|
VISITA
AL CARCERE MINORILE DI CASAL DEL MARMO (21/10/2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
18 marzo 2007
Una
vita senza Dio non funziona, perché priva di luce: così,
Benedetto XVI nella Messa celebrata nel carcere minorile
romano di Casal del Marmo
“Abbandonare
il peccato e scegliere di tornare a Dio. Facciamo insieme
questo cammino di liberazione interiore”. Così, il Papa
durante l’omelia della Messa celebrata questa mattina
nell’Istituto penale per i minori “Casal del Marmo”
di Roma. Nella sua prima visita ad un carcere, Benedetto
XVI ha scelto dunque gli adolescenti, soli, per lo
più stranieri ed emarginati. Ha voluto ascoltarli,
pregare con loro e soprattutto essere testimone
dell’amore di Dio, che, ha ricordato, è “Padre
misericordioso e fedele, nonostante gli errori dei
figli”. Ad accogliere il Pontefice c’erano il
cardinale Camillo Ruini, vicario generale per la diocesi
di Roma, il vescovo ausiliare Benedetto Tùzia,
l’ispettore generale dei cappellani, mons. Giorgio Caniato,
e padre Gaetano Greco cappellano del carcere. In
rappresentanza del governo italiano, era presente il
ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
Con lui i dirigenti e il personale dell’Istituto, ma
anche i familiari dei ragazzi. La visita del Papa è stata
seguita per noi da Gabriella Ceraso:
**********
“Questo
mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed
è stato ritrovato”. Sono state queste parole del
Vangelo di Luca il filo conduttore del “primo contatto
con il mondo delle carceri” di Benedetto XVI, per usare
le sue stese parole.
Un
clima di attesa colmo di emozione e di sguardi felici e un
po’ curiosi accoglie il Papa nella piccola cappella del
Padre Misericordioso all’interno dell’Istituto penale,
immerso nel verde di una silenziosa periferia romana. I
ragazzi ci sono tutti, una cinquantina: le loro voci
forti, nei canti preparati a lungo, i loro lineamenti che
svelano le loro origini non italiane. Sono tutti uniti nel
momento più importante dell’incontro con il Papa:
“Sono
venuto volentieri a farvi visita, e il momento più
importante del nostro incontro è la Santa Messa, nella
quale si rinnova il dono dell’amore di Dio: amore che ci
consola e dà pace, specialmente nei momenti difficili
della vita. In questo clima di preghiera vorrei rivolgere
il mio saluto a ciascuno di voi”.
Quell’amore
che Cristo stesso ci insegna, dice il Papa, facendosi
presente nella celebrazione eucaristica. “Ma quanto è
difficile amare sul serio”, domanda il Pontefice ai
ragazzi. E per questo a loro si rivolge in modo accorato e
familiare per spiegare la parabola del figliol
prodigo, una storia di famiglia. Un padre e due figli, con
alle spalle “due progetti di vita abbastanza
diversi”. “Ambedue”, spiega il Papa, “vivono in
pace” e nel benessere, tuttavia un disagio interiore che
si trasformerà in un vero e proprio percorso, coglie il
figlio più piccolo, il più simile forse ai tanti ragazzi
presenti. Ed è su questo che il Papa si sofferma:
“Ma
no, la vita è di più, devo trovare un’altra vita in
cui io sono realmente libero, posso fare quanto mi piace,
una vita libera da queste discipline e norme dei
comandamenti di Dio, del padre; vorrei essere solo io e
avere la vita tutta totalmente per me con tutte le sue
bellezze. Adesso è soltanto lavoro”.
“E
così decide di prendere il suo patrimonio e di avviarsi
in un paese molto lontano” alla ricerca, continua il
Papa, di un cambiamento anche interiore, che crede sia la
libertà cioè fare quel si vuole, avere una vita piena.
Nonostante tutto “man mano sente anche qui la noia”,
il “vuoto interiore inquietante”, i soldi finiscono e
anche questo diventa una routine che non soddisfa:
“E
così comincia a riflettere se era questa realmente la
strada della vita: libertà interpretata come il fare
quanto voglio io, vivere, avere la vita solo per me e se
non sarebbe forse più vita vivere per gli altri,
contribuire alla costruzione del mondo, alla comunità
umana...”
E
così “comincia un nuovo cammino interiore che lo porta
a riconsiderare tutti questi concetti”, spiega il Papa
ai ragazzi. Cammino che diventa presto anche esteriore. Il
giovane, infatti, decide di ripartire con la sua vita e di
ritornare dal padre, che, rispettandone la libertà lo
aveva lasciato andare perché capisse cosa è vivere e
cosa è non vivere. Il ritorno a casa è all’insegna
della festa, la vita ricomincia da qui.
“Egli
capisce che proprio il lavoro, l’umiltà, la disciplina
di ogni giorno crea la vera festa e la vera libertà”.
Le
“tentazioni torneranno”, aggiunge il Papa, ma ormai il
giovane ha capito che “una vita senza Dio non funziona:
manca l’essenziale, la luce, manca il grande senso
dell’essere uomo”.
“Capisce
che i Comandamenti di Dio non sono ostacoli per la libertà
e per una bella vita, ma sono gli indicatori della strada
dove andare per trovare la vita. Capisce che anche il
lavoro, la disciplina, l’impegnarsi non per sé, ma per
gli altri allarga la vita. E proprio questa fatica di
impegnarsi nel lavoro dà profondità alla vita, perché
abbiamo alla fine contribuito a
fare crescere questo mondo che diventa più libero e più
bello”.
Cosa insegna dunque questo Vangelo. Innanzitutto,
spiega Benedetto XVI, a capire chi è veramente Dio.
“Egli è Padre misericordioso che in Gesù ci ha amato
oltre ogni misura, Lui ci accoglie e ci restituisce la
dignità di figli suoi”. “Inoltre questa parabola ci
aiuta a capire anche chi è l’uomo”, immagine di Dio,
ma anche “creatura fragile, esposta al male e capace del
bene”. Di qui, l’invito del Papa alla
“conversione”, in questo periodo di Quaresima,
conversione che non è solo” sforzo di cambiare i propri
comportamenti”.
“E’
un’opportunità per decidere di “alzarsi e partire”,
abbandonare cioè il peccato e scegliere di tornare a Dio.
Facciamo insieme questo cammino di liberazione
interiore”.
Il
Papa, dunque, con i giovani per mostrare loro il volto del
Padre misericordioso che perdona, che permette a ciascuno
il proprio rinnovamento. E’ questo il clima che
accompagna l’intera celebrazione e che non cambia nel
passaggio al secondo momento forte della visita
all’Istituto di pena. Il Papa raggiunge la palestra e
dopo i saluti e i ringraziamenti dei dirigenti, ascolta i
giovani. A ciascuno di loro, che porge doni frutto dei
laboratori di falegnameria, ceramica e pittura, il Papa
risponde, e prima di abbracciarli, rammenta di stare nella
gioia anche se “privi della
libertà”. Come farlo, è il segreto che lascia loro:
“Il
segreto, dunque, sta qui: occorre che Dio occupi sempre il
primo posto nella nostra vita”.
(Musica)
**********
|
|