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UDIENZA
ALLA FONDAZIONE CENTESIMUS ANNUS |
Il
Papa: contro crisi e speculazioni, i governi non siano
deboli sul fronte della solidarietà. La privatizzazione
delle religioni frena lo sviluppo
◊ Contro
la crisi e le speculazioni i governi operino con coraggio
per il bene comune e la politica riacquisti il primato
sulla finanza: è l’appello lanciato dal Papa ai
partecipanti ad un Convegno promosso a Roma dalla
Fondazione Centesimus Annus - Pro Pontifice. La
privatizzazione delle religioni – ha poi aggiunto
Benedetto XVI – frena il progresso dell’umanità. Ce
ne parla Sergio Centofanti:
“Oggi più che mai – ha detto il Papa - la famiglia
umana può crescere come società libera di popoli liberi
quando la globalizzazione viene guidata dalla solidarietà
e dal bene comune, come pure dalla relativa giustizia
sociale, che trovano nel messaggio di Cristo e della
Chiesa una sorgente preziosa”:
“La crisi e le difficoltà di cui al presente
soffrono le relazioni internazionali, gli Stati, la sοcietà
e l'economia, infatti, sono in larga misura dovute alla
carenza di fiducia e di un’adeguata ispirazione
solidaristica creativa e dinamica orientata al bene
comune, che porti a rapporti autenticamente umani di
amicizia, di solidarietà e di reciprocità anche
‘dentro’ l’attività economica. Il bene comune è la
finalità che dà senso al progresso e allo sviluppo, i
quali diversamente si limiterebbero alla sola produzione
di beni materiali; essi sono necessari, ma senza
l'orientamento al bene comune finiscono per prevalere
consumismo, spreco, povertà e squilibri; fattori negativi
per il progresso e lo sviluppo”.
Il Papa sottolinea che “uno dei maggiori rischi”
nel mondo attuale è quello che “all’interdipendenza
di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda
l’interazione etica delle coscienze e delle
intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato
uno sviluppo veramente umano”:
“Una tale interazione, ad esempio, appare essere
troppo debole presso quei governanti che, a fronte di
rinnovati episodi di speculazioni irresponsabili nei
confronti dei Paesi più deboli, non reagiscono con
adeguate decisioni di governo della finanza. La politica
deve avere il primato sulla finanza e l’etica deve
orientare ogni attività”.
L’obiettivo è quello di operare per il bene comune
secondo una corretta gerarchia: i beni morali e spirituali
sono infatti superiori ai beni materiali, cognitivi e
istituzionali. Nello stesso tempo – ha proseguito il
Pontefice - “si dovrà sostenere il consolidamento di
sistemi costituzionali, giuridici e amministrativi nei
Paesi che non ne godono ancora in modo pieno. Accanto agli
aiuti economici, devono esserci, quindi, quelli
finalizzati a rafforzare le garanzie proprie dello Stato
di diritto, un sistema di ordine pubblico giusto ed
efficiente, nel pieno rispetto dei diritti umani, come
pure istituzioni veramente democratiche e
partecipative”.
Si tratta di operare per uno “sviluppo umano
integrale” che – nell’attuale società pluralista -
va conseguito con il contributo di tutti:
“In questo, le religioni sono
decisive, specie quando insegnano la fraternità e la
pace, perché educano a dare spazio a Dio e ad essere
aperti al trascendente, nelle nostre società segnate
dalla secolarizzazione. L’esclusione delle religioni
dall’ambito pubblico, come, per altro verso, il
fondamentalismo religioso, impediscono l’incontro tra le
persone e la loro collaborazione per il progresso
dell’umanità; la vita della società si impoverisce di
motivazioni e la politica assume un volto opprimente ed
aggressivo”.
(Radio Vaticana)
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PROMOSSO DALLA
FONDAZIONE "CENTESIMUS ANNUS - PRO PONTIFICE"
Sala Clementina
Sabato 22 maggio 2010
Signor
Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato e Sacerdozio,
illustri e cari amici,
sono
lieto di salutarvi in occasione del Convegno di studio
promosso dalla Fondazione Centesimus Annus – Pro
Pontifice. Saluto il Cardinale Attilio Nicora, Mons.
Claudio Maria Celli e gli altri Presuli e Sacerdoti
presenti. Un particolare pensiero al Presidente, Dottor
Domingo Sugranyes Bickel, che ringrazio per le cortesi
parole, e a voi, cari Consiglieri e Soci della Fondazione,
che avete voluto rendermi visita con i vostri familiari.
Ho
apprezzato che il vostro incontro ponga al centro della
riflessione la relazione tra “sviluppo, progresso, bene
comune”. In effetti, oggi più che mai, la famiglia
umana può crescere come società libera di popoli liberi
quando la globalizzazione viene guidata dalla solidarietà
e dal bene comune, come pure dalla relativa giustizia
sociale, che trovano nel messaggio di Cristo e della
Chiesa una sorgente preziosa. La crisi e le difficoltà di
cui al presente soffrono le relazioni internazionali, gli
Stati, la sοcietà e l'economia, infatti, sono in
larga misura dovute alla carenza di fiducia
e di un’adeguata ispirazione solidaristica creativa e
dinamica orientata al bene comune, che porti a rapporti
autenticamente umani di amicizia, di solidarietà e di
reciprocità anche “dentro” l’attività economica.
Il bene comune è la finalità che dà senso al progresso
e allo sviluppo, i quali diversamente si limiterebbero
alla sola produzione di beni materiali; essi sono
necessari, ma senza l'orientamento al bene comune
finiscono per prevalere consumismo, spreco, povertà e
squilibri; fattori negativi per il progresso e lo
sviluppo.
Come
rilevavo nell’enciclica Caritas
in veritate, uno dei maggiori rischi nel mondo
attuale è quello che “all’interdipendenza di fatto
tra gli uomini e i popoli non corrisponda l’interazione
etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale
possa emergere come risultato uno sviluppo veramente
umano” (n.
9). Una tale interazione, ad esempio, appare essere
troppo debole presso quei governanti che, a fronte di
rinnovati episodi di speculazioni irresponsabili nei
confronti dei Paesi più deboli, non reagiscono con
adeguate decisioni di governo della finanza. La politica
deve avere il primato sulla finanza e l’etica deve
orientare ogni attività.
Senza il
punto di riferimento rappresentato dal bene comune
universale non si può dire che esista un vero ethos
mondiale e la corrispettiva volontà di viverlo, con
adeguate istituzioni. È allora decisivo che siano
identificati quei beni a cui tutti i popoli debbono
accedere in vista del loro compimento umano. E questo non
in qualsiasi maniera, ma in una maniera ordinata ed
armonica. Infatti, il bene comune è composto da più
beni: da beni materiali, cognitivi, istituzionali e da
beni morali e spirituali, quest’ultimi superiori a cui i
primi vanno subordinati. L’impegno per il bene comune
della famiglia dei popoli, come per ogni società,
comporta, dunque, il prendersi cura e l’avvalersi di un
complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente,
civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale
mondiale, in modo tale che prenda forma di pólis,
di città dell’uomo (cfr ibid., 7).
Pertanto, si deve assicurare che l’ordine
economico-produttivo sia socialmente responsabile e a
misura d’uomo, con un’azione congiunta e unitaria su
più piani, anche quello internazionale (cfr ibid.,
57.67).
Parimenti, si dovrà sostenere il consolidamento di
sistemi costituzionali, giuridici e amministrativi nei
Paesi che non ne godono ancora in modo pieno. Accanto agli
aiuti economici, devono esserci, quindi, quelli
finalizzati a rafforzare le garanzie proprie dello Stato
di diritto, un sistema di ordine pubblico giusto ed
efficiente, nel pieno rispetto dei diritti umani, come
pure istituzioni veramente democratiche e partecipative
(cfr ibid., 41).
Ciò che,
però, è fondamentale e prioritario, in vista dello
sviluppo dell’intera famiglia dei popoli, è
l’adoperarsi per riconoscere la vera scala dei
beni-valori. Solo grazie ad una corretta gerarchia dei
beni umani è possibile comprendere quale tipo di sviluppo
dev’essere promosso. Lo sviluppo integrale dei popoli,
obiettivo centrale del bene comune universale, non è dato
solo dalla diffusione dell’imprenditorialità (cfr ibidem),
dei beni materiali e cognitivi come la casa e
l’istruzione, delle scelte disponibili. Esso è dato
specialmente dall’incremento di quelle scelte buone
che sono possibili quando esista la nozione di un bene
umano integrale, quando ci sia un telos, un
fine, alla cui luce viene pensato e voluto lo sviluppo. La
nozione di sviluppo umano integrale presuppone coordinate
precise, quali la sussidiarietà e la solidarietà, nonché
l’interdipendenza tra Stato, società e mercato. In una
società mondiale, composta da molti popoli e da religioni
diverse, il bene comune e lo sviluppo integrale vanno
conseguiti con il contributo di tutti. In questo, le
religioni sono decisive, specie quando insegnano la
fraternità e la pace, perché educano a dare spazio a Dio
e ad essere aperti al trascendente, nelle nostre società
segnate dalla secolarizzazione. L’esclusione delle
religioni dall’ambito pubblico, come, per altro verso,
il fondamentalismo religioso, impediscono l’incontro tra
le persone e la loro collaborazione per il progresso
dell’umanità; la vita della società si impoverisce di
motivazioni e la politica assume un volto opprimente ed
aggressivo (cfr ibid. 56).
Cari
amici, la visione cristiana dello sviluppo, del progresso
e del bene comune, come emerge nella Dottrina Sociale
della Chiesa, risponde alle attese più profonde
dell’uomo e il vostro impegno di approfondirla e
diffonderla è un valido apporto per edificare la
“civiltà dell’amore”. Per questo vi esprimo la mia
riconoscenza e il mio augurio, e di cuore Vi benedico
tutti.
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