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VISITA ALLA MENSA CARITAS DI COLLE OPPIO (4 GENNAIO 2007)

Fonte, Radio Vaticana, 4 gennaio 2007

SERVIRE I PIU’ POVERI CON L’AMORE DI CRISTO, CHE NON DISCRIMINA NE’ PER RAZZA NE’ PER RELIGIONE: L’APPREZZAMENTO DEL PAPA PER IL LAVORO DELLA MENSA CARITAS DI ROMA ESPRESSO DURANTE LA VISITA ALLA STRUTTURA DI COLLE OPPIO, DA OGGI INTITOLATA A GIOVANNI PAOLO II. DONATE DAL PAPA ALLA MENSA 10 MILA COPERTE  

Un luogo ricco di carità e di umanità in cui, come Gesù fece nel Vangelo, si servono persone senza distinzioni di razza e cultura: parole di Benedetto XVI, indirizzate oggi in segno di grande apprezzamento ai responsabili, ai volontari e agli ospiti della Mensa della Caritas romana di Colle Oppio. Il Papa l’ha visitata nel corso della mattina, accolto e accompagnato dal cardinale vicario Camillo Ruini e dal direttore della Caritas romana, mons. Guerino Di Tora, ma soprattutto avvolto dal grande calore dei presenti, assiepati dietro le transenne e all’interno della struttura della mensa, attiva dal 1983. Tra i gesti simbolici, la benedizione della targa dedicata a Giovanni Paolo II, al cui nome è dedicata da oggi la Mensa. La sintesi del discorso di Benedetto XVI nel servizio di Alessandro De Carolis.  

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Un mensa-simbolo, dove si cerca di “fare bene il bene”: dove chi ha bisogno di cibo e riparo può trovarli, assieme al calore e alle premure di una famiglia fatta di persone che donano gratuitamente, e sperimentano una gioia più simile alla semplicità della Grotta di Betlemme che non ai paradisi artificiali della pubblicità. Questo luogo da oggi si chiama “Mensa Giovanni Paolo II”, che 15 anni fa la visitò quando già la struttura ospitava persone di oltre 40 Paesi. In 23 anni di servizio, si calcola che le quattro mense della Caritas romana abbiano distribuito circa nove milioni di pasti, 1.700 al giorno tra il ’96 e il ’98.  

Benedetto XVI ha salutato con affetto operatori e volontari della mensa, e soprattutto “voi – ha detto – che quotidianamente usufruite di questa Mensa Caritas”:  

“In questa Mensa, che in un certo modo potrebbe essere considerata il simbolo della Caritas di Roma, è possibile toccare con mano la presenza di Cristo nel fratello che ha fame e in colui che gli offre da mangiare. Qui si può sperimentare che, quando amiamo il prossimo, conosciamo meglio Dio: nella grotta di Betlemme, infatti, Egli si è manifestato a noi nella povertà d’un neonato bisognoso di tutto. Il messaggio del Natale è semplice: Dio è venuto tra noi perché ci ama. Dio è amore: non un amore sentimentale, ma un amore che si è fatto dono totale sino al sacrificio della Croce”.  

Betlemme, ha ricordato il Papa, significa “Casa del pane”. E Gesù è il pane del Cielo, “venuto per ogni uomo”, che si rende “in qualche modo visibile ogni giorno in questa Mensa - ha osservato ancora Benedetto XVI - senza distinzione di razza, religione e cultura”:  

“’L’uomo che soffre ci appartiene’, diceva il mio indimenticabile Predecessore, Giovanni Paolo II, al quale proprio oggi abbiamo intitolato la Mensa. (applausi) Dalla grotta di Betlemme, da ogni presepe si diffonde un annuncio che è per tutti: Gesù ci ama e ci insegna ad amare. I responsabili, i volontari e tutti coloro che frequentano la Mensa possano sperimentare la bellezza di questo amore; possano sentire la profondità della gioia che da esso deriva, una gioia certamente diversa da quella illusoria reclamizzata dalla pubblicità”. 

Commossi e commoventi i saluti al Papa da parte degli operatori della Mensa, sintetizzati dalle parole di mons. Di Tora, che ha ricordato come da sempre, nel dna delle Mense Caritas romane, c’è stato il desiderio di lenire i mali della capitale:  

“Per questo dalla sua apertura la mensa è stata un luogo di condivisione, dove la comunità cristiana incontra e si fa carico del prossimo più povero, lo accoglie, lo ascolta, conosce dalle sue parole il supplizio della croce, l’abbandono, il freddo, la fame, la droga, il carcere, le migrazioni, la perdita degli affetti, il passato da cui fuggire (…) Un’opera che ora a distanza di anni vede i frutti nei programmi di politica sociale di enti pubblici e di organizzazioni private, che sotto la spinta della società civile, con la Chiesa di Roma in prima fila, considerano il povero innanzitutto un uomo, con la sua dignità di persona umana”.  

Benedetto XVI ha concluso il suo breve discorso invocando da Dio protezione per quanti, nella Mensa Caritas di Roma, svolgono la loro “preziosa opera di solidarietà”:  

“Lo Spirito Santo animi i cuori dei responsabili e di tutti gli operatori e volontari, perché compiano il loro servizio con dedizione sempre più consapevole, ispirandosi all’autentico stile dell’amore cristiano, che i Santi della carità hanno riassunto nel motto: il bene va fatto bene”.

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Per la Mensa Caritas di Colle Oppio quella di oggi è stata una giornata di grande festa. A migliaia si sono assiepati all’interno e all’esterno della struttura per salutare Benedetto XVI, che ha ringraziato più volte i presenti per le loro manifestazioni di affetto. Luca Collodi ha seguito per noi la visita del Papa e ci ha raggiunti in studio per raccontarci la cronaca di questa mattinata all’insegna della solidarietà e della gioia.  

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Dopo la stazione Termini anche la Caritas di Colle Oppio a Roma è intitolata a Giovanni Paolo II.  Benedetto XVI, in visita alla Mensa Caritas, ha infatti dedicato la struttura assistenziale a Papa Wojtyla scoprendo una targa commemorativa dove è incisa una frase da lui pronunciata nel 1992 in visita alla mensa: “L’uomo che soffre ci appartiene”.  La mensa di Colle Oppio è stata la prima struttura di accoglienza per senza fissa dimora, fondata a Roma nel 1983 dal cardinale Ugo Poletti e da mons. Luigi Di Liegro, che lo stesso Papa Wojtyla definì “profeta della Carità”. In 23 anni di servizio, ha ospitato migliaia di italiani e stranieri, distribuendo circa 9 milioni di pasti. Nel 2006, ha erogato oltre 122 mila pasti in particolare a carcerati, zingari e barboni. Benedetto XVI, salutato all’arrivo dai giovani che frequentano l’attiguo oratorio del Centro giovanile Monti-Esquilino, è entrato nei locali della Caritas di Colle Oppio, visitando il centro-accoglienza, la mensa, la sala da pranzo e il presepio allestito dai volontari e dagli ospiti della Mensa.  

Nel cortile interno della Mensa, ha ricevuto il saluto del direttore della Caritas di Roma, mons. Guerino Di Tora, che ha definito la vista del Papa “un dono per gli ospiti e per tutti quei volontari che ogni giorno testimoniano la carità negli atti concreti alla persona”.  E da oggi, Benedetto XVI è un nuovo tesserato della mensa Caritas di Colle Oppio: la tessera, indispensabile per pranzare e cenare in mensa, è uno dei quattro regali che il Papa ha ricevuto dagli ospiti che frequentano la struttura caritativa. Al Papa è stata donata anche una coperta, simbolo di precarietà, un grembiule, simbolo del lavoro dei volontari, ed un disegno fatto da una bambina immigrata ospite fissa di una casa famiglia gestita dalla Caritas di Roma. Il Papa ha regalato 10 mila coperte e duemila giacconi pesanti per affrontare il freddo dell’inverno.

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DISCORSO ALLA MENSA CARITAS

Cari amici,

sono venuto molto volentieri a farvi visita nel clima delle festività natalizie e all’inizio di un nuovo anno, che auguro a tutti di trascorrere serenamente. Il contesto natalizio rende ancor più familiare questo nostro incontro, che si svolge in un luogo significativo della città di Roma: un luogo ricco di umanità. Vi saluto tutti con affetto, a partire dal Cardinale Camillo Ruini e dal Vescovo Ausiliare del Settore Centro, Mons. Ernesto Mandara; saluto il Direttore della Caritas romana, Mons. Guerino Di Tora, che ringrazio per le cordiali parole rivoltemi, e il Vicedirettore, Mons. Angelo Bergamaschi, come pure gli operatori e i volontari. Saluto il responsabile, gli educatori e i ragazzi del Centro Giovanile "Il Centro", ai quali sono grato per i bei canti con cui ci hanno rallegrati. Avete cantato anche il "Te Deum" in tedesco. Grazie per questo gesto speciale. Saluto il parroco dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, i sacerdoti e le persone consacrate presenti. Uno speciale ringraziamento rivolgo alla Signora Capo Servizio della Mensa, al volontario e all’ospite che si sono fatti portavoce ed interpreti dei comuni sentimenti. Il saluto più caro va a voi, che quotidianamente usufruite del servizio di questa Mensa Caritas, e col pensiero vorrei raggiungere tutti i vostri amici che, provenendo da quasi tutti i Paesi del mondo, sono presenti in questa Città.

In questa Mensa, che in un certo modo potrebbe essere considerata il simbolo della Caritas di Roma, in questa locanda, come ha detto la vostra portavoce, è possibile toccare con mano la presenza di Cristo nel fratello che ha fame e in colui che gli offre da mangiare. Qui si può sperimentare che, quando amiamo il prossimo, conosciamo meglio Dio: nella grotta di Betlemme, infatti, Egli si è manifestato a noi nella povertà d’un neonato bisognoso di tutto. Il messaggio del Natale è semplice: Dio è venuto tra noi perché ci ama e aspetta il nostro amore. Dio è amore: non un amore sentimentale, ma un amore che si è fatto dono totale sino al sacrificio della Croce, cominciando con la nascita nella grotta di Betlemme.

Di questo amore, realistico e divino, ci parla il bel presepe che avete voluto allestire all’intero della vostra Mensa, e che poco fa ho potuto ammirare. Nella sua semplicità, il presepe ci dice che amore e povertà vanno insieme, come insegna anche un grande innamorato di Cristo, san Francesco d’Assisi. Nel Natale Dio si è fatto uomo, perché a Lui interessa l’uomo, ogni uomo. E San Gregorio Nazianzeno ha detto che si è fatto uomo perché voleva sperimentare personalmente come è l’essere uomo, come è realmente il vivere la povertà. Il grande Dio voleva fare esperienza personale della vita umana, di tutte le sofferenze e di tutti i bisogni umani. Appena nato, Gesù è stato deposto nella mangiatoia di Betlemme, parola che, come voi sapete, significa la Casa del pane. In realtà Gesù, "il pane disceso dal cielo", "il pane della vita" (cfr Gv 6,32-51), si rende in qualche modo visibile ogni giorno in questa Mensa, dove non si vuole dare soltanto da mangiare – certamente mangiare è importante -, ma si vuole servire la persona, senza distinzione di razza, religione e cultura. "L’uomo che soffre ci appartiene", diceva il mio indimenticabile Predecessore, Giovanni Paolo II, al quale proprio oggi abbiamo intitolato la Mensa. Dalla grotta di Betlemme, da ogni presepe si diffonde un annuncio che vale per tutti: Gesù ci ama e ci insegna ad amare, ci provoca ad amare. I responsabili, i volontari e tutti coloro che frequentano la Mensa possano sperimentare la bellezza di questo amore; possano sentire la profondità della gioia che da esso deriva, una gioia certamente diversa da quella illusoria reclamizzata dalla pubblicità.

Concluderemo tra poco questo nostro incontro elevando al Signore la nostra preghiera. A Lui sono ben note le necessità materiali e spirituali di tutti i presenti. Io vorrei pregarlo, in particolare, perchè continui a proteggere quanti nella Caritas romana svolgono una preziosa opera di solidarietà qui e in altri punti della città. Lo Spirito Santo animi i cuori dei responsabili e di tutti gli operatori e volontari, perché compiano il loro servizio con dedizione sempre più consapevole, ispirandosi all’autentico stile dell’amore cristiano, che i Santi della carità hanno riassunto nel motto: il bene va fatto bene. Su tutti vegli con amore premuroso la Vergine Maria, Madre della Chiesa, Madre di ciascuno di noi.

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