MESSA
DELLE CENERI (21/02/2007)
|
Fonte,
Radio Vaticana, 21 febbraio 2007
Dal
Papa un forte richiamo alla conversione a Dio
durante
la Messa del Mercoledì delle Ceneri
“La
liturgia del Mercoledì delle Ceneri indica nella
conversione del cuore a Dio la dimensione fondamentale del
tempo quaresimale”. Lo ha detto il Papa che, ieri
pomeriggio, ha presieduto la celebrazione eucaristica per
il Mercoledì delle Ceneri. Prima della Messa, si è
tenuta la processione penitenziale dalla Chiesa di Sant’Anselmo
all’Aventino fino alla Basilica di Santa Sabina, luogo
nel quale è stata celebrata l’Eucaristia con il rito di
benedizione e imposizione e delle ceneri. Il servizio di Debora
Donnini:
***********
“Ritornate
a me con tutto il cuore”. Nell’omelia il Papa ha
richiamato le parole del profeta Gioele della prima
lettura per ricordare che la Quaresima è un tempo di
conversione che parte dal cuore. “Non esitiamo a
ritrovare l’amicizia di Dio perduta con il peccato;
incontrando il Signore sperimentiamo la gioia del suo
perdono”:
"L’appello
alla conversione, alla penitenza, risuona quest’oggi con
tutta la sua forza perché la sua eco ci accompagni ogni
momento della vita. La liturgia del Mercoledì delle
Ceneri indica così, nella conversione del cuore a Dio, la
dimensione fondamentale del tempo quaresimale".
La
processione penitenziale del Mercoledì delle Ceneri,
guidata dal Papa e a cui hanno
preso parte cardinali, vescovi monaci Benedettini di
Sant’Anselmo, padri Domenicani di Santa Sabina e alcuni
fedeli, è partita proprio da Sant’Anselmo
all’Aventino per concludersi a Santa Sabina, dove ha
luogo la prima stazione quaresimale. Benedetto XVI ha
voluto ricordare che l’antica liturgia romana,
attraverso le stazioni quaresimali, aveva elaborato una
“singolare geografia della fede”, partendo dall’idea
che con l’arrivo degli apostoli Pietro e Paolo e la
distruzione del Tempio, Gerusalemme si fosse
trasferita a Roma. Questa "nuova geografia
interiore e spirituale", ha detto il Pontefice, non
è "un semplice ricordo del passato (…) al
contrario intende aiutare i fedeli (…) a percorrere il
cammino della conversione e della riconciliazione per
giungere alla gloria della Gerusalemme celeste”.
L’invito è dunque quello di prepararsi per combattere
“il male, le passioni cattive e i vizi”, ha affermato
Benedetto XVI richiamandosi al commento di San Giovanni
Crisostomo: “Come al finir dell’inverno il navigante
trascina in mare la nave, il soldato ripulisce le armi
(…) così anche noi all’inizio di questo digiuno, come
viandanti riprendiamo il viaggio verso il cielo”. E per
questo vi sono delle “armi spirituali”: digiuno,
preghiera ed elemosina:
"Il
digiuno al quale la Chiesa ci invita in questo tempo
forte, non nasce certo da motivazioni di ordine fisico,
estetico, ma scaturisce dall’esigenza che l’uomo ha di
una purificazione interiore che lo disintossichi
dall’inquinamento del peccato e del male, lo educhi a
quelle salutari rinunce che affrancano il credente dalla
schiavitù del proprio io, lo renda più attento e
disponibile all’ascolto di Dio e al servizio dei
fratelli".
Nel
giorno considerato “Porta della Quaresima”, anche il
Papa ha ricevuto le ceneri e le ha successivamente imposte
a cardinali, vescovi, monaci ed ad alcuni fedeli.
Nell’omelia, Benedetto XVI aveva anche ricordato il
duplice richiamo quando le ceneri vengono
poste sul capo con il rituale: “Convertitevi e credete
al Vangelo”, per invitare al cambiamento interiore, e
con l'altra
invocazione: “Ricordati che sei polvere e in polvere
ritornerai” per richiamare alla "precarietà
dell’ umana condizione”. E per perseverare in questo
itinerario di conversione fondamentale è poi
l’Eucaristia cui il Papa ha esortato ad attingere così
come a
chiedere a Maria di “accompagnarci perché al termine
della Quaresima possiamo contemplare il Signore risorto,
interiormente rinnovati e riconciliati con Dio e con i
fratelli”.
***********
OMELIA
DEL SANTO PADRE
Cari
fratelli e sorelle!
Con la
processione penitenziale siamo entrati nell’austero
clima della Quaresima ed introducendoci nella Celebrazione
eucaristica abbiamo poc’anzi pregato perché il Signore
aiuti il popolo cristiano ad “iniziare un cammino di
vera conversione per affrontare vittoriosamente con le
armi della penitenza il combattimento contro lo spirito
del male” (Orazione Colletta). Nel ricevere tra poco le
ceneri sul capo, riascolteremo ancora un chiaro invito
alla conversione che può esprimersi in una duplice
formula: “Convertitevi e credete al vangelo”, oppure:
“Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”.
Proprio per la ricchezza dei simboli e dei testi biblici e
liturgici, il Mercoledì delle Ceneri viene considerato la
“porta” della Quaresima. In effetti, l’odierna
liturgia ed i gesti che la contrassegnano formano un
insieme che anticipa in modo sintetico la fisionomia
stessa dell’intero periodo quaresimale. Nella sua
tradizione, la Chiesa non si limita ad offrirci la
tematica liturgica e spirituale dell’itinerario
quaresimale, ma ci indica pure gli strumenti ascetici e
pratici per percorrerlo fruttuosamente.
“Ritornate
a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e
lamenti”. Con queste parole inizia la Prima Lettura,
tratta dal libro del profeta Gioele (2,12). Le sofferenze,
le calamità che affliggevano in quel periodo la terra di
Giuda spingono l’autore sacro ad incoraggiare il popolo
eletto alla conversione, a tornare cioè con fiducia
filiale al Signore lacerandosi il cuore e non le vesti.
Egli infatti, ricorda il profeta, “è misericordioso e
benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si
impietosisce riguardo alla sventura” (2,13). L’invito
che Gioele rivolge ai suoi ascoltatori vale anche per noi,
cari fratelli e sorelle. Non esitiamo a ritrovare
l’amicizia di Dio perduta con il peccato; incontrando il
Signore sperimentiamo la gioia del suo perdono. E così,
quasi rispondendo alle parole del profeta, abbiamo fatto
nostra l’invocazione del ritornello del Salmo
responsoriale: “Perdonaci, Signore, abbiamo peccato”.
Proclamando il Salmo 50, il grande Salmo penitenziale, ci
siamo appellati alla misericordia divina; abbiamo chiesto
al Signore che la potenza del suo amore ci ridoni la gioia
di essere salvati.
Con
questo spirito, iniziamo il tempo favorevole della
Quaresima, come ci ha ricordato san Paolo nella Seconda
Lettura, per lasciarci riconciliare con Dio in Cristo Gesù.
L’Apostolo si presenta come ambasciatore di Cristo e
mostra chiaramente come proprio in forza di Lui, venga
offerta al peccatore, e cioè a ciascuno di noi, la
possibilità di un’autentica riconciliazione. «Colui
che non aveva conosciuto peccato, - egli dice - Dio lo
trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo
diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2 Cor
5,21). Solo Cristo può trasformare ogni situazione di
peccato in novità di grazia. Ecco perché assume un forte
impatto spirituale l’esortazione che Paolo indirizza ai
cristiani di Corinto: ”Vi supplichiamo in nome di
Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”; e ancora:
“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno
della salvezza!” (5,20; 6,2). Mentre Gioele parlava del
futuro giorno del Signore come di un giorno di terribile
giudizio, san Paolo, riferendosi alla parola del profeta
Isaia, parla di “momento favorevole”, di “giorno
della salvezza”. Il futuro giorno del Signore è
divenuto l’“oggi”. Il giorno terribile si è
trasformato nella Croce e nella Risurrezione di Cristo,
nel giorno della salvezza. E questo giorno è ora, come
abbiamo ascoltato nel Canto al Vangelo: “Oggi non
indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del
Signore”. L’appello alla conversione, alla penitenza
risuona quest’oggi con tutta la sua forza, perché la
sua eco ci accompagni in ogni momento della vita.
La
liturgia del Mercoledì delle Ceneri indica così nella
conversione del cuore a Dio la dimensione fondamentale del
tempo quaresimale. Questo è il richiamo assai suggestivo
che ci viene dal tradizionale rito dell’imposizione
delle ceneri, che tra poco rinnoveremo. Rito che riveste
un duplice significato: il primo relativo al cambiamento
interiore, alla conversione e alla penitenza, mentre il
secondo richiama la precarietà dell’umana condizione,
come è facile cogliere dalle due diverse formule che
accompagnano il gesto. Qui a Roma, la processione
penitenziale del mercoledì delle Ceneri parte da sant’Anselmo
per concludersi in questa basilica di santa Sabina, dove
ha luogo la prima stazione quaresimale. A questo proposito
è interessante ricordare che l’antica liturgia romana,
attraverso le stazioni quaresimali, aveva elaborato una
singolare geografia della fede, partendo dall’idea che,
con l’arrivo degli apostoli Pietro e Paolo e con la
distruzione del Tempio, Gerusalemme si fosse trasferita a
Roma. La Roma cristiana veniva intesa come una
ricostruzione della Gerusalemme del tempo di Gesù dentro
le mura dell’Urbe. Questa nuova geografia interiore e
spirituale, insita nella tradizione delle chiese
“stazionali” della Quaresima, non é un semplice
ricordo del passato, né una vuota anticipazione del
futuro; al contrario, intende aiutare i fedeli a
percorrere un cammino interiore, il cammino della
conversione e della riconciliazione, per giungere alla
gloria della Gerusalemme celeste dove abita Dio.
Cari
fratelli e sorelle, abbiamo quaranta giorni per
approfondire questa straordinaria esperienza ascetica e
spirituale. Nel Vangelo che è stato proclamato, Gesù
indica quali sono gli strumenti utili per compiere
l’autentico rinnovamento interiore e comunitario: le
opere di carità (l’elemosina), la preghiera e la
penitenza (il digiuno). Sono le tre pratiche fondamentali
care pure alla tradizione ebraica, perché contribuiscono
a purificare l’uomo davanti a Dio (cfr Mt
6,1-6.16-18). Tali gesti esteriori, che vanno compiuti per
piacere a Dio e non per ottenere l’approvazione e il
consenso degli uomini, sono a Lui accetti se esprimono la
determinazione del cuore a servirlo, con semplicità e
generosità. Ce lo ricorda anche uno dei Prefazi
quaresimali dove, a proposito del digiuno, leggiamo questa
singolare espressione: «ieiunio… mentem elevas:
con il digiuno elevi lo spirito» (Prefazio IV).
Il
digiuno, al quale la Chiesa ci invita in questo tempo
forte, non nasce certo da motivazioni di ordine fisico od
estetico, ma scaturisce dall’esigenza che l’uomo ha di
una purificazione interiore che lo disintossichi
dall’inquinamento del peccato e del male; lo educhi a
quelle salutari rinunce che affrancano il credente dalla
schiavitù del proprio io; lo renda più attento e
disponibile all’ascolto di Dio e al servizio dei
fratelli. Per questa ragione il digiuno e le altre
pratiche quaresimali sono considerate dalla tradizione
cristiana “armi” spirituali per combattere il male, le
passioni cattive e i vizi. Al riguardo, mi piace
riascoltare insieme a voi un breve commento di san
Giovanni Crisostomo. “Come al finir dell’inverno –
egli scrive – torna la stagione estiva e il navigante
trascina in mare la nave, il soldato ripulisce le armi e
allena il cavallo per la lotta, l’agricoltore affila la
falce, il viandante rinvigorito si accinge al lungo
viaggio e l’atleta depone le vesti e si prepara alle
gare; così anche noi, all’inizio di questo digiuno,
quasi al ritorno di una primavera spirituale forbiamo le
armi come i soldati, affiliamo la falce come gli
agricoltori, e come nocchieri riassettiamo la nave del
nostro spirito per affrontare i flutti delle assurde
passioni, come viandanti riprendiamo il viaggio verso il
cielo e come atleti ci prepariamo alla lotta con lo
spogliamento di tutto” (Omelie al popolo antiocheno,
3).
Nel
messaggio per la Quaresima, ho invitato a vivere questi
quaranta giorni di speciale grazia come un tempo
“eucaristico”. Attingendo a quella fonte inesauribile
di amore che è l’Eucaristia, nella quale Cristo rinnova
il sacrificio redentore della Croce, ogni cristiano può
perseverare nell’itinerario che oggi solennemente
intraprendiamo. Le opere di carità (l’elemosina), la
preghiera, il digiuno insieme ad ogni altro sincero sforzo
di conversione trovano il loro più alto significato e
valore nell’Eucaristia, centro e culmine della vita
della Chiesa e della storia della salvezza. “Questo
sacramento che abbiamo ricevuto, o Padre, – così
pregheremo al termine della Santa Messa - ci sostenga nel
cammino quaresimale, santifichi il nostro digiuno e lo
renda efficace per la guarigione del nostro spirito”.
Chiediamo a Maria di accompagnarci perché, al termine
della Quaresima, possiamo contemplare il Signore risorto,
interiormente rinnovati e riconciliati con Dio e con i
fratelli. Amen!
|
|