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VIAGGIO
APOSTOLICO A CIPRO (4-6 GIUGNO 2010) |
Il
profondo dolore del Papa per l'assassinio di mons.
Padovese nel colloquio con i giornalisti
◊
Il dialogo ecumenico,
la pace in Medio Oriente e il cordoglio per l’uccisione
di mons. Luigi Padovese sono stati i temi salienti
affrontati da Benedetto XVI nella conferenza stampa tenuta
sul volo in viaggio verso Cipro. Il servizio di Alessandro
Gisotti
Il Papa ha innanzitutto espresso il suo profondo dolore
per la morte di mons. Luigi Padovese, che, ha ricordato,
ha “molto contribuito” alla preparazione del Sinodo
per il Medio Oriente. Ha tuttavia precisato che non va
confuso questo tragico evento con il dialogo con l’islam
e con i temi del viaggio a Cipro:
“Questa ombra tuttavia non ha niente a che
fare con i temi e con la realtà del viaggio, perché non
dobbiamo attribuire alla Turchia o ai turchi questo fatto.
E’ una cosa sulla quale abbiamo poche informazioni: è
tuttavia sicuro che non si tratta di un assassinio
politico o religioso”.
Rispondendo ad una domanda sulla divisione che ancora
ferisce Cipro, Benedetto XVI ha detto che il suo viaggio,
in continuità con quello in Terra Santa dell’anno
scorso, vuole essere una testimonianza di pace e di
dialogo, radicati nella fede per l’unico Dio:
“Non vengo con un messaggio politico, ma con un
messaggio religioso, che dovrebbe preparare di più le
anime ad essere aperte per la pace. Queste non sono cose
che si fanno dall’oggi al domani, ma è molto importante
non solo compiere i necessari passi politici, ma
soprattutto anche preparare le anime a tali passi, per
quella apertura interiore per la pace che viene dalla fede
in Dio e dalla convinzione che siamo tutti figli di Dio,
fratelli e sorelle fra di noi”.
Al Pontefice è stata anche chiesta una riflessione
sulla pace in Medio Oriente dopo il blitz israeliano
contro la flottiglia davanti Gaza. Di fronte a questi
eventi, ha affermato, dobbiamo imitare la pazienza di Dio:
“Dopo tutti i casi di violenza, non bisogna
perdere la pazienza, il coraggio, la longanimità di
ricominciare. Occorre creare queste disposizioni del cuore
a ricominciare sempre di nuovo, nella certezza che
possiamo andare avanti, che possiamo arrivare alla pace e
che la violenza non è la soluzione, ma la pazienza del
bene. Creare questa disposizione mi sembra il principale
lavoro che il Vaticano, i suoi organi e il Papa possono
fare”.
Il Papa si è così soffermato sul dialogo con gli
ortodossi e la comune testimonianza dei valori cristiani
nel mondo secolarizzato. Un segno di unità nonostante i
problemi teologici ancora presenti:
“Quando siamo capaci di testimoniare questi
valori, di impegnarci nel dialogo ... per vivere questi
valori, abbiamo già dato una testimonianza fondamentale
di un’unità molto profonda della fede”.
Infine, a sintesi delle sue riflessioni, il Papa si è
soffermato sul Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. Un
avvenimento, ha ribadito, che incoraggia a continuare con
una visione di dialogo comune. Il Sinodo, ha detto il
Pontefice, sarà un incontro interiore della cristianità
del Medio Oriente all’insegna del coraggio e della
speranza per il futuro. Cresce, ha concluso, “una comune
consapevolezza della responsabilità cristiana e anche una
comune capacità di dialogo con i fratelli musulmani, che
sono fratelli nonostante le diversità”.
INTERVISTA
CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO CIPRO
Volo Papale
Venerdì, 4 giugno 2010
Padre
Lombardi: Santità, noi La ringraziamo di essere
con noi, come in ogni viaggio, e di darci la Sua parola
per orientare la nostra attenzione in questi giorni, che
saranno così intensi. Naturalmente, purtroppo, la prima
domanda è obbligata per la circostanza che ieri ci ha
colpito così dolorosamente, l’assassinio di Mons.
Padovese, e che è stata per Lei occasione di un dolore
profondissimo. Quindi, a nome di tutti i colleghi, volevo
chiederLe di dirci qualche parola su come Lei ha recepito
questa notizia e come vive l’inizio del viaggio a Cipro
in quest’atmosfera.
Papa:
Naturalmente, sono profondamente addolorato per la morte
di Mons. Padovese, che ha anche molto contribuito per la
preparazione del Sinodo; ha collaborato, e sarebbe stato
un elemento prezioso in questo Sinodo. Raccomandiamo alla
bontà del Signore la sua anima. Questa ombra, tuttavia,
non ha niente a che fare con i temi stessi e con la realtà
del viaggio, perché non dobbiamo attribuire alla Turchia
o ai Turchi questo fatto. E’ una cosa sulla quale
abbiamo poche informazioni. Sicuro è che non si tratta di
un assassinio politico o religioso; si tratta di una cosa
personale. Aspettiamo ancora tutte le spiegazioni, ma non
vogliamo adesso mescolare questa situazione tragica con il
dialogo con l’Islam e con tutti i problemi del nostro
viaggio. E’ un caso a parte, che rende tristi, ma che
non dovrebbe oscurare in nessun modo il dialogo, in tutti
i sensi, che sarà tema e intenzione di questo viaggio.
Padre
Lombardi: Cipro è una terra divisa. Santità, Lei
non si recherà nella parte settentrionale occupata dai
Turchi. Lei ha un messaggio per gli abitanti di quella
regione? E come pensa che la Sua visita possa contribuire
a risolvere la distanza fra la parte greca e quella turca,
a procedere verso una soluzione di convivenza pacifica,
nel rispetto della libertà religiosa, del patrimonio
spirituale e culturale delle diverse comunità?
Papa:
Questo
viaggio a Cipro è, in molti sensi, una continuazione
del viaggio dell’anno scorso in Terra
Santa e anche del viaggio a Malta
di quest’anno. Il viaggio in Terra Santa aveva tre
parti: Giordania, Israele e Territori palestinesi. Per
tutti e tre si trattava di un viaggio pastorale,
religioso; non era un viaggio politico o turistico. Il
tema fondamentale era la pace di Cristo, che deve essere
pace universale nel mondo. Il tema era quindi: da una
parte, l’annuncio della nostra fede, la testimonianza
della fede, il pellegrinaggio a questi luoghi che
testimoniano la vita di Cristo e tutta la storia santa;
dall’altra parte, la responsabilità comune di tutti
quanti credono in un Dio creatore del cielo e della terra,
in un Dio a immagine del quale siamo creati. Malta e Cipro
aggiungono ancora con forza il tema di San Paolo, grande
credente, evangelizzatore, e anche san Barnaba, che è
cipriota e che ha aperto la porta per la missione di San
Paolo. Quindi, testimonianza della nostra fede per
l’unico Dio, dialogo e pace sono i temi. Pace in un
senso molto profondo: non è una aggiunta politica alla
nostra attività religiosa, ma pace è una parola del
cuore della fede, sta nel centro dell’insegnamento
paolino; pensiamo alla Lettera agli Efesini, dove dice che
Cristo ha portato la pace, ha distrutto le mura
dell’inimicizia. Questo rimane un mandato permanente,
così non vengo con un messaggio politico, ma con un
messaggio religioso, che dovrebbe preparare di più le
anime a trovare l’apertura per la pace. Queste non sono
cose che vengono dall’oggi al domani, ma è molto
importante non solo fare i necessari passi politici, ma
soprattutto anche preparare le anime per essere capaci di
fare i passi politici necessari, creare quell’apertura
interiore per la pace, che, alla fine, viene dalla fede in
Dio e dalla convinzione che siamo tutti figli di Dio e
fratelli e sorelle fra di noi.
Padre
Lombardi: Grazie Santità. Questa nuova domanda è
molto in continuità con la prima, però io la faccio
ugualmente, in modo che se Lei vuole aggiungere qualche
altra cosa potrà farlo. Lei si reca in Medio Oriente
pochi giorni dopo che l’attacco israeliano alla
flottiglia davanti a Gaza ha aggiunto ulteriori tensioni
al già difficile processo di pace. Come pensa che la
Santa Sede, il Vaticano possa contribuire a superare
questo momento difficile per il Medio Oriente?
Papa:
Direi che noi contribuiamo soprattutto in modo
religioso. Possiamo anche essere di aiuto con consigli
politici e strategici, ma il lavoro essenziale del
Vaticano è sempre quello religioso, che tocca il cuore.
Con tutti questi episodi che viviamo, c’è sempre il
pericolo che si perda la pazienza, che si dica “adesso
basta”, e non si voglia più cercare la pace. E qui mi
viene in mente, in quest’Anno
Sacerdotale, una bella storia del Parroco di Ars. Alle
persone che gli dicevano: non ha senso che io adesso vada
alla confessione e all’assoluzione, perché dopodomani
sono sicuro di ricadere negli stessi peccati, il Curato
d’Ars rispondeva: non fa niente, il Signore volutamente
dimentica che tu dopodomani farai gli stessi peccati, ti
perdona adesso completamente, sarà longanime, e continuerà
ad aiutarti, a venire verso di te. Così dobbiamo quasi
imitare Dio, la sua pazienza. Dopo tutti i casi di
violenza, non perdere la pazienza, non perdere il
coraggio, non perdere la longanimità di ricominciare;
creare queste disposizioni del cuore di ricominciare
sempre di nuovo, nella certezza che possiamo andare
avanti, che possiamo arrivare alla pace, che la violenza
non è la soluzione, ma la pazienza del bene. Creare
questa disposizione mi sembra il principale lavoro che il
Vaticano e i suoi organi e il Papa possono fare.
Padre
Lombardi: Grazie! Passiamo ad un altro tema,
quello dell’ecumenismo. Santità, il dialogo con gli
Ortodossi ha fatto molti passi avanti dal punto di vista
culturale, spirituale e della vita. In occasione del
recente Concerto offertoLe dal Patriarca di Mosca si è
sentita una profonda sintonia fra ortodossi e cattolici di
fronte alle sfide poste al cristianesimo in Europa dalla
secolarizzazione. Ma qual è la sua valutazione sul
dialogo, anche dal punto di vista più propriamente
teologico?
Papa:
Vorrei innanzitutto sottolineare questi progressi
grandi che abbiamo fatto nella comune testimonianza dei
valori cristiani nel mondo secolarizzato. Questa non è
solo una coalizione – diciamo – morale, politica, ma
è veramente una cosa profondamente di fede, perché i
valori fondamentali per i quali viviamo in questo mondo
secolarizzato non sono moralismi, ma sono la fisionomia
fondamentale della fede cristiana. Quando siamo capaci
insieme di testimoniare questi valori, di impegnarci nel
dialogo, nella discussione di questo mondo, nella
testimonianza per vivere questi valori, abbiamo già dato
una testimonianza fondamentale di un’unità molto
profonda della fede. Naturalmente, ci sono molti problemi
teologici, ma anche qui gli elementi di unità sono forti.
Vorrei indicare tre elementi che ci legano, che ci vedono
sempre più vicini, ci fanno sempre più vicini. Primo: la
Scrittura, la Bibbia non è un libro caduto dal cielo, che
c’è adesso ed ognuno lo prende, ma è un libro
cresciuto nel popolo di Dio e vive in questo comune
soggetto del popolo di Dio e solo qui rimane sempre
presente e reale, cioè la Bibbia non è isolabile, ma la
Bibbia sta nel nesso di tradizione e Chiesa. Questa
consapevolezza è fondamentale e appartiene al fondamento
di Ortodossia e Cattolicesimo e ci dà una strada comune.
Come secondo elemento, diciamo: la tradizione, che ci
interpreta, che ci apre la porta per la Scrittura, ha
anche una forma istituzionale, sacra, sacramentale voluta
dal Signore, cioè l’episcopato; ha una forma personale,
cioè il collegio dei vescovi insieme è testimone e
presenza di questa tradizione. E terzo punto: la
cosiddetta regula fidei, cioè la confessione della
fede elaborata negli antichi Concili è la somma di quanto
sta nella Scrittura e apre la “porta” di
interpretazione. Poi altri elementi: la liturgia, il
comune amore per la Madonna ci legano profondamente e
sempre più ci diventa anche chiaro che sono le fondamenta
della vita cristiana. Dobbiamo essere più consapevoli e
approfondire anche i dettagli, ma mi sembra che anche se
le culture diverse, le situazioni diverse abbiano cerato
malintesi e difficoltà, cresciamo nella consapevolezza
dell’essenziale e dell’unità dell’essenziale.
Vorrei aggiungere che, naturalmente, non è la discussione
teologica che crea di per sé l’unità; è una
dimensione importante, ma tutta la vita cristiana, il
conoscersi, l’esperienza della fratellanza, imparare,
nonostante l’esperienza del passato, questa fraternità
comune, sono processi che esigono anche grande pazienza.
Ma mi sembra che stiamo proprio imparando la pazienza, così
come l’amore, e con tutte le dimensioni del dialogo
teologico andiamo avanti, lasciando al Signore quando ci
donerà l’unità perfetta.
Padre
Lombardi: E ora un’ultima domanda. Uno degli
scopi di questo viaggio è la consegna del documento di
lavoro del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. Quali
sono le Sue principali attese e speranze per questo
Sinodo, per le comunità cristiane e anche per i credenti
di altre fedi in questa regione?
Papa:
Il primo punto importante è che diversi Vescovi, Capi
di Chiese si vedano qui, perché abbiamo tante Chiese -
vari Riti sono dispersi in diversi Paesi, in situazioni
diverse - ed essi appaiono spesso isolati, spesso hanno
anche poche informazioni dall’altro; vedersi insieme,
incontrarsi insieme, e così prendere conoscenza l’uno
dell’altro, dei problemi, delle diversità e delle
situazioni comuni, formare insieme un giudizio sulla
situazione, sul cammino da prendere. Questa comunione
concreta di dialogo e di vita è un primo punto. Secondo
è anche la visibilità di queste Chiese, che si veda, cioè,
nel mondo che c’è una grande e antica cristianità nel
Medio Oriente, che spesso non sta davanti ai nostri occhi,
e che questa visibilità ci aiuta anche ad essere loro
vicini, ad approfondire la nostra conoscenza reciproca, a
imparare gli uni dagli altri, ad aiutarci, e aiutare così
anche i cristiani del Medio Oriente a non perdere la
speranza, a rimanere, anche se le situazioni possono
essere difficili. Così - terzo punto - nel dialogo tra di
loro si aprono anche al dialogo con gli altri cristiani
ortodossi, armeni, eccetera, e cresce una comune
consapevolezza della responsabilità cristiana e anche una
comune capacità di dialogo con i fratelli musulmani, che
sono fratelli, nonostante le diversità; e mi sembra venga
anche l’incoraggiamento, nonostante tutti i problemi, a
continuare, con una visione comune, il dialogo con loro.
Tutti i tentativi per una convivenza sempre più fruttuosa
e fraterna sono molto importanti. Questo quindi è un
incontro interno della cristianità cattolica del Medio
Oriente nei diversi Riti, ma è un incontro proprio anche
di apertura, di capacità rinnovata di dialogo, di
coraggio e di speranza per il futuro.
Padre
Lombardi: Grazie, Santità, di questa panoramica
ampia e grazie in particolare della visione così positiva
e incoraggiante che ci ha dato anche delle finalità di
questo viaggio; e noi quindi Le facciamo veramente gli
auguri perché il viaggio si volga in questa atmosfera e
con questi risultati, e cerchiamo di collaborare anche con
una buona informazione a questo scopo. Grazie, Santità, e
buon viaggio!
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