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COMMENTI ALL'ELEZIONE DI PAPA BENEDETTO XVI

Fonte: Radio Vaticana - 20 aprile 2005

I COMMENTI ALL’ELEZIONE DI BENEDETTO XVI

- Intervista con l’arcivescovo Bruno Forte, il presidente del Senato italiano Marcello Pera e padre Michele Simone - 

“Un uomo di grande umanità e di profondo spirito, che sorprenderà il mondo con un Pontificato centrato non solo sulla verità – per cui è noto – ma anche sulla carità”. E’ l’affermazione a caldo di mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, che ha conosciuto da vicino il nuovo Pontefice e che da lui, appena sette mesi fa, ha ricevuto l’ordinazione episcopale. Ecco il profilo di Benedetto XVI tracciato da mons. Forte, al microfono di Marco Cardinali: 

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R. - Veramente Gaudium Magnum perché abbiamo il successore di Pietro, abbiamo il pastore universale ed abbiamo questo successore di Pietro. 

D. - Lei lo ha incontrato tante volte. Ci dica qualcosa… 

R. – Sono stato ordinato vescovo da lui. Questa è una grazia molto grande. 

D. – Quindi, cosa ci può dire… 

R. – Io direi questo: prima di tutto il cardinale Ratzinger è un uomo di straordinaria fede, di straordinario spirito di povertà ed ha una umanità ed una capacità di attenzione alle persone straordinaria. E’ un teologo di straordinaria profondità, ma bisogna sottolineare questo aspetto della sua bontà. Sono convinto che la verità che egli con forza annuncia al mondo e alla Chiesa l’annuncia per amore e con amore. Questa sarà anche la forza del suo Pontificato: la capacità di unire verità e carità. Sono convinto che porterà alla Chiesa un timone sicuro, di cui essa ha bisogno, e, nello stesso tempo, il timone della carità in cui la verità si irradia. Il suo stile, nella Commissione teologica internazionale, è stato sempre quello di interventi di profonda fede. Un uomo che ha cercato e cerca l’intelligenza delle cose al servizio della verità per amore degli altri. Non sarà facile. D’altra parte, il nome che ha scelto richiama Benedetto XV, alla distanza di circa un secolo, per essere come lui il testimone della verità che libera e salva, il testimone dell’amore che dà speranza, nonostante tutto. Prego Iddio perché lo sostenga, perché immagino che il peso che gli è caduto sulle spalle sia immenso, ma so anche che il Signore è fedele e so quanto Benedetto XVI ci creda.

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Tra le personalità che hanno accolto con gioia l’elezione di Benedetto XVI, il presidente del Senato italiano, Marcello Pera, che, insieme all’allora cardinale Joseph Ratzinger, ha scritto il libro “Senza radici. Europa, relativismo, Cristianesimo e Islam”. Ascoltiamo un suo commento, raccolto da Luca Collodi: 

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R. – Io considero l’elezione di Benedetto XVI un evento decisamente epocale. Siamo di fronte alla continuità e al tempo stesso al consolidamento della missione e della predicazione di Giovanni Paolo II. Io credo che ciò che è apprezzabile in Benedetto XVI sia la consapevolezza della missione della Chiesa, dei rischi che l’Occidente corre, l’Occidente che non trova più un’identità nel cristianesimo. Lo considero anche uomo certamente sensibile, certamente aperto al confronto, ma anche, sicuramente, avverso a diluire la fede cristiana e la dottrina cristiana.

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In questo momento storico, cosa, in primo luogo, la gente si aspetta dal nuovo Pontefice? Stefano Leszczynski lo ha chiesto a padre Michele Simone, vice-direttore de “La Civiltà Cattolica”: 

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R. – Quello che ci aspettiamo da questo Papa, che certamente sappiamo di dottrina sicura, è quello che si aspetta la gente, cattolici e non cattolici. Con Giovanni Paolo II il papato ha raccolto consensi e grande stima da parte di tutti: le persone desiderano un Papa capace di comunicare speranza, a credenti e non credenti. Viviamo in un momento di grandi incertezze per quel che riguarda il futuro e il Papa – e Benedetto XVI sicuramente assolverà a questo compito – nel nome di Gesù deve dare speranza ai cuori degli uomini.

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Fonte: Radio Vaticana - 20 aprile 2005

“SARA’ UN GRANDE PONTIFICATO, CHE FARA’ STORIA”. COSI’ IL CARDINALE ROBERTO TUCCI SUL NUOVO PAPA, BENEDETTO XVI

- L’intervista di Rosario Tronnolone -

 

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Benedetto XVI è un uomo che scrive e parla molto bene, con una grande cultura, che si sente, ma che non fa pesare. E’ una cultura non solo teologica, conosce molto bene il pensiero moderno, e poi traspare sempre nella sua, chiamiamola catechesi di alto livello, una profonda spiritualità. A me è piaciuto molto e ho riletto più volte il suo libro “Introduzione al cristianesimo”, e altri libri più recenti molto interessanti. Credo anche di aver capito, quando si parlava del suo desiderio di essere messo a riposo, che il suo grande desiderio era quello di potersi dedicare completamente alla ricerca di un linguaggio nuovo, perché più di una volta ha detto che noi dovremmo saper dire con un linguaggio nuovo, più adatto all’uomo moderno, le antiche e solide, salde verità della fede. Credo che già “Introduzione al cristianesimo” seguisse questa linea, ma si vede che voleva fare qualcosa di più adatto all’uomo moderno.  

D. – A proposito della sua capacità di dialogare con il mondo laico? 

R. – Abbiamo avuto degli esempi. Il suo colloquio con Habermas, con Galli della Loggia, con il presidente del Senato, Marcello Pera. Ha una grande capacità di dialogare, perché è un uomo sereno, estremamente colto e intelligente, ma sereno e pacato sempre nei colloqui. Anche quando ho parlato con lui l’ho trovato sempre di una grande serenità, irradia serenità. E’ molto pacato nella conversazione, fermo nei principi, ma capace di comprendere l’altro, di ascoltare e quando risponde tiene conto di quello che ha sentito, anche se non lo condivide pienamente e in un certo senso arricchisce il suo stesso pensiero nella risposta che dà, ferma nei principi, ma capace di modulare la risposta in modo che qualche cosa passi nel suo interlocutore. 

D. – Lei prima faceva riferimento ai libri scritti dal nuovo Papa, quando era ancora cardinale. Questo, forse, può ingenerare il pericolo di dare l’impressione di conoscere già le linee di quello che sarà il suo Pontificato? 

R. – Non credo. Credo che avremo sorprese.Credo che sarà un grande pontificato, che farà storia. Questo perché quando un uomo di spessore culturale e soprattutto di profondo spessore religioso e spirituale viene elevato alla somma autorità nella Chiesa, alla successione di Pietro, credo che si sviluppino in lui delle potenzialità che c’erano, ma che non erano ancora pienamente manifeste neppure nei libri scritti finora. Quindi c’è un’assunzione di responsabilità che trasforma in un certo senso l’uomo e lo rende capace di esprimere delle potenzialità che prima erano rimaste non del tutto ignote, sconosciute, ma non ancora espresse pienamente. Questo, certamente, è il caso per esempio di Giovanni XXIII, ma anche di Giovanni Paolo II. Non vedo perché non si debba pensare questo anche di questo Papa, anzi direi ancora di più.

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L’UMANITA’ DI BENEDETTO XVI TESTIMONIATA DAL GIORNALISTA E SCRITTORE VITTORIO MESSORI, CHE CON IL PAPA SCRISSE, NEL 1985, IL LIBRO RAPPORTO SULLA FEDE 

Con i primi discorsi e i primi incontri pubblici, i fedeli di tutto il mondo cominciano a conoscere meglio la personalità del nuovo Pontefice, che, da cardinale, ha retto per oltre 23 anni il dicastero vaticano per la Dottrina della Fede. Tra quanti conoscono bene, e da tempo, Benedetto XVI c’è sicuramente il giornalista e scrittore Vittorio Messori, che con il cardinale Ratzinger scrisse nel 1985 il libro-colloquio “Rapporto sulla fede”. Alessandro Gisotti ha chiesto a Vittorio Messori una sua personale testimonianza sulla figura di Papa Joseph Ratzinger: 

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R. – Conoscendo Joseph Ratzinger ormai da 25 anni, avendo fatto con lui un libro e soprattutto, quel libro è stato l’inizio di un’amicizia, di una frequentazione, ho cercato di rovesciare i cliché e le leggende nere che su di lui sono state create. Quest’uomo è sempre stato dipinto da una certa stampa al contrario di quanto è. Joseph Ratzinger, in realtà, è una delle persone più miti, accoglienti, cordiali, rispettose che mi sia capitato di incontrare. Non ha nulla a che fare con le immagini di grande inquisitore o sciocchezze di questo tipo. Certo, lo stile di Joseph Ratzinger è diverso da quello di Karol Wojtyla – grazie a Dio! – perché ciascun uomo porta il suo temperamento, il suo carattere sulla sede pontificia. Ratzinger, come uomo di pensiero, come studioso, come professore, è certamente portato alla meditazione, alla riflessione e direi che, in qualche modo, è anche contrassegnato da una certa timidezza. Una timidezza che si è vista e mi ha molto commosso nella prima apparizione alla Loggia delle Benedizioni. Credo che la gente lo abbia capito. Ho ricevuto molti messaggi di persone che mi dicevano che sono rimaste commosse più che dalle poche parole, dall’espressione buona, comprensiva e generosa degli occhi. Più la gente lo conoscerà, più accorrerà attorno a lui e non solo lo apprezzerà ma gli vorrà bene. 

D. – Pur riconoscendo la differenza nella personalità, molti fedeli percepiscono una continuità umana e spirituale molto forte fra Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E’ una sensazione che lei condivide? 

R. – Certamente. Non dimentichiamo che il cardinale Ratzinger ha presentato più e più volte le dimissioni a Giovanni Paolo II e il Papa le ha sempre respinte. Le ha respinte con un atto – in fondo – di santo e di sacro egoismo, perché Giovanni Paolo II sapeva bene quanto il cardinal Ratzinger fosse prezioso alla Chiesa e il cardinale Ratzinger ha accettato questa missione nonostante la sua vera vocazione sarebbe stata quella di ritornare agli studi, di poter terminare un paio di libri ai quali tiene molto. Il fatto, quindi, che Giovanni Paolo II non abbia mai voluto privarsi, fino alla fine, dell’aiuto, del sostegno anche intellettuale, ma anche umano, morale del cardinale Ratzinger, la dice lunga sulla sintonia tra i due uomini. Direi che la sintonia sul piano del pensiero, per esempio, è sempre stata totale. E direi che, in qualche modo, in fondo la cattolicità della Chiesa ha fatto sì che fosse così fruttuosa e così affettuosa la collaborazione tra un polacco ed un tedesco. Sappiamo bene come tra Germania e Polonia i rapporti non siano mai stati facili, eppure un tedesco e un polacco nel nome della Chiesa hanno saputo non solo convivere, ma anche sorreggersi a vicenda come questi due grandi uomini.

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LE REAZIONI IN IRAQ ALL’ELEZIONE DI BENEDETTO XVI

- Intervista con mons. Fernando Filoni - 

L’elezione di Benedetto XVI ha suscitato viva gioia anche nel tormentato Iraq. Roberto Piermarini ha raccolto il commento di mons. Fernando Filoni, nunzio apostolico nel Paese del Golfo: 

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R. – Immediatamente, appena si è sparsa la notizia, tutte le campane hanno suonato a distesa. Sembrava di non essere in un Paese islamico, ma lì in Piazza San Pietro. Tutti i cristiani, quindi, hanno avuto la possibilità, subito, di sapere che era stato eletto il nuovo Papa e in questo modo hanno manifestato la loro gioia.  

D. – Come è stato accolto anche il nome che ha scelto il cardinale Ratzinger, Benedetto XVI?

R. – Qui in Iraq il nome non era del tutto ignoto, almeno per coloro che hanno un po’ di memoria storica. Ricordano che Benedetto XV aveva voluto creare proprio nella sede della delegazione apostolica a Mossul un orfanotrofio, dove lui manteneva i bambini che erano figli di martiri, di persone che erano state uccise, cristiani, proprio durante la Prima Guerra Mondiale e che erano state vittime delle atrocità dei turchi. Questo naturalmente ha fatto ricordare che c’è quasi un legame tra questo nome di Benedetto XV e il nuovo Papa, Benedetto XVI. L’Iraq, quindi, guarda a questo nome come ad una benedizione.

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Webmaster: Amedeo Lomonaco  Sottofondo musicale: Sinfonia n. 41 in C (Mozart)