Testo dell'omelia
Servizio di Radio Vaticana
Ascolta l'omelia di inaugurazione
FONTE: RADIO VATICANA, 25 aprile 2005
La Chiesa è viva e giovane, e nel nome del Cristo Risorto deve andare in cerca degli uomini sperduti nel deserto della povertà, dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto, per condurli “verso l’amicizia con il Figlio di Dio” che dona “la vita in pienezza”. Con queste parole Benedetto XVI, durante l’omelia della solenne Messa di ieri in San Pietro, ha inaugurato il suo Pontificato. Il Papa, che ha di nuovo chiesto ai fedeli di pregare per lui, ha parlato della gioia
dell’uomo che incontra Dio. E ha riecheggiato le parole di Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura di Cristo!... Aprite, spalancate le porte a Cristo e troverete la vera vita”. Sulla giornata di ieri ascoltiamo la riflessione del direttore generale della Radio Vaticana padre Pasquale Borgomeo:
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Il primo incontro del nuovo Pastore della Chiesa con il popolo che il Signore gli ha affidato è stata la luminosa, consolante rivelazione che molti si attendevano. E’ stata una stupenda meditazione sul mistero di Cristo e dell’uomo, della Chiesa e del ministero di Pietro. Meditazione proposta con una catechesi semplice e profonda, ancorata ai testi e ai gesti della liturgia, di solido spessore dottrinale ma vibrante di una passione appena contenuta.
La limpidezza dell’omelia era quella dell’antico professore, ma il calore e la forza persuasiva di ogni parola rivelavano il cuore del Pastore diventato Maestro nella fede, l’innamorato di Cristo che fa di se stesso, con umiltà autentica, dono incondizionato alla Chiesa e al mondo. Il suo saluto è andato, ben al di là della Chiesa Cattolica, alle Chiese sorelle, con le quali il comune battesimo è pegno di sospirata unità, ai fratelli maggiori della casa d’Israele per i quali la promessa di Dio è irrevocabile, ai credenti di altre religioni, ai non credenti. E’, in questo abbraccio universale, il
respiro di una Chiesa viva, di una Chiesa giovane, come Benedetto XVI ha affermato con serena certezza.
Il nuovo Papa non ha inteso esporre il suo programma di governo. Ma ha di fatto iniziato a governare da Pastore il suo gregge, dicendosi pronto ad ascoltare, per attuarla, la volontà di Dio, ad ascoltare le aspirazioni profonde dell’uomo, che non è prodotto di un capriccio del caso, ma frutto del pensiero di Dio, ciascuno singolarmente voluto e amato da Dio. Ha affermato con convinzione che compito del Pastore è mettersi al servizio della gioia del gregge; ha ricordato che quello che redime non è il potere ma l’amore, ha portato come testimonianza la sua personale esperienza per ribadire che far entrare
Cristo nella propria vita non toglie niente a nessuno, ma piuttosto apporta libertà, gioia e bellezza.
“Aprite le porte a Cristo”: Benedetto XVI ha concluso la sua omelia con le stesse parole con le quali l’amato Papa Giovanni Paolo II iniziò il suo Pontificato. In mutate condizioni storiche, ma in continuità con il suo grande Predecessore, Benedetto XVI ha ripreso il “Non abbiate paura”, rivolgendolo ancora una volta ai Grandi della terra, ma anche a ciascuno di noi e anche a se stesso. “Abbiamo tutti paura che Cristo ci porti via qualche cosa”. Là il Pastore va umilmente e coraggiosamente a toccare il segreto travaglio di ogni autentica esperienza di fede. Pastore e Padre, Pastore e fratello. E
ci chiede di pregare per lui perché impari ad amare tutti, perché non fugga davanti ai lupi. E ci ricorda che è il Signore colui che porta la Chiesa, e che perciò nella Chiesa dobbiamo portarci l’un l’altro, tutti compreso il Papa.
Questo è il mistero della Chiesa pellegrinante nella storia verso il suo Signore.Chiesa che oggi ringrazia il Signore Gesù, per averle dato un Pastore umile e sorridente che inizia il suo ministero avviandola con amore sui sentieri della speranza.
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