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DISCORSO
AI SACERDOTI DI ALBANO (31 AGOSTO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
31 agosto 2006
IL
PAPA HA INCONTRATO I SACERDOTI DELLA DIOCESI DI ALBANO. LA
CHIESA – HA DETTO – RESTA SEMPRE VIVA ANCHE DI FRONTE
A QUANTI, LUNGO I SECOLI, HANNO CERCATO DI DISTRUGGERLA.
AFFRONTANDO IL TEMA DELLA FAMIGLIA BENEDETTO XVI HA
INVITATO LE COPPIE IN DIFFICOLTA’ A RISCOPRIRE L’AMORE
NEL MATRIMONIO: COME L’ARMONIA ANCHE LA CRISI È UNA
RICCHEZZA
Benedetto
XVI ha ricevuto oggi in udienza, a Castel Gandolfo, il
clero di Albano. A presentare al Papa la realtà della
diocesi è stato il vescovo di Albano mons. Marcello
Semeraro. Il presule ha illustrato il cammino che la
diocesi sta compiendo, precisando che essa, dopo quella di
Roma è la più popolosa del Lazio. Quindi mons. Semeraro
ha esposto al Santo Padre i problemi che toccano la sua
Chiesa: il futuro dei giovani, la vita degli anziani, le
difficoltà dei sacerdoti nelle loro comunità. Hanno
preso poi la parola alcuni sacerdoti che hanno rivolto a
Benedetto XVI delle domande. Il servizio di Tiziana
Campisi:
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Le
difficoltà quotidiane dei sacerdoti nelle diverse comunità,
la pastorale da adottare nelle parrocchie, la liturgia, i
giovani e la famiglia: questi i temi posti a Benedetto XVI
dal clero di Albano. Il Papa ha dato lunghe risposte,
evidenziando, in particolare, la necessità di vivere le
fatiche in un continuo affidamento a Dio e riconoscendo i
propri limiti:
“La
prima necessità per noi tutti è riconoscere con umiltà
i nostri limiti, riconoscere che dobbiamo lasciare la
maggior parte delle cose al Signore… perché alla fine
deve Egli stesso guidare la sua Chiesa. Noi ci inseriamo
con il nostro piccolo dono e facciamo quanto possiamo
fare, soprattutto le cose sempre necessarie: i Sacramenti,
l’annuncio della Parola, i segni della nostra carità,
del nostro amore”.
Ai
sacerdoti il Papa ha raccomandato di curare
particolarmente la vita interiore e la preghiera:
“Non
è un tempo sottratto alla nostra responsabilità
pastorale, ma è proprio lavoro pastorale pregare, pregare
anche per gli altri… sostituendo anche gli altri che
forse non sanno pregare, non vogliono pregare, non trovano
il tempo per pregare. Tenere così presente questo dialogo
con Dio che è opera pastorale”.
Poi il Santo Padre ha sottolineato che
la Chiesa
è frutto di un cammino articolato e talvolta doloroso, ma
che essa è sempre una Chiesa viva:
“Naturalmente
abbiamo speranza: la Chiesa vive. Abbiamo 2 mila anni di
storia della Chiesa con tante sofferenze, anche con tanti
fallimenti…, ma dall’altra parte vediamo - come da
tante crisi - la Chiesa è risorta con una nuova
giovinezza, nuova freschezza. Nel secolo della Riforma, la
Chiesa cattolica appariva realmente quasi finita…;
vediamo il tempo dell’Illuminismo… e cosa succede? La
Chiesa si rinnova… e la fede è più forte di tutte le
correnti che vanno e vengono. Così anche nel secolo
passato, Hitler era convinto… che avrebbe potuto, con
tutti i mezzi, distruggere finalmente il Cattolicesimo. Lo
stesso, la grande corrente marxista era sicura di
possedere la visione scientifica del mondo e di aprire la
porta al futuro. La Chiesa… è alla fine più forte”.
Sul
modo di celebrare la liturgia Benedetto XVI ha suggerito
ai sacerdoti di far sì che le comunità parrocchiali si
sentano in comunione con i celebranti. Soprattutto, poi,
ha raccomandato la cura dell’ars
celebrandi:
“Mi
sembra che i fedeli sentano se realmente siamo in
colloquio con Dio con loro e attiriamo gli altri, in
questa nostra preghiera comune, nella comunione con i
figli di Dio o se facciamo solo una cosa esteriore.
L’elemento fondamentale della vera ars
celebrandi è
quindi questa consonanza, questa concordia tra quanto
facciamo con le labbra e quanto fa il cuore”.
Benedetto
XVI ha poi esortato ad aiutare le famiglie a vivere crisi
e sofferenze con pazienza e che sono proprio le difficoltà
della vita ad aprire nuove porte nel matrimonio, come –
ha raccontato – hanno testimoniato alcune coppie
all’incontro mondiale delle famiglie a Valencia:
“Oggi
si arriva alla crisi se vedono la diversità dei
temperamenti, la difficoltà di sopportarsi ogni giorno,
tutta una vita, e alla fine si dice: ‘Separiamoci’.
Abbiamo capito proprio con queste testimonianze che nella
crisi, nel sopportare il momento dove sembra non si possa
più andare avanti, realmente
si aprono nuove porte e una nuova bellezza dell’amore.
Questo mi sembra importante, una bellezza solo di armonia,
non è una vera bellezza, manca qualcosa è carente. La
vera bellezza ha bisogno anche del contrasto l’oscurità
e la
luminosità si completano: anche l’uva, per maturare, ha
bisogno non solo del sole ma anche della pioggia, non solo
del giorno ma anche della notte. E mi sembra che noi
stessi, sacerdoti e tutti i giovani, anche gli adulti,
dobbiamo imparare la necessità della sofferenza, della
crisi, e sopportare questo… E così solo la vita diventa
ricca. Per me un valore simbolico che il Signore porta in
eternità, le stimmate, espressione delle atrocità della
sofferenza e della morte sono adesso sigilli della
vittoria di Cristo, di tutta la bellezza della sua
vittoria e del suo amore per noi”.
Infine, perché i sacerdoti possano andare incontro
ai giovani, il Papa ha parlato di una pastorale che deve
trascendere i limiti della parrocchia. I giovani, ha detto
il Santo Padre, non devono essere lasciati alle
discoteche, ma piuttosto vanno inseriti in comunità di
preghiera e ascolto della Parola e impegnati in attività
di volontariato. Perché nell’aiuto ispirato
dall’amore di Cristo per gli uomini possano far ardere
quella fiamma che custodiscono nel cuore.
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