha lasciato. Il tema
principale che emerge dalle letture bibliche è quello del
primato di Dio e di Cristo. Nel brano evangelico, tratto
da san Luca, Gesù stesso dichiara con franchezza tre
condizioni necessarie per essere suoi discepoli: amare Lui
più di ogni altra persona e più della stessa vita;
portare la propria croce e andare dietro a Lui; rinunciare
a tutti i propri averi. Gesù vede una grande folla che lo
segue insieme ai suoi discepoli, e con tutti vuole essere
chiaro: seguire Lui è impegnativo, non può dipendere da
entusiasmi e opportunismi; dev’essere una decisione
ponderata, presa dopo essersi domandati in coscienza: chi
è Gesù per me? È veramente “il Signore”, occupa il
primo posto, come il Sole intorno al quale ruotano tutti i
pianeti? E la prima lettura, dal Libro della Sapienza,
ci suggerisce indirettamente il motivo di questo primato
assoluto di Gesù Cristo: in Lui trovano risposta le
domande dell’uomo di ogni tempo che cerca la verità su
Dio e su se stesso. Dio è al di là della nostra portata,
e i suoi disegni sono imperscrutabili. Ma Egli stesso ha
voluto rivelarsi, nella creazione e soprattutto nella
storia della salvezza, finché in Cristo ha pienamente
manifestato se stesso e la sua volontà. Pur rimanendo
sempre vero che “Dio, nessuno lo ha mai visto” (Gv
1,18), ora noi conosciamo il suo “nome”, il suo
“volto”, e anche il suo volere, perché ce li ha
rivelati Gesù, che è la Sapienza di Dio fattasi
uomo. “Così – scrive l’Autore sacro della prima
Lettura – gli uomini furono istruiti in ciò che ti è
gradito e furono salvati per mezzo della sapienza” (Sap
9,18).
Questo
richiamo fondamentale della Parola di Dio fa pensare a due
aspetti della vita e del ministero del vostro venerato
Concittadino che oggi commemoriamo, il Sommo Pontefice Leone
XIII. Anzitutto, va sottolineato che egli fu uomo di
grande fede e di profonda devozione. Questo rimane sempre
la base di tutto, per ogni cristiano, compreso il Papa.
Senza la preghiera, cioè senza l’unione interiore con
Dio, non possiamo far nulla, come disse chiaramente Gesù
ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena (cfr Gv
15,5). Le parole e gli atti di Papa Pecci lasciavano
trasparire la sua intima religiosità; e questo ha trovato
rispondenza anche nel suo Magistero: tra le sue
numerosissime Encicliche
e Lettere
Apostoliche, come il filo in una collana, vi sono
quelle di carattere propriamente spirituale, dedicate
soprattutto all’incremento della devozione mariana,
specialmente mediante il santo Rosario. Si tratta di una
vera e propria “catechesi”, che scandisce
dall’inizio alla fine i 25 anni del suo Pontificato. Ma
troviamo anche i Documenti su Cristo Redentore, sullo
Spirito Santo, sulla consacrazione al Sacro Cuore, sulla
devozione a san Giuseppe, su san Francesco d’Assisi.
Alla Famiglia francescana Leone
XIII fu particolarmente legato, ed egli stesso
appartenne al Terz’Ordine. Tutti questi diversi elementi
mi piace considerarli come sfaccettature di un’unica
realtà: l’amore di Dio e di Cristo, a cui nulla
assolutamente va anteposto. E questa sua prima e
principale qualità Vincenzo Gioacchino Pecci la assimilò
qui, nel suo Paese natale, dai suoi genitori, dalla sua
parrocchia.
Ma vi è
anche un secondo aspetto, che deriva sempre dal primato di
Dio e di Cristo e si riscontra nell’azione pubblica di
ogni Pastore della Chiesa, in particolare di ogni Sommo
Pontefice, con le caratteristiche proprie della personalità
di ciascuno. Direi che proprio il concetto di “sapienza
cristiana”, già emerso a partire dalla prima lettura e
dal Vangelo, ci offre la sintesi di questa impostazione
secondo Leone
XIII – non a caso è anche l’incipit di una
sua Enciclica. Ogni Pastore è chiamato a trasmettere al
Popolo di Dio non delle verità astratte, ma una
“sapienza”, cioè un messaggio che coniuga fede e
vita, verità e realtà concreta. Il Papa Leone
XIII, con l’assistenza dello Spirito Santo, è
capace di fare questo in un periodo storico tra i più
difficili per la Chiesa, rimanendo fedele alla tradizione
e, al tempo stesso, misurandosi con le grandi questioni
aperte. E vi riuscì proprio sulla base della “sapienza
cristiana”, fondata sulle Sacre Scritture,
sull’immenso patrimonio teologico e spirituale della
Chiesa Cattolica e anche sulla solida e limpida filosofia
di san Tommaso d’Aquino, che egli apprezzò in sommo
grado e promosse in tutta la Chiesa.
A questo
punto, dopo aver considerato il fondamento, cioè la fede
e la vita spirituale, e quindi il quadro generale del
messaggio di Leone
XIII, posso accennare al suo magistero sociale, reso
celeberrimo e intramontabile dall’Enciclica Rerum
novarum, ma ricco di molteplici altri interventi
che costituiscono un corpo organico, il primo nucleo della
dottrina sociale della Chiesa. Prendiamo spunto dalla Lettera
a Filemone di san Paolo, che felicemente la Liturgia
ci fa leggere proprio oggi. E’ il testo più breve di
tutto l’epistolario paolino. Durante un periodo di
prigionia, l’Apostolo ha trasmesso la fede a Onesimo,
uno schiavo originario di Colossi fuggito dal padrone
Filemone, ricco abitante di quella città, diventato
cristiano insieme ai suoi familiari grazie alla
predicazione di Paolo. Ora l’Apostolo scrive a Filemone
invitandolo ad accogliere Onesimo non più come schiavo,
ma come fratello in Cristo. La nuova fraternità cristiana
supera la separazione tra schiavi e liberi, e innesca
nella storia un principio di promozione della persona che
porterà all’abolizione della schiavitù, ma anche ad
oltrepassare altre barriere che tuttora esistono. Il Papa Leone
XIII dedicò proprio al tema della schiavitù
l’Enciclica Catholicae Ecclesiae, del 1890.
Da questa
particolare esperienza di san Paolo con Onesimo, può
partire un’ampia riflessione sulla spinta di promozione
umana apportata dal Cristianesimo nel cammino della civiltà,
e anche sul metodo e lo stile di tale apporto, conformi
alle immagini evangeliche del seme e del lievito:
all’interno della realtà storica i cristiani, agendo
come singoli cittadini, o in forma associata,
costituiscono una forza benefica e pacifica di cambiamento
profondo, favorendo lo sviluppo delle potenzialità
interne alla realtà stessa. E’ questa la forma di
presenza e di azione nel mondo proposta dalla dottrina
sociale della Chiesa, che punta sempre alla maturazione
delle coscienze quale condizione di valide e durature
trasformazioni.
Dobbiamo
ora domandarci: qual era il contesto in cui nacque, due
secoli fa, colui che sarebbe diventato, 68 anni dopo, il
Papa Leone
XIII? L’Europa risentiva allora della grande
tempesta Napoleonica, seguita alla Rivoluzione Francese.
La Chiesa e numerose espressioni della cultura cristiana
erano messe radicalmente in discussione (si pensi, ad
esempio, al fatto di contare gli anni non più dalla
nascita di Cristo, ma dall’inizio della nuova era
rivoluzionaria, o di togliere i nomi dei Santi dal
calendario, dalle vie, dai villaggi…). Le popolazioni
delle campagne non erano certo favorevoli a questi
stravolgimenti, e rimanevano legate alle tradizioni
religiose. La vita quotidiana era dura e difficile: le
condizioni sanitarie e alimentari molto carenti. Intanto,
si andava sviluppando l’industria e con essa il
movimento operaio, sempre più organizzato politicamente.
Il magistero della Chiesa, al suo livello più alto, fu
sospinto e aiutato dalle riflessioni e dalle esperienze
locali ad elaborare una lettura complessiva e prospettica
della nuova società e del suo bene comune. Così, quando,
nel 1878, fu eletto al soglio pontificio, Leone
XIII si sentì chiamato a portarla a compimento, alla
luce delle sue ampie conoscenze di respiro internazionale,
ma anche di tante iniziative realizzate “sul campo” da
parte di comunità cristiane e uomini e donne della
Chiesa.
Furono
infatti decine e decine di Santi e Beati, dalla fine del
Settecento agli inizi del Novecento, a cercare e
sperimentare, con la fantasia della carità, molteplici
strade per attuare il messaggio evangelico all’interno
delle nuove realtà sociali. Furono senza dubbio queste
iniziative, con i sacrifici e le riflessioni di questi
uomini e donne a preparare il terreno della Rerum
novarum e degli altri Documenti sociali di Papa
Pecci. Già dal tempo in cui era Nunzio Apostolico in
Belgio, egli aveva compreso che la questione sociale si
poteva affrontare positivamente ed efficacemente con il
dialogo e la mediazione. In un’epoca di aspro
anticlericalismo e di accese manifestazioni contro il
Papa, Leone
XIII seppe guidare e sostenere i cattolici sulla via
di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti,
ferma sui principi e capace di apertura. Subito dopo la Rerum
novarum si verificò in Italia e in altri
Paesi un’autentica esplosione di iniziative:
associazioni, casse rurali e artigiane, giornali,… un
vasto “movimento” che ebbe nel servo di Dio Giuseppe
Toniolo l’illuminato animatore. Un Papa molto anziano,
ma saggio e lungimirante, poté così introdurre nel XX
secolo una Chiesa ringiovanita, con l’atteggiamento
giusto per affrontare le nuove sfide. Era un Papa ancora
politicamente e fisicamente “prigioniero” in Vaticano,
ma in realtà, con il suo Magistero, rappresentava una
Chiesa capace di affrontare senza complessi le grandi
questioni della contemporaneità.
Cari
amici di Carpineto Romano, non abbiamo il tempo di
approfondire questi argomenti. L’Eucaristia che stiamo
celebrando, il Sacramento dell’Amore, ci richiama
all’essenziale: la carità, l’amore di Cristo che
rinnova gli uomini e il mondo; questo è l’essenziale, e
lo vediamo bene, quasi lo percepiamo nelle espressioni di
san Paolo nella Lettera a Filemone. In quel breve
biglietto, infatti, si sente tutta la mitezza e al tempo
stesso la potenza rivoluzionaria del Vangelo; si avverte
lo stile discreto e insieme irresistibile della carità,
che, come ho scritto nella mia Enciclica sociale, Caritas
in veritate, è “la principale forza propulsiva
per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità
intera” (n.
1). Con gioia e con affetto, vi lascio dunque il
comandamento antico e sempre nuovo: amatevi come Cristo ci
ha amati, e con questo amore siate sale e luce del mondo.
Così sarete fedeli all’eredità del vostro grande e
venerato Concittadino, il Papa Leone
XIII. E così sia in tutta la Chiesa! Amen.
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