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CENTESIMUS
ANNUS (19 MAGGIO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
19 maggio 2006
LA
DEMOCRAZIA HA BISOGNO DI ISTITUZIONI AUTOREVOLI E
CREDIBILI PER PROMUOVERE IL BENE COMUNE: COSI’ BENEDETTO
XVI NELL’UDIENZA DI STAMANI AI MEMBRI DELLA FONDAZIONE CENTESIMUS
ANNUS
Le
istituzioni democratiche non devono mai essere finalizzate
alla gestione del potere, ma piuttosto alla promozione
della giustizia sociale. E’ il richiamo di Benedetto XVI
sul valore della democrazia, tema forte del discorso ai
membri della Fondazione Centesimus
Annus pro Pontifice. Guidati dal presidente il
Conte Lorenzo Rossi di Montelera e dal cardinale Attilio
Nicora, sono stati ricevuti stamani in Sala Clementina. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
**********
Nonostante
le lentezze con cui talora si fa strada, la democrazia
“resta lo strumento storico più valido, se ben usato,
per disporre responsabilmente del proprio futuro in modo
degno dell’uomo”. Benedetto XVI ha scelto l’udienza
alla Fondazione Centesimus
Annus per sottolineare il valore straordinario
della democrazia, quale ordinamento per l’umana
convivenza. Tuttavia, non ha mancato di indicare quali
siano i punti critici di ogni sistema democratico:
“Occorrono
in primo luogo istituzioni appropriate, credibili,
autorevoli, non finalizzate a una mera gestione del potere
pubblico, ma capaci di promuovere livelli articolati di
partecipazione popolare, nel rispetto delle tradizioni di
ciascuna nazione, e nella costante preoccupazione di
custodirne l'identità. Altrettanto urgente è uno sforzo
tenace, durevole e condiviso per la promozione della
giustizia sociale”.
“La
democrazia – ha proseguito il Pontefice - raggiungerà
la sua piena attuazione solo quando ogni persona ed ogni
popolo sarà in grado di accedere ai beni primari” e ciò
“attraverso un ordinamento delle relazioni interne e
internazionali che assicuri a ciascuno la possibilità di
parteciparvi”. Parole corredate da un’esortazione ai
cristiani affinché promuovano un’autentica solidarietà:
“Non
si potrà dare, peraltro, vera giustizia sociale se non in
un'ottica di genuina solidarietà, che impegni a vivere e
ad operare sempre gli uni per gli altri, e mai gli uni
contro o a danno degli altri. In che modo rendere concreto
tutto questo nel contesto mondiale di oggi è la grande
sfida dei cristiani laici”.
Il
Papa non ha mancato di soffermarsi sul nome della
Fondazione, Centesimus
Annus, che, ha
detto, “richiama l’ultima grande Enciclica sociale di
Giovanni Paolo II”, con la quale Papa Wojtyla riassunse
cento anni di Magistero
della Chiesa in ambito sociale. Ha infine esortato
i membri della Fondazione ad impegnarsi affinché “nelle
diverse aree culturali del mondo contemporaneo la dottrina
sociale della Chiesa svolga in modo limpido il suo compito
per la diffusione del Vangelo”.
**********
Eretta nel 1993 da Giovanni Paolo II, la Fondazione
Centesimus Annus Pro Pontifice, con
fini di religione e beneficenza, ha visto il suo statuto
rinnovato nel 2004. Si propone di collaborare allo studio
e alla diffusione della dottrina sociale cristiana, come
esposta in particolare nell’Enciclica Centesimus
Annus. La
Fondazione promuove, tra l’altro, la raccolta di fondi
per il sostegno dell’attività della Sede Apostolica e
favorisce iniziative per sviluppare la presenza e
l’opera della Chiesa cattolica nei vari ambiti della
società.
DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Signor
Cardinale,
venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari
fratelli e sorelle!
Sono
lieto di potervi incontrare per la prima volta e tutti vi
saluto cordialmente. Saluto specialmente il Signor
Cardinale Attilio Nicora, Presidente
dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede
Apostolica, come pure il Presidente della Fondazione, il
Conte Lorenzo Rossi di Montelera, che ringrazio per le
parole rivoltemi a vostro nome. Saluto i Vescovi presenti
e i sacerdoti vostri assistenti spirituali. A ciascuno di
voi esprimo apprezzamento e gratitudine per il servizio
che rendete al Successore di Pietro e per la generosità
con cui ne sostenete l’attività apostolica.
Il nome
stesso della vostra Fondazione indica con chiarezza le
apprezzabili finalità che perseguite. Centesimus Annus
richiama l'ultima grande Enciclica sociale di Giovanni
Paolo II, con la quale l’indimenticabile Pontefice,
riassumendo cento anni di Magistero in questo campo,
proiettava in avanti la Chiesa stimolandone il confronto
con le res novae del terzo millennio. Centesimus
Annus dice, inoltre, l'impegno vostro a collaborare
perché nelle diverse aree culturali del mondo
contemporaneo la dottrina sociale della Chiesa svolga in
modo limpido il suo compito per la diffusione del Vangelo.
La qualifica Pro Pontifice sottolinea, a sua volta,
il vostro intendimento di coltivare una particolare
vicinanza al compito pastorale del Vescovo di Roma,
impegnandovi a concorrere secondo le vostre forze a
sostenere gli strumenti concreti di cui Egli abbisogna per
animare e incoraggiare la presenza della Chiesa nel mondo
intero. Avete cominciato la vostra attività in un ambito
prevalentemente italiano; ora vedo con gioia che la state
progressivamente articolando in altre aree dell'Europa e
dell’America. La natura di Fondazione vaticana vi
abilita e vi orienta verso questi grandi orizzonti.
Il
Convegno di studio da voi promosso su "Democrazia,
istituzioni e giustizia sociale" affronta
problemi di viva attualità. Si lamentano talora le
lentezze con cui un'autentica democrazia si fa
strada, e tuttavia essa resta lo strumento storico più
valido, se ben usato, per disporre responsabilmente del
proprio futuro in modo degno dell'uomo. Giustamente voi
avete individuato due punti critici nel cammino verso un
ordinamento più maturo dell'umana convivenza. Occorrono
in primo luogo istituzioni appropriate, credibili,
autorevoli, non finalizzate a una mera gestione del
potere pubblico, ma capaci di promuovere livelli
articolati di partecipazione popolare, nel rispetto delle
tradizioni di ciascuna nazione, e nella costante
preoccupazione di custodirne l'identità. Altrettanto
urgente è uno sforzo tenace, durevole e condiviso per la
promozione della giustizia sociale. La democrazia
raggiungerà la sua piena attuazione solo quando ogni
persona ed ogni popolo sarà in grado di accedere ai beni
primari (vita, cibo, acqua, salute, istruzione, lavoro,
certezza dei diritti) attraverso un ordinamento delle
relazioni interne e internazionali che assicuri a ciascuno
la possibilità di parteciparvi. Non si potrà dare,
peraltro, vera giustizia sociale se non in un'ottica di
genuina solidarietà, che impegni a vivere e ad operare
sempre gli uni per gli altri, e mai gli uni contro o a
danno degli altri. In che modo rendere concreto tutto
questo nel contesto mondiale di oggi è la grande sfida
dei cristiani laici.
Cari
amici, attraverso la Fondazione Centesimus Annus voi
concorrete con altre benemerite Associazioni a far
crescere la conoscenza della dottrina sociale, con cui la
Chiesa, come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas
est, intende "contribuire alla purificazione
della ragione e al risveglio delle forze morali, senza le
quali non vengono costruite strutture giuste né queste
possono essere operative a lungo" (n. 29). Ciascuno
di voi, in quanto fedele laico, viva come proprio il
"compito immediato di operare per un giusto ordine
nella società", giacché "la carità deve
animare l'intera esistenza dei fedeli laici e quindi anche
la loro attività politica, vissuta come «carità sociale»"
(ivi). L'odierno nostro incontro valga dunque a
confermarvi in questo generoso impegno. Tornando alle
vostre responsabilità quotidiane, sentitevi sempre più
uniti nel vincolo della comunione cattolica e vivete con
passione gli impegni che vi siete assunti. Vi ringrazio
anche per l'offerta che il vostro Presidente mi ha
consegnato a sostegno delle opere del mio ministero
pastorale. E, mentre invoco su voi e sulle vostre famiglie
la materna protezione di Maria, di cuore tutti vi
benedico.
©
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