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ALLA CENTESIMUS ANNUS (13 GIUGNO 2009)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 13 giugnoo 2009

Benedetto XVI alla Fondazione Centesimus Annus: la crisi si supera con un sistema economico basato su etica e solidarietà

Il mondo in crisi economica ha bisogno di un’“economia moderna”, solidale e rispettosa dei diritti dei deboli e, più in generale, della dignità umana. Ancora una volta, Benedetto XVI è tornato a riflettere sull’attuale scenario di difficoltà che stanno attraversando i mercati internazionali e sulle ricadute sociali della crisi. Occasione: l’udienza concessa ai membri della Fondazione “Centesimus Annus Pro-Pontifice”, creata nel 1993 allo scopo di diffondere nel mondo economico e imprenditoriale i principi della Dottrina sociale della Chiesa. Il servizio di Alessandro De Carolis:

C’è un aggettivo-“spia” nelle parole di Benedetto XVI che dimostra come, agli occhi del Papa, il sistema economico e finanziario attuale - al cui centro pulsa il cuore del business ad oltranza e non quello della solidarietà - sia un sistema al tramonto, vecchio. Agli esperti della Fondazione battezzata e ispirata con il titolo che Giovanni Paolo II diede nel 1991 a una delle sue encicliche sociali, la Centesimus Annus, Benedetto XVI ha chiesto di studiare “nuovi modelli di sviluppo", dove la novità, ha spiegato, sta nel fatto che parole come mercato, impresa, progresso economico sono strettamente legate ad altre come bene comune, visione etica del lavoro, rispetto dell’uomo:

 
“In effetti, la crisi finanziaria ed economica che ha colpito i Paesi industrializzati, quelli emergenti e quelli in via di sviluppo, mostra in modo evidente come siano da ripensare certi paradigmi economico-finanziari che sono stati dominanti negli ultimi anni”.

 
E subito dopo, il plauso a chi guarda al mondo dell’economia e della finanza con un ideale cristiano:

 
“Bene ha fatto, quindi, la vostra Fondazione ad affrontare, nel Convegno internazionale svoltosi ieri, il tema della ricerca e della individuazione di quali siano i valori e le regole a cui il mondo economico dovrebbe attenersi per porre in essere un nuovo modello di sviluppo più attento alle esigenze della solidarietà e più rispettoso della dignità umana".
 
“Valori e regole”. Benedetto XVI ha insistito su questo aspetto ricordando alcuni passaggi della Centesimus Annus. L’economia di mercato, in particolare, ovvero quel “sistema economico che riconosce - ha citato il Papa - il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia” può essere riconosciuta come via di progresso economico e civile solo se orientata al bene comune”. Dunque, ha ribadito:

 
“Auspico che le indagini sviluppate nei vostri lavori, ispirandosi agli eterni principi del Vangelo, elaborino una visione dell'economia moderna rispettosa dei bisogni e dei diritti dei deboli. Come sapete, verrà prossimamente pubblicata la mia Enciclica dedicata proprio al vasto tema dell’economia e del lavoro: in essa verranno posti in evidenza quelli che per noi cristiani sono gli obbiettivi da perseguire e i valori da promuovere e difendere instancabilmente, al fine di realizzare una convivenza umana veramente libera e solidale”.
 
Il Papa ha poi ringraziato la Fondazione per i suoi interventi in favore del Pisai, il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, “alle cui finalità, da voi condivise - ha detto - attribuisco grande valore per un dialogo interreligioso sempre più fecondo”.

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

 

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

illustri e cari amici!

Grazie per questa vostra visita, che si colloca nel contesto della vostra annuale riunione. Vi saluto tutti con affetto e vi sono grato per quanto voi fate, con provata generosità, al servizio della Chiesa. Saluto e ringrazio il Conte Lorenzo Rossi di Montelera, vostro Presidente, che ha interpretato con fine sensibilità i vostri sentimenti, esponendo a grandi linee l’attività della Fondazione. Ringrazio anche coloro che, in lingue diverse, hanno voluto presentarmi l’attestato della comune devozione. L’odierno nostro incontro assume un significato e un valore particolare alla luce della situazione che vive in questo momento l’intera umanità.

In effetti, la crisi finanziaria ed economica che ha colpito i Paesi industrializzati, quelli emergenti e quelli in via di sviluppo, mostra in modo evidente come siano da ripensare certi paradigmi economico-finanziari che sono stati dominanti negli ultimi anni. Bene ha fatto, quindi, la vostra Fondazione ad affrontare, nel Convegno internazionale svoltosi ieri, il tema della ricerca e della individuazione di quali siano i valori e le regole a cui il mondo economico dovrebbe attenersi per porre in essere un nuovo modello di sviluppo più attento alle esigenze della solidarietà e più rispettoso della dignità umana.

Sono lieto di apprendere che avete esaminato, in particolare, le interdipendenze tra istituzioni, società e mercato partendo, in accordo con l’Enciclica Centesimus annus del mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, dalla riflessione secondo la quale l’economia di mercato, intesa quale "sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia" (n. 42), può essere riconosciuta come via di progresso economico e civile solo se orientata al bene comune (cfr n. 43). Tale visione però deve anche accompagnarsi all’altra riflessione secondo la quale la libertà nel settore dell’economia deve inquadrarsi "in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale", una libertà responsabile "il cui centro è etico e religioso" (n. 42). Opportunamente l’Enciclica menzionata afferma: "Come la persona realizza pienamente se stessa nel libero dono di sé, così la proprietà si giustifica moralmente nel creare, nei modi e nei tempi dovuti, occasioni di lavoro e crescita umana per tutti" (n. 43).

Auspico che le indagini sviluppate nei vostri lavori, ispirandosi agli eterni principi del Vangelo, elaborino una visione dell'economia moderna rispettosa dei bisogni e dei diritti dei deboli. Come sapete, verrà prossimamente pubblicata la mia Enciclica dedicata proprio al vasto tema dell’economia e del lavoro: in essa verranno posti in evidenza quelli che per noi cristiani sono gli obbiettivi da perseguire e i valori da promuovere e difendere instancabilmente, al fine di realizzare una convivenza umana veramente libera e solidale. Prendo altresì atto con compiacimento di quanto state operando a favore del PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica), alle cui finalità, da voi condivise, attribuisco grande valore per un dialogo interreligioso sempre più fecondo.

Cari amici, grazie ancora una volta per la vostra visita; assicuro per ciascuno di voi un ricordo nella preghiera, mentre di cuore tutti vi benedico.

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