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AsiaNews, 9 marzo 2011
Il
Papa apre la Quaresima: "Il mondo ha bisogno di
ritornare a Dio"
La
Quaresima, che comincia oggi, mercoledì delle Ceneri,
“nell’opinione comune, rischia di essere connotato
dalla tristezza, dal grigiore della vita. Invece essa è
dono prezioso di Dio, è tempo forte e denso di
significati nel cammino della Chiesa, è l’itinerario
verso la Pasqua del Signore”. Vivere il tempo
“forte” della Quaresima, itinerario “gioioso”
verso la Pasqua come momento di “conversione
autentica a Dio” è l’esortazione che Benedetto XVI
ha rivolto oggi pomeriggio ai cristiani dalla basilica
romana di santa Sabina, luogo tradizionale della
celebrazione papale di questa giornata.
Il
Papa, giunto nell’antica basilica romana con una
processione penitenziale partita dalla non lontana
chiesa di sant’Anselmo all’Aventino, ha dunque
centrato la sua omelia sulle”indicazioni per vivere in
pienezza” la Quaresima: “si tratta di porre in atto
un atteggiamento di conversione autentica a Dio -
ritornare a Lui -, riconoscendo la sua santità, la sua
potenza, la sua maestà. E questa conversione è
possibile perché Dio è ricco di misericordia e grande
nell’amore. La sua è una misericordia rigeneratrice,
che crea in noi un cuore puro, rinnova nell'intimo uno
spirito fermo, restituendoci la gioia della salvezza
(cfr Sal 50,14). Dio, infatti, non vuole la morte del
peccatore, ma che si converta e viva (cfr Ez 33,11)”.
“Il
periodo quaresimale ci propone questo ambito liturgico e
penitenziale: un cammino di quaranta giorni dove
sperimentare in modo efficace l'amore misericordioso di
Dio. Oggi risuona per noi l’appello «Ritornate a me
con tutto il cuore»; oggi siamo noi ad essere chiamati
a convertire il nostro cuore a Dio, consapevoli sempre
di non poter realizzare la nostra conversione da soli,
con le nostre sole forze, perché è Dio che ci
converte. Egli ci offre ancora il suo perdono,
invitandoci a tornare a Lui per donarci un cuore nuovo,
purificato dal male che lo opprime, per farci prendere
parte alla sua gioia. Il nostro mondo ha bisogno di
essere convertito da Dio, ha bisogno del suo perdono,
del suo amore, ha bisogno di un cuore nuovo”.
«Lasciatevi
riconciliare con Dio». Argomentando dalla frase della
Lettera ai corinzi, Benedetto XVI ha detto che “tutti
possono aprirsi all’azione di Dio, al suo amore; con
la nostra testimonianza evangelica, noi cristiani
dobbiamo essere un messaggio vivente, anzi, in molti
casi siamo l’unico Vangelo che gli uomini di oggi
leggono ancora. Ecco la nostra responsabilità sulle
orme di san Paolo, ecco un motivo in più per vivere
bene la Quaresima: offrire la testimonianza della fede
vissuta ad un mondo in difficoltà che ha bisogno di
ritornare a Dio, che ha bisogno di conversione”.
«Guardatevi
dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini
per essere ammirati da loro» (Mt 6,1). Gesù, nel
Vangelo di oggi, rilegge le tre opere fondamentali di
pietà previste dalla legge mosaica. L’elemosina, la
preghiera e il digiuno caratterizzano l’ebreo
osservante della legge. Nel corso del tempo, queste
prescrizioni erano state intaccate dalla ruggine del
formalismo esteriore, o addirittura si erano mutate in
un segno di superiorità. Gesù mette in evidenza in
queste tre opere di pietà una tentazione comune. Quando
si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce
il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona
azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da
una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta
fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso
quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi.
Nel riproporre queste prescrizioni, il Signore Gesù non
chiede un rispetto formale ad una legge estranea
all'uomo, imposta da un legislatore severo come fardello
pesante, ma invita a riscoprire queste tre opere di pietà
vivendole in modo più profondo, non per amore proprio,
ma per amore di Dio, come mezzi nel cammino di
conversione a Lui. Elemosina, preghiera e digiuno: è il
tracciato della pedagogia divina che ci accompagna, non
solo in Quaresima, verso l’incontro con il Signore
Risorto; un tracciato da percorrere senza ostentazione,
nella certezza che il Padre celeste sa leggere e vedere
anche nel segreto del nostro cuore”.
“Iniziamo
fiduciosi e gioiosi l’itinerario quaresimale. Quaranta
giorni ci separano dalla Pasqua; questo tempo «forte»
dell’anno liturgico è un tempo propizio che ci è
donato per attendere, con maggiore impegno, alla nostra
conversione, per intensificare l’ascolto della Parola
di Dio, la preghiera e la penitenza, aprendo il cuore
alla docile accoglienza della volontà divina, per una
pratica più generosa della mortificazione, grazie alla
quale andare più largamente in aiuto del prossimo
bisognoso: un itinerario spirituale che ci prepara a
rivivere il Mistero Pasquale”.
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cari
fratelli e sorelle,
iniziamo oggi il tempo liturgico della Quaresima con il
suggestivo rito dell’imposizione delle ceneri,
attraverso il quale vogliamo assumere l'impegno di
convertire il nostro cuore verso gli orizzonti della
Grazia. In genere, nell’opinione comune, questo tempo
rischia di essere connotato dalla tristezza, dal grigiore
della vita. Invece essa è dono prezioso di Dio, è tempo
forte e denso di significati nel cammino della Chiesa, è
l’itinerario verso la Pasqua del Signore. Le Letture
bibliche dell’odierna celebrazione ci offrono
indicazioni per vivere in pienezza questa esperienza
spirituale.
«Ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Nella
prima Lettura, tratta dal libro del profeta Gioele,
abbiamo ascoltato queste parole con cui Dio invita il
popolo ebraico ad un pentimento sincero e non apparente.
Non si tratta di una conversione superficiale e
transitoria, bensì di un itinerario spirituale che
riguarda in profondità gli atteggiamenti della coscienza
e suppone un sincero proposito di ravvedimento. Il profeta
prende spunto dalla piaga dell’invasione delle
cavallette che si era abbattuta sul popolo distruggendo i
raccolti, per invitare ad una penitenza interiore, a
lacerarsi il cuore e non le vesti (cfr 2,13). Si tratta,
cioè, di porre in atto un atteggiamento di conversione
autentica a Dio - ritornare a Lui -, riconoscendo la sua
santità, la sua potenza, la sua maestà. E questa
conversione è possibile perché Dio è ricco di
misericordia e grande nell’amore. La sua è una
misericordia rigeneratrice, che crea in noi un cuore puro,
rinnova nell'intimo uno spirito fermo, restituendoci la
gioia della salvezza (cfr Sal 50,14). Dio, infatti, come
dice il profeta, non vuole la morte del peccatore, ma che
si converta e viva (cfr Ez 33,11). Così il profeta Gioele
ordina, a nome del Signore, che si crei un propizio
ambiente penitenziale: bisogna suonare la tromba,
convocare l'adunanza, risvegliare le coscienze. Il periodo
quaresimale ci propone questo ambito liturgico e
penitenziale: un cammino di quaranta giorni dove
sperimentare in modo efficace l'amore misericordioso di
Dio. Oggi risuona per noi l’appello «Ritornate a me con
tutto il cuore»; oggi siamo noi ad essere chiamati a
convertire il nostro cuore a Dio, consapevoli sempre di
non poter realizzare la nostra conversione da soli, con le
nostre sole forze, perché è Dio che ci converte. Egli ci
offre ancora il suo perdono, invitandoci a tornare a Lui
per donarci un cuore nuovo, purificato dal male che lo
opprime, per farci prendere parte alla sua gioia. Il
nostro mondo ha bisogno di essere convertito da Dio, ha
bisogno del suo perdono, del suo amore, ha bisogno di un
cuore nuovo.
«Lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). Nella
seconda Lettura san Paolo ci offre un altro elemento nel
cammino della conversione. L’Apostolo invita a
distogliere lo sguardo su di lui e a rivolgere invece
l’attenzione su chi l’ha inviato e sul contenuto del
messaggio che porta: «In nome di Cristo, dunque, siamo
ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta.
Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare
con Dio» (ibid.). Un ambasciatore ripete quello che ha
sentito pronunciare dal suo Signore e parla con
l’autorità e dentro i limiti che ha ricevuto. Chi
svolge l’ufficio di ambasciatore non deve attirare
l’interesse su se stesso, ma deve mettersi al servizio
del messaggio da trasmettere e di chi l’ha mandato. Così
agisce san Paolo nell’assolvere il suo ministero di
predicatore della Parola di Dio e di Apostolo di Gesù
Cristo. Egli non si tira indietro di fronte al compito
ricevuto, ma lo assolve con totale dedizione, invitando ad
aprirsi alla Grazia, a lasciare che Dio ci converta: «Poiché
siamo suoi collaboratori, - scrive - vi esortiamo a non
accogliere invano la grazia di Dio» (2Cor 6,1). «L'appello
di Cristo alla conversione - ci dice il Catechismo della
Chiesa Cattolica - continua a risuonare nella vita dei
cristiani. […] è un impegno continuo per tutta la
Chiesa che "comprende nel suo seno i peccatori"
e che, "santa insieme e sempre bisognosa di
purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e
al suo rinnovamento". Questo sforzo di conversione
non è soltanto un'opera umana. È il dinamismo del
"cuore contrito" (Sal 51,19), attratto e mosso
dalla grazia a rispondere all'amore misericordioso di Dio
che ci ha amati per primo» (n. 1428). San Paolo parla ai
cristiani di Corinto, ma attraverso di loro intende
rivolgersi a tutti gli uomini. Tutti infatti hanno bisogno
della grazia di Dio, che illumini la mente e il cuore. E
l’Apostolo incalza: «Ecco ora il momento favorevole,
ecco ora il giorno della salvezza!» (2Cor 6,2). Tutti
possono aprirsi all’azione di Dio, al suo amore; con la
nostra testimonianza evangelica, noi cristiani dobbiamo
essere un messaggio vivente, anzi, in molti casi siamo
l’unico Vangelo che gli uomini di oggi leggono ancora.
Ecco la nostra responsabilità sulle orme di san Paolo,
ecco il motivo in più per vivere bene la Quaresima:
offrire la testimonianza della fede vissuta ad un mondo in
difficoltà che ha bisogno di ritornare a Dio, che ha
bisogno di conversione.
«Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti
agli uomini per essere ammirati da loro» (Mt 6,1). Gesù,
nel Vangelo di oggi, rilegge le tre opere fondamentali di
pietà previste dalla legge mosaica. L’elemosina, la
preghiera e il digiuno caratterizzano l’ebreo osservante
della legge. Nel corso del tempo, queste prescrizioni
erano state intaccate dalla ruggine del formalismo
esteriore, addirittura si erano mutate in un segno di
superiorità. Gesù mette in evidenza in queste tre opere
di pietà una tentazione comune. Quando si compie qualcosa
di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di
essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere
cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude
in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché
si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di
noi e ammirano in noi. Nel riproporre queste prescrizioni,
il Signore Gesù non chiede un rispetto formale ad una
legge estranea all'uomo, imposta da un legislatore severo
come fardello pesante, ma invita a riscoprire queste tre
opere di pietà vivendole in modo più profondo, non per
amore proprio, ma per amore di Dio, come mezzi nel cammino
di conversione a Lui. Elemosina, preghiera e digiuno: è
il tracciato della pedagogia divina che ci accompagna, non
solo in Quaresima, verso l’incontro con il Signore
Risorto; un tracciato da percorrere senza ostentazione,
nella certezza che il Padre celeste sa leggere e vedere
anche nel segreto del nostro cuore.
Cari fratelli e sorelle, iniziamo fiduciosi e gioiosi
l’itinerario quaresimale. Quaranta giorni ci separano
dalla Pasqua; questo tempo «forte» dell’anno liturgico
è un tempo propizio che ci è donato per attendere, con
maggiore impegno, alla nostra conversione, per
intensificare l’ascolto della Parola di Dio, la
preghiera e la penitenza, aprendo il cuore alla docile
accoglienza della volontà divina, per una pratica più
generosa della mortificazione, grazie alla quale andare più
largamente in aiuto del prossimo bisognoso: un itinerario
spirituale che ci prepara a rivivere il Mistero Pasquale.
Maria, nostra guida nel cammino quaresimale, ci conduca ad
una conoscenza sempre più profonda di Cristo, morto e
risorto, ci aiuti nel combattimento spirituale contro il
peccato, ci sostenga nell’invocare con forza: «Converte
nos, Deus salutaris noster» – «Convertici a Te, o Dio,
nostra salvezza». Amen!
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