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MESSA
DEL MERCOLEDì DELLE CENERI (6 GENNAIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
7 febbraio 2008
Il
Papa alla Messa del Mercoledì delle Ceneri: la preghiera
è eco della voce di Dio, senza di essa l'uomo si chiude
in vuoti monologhi
Non
la presenza di Dio aliena l’uomo, ma la sua assenza.
Senza preghiera non c’è speranza, ma solo illusione”.
E’ uno dei passaggi dell’omelia pronunciata da
Benedetto XVI ieri pomeriggio, nella Basilica di Santa
Sabina all’Aventino, durante la celebrazione
dell’Eucaristia del Mercoledì delle Ceneri, con la
quale si è aperto il cammino quaresimale di preparazione
alla Pasqua. La Messa è stata preceduta dalla
tradizionale processione penitenziale, partita dalla
chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino. Il servizio è di
Paolo Ondarza.
(musica)
Preghiera, digiuno elemosina, pilastri della Quaresima
e “luoghi di apprendimento ed esercizio della speranza
cristiana”. Li ha indicati Benedetto XVI celebrando
l’Eucaristia del Mercoledì delle Ceneri nella Basilica
di Santa Sabina all’Aventino. “Nulla più del pregare
con fede esprime la realtà di Dio nella nostra vita –
ha detto il Papa citando la sua ultima enciclica Spe
Salvi:
“Anche nella solitudine della prova più dura,
niente e nessuno possono impedirmi di rivolgermi al Padre,
'nel segreto' del mio cuore, dove Lui solo 'vede'”.
I quaranta giorni trascorsi da Cristo nel deserto e
l’"angoscia mortale” del Getesemani - ha spiegato
Benedetto XVI - indicano la preghiera come arma per
affrontare vittoriosamente il combattimento contro lo
spirito del male”. Sulla croce di Cristo la preghiera
raggiunge il culmine.”:
“Gesù fa suo questo grido dell’umanità che
soffre dell’apparente assenza di Dio e porta questo
grido al cuore di Dio. Così, pregando in questa ultima
solitudine, insieme con tutta l’umanità ci apre il
cuore di Dio”.
Pregando l’uomo pone le proprie attese e aspirazioni
alla luce della Parola di Dio, le immerge nel dialogo con
Colui che è Verità, le libera da menzogne ed egosimi. La
preghiera - ha aggiunto il Papa - non è mai egocentrica
ed è garanzia di apertura agli altri”:
“Senza la dimensione della preghiera, l’io umano
finisce per chiudersi in se stesso, e la coscienza, che
dovrebbe essere eco della voce di Dio, rischia di ridursi
a specchio dell’io, così che il colloquio interiore
diventa un monologo dando adito a mille
autogiustificazioni”.
Dunque, la vera preghiera è il motore del mondo perché
lo tiene aperto a Dio. Per questo “senza preghiera non
c’è speranza, ma solo illusione”, ha proseguito
Benedetto XVI:
“Non è infatti la presenza di Dio ad alienare
l’uomo, ma la sua assenza: senza il vero Dio, Padre del
Signore Gesù Cristo, le speranze diventano illusioni che
inducono ad evadere dalla realtà. Parlare con Dio,
rimanere alla sua presenza, lasciarsi illuminare e
purificare dalla sua Parola, ci introduce invece nel cuore
della realtà, nell’intimo Motore del divenire cosmico,
ci introduce per così dire nel cuore pulsante
dell’universo”.
Il Pontefice si è poi soffermato sul valore della
sofferenza, un mistero che trova risposte e senso nella
Pasqua di Resurrezione di Gesù. La sofferenza di Cristo -
ha affermato - è tutta permeata dalla luce dell’amore:
l’amore del Padre gli permette di andare incontro con
fiducia al suo “ultimo battesimo”.
“Quel battesimo di dolore e d’amore, Gesù lo ha
ricevuto per noi, per tutta l’umanità. Ha sofferto per
la verità e la giustizia, portando nella storia degli
uomini il vangelo della sofferenza, che è l’altra
faccia del vangelo dell’amore”.
Più è grande la speranza che ci anima, tanto maggiore
è anche in noi la capacità di soffrire per amore della
Verità e del Bene, offrendo con gioia le piccole e grandi
fatiche di ogni giorno e inserendole nel grande com-patire
di Cristo, sull’esempio di tanti testimoni che nel corso
della storia della Chiesa si sono spesi senza risparmio e
a costo di duri patimenti. Un cammino di perfezione
evangelica possibile grazie all’aiuto di Maria, Madre di
tutti. A tal proposito, Benedetto XVI ha ricordato i 150
anni dalle apparizioni di Lourdes:
“Iniziamo pertanto la Quaresima in spirituale
unione con Maria, che “ha avanzato nel cammino della
fede” dietro il suo Figlio e sempre precede i discepoli
nell’itinerario verso la luce pasquale”.
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STATIO E
PROCESSIONE PENITENZIALE
DALLA BASILICA DI SANT'ANSELMO
ALLA BASILICA DI SANTA SABINA ALL’AVENTINO
SANTA
MESSA, BENEDIZIONE E IMPOSIZIONE DELLE CENERI
OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Basilica
di Santa Sabina
Mercoledì delle Ceneri, 6 febbraio 2008
Cari
fratelli e sorelle!
Se
l’Avvento
è per eccellenza il tempo che ci invita a sperare
nel Dio-che-viene, la Quaresima
ci rinnova nella speranza in
Colui-che-ci-ha-fatti-passare-dalla-morte-alla-vita.
Entrambi sono tempi di purificazione – lo dice
anche il colore liturgico che hanno in comune – ma
in modo speciale la Quaresima, tutta orientata al
mistero della Redenzione, è definita “cammino di
vera conversione” (Orazione colletta).
All’inizio di quest’itinerario penitenziale,
vorrei soffermarmi brevemente a riflettere sulla
preghiera e sulla sofferenza quali aspetti
qualificanti del tempo
liturgico quaresimale, mentre alla pratica
dell’elemosina ho dedicato il Messaggio
per la Quaresima, pubblicato la scorsa
settimana. Nell’Enciclica Spe
salvi, ho indicato la preghiera e il
soffrire, insieme all’agire e al giudizio, come
“luoghi di apprendimento e di esercizio della
speranza”. Potremmo quindi affermare che il
periodo quaresimale, proprio perché invita alla
preghiera, alla penitenza e al digiuno, costituisce
una occasione provvidenziale per rendere più viva e
salda la nostra speranza.
La
preghiera alimenta la speranza, perché nulla più
del pregare con fede esprime la realtà di Dio nella
nostra vita. Anche nella solitudine della prova più
dura, niente e nessuno possono impedirmi di
rivolgermi al Padre, “nel segreto” del mio
cuore, dove Lui solo “vede”, come dice Gesù nel
Vangelo (cfr Mt 6,4.6.18). Vengono in mente
due momenti dell’esistenza terrena di Gesù che si
collocano uno all’inizio e l’altro quasi al
termine della sua vita pubblica: i quaranta giorni
nel deserto, sui quali è ricalcato il tempo
quaresimale, e l’agonia nel Getsemani – entrambi
sono essenzialmente momenti di preghiera. Preghiera
con il Padre solitaria a tu per tu nel deserto,
preghiera colma di “angoscia mortale”
nell’Orto degli Ulivi. Ma sia nell’una che
nell’altra circostanza, è pregando che Cristo
smaschera gli inganni del tentatore e lo sconfigge.
La preghiera si dimostra così la prima e principale
“arma” per “affrontare vittoriosamente il
combattimento contro lo spirito del male” (Orazione
colletta).
La
preghiera di Cristo raggiunge il suo culmine sulla
croce, esprimendosi in quelle ultime parole che gli
evangelisti hanno raccolto. Laddove sembra lanciare
un grido di disperazione: “Dio mio, Dio mio, perché
mi hai abbandonato?” (Mt 27,46; Mc
15,34; cfr Sal 21,1), in realtà Cristo fa
sua l’invocazione di chi, assediato senza scampo
dai nemici, non ha altri che Dio a cui votarsi e, al
di là di ogni umana possibilità, ne sperimenta la
grazia e la salvezza. Non vi è dunque
contraddizione tra il lamento: “Dio mio, Dio mio,
perché mi hai abbandonato?”, e le parole piene di
fiducia filiale: “Padre, nelle tue mani affido il
mio spirito” (Lc 23,46; cfr Sal
30,6). Anche queste sono prese da un Salmo, il 30,
implorazione drammatica di una persona che,
abbandonata da tutti, si affida sicura a Dio. La
preghiera di supplica colma di speranza è,
pertanto, il leit motiv della Quaresima, e ci
fa sperimentare Dio quale unica àncora di salvezza.
Pur quando è collettiva, la preghiera del popolo di
Dio è voce di un cuore solo e di un’anima sola,
è dialogo “a tu per tu”, come la commovente
implorazione della regina Ester quando il suo popolo
sta per essere sterminato: “Mio Signore, nostro
re, tu sei l’unico! Vieni in aiuto a me che sono
sola e non ho altro soccorso se non te, perché un
grande pericolo mi sovrasta” (Est 4,17l).
Di fronte a un “grande pericolo” ci vuole una più
grande speranza, e questa è solo la speranza che può
contare su Dio.
La
preghiera è un crogiuolo in cui le nostre attese e
aspirazioni vengono esposte alla luce della Parola
di Dio, vengono immerse nel dialogo con Colui che è
la verità, ed escono liberate da menzogne nascoste
e compromessi con diverse forme di egoismo (cfr Spe
salvi, 33). Senza la dimensione della
preghiera, l’io umano finisce per chiudersi in se
stesso, e la coscienza, che dovrebbe essere eco
della voce di Dio, rischia di ridursi a specchio
dell’io, così che il colloquio interiore diventa
un monologo dando adito a mille autogiustificazioni.
La preghiera, perciò, è garanzia di apertura agli
altri: chi si fa libero per Dio e le sue esigenze,
si apre contemporaneamente all’altro, al fratello
che bussa alla porta del suo cuore e chiede ascolto,
attenzione, perdono, talvolta correzione ma sempre
nella carità fraterna. La vera preghiera non è mai
egocentrica, ma sempre centrata sull’altro. Come
tale essa esercita l’orante all’“estasi”
della carità, alla capacità di uscire da sé per
farsi prossimo all’altro nel servizio umile e
disinteressato. La vera preghiera è il motore del
mondo, perché lo tiene aperto a Dio. Per questo
senza preghiera non c’è speranza, ma solo
illusione. Non è infatti la presenza di Dio ad
alienare l’uomo, ma la sua assenza: senza il vero
Dio, Padre del Signore Gesù Cristo, le speranze
diventano illusioni che inducono ad evadere dalla
realtà. Parlare con Dio, rimanere alla sua
presenza, lasciarsi illuminare e purificare dalla
sua Parola, ci introduce invece nel cuore della
realtà, nell’intimo Motore del divenire cosmico,
ci introduce per così dire nel cuore pulsante
dell’universo.
In
armonica connessione con la preghiera, anche il
digiuno e l’elemosina possono essere considerati
luoghi di apprendimento ed esercizio della speranza
cristiana. I Padri e gli scrittori antichi amano
sottolineare che queste tre dimensioni della vita
evangelica sono inseparabili, si fecondano
reciprocamente e portano tanto maggior frutto quanto
più si corroborano a vicenda. Grazie all’azione
congiunta della preghiera, del digiuno e
dell’elemosina, la Quaresima
nel suo insieme forma i cristiani ad essere uomini e
donne di speranza, sull’esempio dei santi.
Vorrei
ora soffermarmi anche sulla sofferenza poiché, come
ho scritto nell’Enciclica Spe
salvi “la misura dell’umanità si
determina essenzialmente nel rapporto con la
sofferenza e col sofferente. Questo vale per il
singolo come per la società” (Spe
salvi, 38). La Pasqua, verso cui la Quaresima
è protesa, è il mistero che dà senso alla
sofferenza umana, a partire dalla sovrabbondanza
della com-passione di Dio, realizzata in Gesù
Cristo. Il cammino quaresimale, pertanto, essendo
tutto irradiato dalla luce pasquale, ci fa rivivere
quanto avvenne nel cuore divino-umano di Cristo
mentre saliva a Gerusalemme per l’ultima volta,
per offrire se stesso in espiazione (cfr Is
53,10). La sofferenza e la morte sono calate come
tenebre via via che Egli si avvicinava alla croce,
ma viva si è fatta anche la fiamma dell’amore. La
sofferenza di Cristo è in effetti tutta permeata
dalla luce dell’amore (cfr Spe
salvi, 38): l’amore del Padre che permette
al Figlio di andare incontro con fiducia al suo
ultimo “battesimo”, come Lui stesso definisce il
culmine della sua missione (cfr Lc 12,50).
Quel battesimo di dolore e d’amore, Gesù lo ha
ricevuto per noi, per tutta l’umanità. Ha
sofferto per la verità e la giustizia, portando
nella storia degli uomini il vangelo della
sofferenza, che è l’altra faccia del vangelo
dell’amore. Dio non può patire, ma può e vuole
com-patire. Dalla passione di Cristo può entrare in
ogni sofferenza umana la con-solatio, “la
consolazione dell’amore partecipe di Dio e così
sorge la stella della speranza” (Spe
salvi, 39).
Come
per la preghiera, così per la sofferenza la storia
della Chiesa è ricchissima di testimoni che si sono
spesi per gli altri senza risparmio, a costo di duri
patimenti. Più è grande la speranza che ci anima,
tanto maggiore è anche in noi la capacità di
soffrire per amore della verità e del bene,
offrendo con gioia le piccole e grandi fatiche di
ogni giorno e inserendole nel grande com-patire di
Cristo (cfr ivi,
40). Ci aiuti in questo cammino di perfezione
evangelica Maria, che, insieme con quello del
Figlio, ebbe il suo Cuore immacolato trafitto dalla
spada del dolore. Proprio in questi giorni,
ricordando il 150° anniversario delle apparizioni
della Vergine a Lourdes, siamo condotti a meditare
sul mistero della condivisione di Maria con i dolori
dell’umanità; al tempo stesso siamo incoraggiati
ad attingere consolazione dal “tesoro di
compassione” (ibid.)
della Chiesa, a cui Ella ha contribuito più di ogni
altra creatura. Iniziamo pertanto la Quaresima in
spirituale unione con Maria, che “ha avanzato nel
cammino della fede” dietro il suo Figlio (cfr Lumen
gentium, 58) e sempre precede i discepoli
nell’itinerario verso la luce pasquale. Amen!
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