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COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE (5 DICEMBRE 2008)
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 5 dicembre 2008
L’obbedienza
alla verità non significa rinunciare a pensare: così, il
Papa alla Commissione teologica internazionale
Per
la teologia la questione fondamentale è la verità della
fede, una verità che non richiede la rinuncia alla fatica
del pensare: Benedetto XVI lo ha ribadito con forza,
stamani, nel discorso ai membri della Commissione
teologica internazionale, ricevuti in Vaticano in
occasione della sessione plenaria. Il Papa si è anche
soffermato sulla legge naturale, prendendo spunto da un
documento dell’organismo vaticano, in via di
approvazione, sul tema “Alla ricerca di un’etica
universale: nuovo sguardo alla legge naturale”.
L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto al Pontefice
dal segretario generale della Commissione, mons. Luis
Francisco Ladaria Ferrer. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Non c’è contrapposizione tra obbedienza alla verità
e la ricerca del pensare. E’ quanto sottolineato da
Benedetto XVI che parlando ai membri della Commissione
teologica internazionale si è soffermato sul lavoro che i
teologi sono chiamati a svolgere in una “società
planetaria” come quella odierna. Spesso, ha rilevato,
viene loro chiesto dall’opinione pubblica di
“promuovere il dialogo tra le religioni e le culture, di
contribuire allo sviluppo di un’etica che abbia come
proprie coordinate di fondo la pace, la giustizia, la
difesa dell’ambiente naturale”:
"Ma una teologia limitata a questi nobili
obiettivi, perderebbe non solo la sua propria identità ma
il fondamento stesso di questi beni. La prima priorità
della teologia è, come il suo nome già indica, parlare
di Dio, pensare Dio".
Caratteristica essenziale e imprescindibile per la
teologia è dunque la questione concernente la verità
della fede. Nel lavoro teologico, ha aggiunto il Papa a
braccio, appare che "la fede non solo non è
contraria alla ragione ma apre gli occhi della ragione,
allarga il nostro orizzonte e ci permette di trovare le
risposte necessarie alle sfide dei diversi tempi":
“D’altra parte, l’obbedienza alla verità non
significa rinuncia alla ricerca e alla fatica del pensare.
L’inquietudine del pensiero, che indubbiamente non potrà
mai essere nella vita dei credenti del tutto placata, dal
momento che sono anch’essi nel cammino della ricerca e
dell’approfondimento della Verità, sarà tuttavia
un’inquietudine che li accompagna e li stimola nel
pellegrinaggio del pensiero verso Dio, e risulterà così
feconda”.
Ha così sottolineato che, dal punto di vista
oggettivo, “la verità è la rivelazione di Dio in
Cristo Gesù, che richiede come risposta l’obbedienza
della fede in comunione con la Chiesa e il suo
Magistero”. Recuperando così l’identità della
teologia, “anche la questione del metodo viene
illuminata”. Il metodo in teologia, è stato il suo
richiamo, non potrà costituirsi solo in base ai criteri e
alle norme comuni alle altre scienze, ma dovrà osservare
innanzitutto i principi e le norme che derivano dalla
Rivelazione e dalla fede, nella sua dimensione personale
ed ecclesiale. Ma il Papa ha anche guardato alla teologia
dal punto di vista soggettivo, cioè di colui che fa
teologia:
“La virtù fondamentale del teologo è di cercare
l’obbedienza alla fede, l'umiltà della fede che apre i
nostri occhi, questa umiltà che lo rende collaboratore
della verità. In questo modo non accadrà che egli parli
di se stesso; interiormente purificato dall’obbedienza
alla verità, arriverà invece a far sì che la verità
stessa, il Signore possa parlare tramite il teologo e la
teologia”.
“Al tempo stesso – ha aggiunto - otterrà che, per
suo tramite, la verità possa essere portata al mondo”.
Benedetto XVI non ha mancato di offrire una sua
riflessione sul tema del documento al vaglio della
Commissione sull’etica universale:
“La legge naturale costituisce la vera garanzia
offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua
dignità di persona, e per sentirsi difeso da qualsivoglia
manipolazione ideologica e da ogni sopruso perpetrato in
base alla legge del più forte”.
Per questo, è stata la sua esortazione, nel contesto
odierno è necessario creare “nella cultura e nella
società civile e politica le condizioni indispensabili
per una piena consapevolezza del valore irrinunciabile
della legge morale naturale”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri
Professori,
cari
Collaboratori,
è con
vera gioia che vi accolgo al termine dei lavori della
Vostra annuale Sessione Plenaria, che, questa volta,
coincide anche con la conclusione del settimo quinquennio
dalla creazione della Commissione Teologica
Internazionale. Desidero innanzitutto esprimere un sentito
ringraziamento per le parole di omaggio che, a nome di
tutti, Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, in qualità di
Segretario Generale della Commissione Teologica
Internazionale, ha voluto rivolgermi nell’indirizzo di
saluto. Il mio ringraziamento si allarga, poi, a tutti Voi
che, nel corso del quinquennio, avete speso le vostre
energie in un lavoro veramente prezioso per la Chiesa e
per colui che il Signore ha chiamato a svolgere il
ministero di Successore di Pietro.
Di fatto,
i lavori di questo settimo "quinquennio" della
Commissione Teologica Internazionale hanno dato già un
frutto concreto, come Mons. Ladaria Ferrer ha ricordato,
con la pubblicazione del documento "La speranza
della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo",
e si apprestano a raggiungere un altro importante
traguardo con il documento "Alla ricerca di
un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale",
che deve essere ancora sottoposto agli ultimi passi
previsti dalle Norme degli Statuti della Commissione,
prima della definitiva approvazione. Come ho avuto modo già
in precedenti occasioni di affermare, ribadisco la
necessità e l’urgenza, nel contesto odierno, di creare
nella cultura e nella società civile e politica le
condizioni indispensabili per una piena consapevolezza del
valore irrinunciabile della legge morale naturale. Anche
grazie allo studio che Voi avete intrapreso su questo
argomento fondamentale, risulterà chiaro che la legge
naturale costituisce la vera garanzia offerta ad ognuno
per vivere libero e rispettato nella sua dignità di
persona, e per sentirsi difeso da qualsivoglia
manipolazione ideologica e da ogni sopruso perpetrato in
base alla legge del più forte. Sappiamo tutti bene che in
un mondo formato dalle scienze naturali il concetto
metafisico della legge naturale è quasi assente,
incomprensibile. Tanto più, vedendo questa sua
fondamentale importanza per le nostre società, per la
vita umana, è necessario che sia di nuovo riproposto e
reso comprensibile nel contesto del nostro pensiero questo
concetto: il fatto, cioè, che l'essere stesso porta in sé
un messaggio morale e un'indicazione per le strade del
diritto.
Riguardo
poi al terzo tema, Senso e metodo della Teologia,
che è stato in questo quinquennio Vostro particolare
oggetto di studio, mi preme sottolineare la sua rilevanza
e attualità. In una "società planetaria"
com’è quella che oggi va formandosi, ai teologi viene
chiesto dall’opinione pubblica soprattutto di promuovere
il dialogo tra le religioni e le culture, di contribuire
allo sviluppo di un’etica che abbia come proprie
coordinate di fondo la pace, la giustizia, la difesa
dell’ambiente naturale. E si tratta realmente di beni
fondamentali. Ma una teologia limitata a questi obiettivi
nobili perderebbe non solo la sua propria identità, ma il
fondamento stesso di questi beni. La prima priorità della
teologia, come indica già il suo nome, è parlare di Dio,
pensare Dio. E la teologia parla di Dio non come di una
ipotesi del nostro pensiero. Parla di Dio perché Dio
stesso ha parlato con noi. Il vero lavoro della teologia
è entrare nella parola di Dio, cercare di capirla per
quanto possibile e di farla capire al nostro mondo, e
trovare così le risposte alle nostre grandi domande. In
questo lavoro appare anche che la fede non solo non è
contraria alla ragione, ma apre gli occhi della ragione,
allarga il nostro orizzonte e ci permette di trovare le
risposte necessarie alle sfide dei diversi tempi.
Dal
punto di vista oggettivo, la verità è la Rivelazione
di Dio in Cristo Gesù, che richiede come risposta
l’obbedienza della fede in comunione con la Chiesa e il
suo Magistero. Recuperata così l’identità della
teologia, intesa come riflessione argomentata, sistematica
e metodica sulla Rivelazione e sulla fede, anche la
questione del metodo viene illuminata. Il metodo in
teologia non potrà costituirsi solo in base ai criteri e
alle norme comuni alle altre scienze, ma dovrà osservare
innanzitutto i principi e le norme che derivano dalla
Rivelazione e dalla fede, dal fatto che Dio ha parlato.
Dal
punto di vista soggettivo, cioè dal punto di vista di
colui che fa teologia, la virtù fondamentale del teologo
è di cercare l’obbedienza alla fede, l'umiltà della
fede che apre i nostri occhi: questa umiltà che rende il
teologo collaboratore della verità. In questo modo non
accadrà che egli parli di se stesso; interiormente
purificato dall’obbedienza alla verità, arriverà
invece a far sì che la Verità stessa, che il Signore
possa parlare tramite il teologo e la teologia. Al tempo
stesso otterrà che, per suo tramite, la verità possa
essere portata al mondo.
D’altra
parte, l’obbedienza alla verità non significa rinuncia
alla ricerca e alla fatica del pensare; al contrario,
l’inquietudine del pensiero, che indubbiamente non potrà
mai essere nella vita dei credenti del tutto placata, dal
momento che sono anch’essi nel cammino della ricerca e
dell’approfondimento della Verità, sarà tuttavia
un’inquietudine che li accompagna e li stimola nel
pellegrinaggio del pensiero verso Dio, e risulterà così
feconda. Auspico pertanto che la Vostra riflessione su
queste tematiche giunga a riportare alla luce gli
autentici principi e il significato solido della vera
teologia, così da percepire e comprendere sempre meglio
le risposte che la Parola di Dio ci offre e senza le quali
non possiamo vivere in modo sapiente e giusto, perché
solo così si apre l'orizzonte universale, infinito della
verità.
Il mio
grazie per il vostro impegno e la vostra opera nella
Commissione Teologica Internazionale durante questo
quinquennio è quindi, nello stesso tempo, un augurio
cordiale per il lavoro futuro di questo importante
organismo a servizio della Sede Apostolica e della Chiesa
intera. Nel rinnovare l’espressione di sentimenti di
soddisfazione, di affetto e di gioia per l’odierno
incontro, invoco dal Signore, per intercessione della
Vergine Santissima, copiosi lumi celesti sul Vostro lavoro
e di cuore Vi imparto una speciale Benedizione Apostolica,
estensibile alle persone care.
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