Leggi il messaggio
GRANDE ATTENZIONE DA PARTE DI TUTTI AL PRIMO DISCORSO DI BENEDETTO XVI, IERI MATTINA NELLA CAPPELLA SISTINA ALLA MESSA CONCLUSIVA DEL CONCLAVE. ATTUAZIONE DEL CONCILIO VATICANO II, IMPEGNO ECUMENICO, DIALOGO “APERTO E SINCERO” CON NON CREDENTI O CREDENTI DI ALTRE FEDI, TRA I TANTI TEMI TOCCATI
- Intervista con Giorgio Rumi -
Grande attenzione di tutti al primo discorso da Pontefice pronunciato ieri da Papa Benedetto XVI al termine della Messa conclusiva del Conclave. Un discorso pronunciato nella stessa lingua in cui tradizionalmente il neo eletto celebra la Messa nella Cappella Sistina, e cioè in latino. Un’ampia panoramica di temi che prende il via con una personalissima espressione di “contrastanti sentimenti”: umano turbamento e senso di gratitudine a Dio. Una consapevolezza di base: il Signore “mi ha voluto pietra su cui tutti possano poggiare con sicurezza”. Poi,
l’annuncio semplice ma deciso delle strade da percorrere quale successore di Pietro: la prosecuzione dell’attuazione del Concilio Vaticano II; l’impegno ecumenico; il dialogo “aperto e sincero” con le altre religioni, con chi non crede e con altre civiltà. Il tutto sottolineando che il Pontificato inizia nell’Anno dell’Eucaristia e invocando la materna intercessione di Maria. Ma per tornare a riflettere sui contenuti del discorso di Benedetto XVI, ieri nella Cappella Sistina, Fausta Speranza ha intervistato lo storico Giorgio Rumi:
**********
R. – Il punto centrale non è continuità o discontinuità; è vedere che cosa dice questo Papa. Ho trovato una rivendicazione forte dell’Eucaristia come centro della vita religiosa, ho trovato un messaggio, se pur breve, nell’equilibrio del discorso, al clero, ai preti, che devono essere rinfrancati nell’esercizio della loro missione; ho trovato un riferimento ai giovani; ho trovato quello all’ecumenismo: ecumenismo che è dialogo ma dialogo da parte di soggetti forti, cioè soggetti che hanno un forte senso dell’identità, ecco. La Chiesa di Ratzinger è una Chiesa che sa chi è. L’interlocutore
sa con chi parla. Oltre ad una certa serenità, oltre ad una – oserei dire anche – una certa affettuosità, una dolcezza che mi ha fatto piacere.
D. – Un richiamo forte, una ferma volontà di proseguire l’attuazione del Concilio Vaticano II. Che cosa l’ha colpita di più: l’espressione ‘comunione collegiale’, oppure il fatto che i documenti conciliari sono particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove istanze ed alla società globalizzata – espressioni tutte di Benedetto XVI?
R. –‘Comunione collegiale’ è un’espressione molto bella, cioè non è la collegialità dei manager di un’azienda, di un partito, di un’associazione o di un movimento; è una cosa speciale dello stile romano-cattolico, ecco. E anche qui c’è anche l’idea di quello che unisce i ‘collegianti’, diciamo così. E questo è molto importante. E poi, la fiducia serena nel Concilio Vaticano di cui anche lui è stato protagonista e che serve come passo avanti nel cammino della Chiesa.
D. – Professor Rumi, anche con la semplicità che a volte può cadere nella banalizzazione giornalistica, possiamo dire che quando Papa Benedetto XVI afferma, in particolare per l’ecumenismo: “Non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti, occorrono gesti concreti”: possiamo aspettarci sorprese da questo Papa?
R. – Tante sorprese! Soprattutto per chi ha quest’immagine conservatrice. Cioè: fatti, non parole, non sentimenti!
D. – Professor Rumi, c’è l’affettuoso abbraccio ai giovani e l’appuntamento a Colonia per quest’estate, alla Giornata mondiale della Gioventù. Che ci dice a proposito?
R. – Molto importante, non poteva mancare visti anche gli impressionanti funerali di Giovanni Paolo II; è anche, in un certo senso, una sfida, una sfida ad esserci, a partecipare alla vita della Chiesa, a non – come dire – buttarla sull’effimero, sulle emozioni, su luoghi comuni e slogan che si sono ripetuti negli ultimi tempi. Ci invita ad esserci nella Chiesa, appunto ad essere fedeli, leali, a partecipare e anche a voler bene a Cristo in modo non effimero.
D. – Tanti i riferimenti affettuosi, significativi a Giovanni Paolo II. Anche quel personale “sento la sua voce che mi dice: non avere paura!” e “sento la stretta della sua mano forte”. Ecco, però vorrei sottolineare il riferimento ai funerali di Giovanni Paolo II, quando Benedetto XVI ha detto che l’intensa partecipazione è sembrata a molti una corale richiesta d’aiuto da parte dell’umanità che, turbata da incertezze e timori, si interroga sul suo futuro ...
R. – Sì. E’ un punto molto importante, direi, nell’economia del discorso e probabilmente nel suo – se posso usare questo termine – “progetto papale”. Quest’idea che il mondo abbia bisogno della Chiesa e non solo la Chiesa sia alla rincorsa del mondo, adattandosi, cosa su cui forse tanta cultura ha troppo insistito. L’idea è che la Chiesa ha un tesoro di verità, di esperienza a cui il mondo possa fruttuosamente attingere. Come dire: “Noi siamo qui. Ci siamo. Siamo a tua disposizione. Ti vogliamo bene”. E’ molto bello, direi ...
D. – Professor Rumi, è un accenno semplice, nel discorso di Benedetto XVI, nel primo che ha pronunciato ieri, quello all’impegno dei cristiani a cooperare per un “autentico sviluppo sociale, rispettoso della dignità di ogni essere umano”. E poi, ha nominato anche i poveri e i piccoli. Ecco, un accenno: però, vogliamo dare spazio a questo?
R. – Mi pare che in questo stile papale, fatto anche di semplicità e di bonarietà, ora ci sia molta forza e molta convinzione e, quando dice, non ha bisogno di calcare la mano, ripetere retoricamente questa faccenda del sottosviluppo, della povertà: lo sappiamo; la Chiesa vuole esserci, la Chiesa si propone per il ruolo che può svolgere con umiltà, ma come fanno tanti, che si dedicano nella quotidianità, ai poveri e agli umili e ai piccoli e agli ultimi. Lo dice, lo afferma e siamo sicuri che lo farà. Non ha bisogno di gonfiamenti retorici.
**********
Radio Vaticana, 21 aprile 2005