DISCORSO
ALLA CISL (31 GENNAIO 2009)
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 31 gennaio 2009
Benedetto
XVI alla Cisl: dalla crisi economica si esce cambiando i
rapporti tra mercato e lavoro, con la concertazione e la
solidarietà. Il ruolo del sindacato è fondamentale
Una
“nuova sintesi” tra mercato, capitale e lavoro, che
non dimentichi la solidarietà e la dignità di chi lavora
e ricorra in maniera “serrata” alla concertazione tra
le parti sociali, superando i particolarismi. E’ questa,
secondo Benedetto XVI, l’opportunità che la crisi
economica mondiale schiude all’umanità di oggi. Il Papa
ne ha parlato ricevendo questa mattina in Vaticano i
dirigenti della Cisl, una delle massime organizzazioni
sindacali italiane, che celebra i 60 anni di fondazione,
oggi guidata dal segretario generale, Raffaele Bonanni. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
Oltre un secolo di studi e di magistero sociale da
parte della Chiesa offrono gli strumenti per “leggere”
cause e vie d’uscita da una crisi economica mondiale
che, se genera certamente allarme, può essere sfruttata
come trampolino di lancio per ripensare gli attuali
meccanismi finanziari. E’ il primo pensiero che
Benedetto XVI affida agli esponenti della Cisl, riuniti
nella Sala Clementina:
“La grande sfida ed opportunità che la
preoccupante crisi economica del momento invita a saper
cogliere, è di trovare una nuova sintesi tra bene comune
e mercato, tra capitale e lavoro”.
Il Papa ha poggiato la sua riflessione sugli
insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa i quali,
ha ricordato, fin dall’alba del XX secolo - con la
celebre Enciclica di Leone XIII Rerum novarum - difesero
l’“inalienabile dignità dei lavoratori”, e
contribuirono a promuovere la visione cristiana del
lavoro. In epoca recente, ha proseguito il Pontefice,
tanto la Centesimus annus quanto la precedente Laborem
exercens di Giovanni Paolo II hanno sviluppato questo
specifico magistero. E la sostanza, ha affermato Benedetto
XVI citando la seconda delle due Encicliche di Papa
Wojtyla, è che “la Chiesa non ha mai smesso di
considerare i problemi del lavoro all’interno di una
questione sociale” che “condiziona” singoli e
famiglie e che chiede sia affrontata con l’arma della
solidarietà:
“Per superare la crisi economica e sociale che
stiamo vivendo, sappiamo che occorre uno sforzo libero e
responsabile da parte di tutti; è necessario, cioè,
superare gli interessi particolaristici e di settore, così
da affrontare insieme ed uniti le difficoltà che
investono ogni ambito della società, in modo speciale il
mondo del lavoro. Mai come oggi si avverte una tale
urgenza; le difficoltà che travagliano il mondo del
lavoro spingono ad una effettiva e più serrata
concertazione tra le molteplici e diverse componenti della
società”.
Del resto, ha osservato il Papa, il “richiamo alla
collaborazione” - antico quanto la Bibbia - acquista un
senso particolare nei momenti difficili:
“L’auspicio è quindi che dall’attuale crisi
mondiale scaturisca la volontà comune chi dai vita a una
nuova cultura della solidarietà e della partecipazione
responsabile, condizioni indispensabili per costruire
insieme l’avvenire del nostro pianeta”.
Ricordando come le più recenti Encicliche sociali
avevano riconosciuto “il ruolo e l’importanza
strategica dei sindacati”, Benedetto XVI ha concluso
rivolgendo alla Cisl questa esortazione:
“Il
mondo ha bisogno di persone che si dedichino con
disinteresse alla causa del lavoro nel pieno rispetto
della dignità umana e del bene comune. La Chiesa, che
apprezza il ruolo fondamentale dei sindacati, vi è vicina
oggi come ieri, ed è pronta ad aiutarvi, perché possiate
adempiere al meglio il vostro compito nella società”.
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DISCORSO
DEL PAPA
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Illustri
Signori, gentili Signore!
Con
vivo compiacimento accolgo in voi e
cordialmente saluto i membri del gruppo
dirigente della Confederazione Italiana
Sindacale Lavoratori: saluto in
particolare il Segretario Generale, e lo
ringrazio per le parole che mi ha
indirizzato a nome di tutti. Egli ha
ricordato che proprio 60 anni fa, la CISL
muoveva i primi passi prendendo parte
attiva alla fondazione del sindacato
libero internazionale e recava al nascente
soggetto il contributo dell’ancoraggio
ai principi della dottrina sociale della
Chiesa e la pratica di un sindacalismo
libero ed autonomo da schieramenti
politici e dai partiti. Questi stessi
orientamenti voi oggi intendete ribadire,
desiderando continuare a trarre dal
magistero sociale della Chiesa ispirazione
nella vostra azione finalizzata a tutelare
gli interessi dei lavoratori e delle
lavoratrici e dei pensionati d’Italia.
Come ha opportunamente richiamato il
Segretario Generale, la grande sfida ed
opportunità che la preoccupante crisi
economica del momento invita a saper
cogliere, è di trovare una nuova sintesi
tra bene comune e mercato, tra capitale e
lavoro. Ed in questo ambito, significativo
è il contributo che possono apportare le
organizzazioni sindacali.
Nel
pieno rispetto della legittima autonomia
di ogni istituzione, la Chiesa, esperta in
umanità, non si stanca di offrire il
contributo del suo insegnamento e della
sua esperienza a coloro che intendono
servire la causa dell’uomo, del lavoro e
del progresso, della giustizia sociale e
della pace. La sua attenzione alle
problematiche sociali è cresciuta nel
corso dell’ultimo secolo. Proprio per
questo, i miei venerati Predecessori,
attenti ai segni dei tempi, non hanno
mancato di fornire opportune indicazioni
ai credenti e agli uomini di buona volontà,
illuminandoli nel loro impegno per la
salvaguardia della dignità dell’uomo e
le reali esigenze della società.
All’alba
del XX secolo, con l’Enciclica Rerum
novarum, il Papa Leone XIII fece una
difesa accorata dell’inalienabile dignità
dei lavoratori. Gli orientamenti ideali,
contenuti in tale documento, contribuirono
a rafforzare l’animazione cristiana
della vita sociale; e questo si tradusse,
tra l’altro, nella nascita e nel
consolidarsi di non poche iniziative di
interesse civile, come i centri di studi
sociali, le società operaie, le
cooperative e i sindacati. Si verificò
pure un impulso notevole verso una
legislazione del lavoro rispettosa delle
legittime attese degli operai,
specialmente delle donne e dei minori, e
si ebbe anche un sensibile miglioramento
dei salari e delle stesse condizioni di
lavoro. Di questa Enciclica, che ha avuto
"il privilegio" di essere
commemorata da vari successivi documenti
pontifici, Giovanni Paolo II ha voluto
solennizzare il centesimo anniversario
pubblicando l’Enciclica Centesimus
annus, nella quale osserva che la
dottrina sociale della Chiesa,
specialmente in questo nostro periodo
storico, considera l’uomo inserito nella
complessa rete di relazioni che è tipica
delle società moderne. Le scienze umane,
per parte loro, contribuiscono a metterlo
in grado di capire sempre meglio se
stesso, in quanto essere sociale.
"Soltanto la fede, però, - nota il
mio venerato Predecessore - gli rivela
pienamente la sua identità vera, e
proprio da essa prende avvio la dottrina
sociale della Chiesa, la quale,
avvalendosi di tutti gli apporti delle
scienze e della filosofia, si propone di
assistere l’uomo nel cammino della
salvezza" (n. 54).
Nella
sua precedente Enciclica sociale Laborem
exercens del 1981, dedicata al
tema del lavoro, Papa Giovanni Paolo II
aveva sottolineato che la Chiesa non ha
mai smesso di considerare i problemi del
lavoro all’interno di una questione
sociale che è andata assumendo
progressivamente dimensioni mondiali.
Anzi, il lavoro – egli insiste - va
visto come la "chiave
essenziale" dell’intera questione
sociale, perché condiziona lo sviluppo
non solo economico, ma anche culturale e
morale, delle persone, delle famiglie,
delle comunità e dell’intera umanità (cfr
n. 1). Sempre in questo importante
documento vengono posti in luce il ruolo e
l’importanza strategica dei sindacati,
definiti "un indispensabile elemento
della vita sociale, specialmente nelle
moderne società industrializzate" (cfr
n. 20).
C’è
un altro elemento che ritorna
frequentemente nel magistero dei Papi del
Novecento ed è il richiamo alla
solidarietà ed alla responsabilità. Per
superare la crisi economica e sociale che
stiamo vivendo, sappiamo che occorre uno
sforzo libero e responsabile da parte di
tutti; è necessario, cioè, superare gli
interessi particolaristici e di settore,
così da affrontare insieme ed uniti le
difficoltà che investono ogni ambito
della società, in modo speciale il mondo
del lavoro. Mai come oggi si avverte una
tale urgenza; le difficoltà che
travagliano il mondo del lavoro spingono
ad una effettiva e più serrata
concertazione tra le molteplici e diverse
componenti della società. Il richiamo
alla collaborazione trova significativi
riferimenti anche nella Bibbia. Ad
esempio, nel libro del Qoèlet
leggiamo: "Meglio essere in due che
uno solo, perchè otterranno migliore
compenso per la loro fatica. Infatti, se
cadono, l’uno rialza l’altro. Guai
invece a chi è solo: se cade, non ha
nessuno che lo rialzi" (4,9-10).
L’auspicio è quindi che dall’attuale
crisi mondiale scaturisca la volontà
comune di dar vita a una nuova cultura
della solidarietà e della partecipazione
responsabile, condizioni indispensabili
per costruire insieme l’avvenire del
nostro pianeta.
Cari
amici, la celebrazione del 60°
anniversario di fondazione della vostra
organizzazione sindacale sia motivo per
rinnovare l’entusiasmo degli inizi e
riscoprire ancor più il vostro originario
carisma. Il mondo ha bisogno di persone
che si dedichino con disinteresse alla
causa del lavoro nel pieno rispetto della
dignità umana e del bene comune. La
Chiesa, che apprezza il ruolo fondamentale
dei sindacati, vi è vicina oggi come
ieri, ed è pronta ad aiutarvi, perché
possiate adempiere al meglio il vostro
compito nella società. Nell’odierna
festa di san Giovanni Bosco, desidero
infine affidare l’attività e i progetti
del vostro sindacato a questo Apostolo dei
giovani, che con grande sensibilità
sociale fece del lavoro un prezioso
strumento di formazione e di educazione
delle nuove generazioni. Invoco, inoltre,
su di voi e sulle vostre famiglie la
protezione della Madonna e di san
Giuseppe, buon padre e lavoratore esperto
che si prese quotidiana cura della
famiglia di Nazaret. Per parte mia, vi
assicuro un ricordo nella preghiera,
mentre con affetto benedico voi qui
presenti e tutti gli iscritti alla vostra
Confederazione. |
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