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UDIENZA AL COLLEGIO DEGLI SCRITTORI DI CIVILTA' CATTOLICA (17/02/2006)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 17 febbraio 2006

DI FRONTE AL RELATIVISMO INDIVIDUALISTA, I CATTOLICI SONO CHIAMATI A SVILUPPARE IL DIALOGO CON LA CULTURA APRENDOLA AI VALORI DELLA TRASCENDENZA: COSI’, BENEDETTO XVI NELL’UDIENZA AL COLLEGIO DEGLI SCRITTORI DELLA CIVILTA’ CATTOLICA  

Divulgare la verità della fede cristiana nel dibattito culturale contemporaneo: così, Benedetto XVI ai padri gesuiti che fanno parte del Collegio degli Scrittori della Civiltà Cattolica, ricevuti in udienza stamani nella Sala dei Papi. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal preposito generale dei gesuiti, padre Hans Kolvenbach. L’incontro con gli scrittori della rivista fondata 155 anni fa da padre Carlo Maria Curci ha offerto al Pontefice l’occasione per ribadire i rischi insiti in una cultura individualista chiusa a Dio. Il servizio di Alessandro Gisotti:  

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Per “essere fedele alla sua natura e al suo compito”, la Civiltà Cattolica non manchi di rinnovarsi continuamente “leggendo correttamente i segni dei tempi”. E’ l’esortazione rivolta da Benedetto XVI al Collegio degli Scrittori della storica Rivista voluta da Pio IX, per la quale ha espresso apprezzamento, riconoscendone l’utilità per il bene della Chiesa e la costante fedeltà alle direttive del Magistero. D’altro canto, il Papa ha sottolineato come non ci si possa “dispensare dalla ricerca di nuovi approcci alla situazione storica” in cui viviamo per presentare in forme efficaci il Vangelo della Salvezza. Impegno ancor più urgente dinanzi alle spinte relativiste che caratterizzano la società odierna:  

“Oggi va sempre più affermandosi una cultura caratterizzata dal relativismo individualista e dallo scientismo positivista; una cultura, quindi, tendenzialmente chiusa a Dio e alla sua legge morale, anche se non sempre pregiudizialmente avversa al cristianesimo. E’ grande perciò lo sforzo che i cattolici sono chiamati a compiere per sviluppare il dialogo con la cultura odierna e aprirla ai valori perenni della Trascendenza”.  

E’ questo uno sforzo, ha detto il Pontefice, “in cui il credente si avvale degli strumenti offerti dalla fede e dalla ragione: strumenti a prima vista poco adeguati, ma resi efficaci dalla potenza di Dio, che segue strade lontane dal potere e dal successo”. D'altra parte, ha aggiunto non va dimenticato che “oggi nel mondo ci sono anche tanti segni di speranza, frutto dell'azione dello Spirito nella storia”.E qui Benedetto XVI ha citato “la nuova sensibilità per i valori religiosi”, “la rinnovata attenzione nei confronti della Sacra Scrittura”, “il rispetto dei diritti umani in misura ben maggiore di quanto avveniva anche in un passato recente, la volontà di dialogo con le altre religioni”. Segni di speranza che trovano in Cristo la loro sorgente:

“In particolare, la fede in Gesù può aiutare molti a cogliere il senso della vita e dell'avventura umana, offrendo loro quei punti di riferimento che spesso mancano in un mondo tanto frenetico e disorientato”.  

Il Papa non ha così mancato di indicare quale sia la missione di una rivista di cultura come La Civiltà Cattolica:  

“Partecipare al dibattito culturale contemporaneo, sia per proporre, in modo serio e nello stesso tempo divulgativo, le verità della fede cristiana in maniera chiara e insieme fedele al Magistero della Chiesa, sia per difendere senza spirito polemico la verità, talvolta deformata anche attraverso accuse prive di fondamento alla comunità ecclesiale”.  

Quindi, a conclusione del suo intervento, ha indicato il Concilio Vaticano II come faro sulla strada che La Civiltà Cattolica è chiamata a percorrere:  

“Le ricchezze dottrinali e pastorali che esso contiene - e, soprattutto, l’ispirazione di fondo - non sono state ancora assimilate appieno dalla comunità cristiana, anche se sono passati 40 anni dalla sua conclusione. Indubbiamente esso ha dato alla Chiesa un impulso capace di rinnovarla e di disporla a rispondere in modo adeguato ai problemi nuovi che la cultura contemporanea pone agli uomini e alle donne del nostro tempo”.

Dal canto suo, il preposito generale dei gesuiti, padre Hans Kolvenbach ha ringraziato il Papa per aver concesso l’udienza alla comunità della Civiltà Cattolica. Un incontro, ha detto, che è “per tutti noi un segno di apprezzamento per il lavoro che la nostra rivista compie a servizio della Santa Sede, alla quale la unisce da sempre un particolare vincolo di adesione e, insieme, un incoraggiamento a proseguire con alacrità nel nostro umile servizio”.

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Il Papa dunque ha invitato a proporre le verità della fede cristiana in modo chiaro ma con uno stile  dialogante. Ascoltiamo in proposito padre Gianpaolo Salvini, direttore di Civiltà Cattolica dal 1985:  

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Credo che sia nostro compito precipuo, questo sforzo di dialogo nella linea che la Chiesa ha adottato dopo il Concilio Vaticano II. In passato la rivista non è stata sempre di dialogo, alle volte è stata di difesa accanita, di polemica, che era del resto lo stile del giornalismo di altri tempi. Adesso ci si adatta molto volentieri a questo nuovo stile di incontro; cercare di capire le ragioni degli altri ed esporre le nostre con molta chiarezza ma anche con molto rispetto per le posizioni altrui.

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Da un secolo e mezzo al servizio della Chiesa, la rivista diretta dai padri gesuiti rappresenta uno strumento unico per la qualità dei suoi contributi e il particolare legame con la Santa Sede. Un profilo de La Civiltà Cattolica nel servizio di Alessandro Gisotti:

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La Civiltà Cattolica fu fondata a Napoli da un gruppo di gesuiti, i quali dopo il primo numero - stampato il 6 aprile 1850 - a causa della censura oppressiva dei Borboni, furono costretti a trasferirsi a Roma. È dunque la più antica di tutte le riviste italiane ancora attive. Esce il primo e il terzo sabato del mese, 24 quaderni l’anno per complessive 2.500 pagine. Ispiratore e primo direttore della rivista fu padre Carlo Maria Curci, ma a volerla fu soprattutto Pio IX, in quel momento esule a Gaeta. L’intenzione di Papa Mastai Ferretti era di disporre di uno strumento adatto a difendere il pensiero cattolico; ma poiché — pensava padre Curci — “il giornalismo dell’epoca era figlio della Rivoluzione francese e diffondeva le nuove idee liberali, agnostiche e antireligiose, bisognava combattere il nemico con le stesse armi, contrapponendo giornale a giornale, periodico a periodico”. L’idea che spinse alla fondazione della rivista fu perciò quella di difendere “la civiltà cattolica”, minacciata dai nemici della Chiesa. I cattolici avvertirono subito nella nuova rivista una voce franca e battagliera in difesa della fede e del Papato, tanto più che, dopo il passaggio della redazione da Napoli a Roma, La Civiltà Cattolica assunse sempre più il carattere dì interprete fedele del pensiero e delle direttive della Santa Sede.  

 Rispetto al passato, oggi è cambiato profondamente lo stile della rivista, non più polemico, con una varietà assai maggiore di argomenti trattati. Ma il cambiamento più radicale sta nel fatto che essa cerca di porsi non più in opposizione ma “in dialogo” col mondo moderno, senza venire meno alla verità cristiana e senza compromessi, ma cercando di instaurare un dialogo tra fede e cultura. Nonostante questi cambiamenti, La Civiltà Cattolica conserva invariato il suo particolare rapporto, di “sintonia”, con la Santa Sede, che fa parte della sua identità. Quando il fascicolo della rivista è ancora in bozze viene inviato alla Segreteria di Stato della Santa Sede per l’approvazione definitiva. Il giudizio riguarda essenzialmente tre punti: la conformità degli articoli pubblicati sulla rivista con l’insegnamento ufficiale della Chiesa in materia di fede e di morale; la conformità o almeno la non sostanziale difformità con gli indirizzi seguiti dalla Santa Sede nei confronti degli Stati; l’opportunità o meno di pubblicare taluni articoli in particolari situazioni.

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DISCORSO DEL PAPA

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

Cari Scrittori del Collegio della Civiltà Cattolica!

Sono lieto di accogliervi insieme con tutti coloro che in varie forme collaborano con voi. Conosco e apprezzo l'opera che la Rivista svolge a servizio della Chiesa dal 1850, quando il mio Predecessore di venerata memoria, il beato Pio IX, la istituì "in modo perpetuo", dotandola di un particolare Statuto, nel quale è stabilito uno speciale legame con la Santa Sede. Vi è in ciò l’espressione di una particolare fiducia nei confronti della Rivista da parte dei Pontefici miei Predecessori, ma vi è anche l’appello alla vostra fedeltà nei confronti delle direttive della Santa Sede. Pur nel tumultuoso mutare delle contingenze storiche, tale legame non è mai venuto meno, come mostrano gli attestati di benevolenza che i Romani Pontefici hanno espresso alla Rivista nei suoi 155 anni di vita. In tali documenti, infatti, emerge l'interesse con cui essi hanno seguito e seguono il lavoro della Civiltà Cattolica, riconoscendone l'utilità per il bene della Chiesa ed apprezzandone la costante fedeltà alle direttive del Magistero.

In questo nostro tempo in cui il Signore Gesù chiama la sua Chiesa ad annunciare con nuovo slancio il Vangelo di salvezza, non ci si può tuttavia dispensare dalla ricerca di nuovi approcci alla situazione storica in cui oggi vivono gli uomini e le donne, per presentare ad essi in forme efficaci l'annuncio della Buona Notizia. La Civiltà Cattolica, per essere fedele alla sua natura e al suo compito, non mancherà, pertanto, di rinnovarsi continuamente, leggendo correttamente i "segni dei tempi". In realtà, oggi va sempre più affermandosi una cultura caratterizzata dal relativismo individualista e dallo scientismo positivista; una cultura, quindi, tendenzialmente chiusa a Dio e alla sua legge morale, anche se non sempre pregiudizialmente avversa al cristianesimo. E’ grande perciò lo sforzo che i cattolici sono chiamati a compiere per sviluppare il dialogo con la cultura odierna e aprirla ai valori perenni della Trascendenza.

E’ uno sforzo in cui il credente si avvale degli strumenti offerti dalla fede e dalla ragione: strumenti a prima vista poco adeguati, ma resi efficaci dalla potenza di Dio, che segue strade lontane dal potere e dal successo. D'altra parte, non va dimenticato che oggi nel mondo ci sono anche tanti segni di speranza, frutto dell'azione dello Spirito nella storia. Tali sono, ad esempio, la nuova sensibilità per i valori religiosi da parte di tanti uomini e donne, la rinnovata attenzione nei confronti della Sacra Scrittura, il rispetto dei diritti umani in misura ben maggiore di quanto avveniva anche in un passato recente, la volontà di dialogo con le altre religioni. In particolare, la fede in Gesù può aiutare molti a cogliere il senso della vita e dell'avventura umana, offrendo loro quei punti di riferimento che spesso mancano in un mondo tanto frenetico e disorientato.

Ecco, allora, dove si colloca la missione di una rivista di cultura come La Civiltà Cattolica: partecipare al dibattito culturale contemporaneo, sia per proporre, in modo serio e nello stesso tempo divulgativo, le verità della fede cristiana in maniera chiara e insieme fedele al Magistero della Chiesa, sia per difendere senza spirito polemico la verità, talvolta deformata anche attraverso accuse prive di fondamento alla comunità ecclesiale. Come faro sulla strada che La Civiltà Cattolica è chiamata a percorrere vorrei indicare il Concilio Vaticano II. Le ricchezze dottrinali e pastorali che esso contiene - e, soprattutto, l’ispirazione di fondo - non sono state ancora assimilate appieno dalla comunità cristiana, anche se sono passati 40 anni dalla sua conclusione. Indubbiamente esso ha dato alla Chiesa un impulso capace di rinnovarla e di disporla a rispondere in modo adeguato ai problemi nuovi che la cultura contemporanea pone agli uomini e alle donne del nostro tempo. D'altra parte, il Vaticano II è stato integrato da numerosi documenti dottrinali e pastorali, che la Santa Sede e le Conferenze Episcopali di molte nazioni hanno pubblicato sui problemi sorti recentemente. Essi costituiscono una fonte sempre viva a cui La Civiltà Cattolica può attingere nel suo lavoro. Si tratta di divulgare e sostenere l'azione della Chiesa in tutti i campi della sua missione. Un particolare impegno la Rivista deve porre nella diffusione della Dottrina sociale della Chiesa, uno dei temi che durante i suoi 155 anni di vita essa ha più ampiamente trattato.

Desidero concludere questo nostro incontro confermando la fiducia della Santa Sede verso la vostra Rivista, nella certezza che tutti i suoi redattori e collaboratori, sull'esempio di coloro che li hanno preceduti, sapranno corrispondere a tale fiducia con gioiosa fedeltà e spirito di servizio. Mentre affido a Maria, Sede della Sapienza, l'opera de La Civiltà Cattolica, imparto a tutti voi, redattori e collaboratori della Rivista, come anche a tutti i suoi affezionati lettori, una speciale Benedizione Apostolica.

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