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DISCORSO ALLA FONDAZIONE CENTESIMUS ANNUS (19 MAGGIO 2007)

Fonte, Radio Vaticana, 19 maggio 2007

Benedetto XVI alla Fondazione “Centesimus Annus-Pro Pontifice”: l’autentico sviluppo promuove l’uomo nella sua interezza e non privilegia solo gli aspetti economici

Solo un processo di globalizzazione attento alle esigenze della solidarietà può assicurare all’umanità un futuro di autentico benessere e di stabile pace per tutti”. E’ la convinzione espressa questa mattina da Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno della Fondazione Centesimus Annus-Pro Pontifice”, un organismo creato nel 1993 da Giovanni Paolo II allo scopo di promuovere la Dottrina sociale della Chiesa nei settori professionale e imprenditoriale, favorendo l’azione solidale della Chiesa e del Papa nel mondo. Il servizio di Alessandro De Carolis

Due Papi del Novecento, in particolare, hanno dato un’impronta netta al magistero sociale contemporaneo: Paolo VI e Giovanni Paolo II. I titoli delle loro Encicliche, la Populorum Progressio che festeggia i 40 anni e la Centesimus Annus del 1991, presentano a tutt’oggi vette insuperate nella riflessione sul rapporto tra progresso socioeconomico e valori cristiani. Benedetto XVI ha attinto ai concetti di entrambi i documenti per ribadire il proprio pensiero in materia e per ringraziare i circa 350 partecipanti al Convegno internazionale organizzato in questi giorni della Fondazione “Centesimus Annus-Pro Pontifice”, impegnati a realizzare nella quotidianità ciò che la Dottrina sociale della Chiesa enuncia come principi: ovvero - per dirla con l’Enciclica che dà il nome alla Fondazione - che “lo sviluppo non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico, ma in senso integralmente umano”. In particolare, Benedetto XVI si è soffermato sui temi affrontati durante il convegno: lo sviluppo economico dei Paesi asiatici - dove peraltro, ha osservato il Papa, le “forti dinamiche di crescita” non “sempre comportano un reale sviluppo sociale” - e i “molti ostacoli e sfide” che fanno stentare un’analoga evoluzione in Africa.
 
Viceversa, ha obiettato Benedetto XVIl “ ciò di cui questi popoli, come del resto quelli di ogni parte della terra, hanno bisogno è senza dubbio di un progresso sociale ed economico armonico e a dimensione realmente umana”:
 
“L’attenzione alle vere esigenze dell’essere umano, il rispetto della dignità di ogni persona, la ricerca sincera del bene comune sono i principi ispiratori che è bene tener presenti quando si progetta lo sviluppo di una nazione. Purtroppo, però, questo non sempre avviene. L’odierna società globalizzata registra spesso paradossali e drammatici squilibri. In effetti, quando si considera l’incremento sostenuto dei tassi di crescita economica, quando ci si sofferma ad analizzare le problematiche collegate al progresso moderno, non escluso l’elevato inquinamento e l’irresponsabile consumazione delle risorse naturali e ambientali, appare evidente che solo un processo di globalizzazione attento alle esigenze della solidarietà può assicurare all’umanità un futuro di autentico benessere e di stabile pace per tutti”.
 
Questi obiettivi sono la ragione stessa di esistenza della Fondazione “Centesimus Annus”. Nel ringraziarne i membri per aver presentato al Papa il “frutto” della loro “generosità”, Benedetto XVI li ha accompagnati con questa esortazione:
 
“Mentre vi incoraggio a proseguire in questo vostro impegno, vorrei ribadire che solo dall’intreccio ordinato dei tre profili irrinunciabili dello sviluppo – economico, sociale ed umano – può nascere una società libera e solidale. Faccio volentieri mio, in questa circostanza, quanto Papa Montini esprimeva con chiarezza appassionata nella sua già citata Enciclica Populorum progressio: 'Se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca di un umanesimo nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso, assumendo i valori superiori di amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione'”.


DISCORSO DEL SANTO PADRE

 

Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari amici!

È per me motivo di vero piacere accogliervi in questa visita, che segue la celebrazione dell’Eucaristia a cui avete preso parte questa mattina nella Basilica di San Pietro. A ciascuno di voi il mio cordiale saluto, che, in primo luogo, dirigo al Signor Cardinale Attilio Nicora, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ringraziando tutti i rappresentanti per le parole che mi hanno rivolto. Il mio saluto va poi al Conte Lorenzo Rossi di Montelera, vostro Presidente, ai Vescovi e ai sacerdoti presenti, e si estende a tutti i membri del vostro benemerito Sodalizio, anche a quanti non hanno potuto prendere parte all’odierno incontro, come pure ai vostri familiari.

Nel corso della vostra riunione quest’anno avete riflettuto sull’impegno fondamentale che caratterizza la Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice: quello cioè di approfondire gli aspetti più attuali della Dottrina sociale della Chiesa con riferimento alle problematiche e alle sfide che più urgono oggi nel mondo. In secondo luogo, siete venuti a presentare al Papa il frutto della vostra generosità, perché ne disponga per rispondere alle tante richieste di aiuto che a lui giungono da ogni parte del mondo. E, vi assicuro, sono veramente tante. Grazie, quindi, per questo vostro contributo, grazie per quel che fate e per l’impegno con cui vi dedicate alle attività della vostra Associazione, voluta dal mio venerato predecessore Giovanni Paolo II. Colgo l’occasione per offrire alla vostra considerazione alcune brevi riflessioni sul tema sociale ampio e stimolante che vi ha impegnato durante i vostri lavori. Avete, infatti, analizzato sotto il profilo economico e sociale il cambiamento che è in atto nei Paesi "emergenti", con le ripercussioni di carattere culturale e religioso che ne conseguono. In particolare, avete fissato l’attenzione sulle nazioni dell’Asia caratterizzate da forti dinamiche di crescita economica, che però non sempre comportano un reale sviluppo sociale, e quelle dell’Africa, dove, purtroppo, la crescita economica e lo sviluppo sociale incontrano molti ostacoli e sfide.

Ciò di cui questi popoli, come del resto quelli di ogni parte della terra, hanno bisogno è senza dubbio di un progresso sociale ed economico armonico e a dimensione realmente umana. A questo proposito, mi piace riprendere un incisivo passaggio dell’Enciclica Centesimus annus dell’amato Giovanni Paolo II, laddove egli afferma che "lo sviluppo non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico, ma in senso integralmente umano". Ed aggiunge che "non si tratta solo di elevare tutti i popoli al livello di cui godono oggi i Paesi più ricchi, ma di costruire nel lavoro solidale una vita più degna, di far crescere effettivamente la dignità e la creatività di ogni singola persona, la sua capacità di rispondere alla propria vocazione e, dunque, all’appello di Dio, in essa contenuto" (n. 29).

Ritroviamo qui un costante insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, a più riprese ribadito dai miei predecessori in questi ultimi decenni. Ricorre proprio quest’anno il 40° anniversario della pubblicazione di una grande Enciclica sociale del Servo di Dio Paolo VI, la Populorum progressio. In questo testo più volte citato nei documenti successivi, quel grande Pontefice già asseriva con forza che "lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica". Infatti, esso "per essere sviluppo autentico, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo" (n. 14). L’attenzione alle vere esigenze dell’essere umano, il rispetto della dignità di ogni persona, la ricerca sincera del bene comune sono i principi ispiratori che è bene tener presenti quando si progetta lo sviluppo di una nazione. Purtroppo, però, questo non sempre avviene. L’odierna società globalizzata registra spesso paradossali e drammatici squilibri. In effetti, quando si considera l’incremento sostenuto dei tassi di crescita economica, quando ci si sofferma ad analizzare le problematiche collegate al progresso moderno, non escluso l’elevato inquinamento e l’irresponsabile consumazione delle risorse naturali e ambientali, appare evidente che solo un processo di globalizzazione attento alle esigenze della solidarietà può assicurare all’umanità un futuro di autentico benessere e di stabile pace per tutti.

Cari amici, so che voi, professionisti e fedeli laici attivamente impegnati nel mondo, volete contribuire a risolvere queste problematiche alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. È vostro scopo anche promuovere la cultura della solidarietà e favorire uno sviluppo economico attento alle reali aspettative degli individui e dei popoli. Mentre vi incoraggio a proseguire in questo vostro impegno, vorrei ribadire che solo dall’intreccio ordinato dei tre profili irrinunciabili dello sviluppo – economico, sociale ed umano – può nascere una società libera e solidale. Faccio volentieri mio, in questa circostanza, quanto Papa Montini esprimeva con chiarezza appassionata nella sua già citata Enciclica Populorum progressio: "Se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca di un umanesimo nuovo ed integralmente umano, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso, assumendo i valori superiori di amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione" (n. 20). Questa è la vostra missione; questo il compito che il Signore vi affida al servizio della Chiesa e della società e so che lo state svolgendo con zelo e generosità. Al riguardo, ho appreso con piacere che la vostra Fondazione va estendendo la propria presenza in diversi Paesi d’Europa e d’America. Ne sono davvero lieto! Su voi e sulle vostre iniziative, come pure sulle vostre famiglie invoco abbondante la benedizione di Dio.

 

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