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INCONTRO
CON IL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 7 febbraio 2008
Giovani,
evangelizzazione, sfida educativa al centro dell'incontro
di Benedetto XVI con il clero della diocesi di Roma
“Aiutarci
reciprocamente”: è questo, nelle parole di Benedetto
XVI, lo spirito che ha animato l’incontro di stamani con
i parroci e il clero della diocesi di Roma, all’Aula
delle Benedizioni in Vaticano. Come già nei tre
appuntamenti degli anni scorsi, il Papa ha risposto a
braccio alle domande dei sacerdoti, che hanno parlato al
loro vescovo con affetto e sincerità. Tra i temi più
ricorrenti, nelle domande di 10 sacerdoti, i giovani,
l’evangelizzazione e la sfida educativa. L’indirizzo
d’omaggio al Papa, per questo ormai tradizionale
appuntamento, è stato rivolto dal cardinale vicario
Camillo Ruini che ha messo l’accento sulle tante
ricchezze umane e spirituali presenti nella diocesi di
Roma. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Giovani in primo piano nell’incontro del Papa con i
sacerdoti della sua diocesi. Oggi, ha costatato il Santo
Padre, rispondendo ad una domanda, è difficile per un
ragazzo vivere da cristiano, visti gli stili dominanti di
vita. E’ allora fondamentale che i sacerdoti sappiano
testimoniare che noi possiamo davvero conoscere Dio, che
possiamo essergli amici e camminare assieme a Lui.
Benedetto XVI ha indicato l’importanza della presenza di
Dio nell’educazione. Non basta mai, ha avvertito
riprendendo la sua Lettera alla diocesi di Roma, una
formazione professionale senza una formazione del cuore,
senza la presenza di Dio. D’altro canto, ha proseguito,
è anche un aspetto della formazione culturale conoscere
il Vangelo. Il Papa si è quindi soffermato sul periodo
quaresimale. In un tempo così inflazionato da immagini e
parole, è stato il suo invito, abbiamo bisogno di fare
spazio alla Parola di Dio, non basta dunque solo un
digiuno del corpo:
“Mi sembra che il tempo della Quaresima potrebbe
anche essere un tempo di digiuno delle parole e delle
immagini, perché abbiamo bisogno di un po’ di silenzio.
Abbiamo bisogno di uno spazio senza il bombardamento
permanente delle immagini (…) di crearci spazi di
silenzio e anche senza immagini, per riaprire il nostro
cuore all’immagine vera e alla Parola vera”.
Rispondendo poi ad un sacerdote indiano, che si trova a
Roma da alcuni anni, Benedetto XVI ha affrontato il tema
dell’evangelizzazione, riprendendo la Nota sul tema
approvata recentemente dalla Congregazione per la Dottrina
della Fede. Dialogo, ha ribadito, vuol dire rispetto
dell’altro. Ma questa dimensione del dialogo, così
necessario, ha precisato, non esclude l’annuncio del
Vangelo, dono della Verità che non possiamo avere solo
per noi stessi, ma dobbiamo offrire anche agli altri.
Missione non è imposizione, ma è offrire il dono di Dio
lasciando che la sua bontà ci illumini, altrimenti
trascureremmo un dovere. Saremmo infedeli anche noi se non
proponessimo la nostra fede, pur rispettando la libertà
dell’altro. Per noi, dicono molti non cristiani, ha
aggiunto, la presenza del cristianesimo ci aiuta anche se
non ci convertiamo. Per Gandhi, per esempio, ha ricordato
il Papa, il Sermone della Montagna era un punto di
riferimento che ha formato tutta la sua vita. Il lavoro
missionario è fondamentale. Dialogo e missione non si
escludono, ha aggiunto, ma anzi si richiamano l’un
l’altro. Dieci le domande, come detto, alcune
particolarmente impegnative. Ad una di queste, il Papa ha
risposto, iniziando con una simpatica battuta:
“Grazie per questo intervento. Naturalmente, lei
sa bene, che le domande sono così grandi che avremmo
bisogno di almeno un semestre di teologia per
rispondere… (risate e applausi)”.
Il Pontefice si è poi soffermato sull’importanza dei
Novissimi, riconoscendo che forse oggi nella Chiesa
si parla troppo poco del peccato, come anche del Paradiso
e dell’Inferno. Anche per questo, ha detto il Papa,
“ho voluto parlare del Giudizio Universale
nell’Enciclica Spe Salvi. Chi non conosce il
Giudizio ultimo, ha avvertito, non conosce la possibilità
del fallimento e la necessità della redenzione. Chi non
lavora per il Paradiso, ha detto ancora, non lavora
neanche per il bene degli uomini sulla Terra. Nazismo e
comunismo, ha affermato, che volevano cambiare solo il
mondo, lo hanno distrutto. Il Papa ha quindi messo
l’accento sul ruolo sempre più significativo dei
diaconi, oltre cento a Roma, rammentando che dobbiamo
ringraziare i padri del Concilio Vaticano II se è stato
ripristinato nel suo valore. Un ministero, ha
sottolineato, che rappresenta un collegamento tra il mondo
laico e il ministero sacerdotale.
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